Domenica 25 Ottobre 2026

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Economia

SNIM, Barbara Amerio: il potenziale nascosto di Brindisi

La CEO di Amer Yachts racconta le nuove rotte dei superyacht, il futuro del porto di Brindisi e la sfida delle competenze digitali

di Direttore responsabile

· 8 min di lettura

Snim 2026, Barbara Amerio, CEO di Amer Yachts al Marina di Brindisi
Snim 2026, Barbara Amerio, CEO di Amer Yachts al Marina di Brindisi

BRINDISI – Il turismo dei superyacht cambia geografia. I grandi clienti internazionali cercano destinazioni meno frequentate, navigazioni più lunghe e porti capaci di offrire servizi adeguati. Per Brindisi questa evoluzione apre opportunità che vanno oltre gli ormeggi e coinvolgono l’economia dell’entroterra, le attività commerciali e lo sviluppo immobiliare. Ma il futuro della nautica si gioca anche nei cantieri, dove robotica, digitalizzazione e intelligenza artificiale stanno modificando le competenze richieste dalle imprese.

È lo scenario delineato da Barbara Amerio, CEO di Amer Yachts (si apre in una nuova scheda), nell’intervista rilasciata sabato 24 ottobre durante la 22ª edizione dello SNIM – Salone Nautico di Puglia (si apre in una nuova scheda), in programma al Marina di Brindisi (si apre in una nuova scheda) fino al 26 ottobre. L’imprenditrice individua negli spazi ancora inutilizzati una possibilità di crescita per la città e richiama la necessità di un dialogo più stretto tra scuole e imprese per preparare le nuove generazioni alle trasformazioni della cantieristica.

Barbara Amerio, CEO di Amer Yachts

Barbara Amerio, una protagonista della nautica italiana

Alla guida di Amer Yachts (si apre in una nuova scheda), Barbara Amerio rappresenta una delle figure di riferimento dell’industria italiana dei superyacht. Il suo percorso unisce la gestione di un’impresa familiare, l’impegno nella rappresentanza industriale e una particolare attenzione all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità. Un ruolo maturato all’interno del Gruppo Permare, fondato nel 1973 dal padre Fernando Amerio, dove tre generazioni della stessa famiglia partecipano allo sviluppo dell’attività.

Prima donna a ricoprire la presidenza di Confindustria Imperia, incarico assunto nel 2019 e concluso nel giugno 2025 dopo due mandati, Amerio presiede attualmente l’Assemblea di settore delle navi da diporto oltre i 24 metri di Confindustria Nautica per il quadriennio 2025-2028. Una posizione che la porta a rappresentare, all’interno dell’associazione nazionale, il segmento dei grandi yacht, confrontandosi con alcune delle principali realtà della cantieristica italiana.

Nell’agosto 2026 è entrata nel Gruppo Tecnico Internazionalizzazione di Confindustria (si apre in una nuova scheda), ampliando il proprio impegno sui temi dell’export e della competitività delle imprese italiane sui mercati esteri. Un ulteriore riconoscimento è arrivato nel luglio dello stesso anno, con l’inserimento da parte di Forbes Italia tra le 100 donne di successo del 2026.

La sua esperienza imprenditoriale permette di leggere le trasformazioni della nautica da una prospettiva che supera i confini del singolo cantiere. Mercati internazionali, sostenibilità, infrastrutture e formazione costituiscono questioni strettamente collegate. È anche alla luce di questo percorso che assumono particolare significato le valutazioni espresse sul futuro di Brindisi e sulle opportunità del Mezzogiorno.

SNIM 2026, il palco con i relatori

Amer Yachts, oltre cinquant’anni di nautica e innovazione

La storia di Amer Yachts comincia a Sanremo, dove nel 1973 Fernando Amerio fonda Permare per offrire servizi nautici alla clientela ligure e della vicina Costa Azzurra. Dopo le esperienze nella commercializzazione delle imbarcazioni e nella costruzione per conto di altri cantieri, nel 1990 nasce il marchio Amer Yachts, destinato ad affermarsi nella produzione di yacht personalizzati per una clientela internazionale.

