Valle: domanda solida oltre i 30 metri. Amerio: porti e burocrazia decisivi. Il confronto tra cantieri e istituzioni sulle opportunità per il Sud
BRINDISI – Il mercato dei grandi yacht continua a crescere, mentre le imbarcazioni di dimensioni inferiori risentono del rallentamento della domanda. Per la Puglia, già presente nella catena di fornitura dei principali cantieri italiani, si apre una partita industriale che coinvolge produzione, occupazione, infrastrutture portuali e turismo di alta gamma. La sfida è trasformare una posizione geografica strategica in una capacità produttiva stabile, capace di attrarre investimenti e valorizzare le competenze del territorio.
È il quadro emerso sabato 24 ottobre a Brindisi dalla tavola rotonda «Il valore della nautica per lo sviluppo dei territori. Il contributo strategico del Mezzogiorno», organizzata nell’ambito della 22ª edizione dello SNIM – Salone Nautico di Puglia (si apre in una nuova scheda), in corso al Marina di Brindisi fino al 26 ottobre.

Il confronto, aperto dal presidente dello SNIM Giuseppe Meo e moderato dal giornalista Sky Maurizio Bulleri, ha riunito Marco Valle, amministratore delegato di Azimut|Benetti Group (si apre in una nuova scheda), Barbara Amerio, CEO di Amer Yachts (si apre in una nuova scheda), Giuseppe Danese, presidente di Confindustria Brindisi, il deputato Mauro D’Attis e Sebastiano Leo, assessore al Bilancio e alla Finanza regionale della Regione Puglia.
Grandi yacht, un mercato che viaggia a due velocità
La nautica internazionale sta attraversando una fase di riequilibrio. Dopo la crescita a doppia cifra registrata nel periodo successivo alla pandemia, negli ultimi 12-18 mesi la domanda ha rallentato soprattutto per le imbarcazioni più piccole. Il segmento dei grandi yacht mantiene invece una maggiore capacità di espansione.

Per Marco Valle, la Puglia dispone già di due vantaggi competitivi: una riconoscibilità internazionale crescente e una rete di fornitori specializzati che collaborano con i cantieri del gruppo Azimut|Benetti (si apre in una nuova scheda).
«Il Mezzogiorno, e in particolare la Puglia, presentano importanti opportunità di sviluppo, grazie a un territorio sempre più conosciuto e apprezzato nel mondo e a una posizione strategica nel Mediterraneo. Nonostante il rallentamento registrato negli ultimi mesi per le imbarcazioni di dimensioni più contenute, la domanda di yacht oltre i 30 metri continua a essere sostenuta. È un’opportunità non soltanto per i cantieri, ma per l’intera filiera nautica e per il turismo. Stanno inoltre emergendo nuovi modelli di integrazione tra nautica e ospitalità di lusso: abbiamo recentemente concluso un accordo per circa venti imbarcazioni con una società che gestisce due grandi resort alle Maldive, dove gli yacht vengono utilizzati come estensione dell’offerta alberghiera. Un modello che si sta affermando anche nel Mediterraneo, dalla Sardegna alla Sicilia, e che potrebbe rappresentare un’importante opportunità anche per la Puglia», ha dichiarato Valle.
L’esperienza delle Maldive indica una trasformazione del mercato: lo yacht può diventare parte integrante di un’offerta turistica più ampia, collegata a resort, servizi esclusivi e destinazioni di prestigio. Per la Puglia, l’opportunità riguarda quindi anche la capacità di integrare la nautica con l’ospitalità e le economie dell’entroterra.
Amer Yachts: il nodo dei porti e della burocrazia
La competitività non dipende soltanto dalla qualità delle imbarcazioni. Servono infrastrutture adeguate, servizi per gli armatori e procedure autorizzative compatibili con i tempi degli investimenti.

