BRINDISI – Il futuro dell’economia del mare passa anche dai Comuni dell’entroterra. È uno dei segnali più interessanti emersi dallo SNIM 2026, il Salone Nautico di Puglia (si apre in una nuova scheda), che ha concluso la sua ventiduesima edizione al Marina di Brindisi. La partecipazione di Erchie e San Vito dei Normanni, due realtà prive di una vocazione direttamente portuale, racconta una trasformazione significativa: la blue economy può diventare una risorsa per l’occupazione, la formazione professionale e lo sviluppo economico anche lontano dalla costa.
Attraverso due progetti territoriali realizzati in collaborazione con l’Ente di Formazione Futura (si apre in una nuova scheda) e CNA Brindisi-Taranto (si apre in una nuova scheda), le amministrazioni comunali hanno scelto il Salone Nautico come punto di incontro tra identità locali, competenze professionali e nuove prospettive di lavoro. Una scelta che amplia il significato della manifestazione brindisina, valorizzandone la capacità di mettere in relazione le imprese del mare con un territorio molto più esteso delle sole città portuali.

Erchie e San Vito, due progetti per collegare territorio e lavoro
La presenza dei due Comuni allo SNIM si inserisce nel programma regionale Punti Cardinali for Work, attraverso l’azione Puglia Attrattiva #mareAsinistra, dedicata alla valorizzazione delle opportunità territoriali e al rafforzamento delle prospettive professionali.
Il Comune di Erchie (si apre in una nuova scheda) ha partecipato il 22 e 23 ottobre con il progetto «Job Suite – Strategie di orientamento professionale per il rilancio dell’occupazione». L’obiettivo è mettere in relazione le risorse economiche, culturali e produttive del territorio con nuove filiere di sviluppo, favorendo l’acquisizione di competenze e creando condizioni più favorevoli al rientro dei talenti.
Un’impostazione analoga ha caratterizzato la partecipazione del Comune di San Vito dei Normanni (si apre in una nuova scheda), presente dal 24 al 26 ottobre con «Oriens 2.0 – Modello innovativo di orientamento per la comunità sanvitese». Il progetto punta a valorizzare l’identità locale e il patrimonio di conoscenze del territorio, promuovendo collegamenti con le imprese della blue economy e intercettando anche professionalità pugliesi che vivono o lavorano fuori regione.
La convergenza tra le due iniziative suggerisce una prospettiva precisa: i piccoli centri possono partecipare alle trasformazioni economiche regionali senza rinunciare alla propria identità produttiva e culturale.

L’Ente di Formazione Futura e il valore delle competenze
In questo scenario assume particolare rilevanza il ruolo dell’Ente di Formazione Futura (si apre in una nuova scheda), diretto da Iole La Rosa, che ha collaborato con entrambe le amministrazioni comunali e con CNA Brindisi-Taranto (si apre in una nuova scheda) alla realizzazione delle iniziative.
Accreditato dalla Regione Puglia, l’ente opera nella progettazione e gestione di attività di formazione professionale, orientamento e accompagnamento al lavoro. La sua presenza nei progetti di Erchie e San Vito dei Normanni evidenzia l’importanza delle strutture specializzate capaci di collegare le politiche pubbliche per l’occupazione ai bisogni delle persone e del sistema produttivo.
La questione centrale riguarda infatti la distanza che spesso separa domanda e offerta di lavoro. Le imprese cercano competenze specifiche, mentre giovani, disoccupati e persone interessate a riqualificarsi possono incontrare difficoltà nell’individuare i percorsi professionali più coerenti con le opportunità disponibili.
È proprio su questa distanza che possono intervenire enti di formazione e orientamento come Futura.
Nei progetti Job Suite e Oriens 2.0 sono previsti anche sportelli di orientamento, gli Orientation Desk, concepiti per avvicinare istruzione, formazione e mercato del lavoro. Strumenti che possono aiutare a individuare competenze già possedute, bisogni formativi e possibili percorsi di inserimento professionale.
La sfida, tuttavia, va oltre l’informazione sulle opportunità disponibili. Occorre trasformare l’orientamento in percorsi coerenti con la domanda delle imprese, valorizzando sia chi cerca il primo impiego sia chi necessita di aggiornare o riconvertire le proprie competenze.

