Venerdì 30 Ottobre 2026

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Tenute Rubino, Visellio 2022 premiato da tre guide

Il cru Primitivo di Uggìo-Punta Aquila ottiene 92,5 punti da AIS Vitae e 93 da Doctor Wine e Falstaff, prima dell'uscita dell'annata

di Direttore responsabile

· 8 min di lettura

Il cru Visellio Primitivo Igt Salento, annata 2022
Il cru Visellio Primitivo Igt Salento, annata 2022

Il cru Primitivo di Uggìo-Punta Aquila ottiene 92,5 punti da AIS Vitae e 93 da Doctor Wine e Falstaff, prima dell’uscita dell’annata

BRINDISI – Tre valutazioni di eccellenza, uno scarto di appena mezzo punto e un riconoscimento che attraversa i confini dell’enologia italiana. Il Visellio Primitivo Salento IGT 2022 di Tenute Rubino (si apre in una nuova scheda) conquista 92,5 punti dalla guida AIS Vitae (si apre in una nuova scheda) e 93 punti da Doctor Wine (si apre in una nuova scheda) e Falstaff (si apre in una nuova scheda), raccogliendo un giudizio sostanzialmente concorde da tre autorevoli osservatori del mondo del vino. Un risultato particolarmente significativo perché arriva prima del debutto commerciale della nuova annata, mentre il vino completa il proprio affinamento in bottiglia.

Ma dietro questi numeri c’è molto più di una valutazione enologica. C’è la storia di una famiglia brindisina, quella dei Rubino, che ha trasformato la valorizzazione dei vitigni autoctoni in un progetto imprenditoriale riconosciuto anche sui mercati internazionali. E c’è soprattutto un vino che, dalla sua prima vendemmia nel 2000, ha accompagnato l’affermazione qualitativa del Primitivo salentino, diventando una delle etichette più rappresentative della cantina.

Tenute Rubino

Visellio 2022, tre riconoscimenti per il Primitivo del Salento

Il risultato ottenuto dal Visellio 2022 assume particolare rilievo per la provenienza delle valutazioni. Non si tratta di tre giudizi espressi all’interno dello stesso circuito, ma di apprezzamenti provenienti da realtà editoriali con approcci e pubblici differenti.

La guida Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier (AIS) (si apre in una nuova scheda) assegna al vino 92,5 punti, valorizzandolo nell’ambito di uno dei principali strumenti di conoscenza e valutazione della produzione vitivinicola italiana.

A questa valutazione si aggiungono i 93 punti di Doctor Wine, il progetto editoriale fondato e diretto dal critico enologico Daniele Cernilli, conosciuto per la sua attività di divulgazione e per la Guida Essenziale ai Vini d’Italia.

Il terzo riconoscimento arriva da Falstaff, autorevole pubblicazione internazionale dedicata al vino e alla gastronomia, che attribuisce anch’essa 93 punti al Primitivo della cantina brindisina.

Nella degustazione del 12 ottobre 2026, firmata da Othmar Kiem e Simon Staffler, Falstaff descrive un rosso rubino scuro, con riflessi violacei, riconoscendo profumi di frutta matura, prugna e chiodi di garofano. Al palato emergono concentrazione, struttura, tannini dolci, acidità armoniosa e una persistenza vellutata.

La vicinanza delle tre valutazioni costituisce un segnale di continuità qualitativa. Le differenze di sensibilità tra i degustatori non impediscono infatti di riconoscere nel Visellio 2022 le caratteristiche di un Primitivo dalla personalità definita, capace di coniugare potenza espressiva, morbidezza ed equilibrio.

Visellio Tenute Rubino_ Doctorwine

Uggìo-Punta Aquila, il territorio che dà identità al Visellio

Per comprendere il carattere del Visellio bisogna partire dalla terra in cui nasce.

Le sue uve provengono dalla tenuta Uggìo-Punta Aquila, una delle proprietà storiche di Tenute Rubino (si apre in una nuova scheda), situata sull’altopiano salentino, nell’area compresa tra Brindisi, Mesagne e Cellino San Marco.

La tenuta si estende su 48 ettari vitati, a un’altitudine di circa 80-100 metri sul livello del mare e a una distanza di 13 chilometri dalla costa adriatica.

È un territorio caratterizzato da suoli di medio impasto, con presenza di pietre, componenti limo-argillose e formazioni calcarenitiche. Le condizioni climatiche mediterranee, insieme alle escursioni termiche tra il giorno e la notte, contribuiscono a definire le caratteristiche delle uve.

