Mercoledì 28 Ottobre 2026

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Economia

Porto di Brindisi, terminal multipurpose a Costa Morena

Dopo il carbone, l’AdSPMAM cerca investitori per 75mila metri quadrati e 550 metri di banchine. Mastro lo aveva annunciato allo SNIM 2026

di Direttore responsabile

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La sede dell’Autorità portuale di Brindisi
La sede dell'Autorità portuale di Brindisi

Dopo il carbone, l’AdSPMAM cerca investitori per 75mila metri quadrati e 550 metri di banchine. Mastro lo aveva annunciato allo SNIM 2026

BRINDISI – Trasformare l’ex banchina del carbone in un nuovo polo commerciale e logistico, capace di attrarre investimenti nazionali e internazionali e restituire competitività al porto di Brindisi. È questa la prospettiva industriale che prende forma a Costa Morena, dove l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale (AdSPMAM) (si apre in una nuova scheda) ha avviato la ricerca di operatori economici interessati alla realizzazione e alla gestione di un terminal multipurpose. Un’infrastruttura polifunzionale destinata a movimentare differenti tipologie di merci, utilizzando 75mila metri quadrati di aree portuali e circa 550 metri di banchine.

L’iniziativa segna un passaggio strategico nella riconversione dello scalo brindisino, chiamato a recuperare i traffici perduti con la cessazione dell’attività produttiva della centrale Federico II di Cerano e la crisi del petrolchimico. L’obiettivo è sostituire progressivamente la dipendenza da grandi insediamenti industriali con una struttura portuale diversificata, in grado di servire più filiere produttive e rafforzare i collegamenti commerciali con l’Adriatico, il Mediterraneo e i mercati europei.

Autorità di Sistema del Mar Adriatico Meridionale, Plan Terminal Multipurpose

La notizia era stata anticipata da Francesco Mastro, presidente dell’AdSPMAM, durante l’inaugurazione dello SNIM 2026, il Salone Nautico di Puglia (si apre in una nuova scheda). Nel servizio pubblicato da UnoGenio il 22 ottobre, dedicato alle prospettive dell’industria del mare, Mastro aveva annunciato: «Abbiamo finalmente pubblicato la manifestazione di interesse per l’utilizzo della famosissima banchina Enel».

Un annuncio che trova ora una definizione più precisa nell’avviso pubblico e nel comunicato ufficiale dell’Autorità portuale. La sfida è passare dalla disponibilità delle infrastrutture alla costruzione di nuove attività economiche, con investimenti privati, traffici commerciali e potenziali ricadute occupazionali per il territorio.

Costa Morena, 75mila metri quadrati per la nuova logistica

Il progetto interessa una porzione strategica del porto industriale di Brindisi, storicamente destinata all’approvvigionamento della centrale termoelettrica Enel.

L’area comprende circa 40 metri della banchina di Costa Morena Riva e circa 510 metri della banchina di Costa Morena Diga, tra radice e testata, oltre ai piazzali retrostanti. La superficie complessiva raggiunge i 75mila metri quadrati.

Il futuro terminal potrà essere destinato alla movimentazione, allo stoccaggio e al deposito di differenti categorie di merci. La caratteristica multipurpose permetterebbe di superare il modello di un’infrastruttura legata a una sola attività industriale, ampliando le possibilità di utilizzo commerciale dello scalo.

L’avviso contempla anche merci classificate come pericolose o rifiuti, nel rispetto delle normative applicabili, con esclusione delle merci esplosive e radioattive.

La possibilità di servire più categorie merceologiche rappresenta un elemento competitivo per gli operatori logistici, soprattutto in un mercato nel quale flessibilità operativa, disponibilità di spazi e collegamenti intermodali incidono sulle scelte di investimento.

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Concessione fino a 40 anni, canone tra 1,2 e 2 milioni

L’avviso pubblico dell’AdSPMAM (si apre in una nuova scheda) è finalizzato a verificare l’interesse del mercato per la realizzazione e la gestione del terminal, secondo quanto previsto dall’articolo 18 della legge 84 del 1994, che disciplina le concessioni di aree e banchine portuali.

La prospettiva indicata è quella di una concessione demaniale per uso esclusivo di durata compresa tra 20 e 40 anni. La durata effettiva dovrà essere definita in relazione agli investimenti necessari, ai tempi di ammortamento e alla sostenibilità dei piani economico-finanziari presentati dagli operatori.

Il canone demaniale annuo ipotizzato si colloca tra 1,2 e 2 milioni di euro. Si tratta del corrispettivo per l’utilizzo delle aree portuali, distinto dagli investimenti che il concessionario dovrà eventualmente sostenere per realizzare, attrezzare e gestire il terminal.

L’operazione punta dunque a coinvolgere capitali e competenze imprenditoriali nella valorizzazione di infrastrutture pubbliche.

