Porto Cesareo, il mare diventa un parco archeologico

Parco Sommerso e Costiero Porto Cesareo una veduta

Apre il Parco sommerso e costiero: Rita Auriemma racconta tremila anni di storia tra villaggi, relitti, monete, anfore e necropoli romane

di Antonio Portolano

Il mare di Porto Cesareo si legge ormai anche come un libro di storia. Le sue pagine sono adagiate sui fondali, affiorano lungo la costa e attraversano oltre tre millenni: un villaggio dell’età del Bronzo, un insediamento romano, una necropoli sommersa, relitti, colonne monumentali, anfore, monete e oggetti appartenuti a persone vissute secoli fa.

A guidare il progetto è Rita Auriemma, direttrice scientifica del Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo, professoressa dell’Università del Salento e archeologa subacquea. Durante l’inaugurazione ha ricostruito il lungo percorso di ricerca che ha permesso di rendere accessibile un patrimonio rimasto per secoli sotto il mare.

«Da questa sera Porto Cesareo ha il suo Parco sommerso e costiero. Non è l’inaugurazione di un’opera: è il punto d’arrivo di un ragionamento cominciato più di vent’anni fa – spiega Rita Auriemma -, quando iniziammo a chiederci cosa fare di un patrimonio che nessuno poteva vedere».

Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo, panoramica dall’alto

È cominciato da quella domanda il percorso che ha condotto all’apertura del Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo. Il 24 luglio 2026, il taglio del nastro a Scalo di Furno ha trasformato un patrimonio fino ad allora accessibile soprattutto agli studiosi e agli esploratori dei fondali in un paesaggio culturale aperto alla comunità e ai visitatori.

Il 25 luglio il Parco ha accolto il pubblico con una prima giornata di attività gratuite. La storia custodita tra Scalo di Furno, Torre Chianca e il mare di Porto Cesareo è diventata un’esperienza da vivere camminando lungo la costa, nuotando con maschera e boccaglio, navigando in canoa, su SUP o a bordo di un natante alimentato dall’energia solare.

Non un museo costruito attorno ai reperti, ma un grande spazio archeologico nel quale i beni restano nei luoghi che li hanno conservati. Terra e mare diventano parti di un solo racconto, mentre ricerca scientifica, tutela ambientale, accessibilità, archeologia pubblica e turismo sostenibile confluiscono in uno dei progetti culturali più affascinanti realizzati lungo la costa salentina.

Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo, un percorso

Il Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo

Il progetto è stato realizzato nell’ambito del Bando Smart-In Archeologia della Regione Puglia e mette in relazione siti, reperti e itinerari appartenenti a epoche differenti.

Il sistema abbraccia l’insediamento dell’età del Bronzo di Scalo di Furno, l’abitato romano e la necropoli sommersa di Torre Chianca, relitti, carichi navali e testimonianze delle rotte che per secoli hanno attraversato il Mediterraneo.

A ricostruirne la genesi, le scoperte e gli aneddoti è stata Rita Auriemma, direttrice scientifica del progetto, professoressa, ricercatrice e archeologa subacquea dell’Università del Salento.

Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo, la stele

Rita Auriemma, vent’anni di ricerca nel mare

Il lavoro di Rita Auriemma unisce lo studio dei reperti alla lettura dei paesaggi costieri, la ricerca subacquea alla valorizzazione, il sapere universitario alle conoscenze maturate dalle comunità che vivono quotidianamente il mare.

Durante l’inaugurazione, la direttrice scientifica ha affidato alle proprie parole il racconto del Parco, seguendo il filo che lega mura, isolotti, fondali, relitti, oggetti quotidiani e persone vissute lungo questa costa.

Tremila anni nello stesso paesaggio

La chiave per comprendere il Parco è nel rapporto tra la linea di costa attuale e quella antica: due immagini dello stesso territorio separate dalle trasformazioni del mare.

«Sui fondali e lungo questa costa è conservata una storia lunga oltre tre millenni – racconta Rita Auriemma -, dall’età del Bronzo all’età moderna, senza interruzioni. Ed è la ragione per cui il Parco si chiama insieme sommerso e costiero: quello che il mare ha coperto non è un fondale qualsiasi, è una fascia di costa antica che va immaginata in continuità con ciò che resta a terra».

Colonne e ricostruzione 3d

Scalo di Furno, il villaggio prosegue sott’acqua

È lungo il tratto compreso tra il promontorio e l’isolotto che la continuità tra terra e mare diventa immediatamente leggibile.