Durante l’estate, secondo le rilevazioni riportate dall’azienda, le differenze di temperatura possono superare i 15 gradi. Un elemento importante per la maturazione delle componenti aromatiche e per la costruzione dell’identità dei vini prodotti in questo areale.

Qui il Primitivo trova condizioni favorevoli per esprimere concentrazione e struttura senza rinunciare alla complessità olfattiva.

La filosofia produttiva di Tenute Rubino è costruita proprio sulla relazione tra vitigno e territorio: non considerare i vigneti come una superficie indistinta, ma individuare per ciascuna varietà gli ambienti più adatti a valorizzarne le caratteristiche.

Dalla selezione delle uve alla barrique, come nasce il cru

Il Visellio Primitivo Salento IGT è uno dei cru aziendali, una selezione pensata per esprimere il potenziale qualitativo di uno specifico territorio e prodotta soltanto nelle annate considerate migliori.

È una scelta che distingue questa etichetta da una produzione orientata alla continuità commerciale: la selezione delle vendemmie diventa parte integrante dell’identità del vino.

Il protocollo produttivo descritto nella scheda tecnica aziendale prevede la raccolta manuale delle uve nella prima decade di settembre e la vinificazione in serbatoi d’acciaio, con fermentazione a temperatura controllata tra 22 e 24 gradi.

La macerazione, durante la quale il mosto rimane a contatto con le bucce per estrarre colore, tannini e sostanze aromatiche, dura indicativamente 18 giorni.

Segue la fermentazione malolattica, un processo che contribuisce ad ammorbidire il profilo gustativo del vino.

Il successivo percorso di maturazione prevede 5-6 mesi in acciaio, 8 mesi in barrique di rovere francese di primo passaggio e almeno 12 mesi in bottiglia. Sono le caratteristiche del metodo produttivo di riferimento del Visellio, mentre l’annata 2022 sta completando il percorso che precede la commercializzazione.

Il risultato è un Primitivo di grande intensità, con richiami alla frutta matura, sfumature speziate e mediterranee, tannini vellutati e un finale persistente.

La struttura lo rende particolarmente indicato per accompagnare piatti ricchi della tradizione gastronomica, preparazioni a base di carni, selvaggina e formaggi stagionati. La temperatura di servizio consigliata è compresa tra 16 e 18 gradi.

Visellio Tenute Rubino_ Falstaff

Visellio, un nome che racconta duemila anni di vino

Anche il nome dell’etichetta rappresenta una precisa scelta identitaria.

Visellio richiama un antico proprietario terriero di epoca romana, legato alla storia delle campagne brindisine e del fundus nel quale oggi ricade parte dei vigneti della famiglia Rubino.

Secondo la ricostruzione storica aziendale, nell’area della tenuta di Jaddico sono emerse testimonianze archeologiche di una villa rurale e di fornaci destinate alla produzione di anfore vinarie.

Quei recipienti venivano utilizzati per conservare e trasportare il vino pugliese lungo le rotte commerciali del Mediterraneo, testimoniando il ruolo dell’antico territorio brindisino nella produzione e negli scambi.

Il riferimento non è soltanto simbolico. Richiama una continuità storica che attraversa secoli di agricoltura, commerci e cultura materiale.

Il vino che oggi ottiene riconoscimenti dalla critica nazionale e internazionale porta dunque il nome di un protagonista di quell’antica economia agricola.

È un collegamento particolarmente significativo per Brindisi, città la cui storia portuale e commerciale è profondamente intrecciata con quella del Mediterraneo.

Da Tommaso a Luigi Rubino, la storia di un’impresa familiare

La storia moderna di Tenute Rubino comincia nella seconda metà degli anni Ottanta grazie all’intuizione dell’imprenditore brindisino Tommaso Rubino.

Nel 1985 Tommaso acquisisce le tenute di Uggìo e Punta Aquila, avviando un progetto di recupero e valorizzazione delle potenzialità agricole e vitivinicole del territorio. Nel 1990 amplia la proprietà con le tenute di Marmorelle e Jaddico, a nord di Brindisi.

La sua visione nasce dalla convinzione che le varietà storiche pugliesi possano rappresentare la base di una produzione di qualità, capace di superare una concezione del vino legata prevalentemente ai volumi.

Luigi Rubino e Romina Leopardi

Il passaggio decisivo avviene nel 1999, quando il figlio Luigi Rubino trasforma l’esperienza agricola familiare in un progetto vitivinicolo strutturato, dando vita al marchio Tenute Rubino e alla cantina di vinificazione e affinamento con sede a Brindisi.