Dalla cantieristica al turismo, le professioni della blue economy
La blue economy comprende un insieme di attività economiche molto più ampio della costruzione e vendita di imbarcazioni.
Accanto alla cantieristica nautica si sviluppano professionalità legate alla manutenzione, alla meccanica, all’impiantistica elettrica, all’elettronica di bordo, alla lavorazione dei materiali e all’innovazione tecnologica. Settori nei quali possono trovare applicazione competenze tecniche maturate anche nelle imprese manifatturiere dell’entroterra.
Altre opportunità riguardano la portualità turistica, l’accoglienza dei diportisti, l’assistenza alle imbarcazioni, la gestione delle prenotazioni, i servizi commerciali, la logistica e l’organizzazione delle attività nautiche.
Il comparto richiede inoltre conoscenze linguistiche, capacità relazionali, competenze digitali e preparazione nella gestione del cliente internazionale.
Si tratta di ambiti nei quali la formazione professionale può svolgere una funzione decisiva, preparando figure operative e specializzate che non necessariamente devono provenire da percorsi di studio tradizionalmente legati al mare.
Il lavoro nella blue economy può quindi rappresentare una prospettiva tanto per un giovane diplomato quanto per un artigiano, un tecnico, un operatore turistico o una persona interessata a intraprendere una nuova attività.

Dal turismo nautico alla portualità, i corsi che incontrano le imprese
La traduzione di queste prospettive in percorsi formativi trova un esempio significativo nelle iniziative promosse dall’Ente di Formazione Futura per l’accoglienza turistica e i servizi portuali.
Nell’estate 2026 l’ente ha annunciato il corso di qualifica professionale «Accoglienza turistica e servizi per le barche da diporto», rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni e progettato per preparare figure capaci di operare nel rapporto con i diportisti, nell’assistenza alle imbarcazioni e nell’organizzazione dei servizi legati alla nautica.
La caratteristica più interessante dell’iniziativa è il collegamento con due realtà produttive del sistema portuale brindisino: Cantieri Danese-Danese Group, guidato da Giuseppe Danese, presidente di Confindustria Brindisi, e Titi Shipping dell’imprenditore Teo Titi.


Ceo Titi Shipping
Il primo opera nella costruzione, manutenzione e riqualificazione di imbarcazioni, yacht e superyacht. La seconda rappresenta una realtà storica dei servizi marittimi, impegnata anche nell’assistenza a yacht e mega yacht, nelle attività portuali e nei rapporti con il sistema crocieristico.
La collaborazione assume un significato particolare perché introduce nella progettazione formativa il punto di vista delle imprese che conoscono quotidianamente le esigenze degli armatori, degli equipaggi e degli operatori nautici.
Non si tratta semplicemente di preparare personale per accogliere i turisti. Il mercato richiede figure capaci di comprendere l’organizzazione di un porto turistico, gestire relazioni internazionali, coordinare servizi e risolvere problemi operativi.
Nell’offerta delle qualifiche professionali 2024, per la quale Futura ha pubblicato un avviso di iscrizione nell’agosto 2026, figura inoltre il percorso «Accoglienza turistica e portuale», finalizzato alla preparazione di tecnici della gestione dell’accoglienza turistica, della promozione dei servizi di un porto turistico-commerciale e del territorio locale.
Il programma prevede 600 ore complessive, articolate in 420 ore di formazione in aula e 180 ore di stage aziendale. La componente pratica rappresenta dunque il 30% dell’intero percorso.
Tra i requisiti indicati figurano il diploma di scuola secondaria di secondo grado o la laurea, mentre la misura è rivolta a giovani disoccupati fino a 35 anni.
L’avviso prevede inoltre un’indennità di frequenza di 5 euro per ogni ora di presenza effettiva, secondo le condizioni del finanziamento regionale, e il rilascio di un attestato di qualifica al termine del percorso.
È un elemento da considerare nella valutazione delle politiche formative: il sostegno economico può contribuire a ridurre gli ostacoli alla partecipazione, soprattutto per chi si trova fuori dal mercato del lavoro. Non equivale, naturalmente, a una retribuzione né rappresenta una garanzia di successiva assunzione.
Il dato davvero rilevante resta la struttura del corso. Le 180 ore in azienda consentono di affiancare alle conoscenze teoriche un’esperienza professionale concreta, nella quale confrontarsi con ritmi, procedure e responsabilità del lavoro.
La presenza di imprese della nautica nella rete formativa può favorire una migliore comprensione dei fabbisogni professionali. Il risultato occupazionale dipenderà poi dalla qualità degli stage, dall’effettiva domanda di personale e dalla capacità di accompagnare i partecipanti anche dopo la conclusione della formazione.