«A Scalo di Furno il villaggio dell’età del Bronzo prosegue sott’acqua – prosegue Rita Auriemma -, con allineamenti murari e un lastricato tra il promontorio e l’isolotto, a due o tre metri di profondità. L’Isola della Chianca, oggi separata, un tempo era attaccata alla terraferma. Terra e mare, qui, sono lo stesso paesaggio in due momenti diversi».

Il Parco consente di attraversare questo paesaggio senza separare le strutture rimaste sulla terraferma da quelle oggi sommerse.

Torre Chianca, l’abitato romano nel momento della fine

Il capitolo più recente della ricerca si apre a Torre Chianca, dove gli ultimi saggi hanno restituito una sequenza archeologica di particolare nitidezza.

«Le indagini del 2025 e le ultime terminate in questi giorni, a Torre Chianca – vari saggi di scavo, a terra e in acqua – ci hanno restituito qualcosa che non ci aspettavamo di leggere con questa nitidezza. Abbiamo trovato un insediamento romano – ricostruisce Rita Auriemma – che viveva dello sfruttamento delle risorse del mare, e lo abbiamo trovato nel momento della sua fine. I crolli sono caotici: embrici e murature mescolati, come dopo un evento improvviso e violento. Un terremoto, forse un maremoto. Poi il fuoco».

Parco Sommerso e Costiero Scalo di Furno

Anfore, lucerne e oggetti rimasti sotto i crolli

Il deposito archeologico ha conservato gli oggetti nei luoghi in cui si trovavano quando l’abitato fu colpito.

«Sotto i crolli, appoggiate ai piani d’uso, sono rimaste le anfore, alcune intere, le lucerne, la ceramica da cucina – spiega Rita Auriemma -, e un portalucerne in bronzo che era un oggetto d’arredo, non da magazzino».

Quei materiali consentono di leggere gli ambienti non soltanto come strutture, ma come spazi utilizzati e abitati.

Le 210 monete e la cassetta perduta nell’incendio

Nello strato bruciato, una scoperta ha fornito un riferimento cronologico e una traccia diretta delle persone che vivevano nell’insediamento.

«E nello strato bruciato un gruzzolo di duecentodieci monete – racconta Rita Auriemma -, con una placchetta e un chiodino che fanno pensare a una cassetta di legno andata perduta nell’incendio. Le monete ci dicono che tutto questo accadde dopo il 364 dopo Cristo. Qualcuno, quella sera, non ebbe il tempo di tornare a prendere i suoi risparmi».

L’ipotesi dello tsunami del 365 dopo Cristo

La datazione apre una possibilità che la ricerca mantiene sul piano dell’ipotesi.

«Forse fu colpa del grande tsunami che si generò sul fondo del mare al largo di Creta il 21 luglio del 365 d.C. – osserva Rita Auriemma -, raccontato dagli autori antichi come un evento di portata universale, una punizione divina o di altri che ne seguirono, tra cui uno che interessò la Sicilia e quindi le coste dello Ionio».

Il possibile collegamento con lo tsunami del 365 dopo Cristo non è presentato come una certezza. La sequenza dei crolli, dell’incendio e degli oggetti rimasti sui piani d’uso documenta però la rapidità dell’evento che colpì l’abitato.

Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo Torre Chianca

Nelle anfore la storia delle risorse del mare

Anche i reperti più piccoli hanno contribuito a ricostruire le attività economiche e la vita quotidiana del sito romano.

«Il microscavo di due anfore – precisa Rita Auriemma – ci ha detto anche cosa contenevano: resti di pesce minutissimi, con ogni probabilità salagioni importate dal Nordafrica o forse prodotte qui».

L’analisi apre quindi due possibilità: prodotti arrivati attraverso le rotte mediterranee oppure lavorazioni realizzate direttamente lungo la costa di Porto Cesareo.

La condotta fognaria dell’insediamento romano

La rilettura delle strutture ha permesso di attribuire una funzione precisa anche a un canale che attraversa il promontorio.

«E abbiamo capito che il canale che attraversa il promontorio, con la sua vasca di decantazione, era la condotta fognaria dell’abitato, in uso dal I al IV secolo – aggiunge Rita Auriemma. Sono dettagli che sembrano modesti; sono invece il modo in cui un luogo smette di essere un elenco di rovine e torna a essere un posto dove qualcuno viveva».