Barbara Amerio (si apre in una nuova scheda) ha richiamato un’esperienza particolarmente significativa: vent’anni per ottenere le autorizzazioni necessarie alla riconversione di un cantiere destinato al refitting, ovvero alle attività di manutenzione, ammodernamento e riqualificazione delle imbarcazioni, contro i due anni necessari per realizzare un nuovo capannone industriale a Pisa.
Il confronto evidenzia quanto la complessità amministrativa possa incidere sulla capacità delle imprese di programmare investimenti e sviluppo.
Amerio ha indicato nel porto naturale di Brindisi e nelle sue banchine un patrimonio con potenzialità ancora da valorizzare. Una prospettiva che richiede anche attenzione alla sostenibilità ambientale, considerando la fragilità del Mediterraneo e l’importanza di preservarne la qualità.
«Il Mezzogiorno dispone di un grande patrimonio di infrastrutture portuali e di opportunità ancora da sviluppare per la nautica da diporto. Oggi i clienti sono sempre più interessati a esplorare nuove destinazioni nel Mediterraneo ed è fondamentale offrire loro porti sicuri, servizi adeguati e la possibilità di scoprire anche i territori dell’entroterra. Come cantieri siamo disponibili a promuovere queste destinazioni presso i nostri clienti, favorendo la collaborazione con gli operatori locali. Esistono inoltre importanti opportunità per la filiera produttiva, attraverso lo sviluppo di competenze specializzate nella falegnameria e nella carpenteria metallica, che potrebbero contribuire alla crescita dei cantieri. Serve però una visione nazionale, non più soltanto regionale, fondata sulla cooperazione, per rafforzare sia la produzione sia le attività di refitting», ha dichiarato Amerio.
Il messaggio rivolto al Mezzogiorno è preciso: il turismo nautico richiede un sistema di servizi che parta dagli approdi e coinvolga cantieri, manutenzione, accoglienza e promozione delle destinazioni.

Danese: le competenze pugliesi entrano nei grandi cantieri
La crescita della nautica meridionale poggia anche su una trasformazione avvenuta negli ultimi quindici anni. Dopo la crisi economica del 2008-2010, numerosi artigiani e tecnici pugliesi impegnati nei cantieri del Nord sono rientrati nella regione, avviando nuove imprese specializzate.
Una parte di queste attività è entrata progressivamente nella filiera dei principali costruttori italiani, contribuendo alla formazione di competenze industriali locali.
A ricostruire questo percorso è stato Giuseppe Danese, presidente di Confindustria Brindisi, che ha sottolineato l’importanza della collaborazione con la Regione Puglia nella progettazione di percorsi formativi costruiti sulle effettive esigenze dei cantieri.
Secondo i dati illustrati da Danese, questi percorsi hanno raggiunto un inserimento lavorativo del 100% dei partecipanti. Un risultato che evidenzia il valore della formazione collegata direttamente alla domanda delle imprese, pur richiedendo, per una valutazione complessiva, di conoscere anche il numero dei partecipanti e la durata dei rapporti di lavoro.
Il presidente di Confindustria Brindisi (si apre in una nuova scheda) ha inoltre evidenziato una crescente richiesta di yacht collegata al turismo di lusso in Puglia. Una domanda alla quale il territorio deve ancora organizzarsi per rispondere con un’offerta adeguata di servizi e infrastrutture.
La questione riguarda la capacità di trattenere sul territorio una quota maggiore del valore economico generato dalla nautica, sviluppando imprese specializzate e opportunità occupazionali.
D’Attis: Brindisi e Taranto nel distretto industriale
Il collegamento tra sviluppo nautico e riconversione industriale è stato affrontato dal deputato Mauro D’Attis, che ha richiamato il ruolo della ZES Unica nella semplificazione delle procedure autorizzative e le nuove opportunità per l’area industriale brindisina.
Il quadro normativo si è arricchito con il decreto-legge 16 ottobre 2026, n. 185, che istituisce il distretto di accelerazione industriale Brindisi-Taranto per le tecnologie a zero emissioni nette. La misura introduce strumenti di accelerazione procedurale per gli investimenti ammissibili e prevede ulteriori passaggi attuativi per individuare le aree del distretto e definirne il piano di sviluppo.
«La cantieristica nautica può rappresentare uno dei pilastri dello sviluppo industriale di Brindisi e del Mezzogiorno, grazie alla capacità di generare occupazione, creare una filiera produttiva e valorizzare il Made in Italy sui mercati internazionali. Abbiamo lavorato per costruire condizioni più favorevoli agli investimenti, a partire dalla semplificazione delle procedure autorizzative attraverso la ZES Unica e gli strumenti previsti per la riconversione industriale. A Brindisi sono stati presentati 57 progetti, per un valore complessivo di circa 6 miliardi di euro di investimenti. Un ulteriore passo importante è l’individuazione di Brindisi e Taranto come distretto nazionale di accelerazione industriale per le attività a zero emissioni. La sfida è accompagnare questi investimenti con percorsi di formazione adeguati alle esigenze delle imprese, creando le condizioni per sviluppare nuove attività e generare occupazione», ha dichiarato D’Attis.
Il riferimento ai progetti di riconversione riguarda il più ampio sistema industriale brindisino e non investimenti esclusivamente destinati alla nautica. Resta inoltre fondamentale distinguere le manifestazioni di interesse dagli interventi autorizzati, finanziati o già avviati.
La prospettiva di crescita dipenderà dalla capacità di tradurre le iniziative imprenditoriali in cantieri operativi, nuove produzioni e occupazione stabile.

