BRINDISI – Il valore di un porto turistico si misura anche da ciò che accade dopo l’ormeggio. A Brindisi, Appia Wine Road (si apre in una nuova scheda) punta a trasformare l’arrivo dei diportisti in un’occasione per scoprire cantine, vigneti e patrimonio culturale. L’associazione partecipa come partner allo SNIM 2026, la 22ª edizione del Salone Nautico di Puglia (si apre in una nuova scheda), in programma dal 22 al 26 ottobre al Marina di Brindisi, con sei vini selezionati per rappresentare il territorio.
L’obiettivo va oltre la promozione delle singole etichette. Si tratta di mettere in relazione due comparti economici, turismo nautico ed enoturismo, creando le condizioni per prolungare la permanenza dei visitatori e generare opportunità per le imprese locali. Una prospettiva che trova nella posizione geografica di Brindisi, porto del Mediterraneo e punto d’arrivo della Via Appia, un elemento distintivo.

Romina Leopardi: «Il vino può farsi veicolo culturale»
La partecipazione al Salone nasce da una proposta di collaborazione tra realtà produttive che condividono l’obiettivo di valorizzare il territorio. A spiegarne le ragioni è Romina Leopardi, presidente di Appia Wine Road, intervistata durante la seconda giornata dello SNIM.
«Noi abbiamo accolto con davvero grande piacere l’invito dello SNIM nella persona del suo presidente Giuseppe Meo. L’invito qual era? Fare rete, fare sistema, affinché ognuno di noi con le proprie realtà potesse contribuire alla migliore riuscita di un evento così importante. E lo SNIM racconta un’identità di questo territorio che è legato al mare, ma il nostro territorio può esprimersi anche in modi diversi, per esempio attraverso il vino. Quindi riteniamo che il vino non sia soltanto un piacevolissimo prodotto da bere, ma può farsi veicolo culturale. Attraverso gli autoctoni che noi presentiamo nel corso di questo evento, noi riusciamo a parlare di questo luogo, a raccontare la storia e quindi portare valore aggiunto a questo bellissimo evento».

Il riferimento al presidente dello SNIM, Giuseppe Meo, chiarisce il significato dell’iniziativa. Il Salone può diventare un punto d’incontro tra comparti diversi, favorendo collaborazioni che estendano le ricadute dell’economia del mare ad altre attività produttive.
Per le aziende vitivinicole significa entrare in contatto con un pubblico già interessato al viaggio, all’accoglienza e alla scoperta di nuove destinazioni. Per Brindisi significa proporre un’esperienza turistica che, partendo dal porto, raggiunga anche il paesaggio rurale e i luoghi della produzione.
Sei vini per raccontare la diversità del Brindisino
La selezione presentata allo SNIM attraversa differenti tipologie di vino e vitigni. Sei etichette, sei aziende produttrici, con l’obiettivo di rappresentare la varietà del patrimonio enologico locale.
Il percorso comincia con Virgilio Pas Dosé Metodo Classico 2022 di Cantine Risveglio. Le bollicine ottenute attraverso la rifermentazione in bottiglia introducono una dimensione produttiva legata alla tecnica, al tempo e alla ricerca della qualità.
Segue Galé 2025, Fiano IGT Salento di Tenute Bellamarina, che testimonia la presenza dei vitigni a bacca bianca in un territorio spesso identificato soprattutto con la produzione di rossi e rosati.
Due interpretazioni del rosato mettono a confronto varietà differenti. Aurora cru Scolmafora 2025, Susumaniello IGT Salento di Cantina Botrugno, valorizza uno dei vitigni più rappresentativi dell’identità brindisina. Il Negroamaro Rosato 2025 IGT Salento di Masseria Masciullo propone invece una lettura in rosa di un altro vitigno profondamente radicato nella tradizione salentina.
Il percorso si completa con due rossi. Laenius 2024, Malvasia Nera di Brindisi IGT Salento di Tenute Lu Spada, richiama direttamente, attraverso il nome del vitigno, il legame tra produzione e territorio. Oltremé Rosso 2021 DOC Brindisi di Tenute Rubino porta invece al centro dell’attenzione la denominazione di origine della città.