L’impresa è cresciuta conservando una struttura familiare e sviluppando competenze industriali che coniugano lavorazioni artigianali, progettazione avanzata e ricerca tecnologica. Il cantiere dichiara di aver varato oltre 100 yacht, attraverso una produzione specializzata che privilegia la personalizzazione rispetto ai grandi volumi. Le attività costruttive si sono estese al distretto nautico toscano, tra Viareggio e Pisa, con progetti che spaziano dalle imbarcazioni in materiali compositi ai grandi superyacht in acciaio e alluminio.

Uno degli esempi più significativi di questa evoluzione è l’Amer 42 Explorer «Even Further», superyacht di 41,45 metri con scafo in acciaio e sovrastrutture in alluminio. Presentato nel 2026, utilizza un sistema di propulsione sviluppato con Volvo Penta. Secondo i dati comunicati dal cantiere dopo le prove in mare, in modalità Eco consuma 60 litri di carburante all’ora alla velocità di 9,5 nodi, con un’autonomia dichiarata fino a 8.900 miglia nautiche. Nel settembre 2026 l’imbarcazione ha ricevuto a Cannes il Green Yacht Trophy nell’ambito dei World Yachts Trophies.

Il risultato esprime un orientamento industriale preciso: migliorare l’efficienza delle grandi imbarcazioni, ridurne i consumi e consentire navigazioni di lungo raggio senza rinunciare al comfort. Una strategia sostenuta dalla collaborazione con partner tecnologici, progettisti e centri di ricerca. Nell’ottobre 2026 Amer Yachts ha inoltre annunciato l’adesione al BPER Sustainable Finance Lab, iniziativa sviluppata da BPER Banca e RINA per accompagnare le imprese nella misurazione e nella verifica delle prestazioni ambientali, sociali e di governance.

Parallelamente, il cantiere sta ampliando la propria presenza nel segmento delle grandi costruzioni metalliche. Tra i progetti più importanti figura un superyacht di circa 74 metri, il più grande della storia aziendale, trasferito nel nuovo stabilimento di Pisa per le attività di allestimento. Un investimento in capacità produttiva che accompagna l’evoluzione del marchio verso imbarcazioni di dimensioni sempre maggiori.

È questa dimensione industriale a rendere particolarmente interessante la presenza di Amer Yachts allo SNIM. L’esperienza di un costruttore che opera sui mercati internazionali mostra come le nuove esigenze degli armatori, l’evoluzione tecnologica e la disponibilità di infrastrutture portuali siano parti di uno stesso sistema economico. Una prospettiva che contribuisce a dare concretezza al confronto sulle potenzialità di Brindisi.

Snim 2026, le imbarcazioni al Marina di Brindisi

Superyacht, i clienti internazionali cercano nuove destinazioni

Dottoressa Amerio, come stanno cambiando le esigenze dei grandi clienti internazionali della nautica di lusso?

«Abbiamo un cambio nelle destinazioni. Una volta erano raggruppati tutti nelle solite destinazioni note. Adesso il cliente ha più voglia di girare, grazie anche al fatto che ci sono scafi a dislocamento e a bassi consumi, per cui consentono di avere lunghi tragitti di navigazione. Per cui diventa importante la presenza di presidi che possano accogliere i superyacht con tutti i servizi aggiuntivi che possono trovare a bordo. E questo permette non solo di scoprire nuove destinazioni, ma di collegare l’entroterra alla costa. I porti sono una grande porta privilegiata per poter visitare tutto il territorio e il fatto del Sud Italia, che ha una stagione così prolungata, può attirare tranquillamente clientela internazionale che è alla ricerca di bel tempo e posti protetti dove poter passare delle vacanze sempre più lunghe».

Il cambiamento descritto da Amerio riguarda l’intera economia delle destinazioni nautiche. L’evoluzione tecnologica delle imbarcazioni, associata alla possibilità di percorrere distanze maggiori con consumi contenuti, amplia le alternative a disposizione degli armatori. Le località tradizionali non sono più le uniche mete possibili e diventano importanti anche gli approdi in grado di garantire protezione e servizi.

Per il Mezzogiorno il vantaggio competitivo indicato dall’imprenditrice è la durata della stagione favorevole. La possibilità di accogliere visitatori internazionali per periodi più lunghi può generare ricadute economiche anche lontano dalle banchine, collegando la nautica all’ospitalità e alle attività dell’entroterra.