Leo: pubblica amministrazione e imprese devono fare sistema
Sul rapporto tra competitività industriale e funzionamento delle istituzioni si è soffermato Sebastiano Leo, assessore regionale al Bilancio e alla Finanza regionale.
La competizione internazionale, ha osservato, richiede amministrazioni pubbliche capaci di utilizzare strumenti e linguaggi coerenti con le esigenze delle imprese. Un processo che comprende anche l’adozione dell’intelligenza artificiale per modernizzare le attività amministrative.
Leo ha richiamato inoltre un principio centrale nelle politiche industriali: l’occupazione non nasce da un provvedimento amministrativo, ma dalla capacità di creare condizioni favorevoli alla crescita delle aziende.
«La Puglia ha fatto molto per lo sviluppo della nautica e dell’economia del mare, grazie al lavoro di imprenditori capaci e alla collaborazione tra istituzioni e imprese. In un contesto internazionale sempre più competitivo, è fondamentale continuare a fare sistema, individuando gli ambiti strategici su cui concentrare gli investimenti e offrendo agli imprenditori certezze e procedure burocratiche più snelle. Anche le pubbliche amministrazioni devono evolversi, adottando tecnologie e strumenti all’avanguardia per rispondere alle esigenze delle imprese. Brindisi è diventata un punto di riferimento importante per la nautica e per l’economia del mare, un risultato raggiunto grazie all’impegno congiunto della politica, degli imprenditori e di tutti coloro che hanno contribuito allo sviluppo del territorio, dobbiamo proseguire su questa strada», ha dichiarato Leo.

Brindisi, dalla vocazione marittima alla crescita industriale
Il confronto dello SNIM restituisce un quadro di opportunità, ma anche di condizioni ancora da soddisfare. La Puglia dispone di imprese specializzate, competenze professionali e una posizione strategica nel Mediterraneo. Per trasformare questi vantaggi in crescita economica servono infrastrutture portuali competitive, servizi adeguati, formazione e tempi autorizzativi certi.
Il nodo industriale è soprattutto la capacità di consolidare una filiera che colleghi i grandi cantieri nazionali alle piccole e medie imprese del territorio, creando valore aggiunto e lavoro qualificato.
Per Brindisi, che sta affrontando una complessa trasformazione del proprio sistema produttivo, la nautica rappresenta una possibile direttrice di diversificazione industriale. Una prospettiva da costruire attraverso investimenti concreti, accordi tra imprese e capacità di competere sui mercati internazionali.
È su questo terreno che il Salone Nautico di Puglia, in programma al Marina di Brindisi dal 22 al 26 ottobre, può misurare la propria funzione economica: favorire il passaggio dalle relazioni istituzionali alle opportunità industriali e commerciali per il territorio.