È tuttavia essenziale precisare che la manifestazione di interesse non equivale all’aggiudicazione di una gara. L’Autorità portuale intende raccogliere proposte e informazioni prima di valutare l’avvio di una successiva procedura competitiva, aperta agli operatori economici in possesso dei requisiti previsti.

Non risultano quindi ancora individuati il futuro concessionario, il valore definitivo dell’investimento e i volumi di traffico che potranno essere movimentati.

Fondali e infrastrutture, la capacità commerciale del terminal

Le caratteristiche tecniche di Costa Morena costituiscono un elemento centrale nella valutazione delle opportunità offerte ai potenziali investitori.

Secondo il comunicato dell’Autorità portuale, la banchina di Costa Morena Diga dispone attualmente di fondali profondi circa 13 metri. L’AdSPMAM ha programmato un intervento di approfondimento finalizzato a raggiungere i 15-16 metri, potenzialmente entro il 2028-2029.

La documentazione tecnica richiamata nelle cronache sull’avviso indica invece un fondale attuale di 12,19 metri e un intervento per ripristinare la profondità originaria di 14 metri. Le differenti indicazioni richiederanno un chiarimento tecnico nelle successive fasi della procedura.

La profondità dei fondali è un parametro decisivo perché condiziona il pescaggio e le dimensioni delle navi che potranno accedere alle banchine, incidendo sulla competitività del terminal e sulle tipologie di traffico intercettabili.

Le aree operative presentano inoltre una portanza indicativa compresa tra 8 e 10 tonnellate per metro quadrato per carichi statici non puntuali.

Un altro vincolo riguarda la vicinanza dell’aeroporto di Brindisi. Le limitazioni aeronautiche impongono un’altezza massima di 50 metri sul livello medio del mare per le strutture e le operazioni interessate. Una condizione che dovrà essere considerata nella scelta delle gru, delle attrezzature e delle soluzioni logistiche.

Il raccordo ferroviario e il Nodo intermodale di Brindisi

Uno dei principali punti di forza dell’area è la disponibilità di un raccordo ferroviario lungo circa 490 metri a servizio della banchina.

Il collegamento, attualmente da ripristinare, si raccorda con il sistema ferroviario portuale di Costa Morena e, attraverso la rete del Consorzio ASI di Brindisi, consente l’accesso alla rete ferroviaria nazionale.

Il ripristino dell’infrastruttura potrà essere effettuato dal futuro concessionario e rappresenterebbe un elemento importante per sviluppare un sistema di trasporto integrato tra nave, ferrovia e piattaforme logistiche.

A questa prospettiva si collega il Nodo intermodale di Brindisi, progetto finanziato attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), i cui lavori principali sono stati aggiudicati nel 2024.

L’intervento prevede una nuova stazione ferroviaria merci con quattro binari lunghi 750 metri, dimensionati per accogliere convogli destinati al trasporto commerciale.

La nuova configurazione consentirà ai treni provenienti dall’area portuale e industriale di raggiungere direttamente la rete nazionale, evitando il passaggio attraverso la stazione centrale di Brindisi.

Il completamento di questo sistema potrebbe ampliare sensibilmente il mercato potenziale dello scalo, rendendo più efficiente il trasferimento delle merci verso le aree produttive pugliesi e i principali corridoi logistici nazionali.

L’intermodalità rappresenta anche un fattore di sostenibilità: una maggiore utilizzazione del trasporto ferroviario potrebbe contribuire a contenere la componente stradale della movimentazione delle merci.

Enel chiede altri otto mesi per completare lo smantellamento

La realizzazione del nuovo terminal è legata anche alla conclusione delle attività di dismissione delle infrastrutture precedentemente utilizzate da Enel Produzione (si apre in una nuova scheda).

L’azienda energetica ha chiesto una nuova concessione di otto mesi per completare lo smantellamento degli impianti presenti sulla banchina di Costa Morena Diga e procedere al ripristino dello stato dei luoghi.

La concessione in essere è in scadenza alla fine di ottobre. La richiesta di proroga riguarda quindi una fase operativa che dovrà essere coordinata con il percorso amministrativo avviato dall’Autorità portuale.

Si tratta di un passaggio determinante: la disponibilità effettiva delle aree e il completamento delle attività di smantellamento condizioneranno la possibilità di avviare eventuali nuovi insediamenti.

La vicenda assume un significato più ampio nel quadro della transizione industriale brindisina. Per decenni il carbone destinato alla centrale Federico II ha rappresentato uno dei principali traffici dello scalo. La cessazione di questa attività ha modificato profondamente gli equilibri economici del porto, rendendo necessaria la ricerca di nuove specializzazioni commerciali.

Il terminal multipurpose costituisce una possibile risposta a questa trasformazione, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di attrarre operatori con programmi industriali concreti e traffici economicamente sostenibili.