La formazione tecnica, digitale e linguistica amplia la filiera del mare
Il turismo nautico rappresenta soltanto una delle possibili applicazioni delle competenze sviluppate attraverso la formazione professionale.
Il catalogo dell’Ente di Formazione Futura comprende percorsi riconducibili a diversi ambiti economici, molti dei quali potenzialmente collegabili alle attività della blue economy.
Nel programma GOL – Garanzia di occupabilità dei lavoratori, dedicato all’aggiornamento e alla riqualificazione professionale, l’offerta pubblicata dall’ente è organizzata in otto ambiti formativi, dall’industria alla logistica, dalla ristorazione al turismo, fino al marketing e all’informatica.
Tra i percorsi indicati per il settore industriale figurano l’addetto alla manutenzione meccanica, l’impiantista elettrico ed elettronico, il manutentore meccanico e l’addetto alla logistica e alla gestione del magazzino.
Sono professionalità che possono trovare applicazione anche nelle attività connesse ai cantieri nautici, alla movimentazione dei materiali, alla manutenzione degli impianti e all’organizzazione dei servizi portuali. Il collegamento con la nautica costituisce una possibile applicazione delle competenze, non una destinazione occupazionale automaticamente prevista dai singoli corsi.
Un secondo gruppo comprende l’addetto all’accoglienza turistica, l’addetto alla reception, le tecniche di gestione dei bed and breakfast e il marketing turistico per la promozione del territorio.
In questo caso la relazione con l’economia del mare è ancora più immediata. Porti turistici, strutture ricettive, operatori delle escursioni e servizi di ospitalità condividono infatti numerose esigenze organizzative e commerciali.
L’offerta comprende inoltre percorsi dedicati alla ristorazione, alla comunicazione digitale, al commercio elettronico per le produzioni locali e alla valorizzazione dei prodotti tipici.
È soprattutto nell’integrazione tra queste competenze che si può creare valore aggiunto.
Una struttura ricettiva dell’entroterra può sviluppare servizi dedicati ai diportisti. Un’impresa artigiana può promuovere le proprie produzioni presso un pubblico internazionale. Un operatore turistico può progettare esperienze che partono dal porto e raggiungono i borghi dell’interno.
Ma per realizzare queste attività servono professionalità capaci di organizzare il servizio, comunicarlo e commercializzarlo.
Un’ulteriore componente riguarda le lingue straniere. Futura propone percorsi linguistici che comprendono inglese, francese, spagnolo e altre lingue, competenze particolarmente importanti per le attività rivolte a una clientela internazionale.
La formazione tecnica, quella linguistica e quella commerciale diventano così parti complementari di un sistema professionale che può accompagnare l’evoluzione del turismo nautico e dei servizi collegati.

