Martedì 27 Ottobre 2026

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Economia

SNIM 2026, la tutela del mare sostiene la Blue Economy

A Brindisi Eleonora Cerroni propone tavoli stabili tra istituzioni, ricerca e imprese. Il confronto coinvolge ISPRA e aree marine protette

di Direttore responsabile

· 6 min di lettura

Snim 2026, Marina di Brindisi_ Foto di Antonio Portolano
Snim 2026, Marina di Brindisi_ Foto di Antonio Portolano

BRINDISI – La tutela del mare come investimento sul futuro economico dei territori costieri. Proteggere gli ecosistemi, conservare la biodiversità e valorizzare il patrimonio sommerso significa anche creare le condizioni per uno sviluppo duraturo della Blue Economy. È il messaggio emerso allo SNIM 2026 – Salone Nautico di Puglia (si apre in una nuova scheda), durante la tavola rotonda dedicata allo sviluppo sostenibile del mare, ospitata al Marina di Brindisi (si apre in una nuova scheda). Un confronto che ha riunito istituzioni, università, gestori delle aree marine protette e associazioni ambientaliste intorno a una questione strategica: trasformare la protezione delle risorse naturali in un elemento strutturale delle politiche di crescita.

Un momento dell’incontro moderato da Eleonora Cerroni,
delegata allo sport dell’Osservatorio Nazionale Tutela del Mare ONTM_ a destra nella foto

A indicare una possibile direzione è stata Eleonora Cerroni (si apre in una nuova scheda), delegata allo sport dell’Osservatorio Nazionale Tutela del Mare (ONTM), che ha moderato l’incontro proponendo l’attivazione di tavoli di confronto stabili tra istituzioni, ricerca scientifica, imprese e operatori economici. L’obiettivo è superare la frammentazione delle iniziative e costruire una collaborazione capace di coniugare sostenibilità ambientale, sviluppo produttivo e occupazione.

Il dibattito, inserito nella ventiduesima edizione del Salone Nautico di Puglia, presieduto da Giuseppe Meo, ha affrontato temi che riguardano direttamente il futuro della Puglia e del Mediterraneo: dalla salvaguardia degli habitat marini alla valorizzazione dell’archeologia subacquea, fino al contrasto dell’inquinamento da plastica e alle opportunità economiche legate al mare.

Snim 2026, il videomessaggio di Maria Alessandra Gallone, presidente dell’ISPRA

ISPRA e ricerca scientifica, i dati per proteggere il mare

Il contributo istituzionale è arrivato anche attraverso il videomessaggio di Maria Alessandra Gallone (si apre in una nuova scheda), presidente dell’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (si apre in una nuova scheda) e già senatrice della Repubblica. Al centro del suo intervento, l’importanza della conoscenza scientifica e del monitoraggio ambientale per definire politiche di tutela efficaci e misurarne i risultati.

Disporre di dati aggiornati sugli habitat, sulle specie marine e sulle pressioni provocate dalle attività umane consente di individuare le priorità di intervento e valutare l’efficacia delle misure adottate. In questo quadro assumono particolare rilevanza le attività di mappatura e ripristino degli ecosistemi, insieme alla collaborazione tra enti di ricerca, amministrazioni pubbliche e sistema produttivo.

Sulla stessa linea il contributo del professor Maurizio Pinna, che ha evidenziato il ruolo della ricerca scientifica nella conoscenza degli ecosistemi e nella definizione di strategie di conservazione fondate su dati verificabili. La disponibilità di informazioni attendibili rappresenta il punto di partenza per calibrare gli interventi e verificare se le politiche ambientali producano i risultati attesi.

Anche Marco Visconti ha richiamato l’importanza strategica della Blue Economy e la necessità di integrare le politiche ambientali con le attività economiche. La sfida è fare in modo che le opportunità offerte dal mare possano tradursi in sviluppo senza compromettere gli equilibri naturali dai quali dipendono.

Torre Guaceto una veduta

Da Torre Guaceto a Porto Cesareo, la tutela diventa sviluppo

Le esperienze delle aree marine protette pugliesi hanno rappresentato uno dei passaggi più concreti del confronto. Alessandro Ciccolella (si apre in una nuova scheda), per il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto (si apre in una nuova scheda), e Marco D’Adamo, direttore dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo, hanno portato l’attenzione sul rapporto tra conservazione della biodiversità, fruizione turistica ed esigenze delle comunità locali.

Due realtà del territorio salentino nelle quali la gestione degli habitat deve confrontarsi quotidianamente con attività economiche, turismo e presenza umana. La protezione ambientale diventa così parte di un modello di sviluppo che richiede regole, monitoraggio, collaborazione con gli operatori e valorizzazione delle risorse naturali.

Per Brindisi e per il Salento, questo approccio assume un significato particolare. La qualità delle acque, la conservazione dei fondali e la tutela dei paesaggi costieri rappresentano fattori importanti anche per l’attrattività turistica e per le attività legate alla nautica. Le aree marine protette possono inoltre contribuire alla diffusione di pratiche sostenibili, dimostrando come la tutela della biodiversità possa convivere con una fruizione responsabile del territorio.

Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo, panoramica dall’alto

Archeologia subacquea e turismo culturale

La relazione tra mare, storia e nuove opportunità economiche è stata approfondita dalla professoressa Rita Auriemma, che ha illustrato il valore del patrimonio culturale sommerso, delle ricerche archeologiche subacquee e dei progetti di valorizzazione dei paesaggi costieri.

Relitti, siti archeologici sommersi e testimonianze delle antiche rotte commerciali costituiscono una risorsa culturale capace di arricchire l’offerta turistica attraverso itinerari di conoscenza e forme di fruizione sostenibile.

La valorizzazione del patrimonio sommerso può contribuire a diversificare le esperienze offerte dai territori costieri, collegando ricerca, identità locale e turismo culturale, nel rispetto delle esigenze di conservazione. Una prospettiva particolarmente significativa per il territorio brindisino, storicamente legato alle rotte del Mediterraneo e al rapporto tra attività portuali, navigazione e patrimonio archeologico.

Un ulteriore contributo è arrivato da Silvia Pettinicchio (si apre in una nuova scheda), in rappresentanza di Plastic Free, che ha richiamato l’importanza delle attività di sensibilizzazione, della raccolta di dati e degli interventi sul campo per contrastare l’inquinamento da plastica.

Un problema che coinvolge istituzioni, imprese e cittadini e che richiede di tradurre gli obiettivi ambientali e le disposizioni europee in comportamenti responsabili e azioni concrete.

Snim 2026, tavola rotonda dedicata allo sviluppo sostenibile del mare

Blue Economy, in Europa 263 miliardi di valore aggiunto

Il peso economico delle attività legate al mare emerge anche dal Rapporto UE sulla Blue Economy 2025 della Commissione europea. Secondo le stime riferite al 2023, i settori dell’economia blu dell’Unione hanno generato circa 263 miliardi di euro di valore aggiunto lordo, impiegando 4,88 milioni di persone.

Numeri che comprendono attività differenti, dal turismo costiero ai trasporti marittimi, e confermano la rilevanza economica e occupazionale del comparto a livello europeo. La crescita delle attività marittime pone però una questione centrale: garantire che l’utilizzo delle risorse naturali non ne comprometta la capacità di sostenere nel tempo l’economia e le comunità costiere.

Parallelamente, l’Unione europea ha rafforzato gli obiettivi di protezione ambientale attraverso il Regolamento UE 2024/1991, conosciuto come Nature Restoration Law. La normativa prevede misure di ripristino su almeno il 20% delle aree terrestri e almeno il 20% di quelle marine dell’Unione entro il 2030, con l’obiettivo di estendere gli interventi a tutti gli ecosistemi che necessitano di recupero entro il 2050.

Il rapporto tra tutela e sviluppo diventa quindi una questione che riguarda direttamente le scelte economiche e territoriali. Per la Puglia significa anche affrontare il tema della sostenibilità delle attività marittime, della valorizzazione turistica, della gestione delle aree costiere e delle opportunità offerte dalla ricerca e dall’innovazione.

Snim 2026, Marina di Brindisi, panoramica_ Foto di Antonio Portolano

Eleonora Cerroni: «La tutela del mare è sviluppo economico»

A sintetizzare il significato del confronto è Eleonora Cerroni, delegata allo sport dell’Osservatorio Nazionale Tutela del Mare, che sottolinea la necessità di costruire una collaborazione continuativa tra tutti i protagonisti dell’economia marittima.

«Credo profondamente che la tutela del mare sia una condizione del suo stesso sviluppo economico. La conservazione degli ecosistemi non è separata dalla capacità dei territori di generare lavoro, reddito e opportunità: ne costituisce una delle basi.

Per questo ritengo necessario superare la frammentazione tra le diverse realtà che operano intorno al mare. Occorre avviare tavoli di confronto stabili, soprattutto con gli enti e le istituzioni, per mettere a sistema la ricerca scientifica, le aree marine protette, le associazioni, le imprese e gli operatori economici.

Il mare fornisce servizi ecosistemici fondamentali per la biodiversità, la qualità della vita e l’economia delle comunità costiere. Riconoscerne il valore significa tenerlo in considerazione nelle decisioni pubbliche e nelle strategie di sviluppo, evitando che la crescita delle attività produttive comprometta le risorse da cui essa stessa dipende.

Snim 2026, Marina di Brindisi, visitatori sul pontile_ Foto di Alessio Capogna

Il Salone Nautico di Puglia rappresenta un’importante occasione per rafforzare questo dialogo. La sfida è costruire una visione condivisa nella quale tutela ambientale, ricerca, innovazione e Blue Economy possano procedere insieme, trasformando le esperienze virtuose in pratiche concrete e replicabili».

La prospettiva emersa a Brindisi è quella di un’economia del mare nella quale la qualità ambientale rappresenti una risorsa strategica da preservare e valorizzare. La proposta di tavoli di confronto stabili costituisce un’indicazione di lavoro per superare la frammentazione delle iniziative e mettere in relazione competenze scientifiche, responsabilità istituzionali e interessi produttivi.

La sfida sarà trasformare il dialogo avviato allo SNIM in una collaborazione continuativa, capace di produrre risultati verificabili per l’ambiente e nuove opportunità per le comunità costiere. Perché il futuro della Blue Economy passa anche dalla capacità di conservare il patrimonio naturale, culturale ed economico che rende il mare una risorsa insostituibile.

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