Snim 2026, stand e imbarcazioni

Brindisi, gli spazi portuali e le opportunità immobiliari

Quali potenzialità vede a Brindisi e quale contributo può offrire lo SNIM allo sviluppo della nautica di alta gamma nel Mezzogiorno?

«Lo SNIM è un salone sul finale dei saloni internazionali e ha una potenzialità proprio per incrementare la produzione e il commercio locale. Diciamo che Brindisi ha ancora spazi inutilizzati. Da imprenditrice avrei una visione dove la commistione di commerciale e di porto rende tutte le aree protette che avete molto vitali e dinamiche durante tutto l’anno. È quel classico paesaggio che rilancia anche la parte immobiliare che è legata al porto».

Nella lettura di Amerio, il patrimonio portuale di Brindisi rappresenta una risorsa economica da valorizzare attraverso un utilizzo più intenso e continuativo degli spazi disponibili. L’elemento significativo è il collegamento tra le funzioni del porto e le attività che possono svilupparsi nelle aree circostanti.

La prospettiva delineata dall’imprenditrice comprende infatti la dimensione commerciale e quella immobiliare. Un porto capace di attrarre imbarcazioni e visitatori durante una parte più ampia dell’anno può contribuire alla vitalità delle aree limitrofe e creare condizioni favorevoli per nuove iniziative economiche.

Si tratta di una visione imprenditoriale, non dell’annuncio di un investimento o di un progetto già definito. Il suo interesse per Brindisi sta soprattutto nell’indicare una possibile integrazione tra l’utilizzo degli spazi portuali, l’economia urbana e la valorizzazione del territorio.

SNIM 2026, da sinistra verso destra Marco Valle amministratore delegato di Azimut-Benetti Group, Barbara Amerio, CEO di Amer Yachts

Robotica e intelligenza artificiale, i mestieri della nautica

Mercato del lavoro e giovani. Nel suo intervento ha parlato delle professionalità di cui hanno bisogno gli imprenditori. Quali competenze saranno sempre più importanti?

«Abbiamo la parte digitale che diventerà un’integrazione a bordo, la parte robotica anche nei processi di produzione, il semi-automatismo anche di movimentazione di tutto quello che è a bordo, per cui già la nautica richiede una mano d’opera altamente specializzata. I mestieri del futuro ruotano più intorno alla parte digitale e intelligenza artificiale. È qua che le scuole e le aziende devono dialogare maggiormente per indirizzare le giovani generazioni a poter diventare protagonisti di questa transizione».

Il richiamo alle nuove professionalità introduce una questione industriale che riguarda direttamente la competitività della filiera nautica. La trasformazione tecnologica interessa sia le imbarcazioni, attraverso l’integrazione di sistemi digitali e automatizzati, sia i cantieri, dove la robotica assume un ruolo crescente nei processi produttivi.

In questa prospettiva, la specializzazione della manodopera diventa un fattore determinante. Le competenze tradizionali della cantieristica devono confrontarsi con conoscenze tecnologiche sempre più avanzate, mentre il sistema formativo è chiamato a costruire percorsi coerenti con le esigenze delle aziende.

Per Brindisi e per la Puglia, il tema assume particolare rilevanza nel quadro delle opportunità di sviluppo della filiera nautica. La disponibilità di lavoratori qualificati può rappresentare un elemento competitivo per le imprese già operative e per quelle interessate a sviluppare nuove attività sul territorio.

Dalle nuove rotte alla formazione, la sfida per Brindisi

Barbara Amerio collega due trasformazioni che procedono parallelamente. Da una parte cambia il comportamento della clientela internazionale, più interessata a esplorare nuove destinazioni e a prolungare la permanenza nelle località raggiunte. Dall’altra evolve il sistema produttivo che realizza e attrezza le imbarcazioni, con una domanda crescente di competenze tecnologiche specializzate.

Per Brindisi le due prospettive possono incontrarsi. La valorizzazione degli spazi portuali può contribuire ad ampliare le attività legate alla nautica e al turismo, mentre la collaborazione tra scuole e imprese può sostenere la formazione delle professionalità necessarie alla crescita industriale.

È su questa capacità di collegare infrastrutture, servizi, imprese e capitale umano che si misureranno le opportunità di sviluppo del territorio. Il porto costituisce una risorsa di partenza; la possibilità di trasformarla in un sistema economico più dinamico dipenderà dalle iniziative che sapranno valorizzarne le potenzialità.

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