Ottocento ore per le competenze digitali richieste dalle imprese
L’innovazione tecnologica costituisce un altro terreno sul quale la formazione può contribuire allo sviluppo delle filiere produttive.
L’Ente di Formazione Futura ha inserito nella propria offerta anche percorsi di Istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS), finalizzati al conseguimento di specializzazioni professionali riconosciute.
Tra le iniziative pubblicate per il 2025 figurano «AI & Digital Marketing – Multimedia Specialist» e «Tecniche per la progettazione e lo sviluppo di applicazioni informatiche – Digital Transformation Specialist».
I percorsi descritti dall’ente hanno una durata di 800 ore, suddivise in 350 ore di attività didattiche e laboratoriali e 450 ore di stage in azienda.
La componente di esperienza lavorativa supera quindi la metà del monte ore complessivo.
Le competenze affrontate riguardano, tra l’altro, comunicazione digitale, marketing basato sui dati, intelligenza artificiale applicata ai nuovi media, sviluppo software, servizi cloud e digitalizzazione dei processi aziendali.
Nella blue economy queste conoscenze possono trovare applicazione in numerosi ambiti: gestione informatizzata delle prenotazioni, promozione delle destinazioni nautiche, organizzazione dei servizi agli equipaggi, commercio elettronico, comunicazione delle imprese e analisi delle informazioni commerciali.
La digitalizzazione interessa inoltre le attività industriali, dalla gestione dei materiali alla manutenzione programmata, fino al controllo dei processi.
Accanto alle specializzazioni superiori, nell’offerta Futura compare anche il corso per Web Master, della durata di 600 ore, con 420 ore di formazione e 180 ore di stage, dedicato alla progettazione, allo sviluppo e alla gestione di siti internet.
Un altro settore riguarda l’impiantistica. Il percorso triennale gratuito per operatore elettrico, avviato nell’ambito dell’istruzione e formazione professionale, comprende competenze relative a impianti civili e industriali, automazione, sistemi di controllo e gestione intelligente dell’energia.
Sono conoscenze che possono contribuire alla preparazione di figure tecniche spendibili in diversi settori produttivi, inclusi quelli legati alla transizione energetica e alle tecnologie utilizzate nelle infrastrutture.
Il punto comune è la crescente trasversalità delle competenze. Un professionista formato nel digitale, nell’elettronica o nella manutenzione può trovare possibilità di applicazione in comparti differenti, purché possieda anche le eventuali specializzazioni e abilitazioni richieste dalle singole attività.
Questo elemento è particolarmente importante per i territori dell’entroterra, dove la possibilità di diversificare gli sbocchi professionali può contribuire a rendere più attrattivi i percorsi di formazione.
L’entroterra può crescere attraverso turismo, artigianato e servizi
Esiste poi una seconda dimensione, particolarmente interessante per realtà come Erchie e San Vito dei Normanni: la possibilità di collegare l’economia del mare alle produzioni e ai servizi dei territori interni.
Il turismo nautico può generare domanda anche per l’accoglienza nell’entroterra, la ristorazione, le produzioni agroalimentari, l’enoturismo, l’artigianato, le esperienze culturali e i servizi di mobilità.
Chi arriva in Puglia via mare rappresenta infatti un potenziale visitatore anche per borghi, aziende agricole, cantine, laboratori artigianali e strutture ricettive situati a diversi chilometri dai porti turistici.
La possibilità di costruire itinerari integrati tra costa ed entroterra apre spazi professionali per accompagnatori turistici, addetti all’ospitalità, operatori commerciali, esperti di promozione digitale e organizzatori di esperienze territoriali.
Per valorizzare queste opportunità servono però competenze, organizzazione e collaborazione tra operatori economici.
La formazione diventa così uno strumento per trasformare il patrimonio locale in servizi capaci di intercettare nuovi mercati, evitando che le potenzialità turistiche e produttive rimangano frammentate.