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MSC, Grimaldi e l’interesse degli operatori cinesi

La disponibilità della banchina Enel si inserisce in un contesto nel quale, negli ultimi anni, sono emerse interlocuzioni con importanti gruppi internazionali della logistica e del trasporto marittimo.

Tra i nomi richiamati nelle cronache portuali figurano MSC (si apre in una nuova scheda) e Grimaldi (si apre in una nuova scheda), oltre a investitori cinesi e a gruppi automobilistici come Great Wall Motor (si apre in una nuova scheda) e Dongfeng Motor (si apre in una nuova scheda).

Per Grimaldi, in particolare, era emersa nel 2024 una proposta relativa alla zona franca doganale di Costa Morena e alla banchina Enel, con un investimento prospettato di 60 milioni di euro e una previsione di 240 occupati diretti. L’ipotesi comprendeva una piattaforma logistica di circa 20mila metri quadrati destinata soprattutto alla movimentazione di veicoli.

L’interesse per il traffico automobilistico si collega alle prospettive di importazione e distribuzione di vetture attraverso i porti del Mediterraneo. Il segmento delle navi car carrier, specializzate nel trasporto di autoveicoli, rappresenta una possibile direttrice di sviluppo per Brindisi.

Anche MSC è stata al centro di interlocuzioni relative alla possibilità di utilizzare lo scalo brindisino per nuovi traffici commerciali e containerizzati. Nel dibattito portuale sono state richiamate, inoltre, le potenzialità dell’infrastruttura ferroviaria e dei fondali per attrarre grandi operatori marittimi.

In occasione dello SNIM 2026, Mastro ha fatto riferimento anche a un incontro con investitori cinesi, confermando l’attenzione verso il possibile ampliamento delle relazioni commerciali internazionali del porto.

Queste prospettive devono però essere tenute distinte dalla procedura appena avviata. Le interlocuzioni e le precedenti proposte industriali non costituiscono, di per sé, manifestazioni di interesse formalmente presentate per il nuovo terminal. La partecipazione dei singoli gruppi dovrà essere verificata alla scadenza dell’avviso.

Mastro: «Apriamo il mercato a nuovi investimenti»

Per il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, Francesco Mastro, la pubblicazione dell’avviso rappresenta l’attuazione di una strategia collegata al nuovo Piano regolatore portuale e alla necessità di recuperare i traffici perduti.

«Non abbiamo perso tempo: abbiamo avviato subito un percorso concreto per trasformare le opportunità offerte dal nuovo Piano Regolatore Portuale in occasioni reali di sviluppo per Brindisi».

Mastro indica nell’apertura agli investitori nazionali e internazionali uno degli strumenti fondamentali per rafforzare la competitività dello scalo.

«Con questa manifestazione di interesse apriamo il mercato, chiamiamo gli operatori nazionali e internazionali a misurarsi con le potenzialità del porto e poniamo le basi per nuovi investimenti e insediamenti. Il potenziamento infrastrutturale di un porto amplifica significativamente la sua capacità commerciale, rendendolo maggiormente attrattivo e competitivo, al servizio delle imprese e dell’economia del territorio. Brindisi gode di cospicui investimenti per le infrastrutturazioni».

La prospettiva illustrata dal presidente non riguarda soltanto Costa Morena, ma un programma di infrastrutturazione destinato a diversificare le attività portuali.

«Questa manifestazione di interesse, come la concessione Logiport e i nuovi pontili sulla banchina Regina Margherita, è una immediata risposta alla interruzione dei traffici precedentemente esistenti con il carbone della centrale termoelettrica e alla crisi del Petrolchimico che, per cause ovviamente indipendenti dall’Autorità portuale, hanno quasi azzerato un florido traffico che ora va necessariamente riconvertito».

La riconversione dei traffici industriali si accompagna, nella strategia dell’Autorità, al potenziamento del trasporto passeggeri e alla progressiva sostenibilità energetica delle infrastrutture.

«In itinere sono già in considerevole avviamento le procedure per la costruzione dei due nuovi terminal per traghetti e crociere che hanno dovuto subire un ritardo di 5 anni per essere stati bloccati da provvedimenti giudiziari, sbloccati sono qualche mese fa. Inoltre, procede speditamente la realizzazione dell’impianto di cold ironing, in linea con le direttive europee e del Ministero di utilizzo di energie alternative ed ecosostenibili».

La visione del presidente lega direttamente lo sviluppo delle infrastrutture portuali alle prospettive dell’economia locale.

«Un porto che cresce, si attrezza e guarda a nuovi traffici è un porto che crea opportunità e contribuisce concretamente allo sviluppo del suo territorio, per far fronte ad una crisi economica caduta dall’alto».