Anfore, resti alimentari, sistemi di scarico e oggetti d’arredo ricompongono così gli spazi, le attività e l’organizzazione quotidiana della comunità romana.

Il relitto delle cinque colonne monumentali

Oltre gli insediamenti costieri, il Parco conduce verso le testimonianze sommerse delle rotte mediterranee.

«Il mare custodisce il resto. Il relitto delle colonne – racconta Rita Auriemma -, una nave da carico affondata tra il II e il III secolo con le sue 5 colonne monumentali in marmocipollino imbarcato in Eubea».

Il carico documenta la circolazione di materiali monumentali destinati ai grandi cantieri del mondo romano.

Le anfore tripolitane, patrimonio culturale e naturale

Sul fondale, un altro carico mostra come il tempo possa sovrapporre la vita marina alla storia degli uomini.

«Il carico di anfore tripolitane – continua Rita Auriemma -, oggi diventato una scogliera viva di flora e fauna: patrimonio culturale e naturale nella stessa immagine».

Archeologia e biodiversità convivono così nello stesso sito, senza che l’una possa essere separata dall’altra.

Lo scafo bizantino di Bacino Grande

La lunga cronologia del Parco prosegue nel Medioevo con un’imbarcazione individuata a Bacino Grande.

«Uno scafo bizantino spiaggiato a Bacino Grande – ricorda Rita Auriemma -, datato al radiocarbonio tra il 770 e il 1020».

Il ritrovamento conferma la continuità delle frequentazioni e della navigazione lungo la costa di Porto Cesareo.

Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo, l’anello di Basilio con sigillo

L’anello d’oro di Basilio e il viaggio verso Roma

Nelle stesse acque è emerso un reperto legato a un personaggio identificabile e a una missione diplomatica.

«E in queste acque è stato ritrovato l’anello-sigillo d’oro di Basilio, alto funzionario di Bisanzio tra l’862 e l’866 – spiega Rita Auriemma -, che nell’867 partecipò a un’ambasceria diretta a Roma. Non possiamo dimostrarlo, ma la coincidenza è troppo bella per non porsi la domanda: naufragò qui, sulla via del ritorno?».

Il ritrovamento non permette di ricostruire con certezza il destino di Basilio, ma inserisce questo tratto di costa nelle rotte diplomatiche e politiche del Mediterraneo medievale.

Thot, la statua egizia recuperata dai fratelli Colelli

Una delle storie più singolari del patrimonio sommerso di Porto Cesareo comincia nel 1932 e coinvolge tre pescatori del luogo.

«C’è poi una storia che dice tutto di questo luogo. Nel 1932 tre pescatori di Porto Cesareo, i fratelli Colelli – ricorda Rita Auriemma -, tirarono su durante una battuta di ricci una statua in basalto verde del dio egizio Thot, con un’iscrizione in geroglifici. È al Museo di Taranto».

Per decenni il reperto è rimasto privo di un contesto di provenienza precisamente identificato.

Novant’anni dopo, la ricerca completa la scoperta

Le indagini più recenti hanno consentito di ricongiungere la statua al fondale dal quale, con ogni probabilità, era stata recuperata.

«Le nostre ricerche recenti hanno individuato da dove veniva – prosegue Rita Auriemma -: un cumulo di pietrame sul fondale a sud dell’isola della Malva, con ogni probabilità la zavorra di un’imbarcazione. Novant’anni dopo, la scienza ha completato il lavoro cominciato da tre uomini con una maschera».

La vicenda unisce la conoscenza maturata dai pescatori agli strumenti della ricerca archeologica, in due momenti della stessa scoperta separati da novant’anni.

Porto Cesareo, sub a lavoro nel parco archeologico

Scalo di Furno, restauri e archeologia sperimentale

Il Parco rende accessibile il patrimonio senza sottrarlo al luogo che lo ha conservato. Il percorso terrestre prende forma nell’area di Scalo di Furno.

«Il Parco che consegniamo stasera nasce da qui. A Scalo di Furno abbiamo restaurato le strutture messe in luce dagli scavi precedenti – illustra Rita Auriemma -: la possente fortificazione, la porta urbica, i piani pavimentali della comunità che qui viveva nel secondo millennio».

Passerelle, totem e infopoint permettono di attraversare l’area emersa e di metterla in relazione con le strutture che proseguono sotto il livello del mare.

Le fornaci della media età del Bronzo

La visita comprende anche strutture ricostruite per mostrare tecniche e attività delle comunità antiche.