A Erchie, 84 ore di ceramica per valorizzare un mestiere
Un esempio di come le politiche formative possano partire dalle vocazioni locali arriva proprio da Erchie.
Nell’ambito del progetto Job Suite, il Comune ha promosso, con il coinvolgimento dell’Ente di Formazione Futura, un laboratorio gratuito dedicato alla ceramica, rivolto a persone disoccupate e inoccupate.
Il percorso, avviato l’8 ottobre, è articolato in 14 giornate formative di sei ore ciascuna, per un totale di 84 ore, con attività pratiche affidate al maestro ceramista di Grottaglie Fabio Lenti.
L’iniziativa rappresenta un caso interessante perché parte da un patrimonio artigianale per sviluppare competenze tecniche, manualità e creatività.
L’obiettivo non è soltanto recuperare la conoscenza di un mestiere tradizionale, ma esplorare la possibilità di trasformarlo in una risorsa professionale, anche attraverso nuove forme di produzione, promozione e commercializzazione.
Sul significato del laboratorio, Iole La Rosa, direttrice dell’Ente di Formazione Futura, ha spiegato: «Il laboratorio mette insieme orientamento e formazione pratica, offrendo ai partecipanti strumenti concreti e valorizzando capacità, creatività e attitudini personali».
La prospettiva indicata dalla direttrice guarda anche alla possibilità di costruire a Erchie una vera Accademia della Ceramica, capace di dare continuità all’iniziativa.
La relazione con la blue economy è indiretta, ma economicamente significativa.
Le produzioni artigianali possono infatti diventare parte dell’offerta territoriale rivolta ai visitatori che arrivano dal mare, attraverso esperienze nei laboratori, percorsi culturali, vendita di manufatti e attività legate alla conoscenza dei mestieri.
Analogamente, l’enogastronomia può rappresentare un collegamento tra turismo costiero ed economia agricola dell’entroterra.
Sempre attraverso Job Suite, Erchie ha ospitato il confronto «Donne del vino: opportunità lavorative dal mondo dell’enologia», dedicato alle competenze e ai possibili sbocchi professionali della filiera vitivinicola, con la partecipazione di Melissa Maci di Cantina Due Palme, Romina Leopardi di Tenute Rubino e Giorgia Brandi di Tenute Lu Spada.
L’iniziativa, di orientamento e confronto con le imprese, non costituisce un corso di qualifica professionale. Rappresenta però un’altra modalità attraverso cui le politiche per il lavoro possono mettere in relazione persone, esperienze aziendali e settori produttivi del territorio.
Il turismo del vino, le produzioni agroalimentari e l’artigianato possono integrarsi nell’offerta destinata ai visitatori della costa, ampliando le possibilità economiche di territori che non dispongono di infrastrutture portuali.
È precisamente in questo passaggio che formazione professionale, promozione territoriale e blue economy possono incontrarsi.

La blue economy pugliese vale il 5,2% dell’economia regionale
L’importanza economica di questa prospettiva emerge anche dai dati del Rapporto nazionale sull’economia del mare 2026, realizzato nell’ambito del sistema Unioncamere.
Secondo le elaborazioni riferite al 2024, in Puglia l’economia del mare rappresenta il 5,2% del valore aggiunto regionale e il 5,6% dell’occupazione complessiva.
Percentuali che raccontano il peso di una filiera capace di coinvolgere produzione industriale, turismo, trasporti, servizi e attività commerciali.
La ventiduesima edizione dello SNIM, con 180 espositori e oltre 300 imbarcazioni, ha offerto una rappresentazione concreta della varietà di imprese e specializzazioni che gravitano intorno al comparto nautico.
Ma proprio la partecipazione di amministrazioni dell’entroterra introduce un elemento ulteriore: la possibilità di ampliare la distribuzione territoriale dei benefici economici, coinvolgendo comunità e attività produttive che non operano direttamente sulla costa.
Riportare i talenti nei territori di origine
Un altro punto comune alle iniziative di Erchie e San Vito dei Normanni riguarda il capitale umano.
Molti giovani pugliesi costruiscono il proprio percorso professionale lontano dai luoghi di origine, mentre altri incontrano difficoltà nell’individuare opportunità di lavoro adeguate alle competenze possedute.
I due progetti attribuiscono importanza anche all’attrattività del territorio e alla possibilità di favorire il riavvicinamento o il rientro di professionalità qualificate.
È un obiettivo che richiede una strategia di medio e lungo periodo. Per convincere un giovane a restare, oppure un professionista a tornare, occorrono occasioni occupazionali credibili, prospettive di crescita, servizi adeguati e collegamenti stabili con il sistema delle imprese.
La formazione e l’orientamento possono contribuire a costruire queste condizioni, soprattutto quando vengono programmati attraverso collaborazioni continuative tra enti locali, strutture formative e associazioni imprenditoriali.