Dallo SNIM 2026 al waterfront, la strategia per il porto

Le dichiarazioni rilasciate da Mastro durante l’inaugurazione dello SNIM 2026 assumono oggi un significato ancora più preciso.

L’annuncio della manifestazione di interesse per la banchina Enel, formulato davanti agli operatori della nautica e dell’economia del mare, anticipava una delle principali iniziative del nuovo corso infrastrutturale dello scalo.

Nella stessa occasione, il presidente aveva annunciato anche l’imminente rilascio della concessione per il waterfront di viale Regina Margherita, con l’obiettivo di riportare le imbarcazioni da diporto lungo un tratto del fronte mare cittadino e valorizzare uno spazio finora sottoutilizzato.

Le due operazioni riguardano attività differenti ma complementari: da una parte la logistica commerciale e industriale, dall’altra la nautica da diporto e il rapporto tra porto e città.

A queste iniziative si aggiungono i programmi per i nuovi terminal traghetti e crociere e la realizzazione del cold ironing, il sistema che permette alle navi ormeggiate di alimentarsi dalla rete elettrica di terra, riducendo l’impiego dei generatori di bordo e le relative emissioni locali.

Il risultato atteso è un porto più articolato, capace di affiancare al trasporto passeggeri e alla nautica un sistema commerciale meno dipendente dalle vicende delle singole grandi industrie.

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Il futuro di Brindisi tra Blue Economy e nuovi traffici

Il progetto di Costa Morena rappresenta un tassello della più ampia trasformazione economica che interessa Brindisi, città storicamente caratterizzata dalla presenza di grandi impianti energetici, chimici e industriali.

La crisi di queste attività ha ridotto importanti flussi commerciali, ma ha contemporaneamente aperto il tema del riutilizzo delle infrastrutture e della diversificazione produttiva.

Il porto dispone di un patrimonio che comprende banchine, fondali, piazzali, raccordi ferroviari e collegamenti con la rete stradale e industriale del territorio. La possibilità di riorganizzare queste dotazioni attorno a nuovi traffici costituisce un elemento centrale per attrarre investimenti.

In questa prospettiva, la Blue Economy assume una dimensione che va oltre la nautica da diporto e il turismo marittimo. Comprende logistica, trasporto delle merci, servizi portuali, infrastrutture energetiche, innovazione e attività industriali connesse al mare.

La competitività di Brindisi dipenderà dalla capacità di integrare queste funzioni, valorizzando la posizione geografica dello scalo lungo le direttrici dell’Adriatico e del Mediterraneo orientale.

Resta tuttavia una questione decisiva: la disponibilità di infrastrutture non determina automaticamente nuovi traffici o nuova occupazione. Saranno i progetti industriali, gli investimenti effettivamente realizzati, le connessioni logistiche e la capacità commerciale degli operatori a misurare il successo della riconversione.

Manifestazioni di interesse entro il 21 dicembre 2026

Gli operatori economici interessati alla realizzazione e gestione del terminal multipurpose di Costa Morena potranno presentare la propria manifestazione di interesse entro le ore 12 del 21 dicembre 2026, sessantesimo giorno successivo alla pubblicazione dell’avviso sull’Albo Pretorio dell’Autorità portuale.

Le modalità di partecipazione e la relativa documentazione sono disponibili sul sito istituzionale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, nella procedura denominata «Manifestazione di interesse per l’individuazione di O.E. interessati alla realizzazione e gestione di un Terminal Multipurpose ex art. 18 legge n. 84/1994».

Alla scadenza, l’Autorità potrà valutare il grado di interesse del mercato e acquisire gli elementi necessari per decidere se avviare una successiva procedura pubblica per l’affidamento in concessione delle aree.

Il prossimo passaggio sarà comprendere quali operatori decideranno concretamente di investire e quali attività potranno essere sviluppate.

Per Brindisi, la trasformazione dell’ex banchina Enel costituisce dunque molto più di un intervento infrastrutturale: è una delle prove della capacità del sistema portuale di accompagnare la transizione industriale della città, recuperare traffici commerciali e costruire nuove opportunità economiche dopo la stagione del carbone.

Informazioni, documentazione e contatti per il terminal

Gli operatori economici interessati alla realizzazione e gestione del terminal multipurpose di Costa Morena possono consultare l’avviso e la relativa documentazione sul sito dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, nella sezione dedicata alla manifestazione di interesse per il terminal multipurpose (si apre in una nuova scheda). Il termine per presentare le candidature è fissato alle ore 12 del 21 dicembre 2026. Per informazioni è possibile contattare la sede di Brindisi dell’Autorità portuale al numero 0831 562649, scrivere all’indirizzo protocollo@adspmam.it oppure utilizzare la PEC protocollo@pec.adspmam.it. Le modalità ufficiali di presentazione delle manifestazioni di interesse restano quelle indicate nell’avviso pubblico.

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