Sono interpretazioni diverse, accomunate dalla capacità di rappresentare un territorio che dispone di un patrimonio varietale articolato.
La selezione delle sei etichette si inserisce nel progetto più ampio di Appia Wine Road, associazione che riunisce sette realtà vitivinicole: Cantina Botrugno, Cantine Risveglio, Masseria Incantalupi, Masseria Masciullo, Tenute Bellamarina, Tenute Lu Spada e Tenute Rubino.
La ricchezza del vino brindisino è nella varietà
Per Romina Leopardi, la scelta di presentare produzioni differenti risponde a una precisa visione dell’identità vitivinicola brindisina. La riconoscibilità di un territorio dipende anche dalla capacità di valorizzare le differenze tra vitigni, tecniche produttive e interpretazioni aziendali.
«La varietà. Il nostro patrimonio ampelografico non è fatto solo da un autoctono. Non solo esistono tante espressioni dal punto di vista vitivinicolo, ma esistono anche tante interpretazioni. La diversità di ciascuna di queste interpretazioni, che è data da ciascuna delle aziende della nostra associazione, è la vera ricchezza».
Una considerazione che introduce un elemento strategico. Il valore del vino brindisino non risiede esclusivamente nelle caratteristiche delle singole bottiglie, ma anche nella possibilità di costruire un’identità territoriale condivisa senza rinunciare alle specificità dei produttori.

È questa la logica alla base di Appia Wine Road, nata per collegare la produzione vitivinicola al patrimonio culturale e paesaggistico attraversato dal tratto terminale della Via Appia, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio mondiale.
L’associazione ha già avviato iniziative coordinate, tra cui il calendario di esperienze Sulla Via del Brindisi, che mette in relazione cantine, cultura, paesaggio e accoglienza. La partecipazione allo SNIM amplia questa impostazione verso un altro segmento del mercato turistico.
Dal turismo nautico nuove opportunità per le cantine
Il passaggio più interessante riguarda la possibilità di trasformare i flussi legati alla nautica da diporto in una domanda di esperienze sul territorio.
Un visitatore che raggiunge Brindisi via mare può essere interessato a conoscere le produzioni locali, visitare una cantina, incontrare i produttori e scoprire i luoghi attraversati dall’antica strada romana. La sfida consiste nel rendere queste opportunità facilmente riconoscibili e accessibili.
Alla domanda su come convertire i diportisti in visitatori delle cantine, Leopardi risponde individuando nella collaborazione la condizione essenziale.
«Facendo rete. Facendo capire a chi arriva qui che c’è anche la possibilità di allungare la propria esperienza visitando le cantine. Noi siamo sicuri che questo è un target davvero molto interessato, incuriosito».
Il potenziale economico è evidente, anche se ancora da misurare. Un collegamento stabile tra operatori nautici, strutture di accoglienza e aziende vitivinicole potrebbe favorire visite organizzate, acquisti diretti e una maggiore permanenza sul territorio.
Perché questo avvenga, tuttavia, la promozione dovrà tradursi in servizi concreti, informazioni coordinate e proposte capaci di accompagnare il turista dal porto alle aziende. La presenza al Salone rappresenta un’occasione di incontro e promozione, non ancora la dimostrazione di un incremento dei flussi enoturistici.

Brindisi, il mare e la Via Appia come destinazione unica
La collaborazione tra SNIM e Appia Wine Road si inserisce in una prospettiva di sviluppo turistico nella quale la città può valorizzare contemporaneamente più elementi della propria identità.
Il porto, la nautica, la Via Appia, il paesaggio agricolo e le produzioni vitivinicole costituiscono risorse complementari. Considerarle parti di un’unica proposta di destinazione significa ampliare le possibilità di attrazione e costruire nuove relazioni tra imprese.
È anche un modo per superare la promozione frammentata delle singole attività, puntando su un’offerta territoriale capace di distinguere Brindisi nel mercato del turismo esperienziale.
Le sei etichette selezionate da Appia Wine Road rappresentano così il primo incontro con una storia più ampia. Dal calice si può arrivare alla cantina, dalla cantina al paesaggio e dal paesaggio alla scoperta della città.
La scommessa è trasformare questa possibilità in un’esperienza reale, facendo del mare una porta d’accesso anche all’economia del vino.
Brindisi, la storia è un mare di… vino.