Accanto a lui, Romina Leopardi contribuisce allo sviluppo del marchio, occupandosi in particolare di marketing, comunicazione e internazionalizzazione.

Il progetto unisce così due dimensioni complementari: la conoscenza delle campagne salentine e una moderna visione imprenditoriale, orientata alla qualità, al posizionamento dei vini e ai mercati esteri.

Un ruolo importante in questa evoluzione appartiene anche alle competenze tecniche. L’agronomo Piernicola Tondo, legato all’azienda dalla fine degli anni Ottanta, ha contribuito alla valorizzazione del patrimonio viticolo e alla definizione delle strategie agronomiche. L’enologo Luca Petrelli ha accompagnato lo sviluppo della produzione e l’affermazione delle etichette aziendali.

È proprio in questa fase di trasformazione che nasce, nel 2000, il Visellio.

La sua storia coincide dunque con gli inizi del percorso enologico di Tenute Rubino: un Primitivo concepito fin dall’origine come espressione di eccellenza, destinato a rappresentare le potenzialità di una viticoltura salentina attenta alla selezione delle uve, alla vinificazione e alla capacità di evolvere nel tempo.

Dal Primitivo al Susumaniello, la valorizzazione dei vitigni pugliesi

Il Visellio occupa una posizione importante nell’identità produttiva di Tenute Rubino, ma si inserisce in una strategia più ampia, costruita sulla valorizzazione delle varietà autoctone.

L’azienda ha legato il proprio nome soprattutto alla riscoperta del Susumaniello, antico vitigno dell’area brindisina che, negli anni Novanta, rischiava un progressivo abbandono.

Mentre una parte della viticoltura locale tendeva a privilegiare altre varietà, Luigi Rubino ha investito sulle potenzialità del Susumaniello, contribuendo alla sua affermazione come vino di qualità e facendone uno dei simboli della cantina.

Da questa scelta nasce anche Torre Testa, uno dei cru più rappresentativi dell’azienda.

Un percorso riconosciuto dalla critica: il Torre Testa 2021 DOC Brindisi Susumaniello ha ottenuto 96 punti nella Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026 di Doctor Wine ed è stato inserito tra i Vini Rivelazione della guida Vitae 2026.

Il Primitivo rappresenta l’altra grande direttrice di questo lavoro, attraverso interpretazioni differenti dello stesso vitigno.

Da un lato il Visellio, espressione del territorio di Uggìo-Punta Aquila e della denominazione Salento IGT; dall’altro, il Palombara Primitivo di Manduria DOC, prodotto nell’omonima tenuta di Lizzano.

Due territori, due denominazioni e due interpretazioni che testimoniano come la qualità del vino dipenda non soltanto dal vitigno, ma anche dal luogo di coltivazione e dalle scelte produttive.

Tenute Rubino ha progressivamente sviluppato questa filosofia attraverso cinque differenti realtà viticole del territorio pugliese, affiancando alla ricerca enologica l’attenzione alla sostenibilità, formalizzata anche attraverso il percorso di certificazione Equalitas – Organizzazione Sostenibile avviato nel 2022.

Tenute Rubino

Visellio 2022, il riconoscimento arriva prima del mercato

I tre punteggi ottenuti dal Visellio 2022 non rappresentano soltanto un nuovo risultato da aggiungere al palmarès della cantina brindisina.

Per Tenute Rubino costituiscono un ulteriore riconoscimento del lavoro compiuto su un’etichetta che da oltre venticinque anni accompagna l’evoluzione qualitativa del Primitivo salentino.

La convergenza delle valutazioni di AIS Vitae, Doctor Wine e Falstaff rafforza la reputazione del cru presso operatori, sommelier, enoteche e appassionati, creando attenzione intorno a un’annata che deve ancora arrivare al pubblico.

L’azienda non ha ancora indicato una data precisa per il debutto commerciale del Visellio 2022. Il vino prosegue infatti il proprio affinamento in bottiglia, fase fondamentale per completarne l’evoluzione.

Il significato di questo risultato va oltre il singolo riconoscimento. Racconta la capacità di un’impresa familiare di trasformare il patrimonio agricolo del Salento in valore enologico e imprenditoriale, mantenendo un legame riconoscibile con le proprie origini.

Dal fundus romano alle moderne tecniche di vinificazione, il Visellio continua così a raccontare una storia di territorio, famiglia e vino. Una storia nata nelle campagne di Brindisi che, attraverso le valutazioni della critica internazionale, trova oggi un’ulteriore occasione per farsi conoscere oltre i confini della Puglia.

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