Iole La Rosa, tre domande sul futuro della formazione
Direttrice La Rosa, come può la formazione trasformare la blue economy in opportunità di lavoro anche per l’entroterra?
«Il punto di partenza è comprendere quali competenze siano richieste dalle imprese e quali risorse professionali siano già presenti nei territori. La formazione può costruire un collegamento tra queste due esigenze, aiutando le persone a individuare percorsi coerenti con le opportunità economiche. La blue economy comprende attività molto diverse, dalla cantieristica al turismo, dall’accoglienza alla logistica. Anche un giovane che vive nell’entroterra può acquisire competenze spendibili in queste filiere. L’importante è che l’orientamento non rimanga un’attività isolata, ma diventi parte di un percorso che coinvolga imprese, istituzioni e strutture formative».
Quanto conta il coinvolgimento delle imprese nella progettazione dei corsi professionali?
«Il confronto con le imprese è fondamentale perché permette di conoscere le competenze operative effettivamente necessarie. Un percorso formativo deve fornire conoscenze, ma anche preparare le persone ad affrontare situazioni concrete. Nel caso dell’accoglienza turistica e portuale, ad esempio, servono capacità organizzative, relazionali, linguistiche e una conoscenza dei servizi offerti dal territorio. Lo stage rappresenta un passaggio importante perché consente ai partecipanti di confrontarsi direttamente con l’ambiente di lavoro. La qualità della formazione si misura anche attraverso la capacità di accompagnare le persone verso una maggiore autonomia professionale».
Come possiamo trattenere i giovani e favorire il ritorno dei talenti nei nostri territori?
«Occorre costruire opportunità credibili, che valorizzino le competenze delle persone e le caratteristiche dei territori. I giovani devono poter conoscere le prospettive occupazionali presenti nella propria regione e comprendere quali percorsi siano necessari per accedervi. Allo stesso tempo, bisogna sostenere chi desidera aggiornarsi professionalmente o tornare dopo un’esperienza maturata altrove. Progetti territoriali come Job Suite e Oriens 2.0 possono contribuire a creare queste connessioni. L’obiettivo è dare continuità al rapporto tra orientamento, formazione e mondo produttivo, perché la crescita delle competenze possa tradursi in opportunità concrete per le comunità».

Dopo lo SNIM, la sfida è trasformare le opportunità in occupazione
Il valore più interessante della partecipazione di Erchie e San Vito dei Normanni allo SNIM 2026 non risiede soltanto nella promozione territoriale realizzata durante le giornate del Salone.
Riguarda soprattutto la possibilità di dare continuità ai collegamenti avviati tra amministrazioni comunali, enti di formazione e mondo produttivo.
La presenza in una manifestazione di settore può facilitare nuove relazioni, ma il passaggio decisivo consiste nel trasformarle in orientamento efficace, percorsi formativi pertinenti, collaborazioni con le aziende e opportunità professionali verificabili.
Sarà dunque importante misurare nel tempo il numero di persone coinvolte, le competenze acquisite, gli eventuali tirocini e soprattutto gli inserimenti lavorativi effettivamente realizzati.
È su questi risultati che iniziative come Job Suite e Oriens 2.0 potranno dimostrare pienamente la propria efficacia.
Per l’Ente di Formazione Futura, per i Comuni coinvolti e per il sistema delle imprese, la sfida consiste nel consolidare una rete territoriale capace di trasformare le opportunità della blue economy in prospettive concrete per le comunità locali.
Lo SNIM ha dimostrato di poter rappresentare una piattaforma di incontro che supera i confini della nautica e delle città costiere. Il passo successivo è fare in modo che le connessioni costruite durante il Salone continuino a produrre valore anche dopo la chiusura degli stand.
Perché il mare può diventare un motore di sviluppo anche per chi vive nell’entroterra, a condizione che le opportunità economiche incontrino persone preparate, imprese disponibili a investire e istituzioni capaci di costruire percorsi condivisi.