«Abbiamo ricostruito con l’archeologia sperimentale – aggiunge Rita Auriemma – due fornaci per la cottura dei vasi della media età del Bronzo; l’area è percorribile con passerelle, totem e infopoint».

L’archeologia sperimentale affianca così la visita dei resti originali, aiutando il pubblico a comprendere i processi produttivi dell’insediamento.

Gli itinerari verso relitti, anfore e necropoli

Il percorso prosegue in acqua attraverso differenti strumenti di visita e interpretazione.

«In mare abbiamo allestito gli itinerari verso il relitto delle colonne, le anfore tripolitane, la necropoli sommersa – spiega Rita Auriemma -: segnaletica subacquea, booklet subacquei, un natante a energia solare, SUP e canoe anche trasparenti».

Le modalità di fruizione collegano i diversi siti senza trasformare il fondale in una semplice esposizione di reperti.

Porto Cesareo, inaugurazione del parco sommerso

Un Parco accessibile anche senza immergersi

Il sistema è stato concepito per offrire più livelli di esperienza, rivolgendosi anche a chi non pratica immersioni.

«Chi non si immerge vede comunque. Chi si immerge capisce ciò che vede – sottolinea Rita Auriemma. È la musealizzazione in situ che la Convenzione UNESCO del 2001 indica come strada maestra: il bene resta dov’è, protetto e accessibile».

Il principio seguito è quello della Convenzione UNESCO del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo: privilegiare la conservazione nel contesto originario e accompagnare l’accesso con strumenti capaci di rendere leggibile il bene.

Il sapere della comunità dentro il Parco

La costruzione del Parco non è passata soltanto dagli scavi e dai laboratori. Una parte della conoscenza è arrivata dalle persone che frequentano quotidianamente queste acque.

«Voglio aggiungere ancora una cosa. Il Coordinamento Ambientalisti – afferma Rita Auriemma – ci ha trasferito conoscenze che nei libri non c’erano».

Mino Buccolieri e la necropoli sommersa

Tra le segnalazioni entrate nel percorso di ricerca vi è quella relativa alle testimonianze funerarie sommerse.

«Le stele e i sarcofagi della necropoli sommersa – ricorda Rita Auriemma – li ha visti per primo Mino Buccolieri, nel 2020».

Il contributo di Mino Buccolieri ha ampliato la conoscenza del patrimonio archeologico davanti a Torre Chianca.

Sasà Gubello e il relitto bizantino

Anche un’altra scoperta è legata all’esperienza diretta della comunità locale.

«Il relitto bizantino – prosegue Rita Auriemma – è stato segnalato da Sasà Gubello».

La segnalazione di Sasà Gubello è entrata nel lavoro di documentazione e studio del paesaggio sommerso.

La mostra archeologica permanente di Torre Chianca

Il rapporto con la comunità proseguirà in un nuovo spazio espositivo destinato a raccogliere reperti, testimonianze e racconti.

«Altri cittadini hanno raccontato e donato – aggiunge Rita Auriemma – per l’allestimento della mostra archeologica permanente al primo piano di Torre Chianca che inaugureremo alla fine dell’estate».

La mostra completerà il sistema di visita, affiancando agli itinerari costieri e sommersi uno spazio permanente di interpretazione.

La Convenzione di Faro e il patrimonio come bene comune

Il coinvolgimento dei cittadini trova il proprio riferimento nella concezione partecipata del patrimonio culturale.

«La Convenzione di Faro dice che il patrimonio è un bene comune e che le comunità hanno diritto di partecipare alla sua costruzione – conclude Rita Auriemma. A Porto Cesareo è andata esattamente così. Per questo il risultato che mi auguro non è il numero dei visitatori, ma che chi vive e vivrà questi luoghi si senta custode della loro bellezza».

Il valore del Parco non viene affidato soltanto alla capacità di attrarre pubblico, ma alla relazione che saprà costruire tra i luoghi, la ricerca e le persone chiamate a proteggerli.

Parco Sommerso e Costiero Scalo di Furno panoramica dall’alto

Le istituzioni presenti all’inaugurazione

Alla cerimonia del 24 luglio hanno portato i loro saluti il prefetto di Lecce Natalino Manno; il soprintendente ABAP di Brindisi, Lecce e Taranto Antonio Zunno; il prorettore alla sostenibilità dell’Università del Salento Pier Paolo Miglietta; il direttore del Dipartimento di Beni culturali Girolamo Fiorentino; il comandante della Capitaneria di Porto di Gallipoli Pierpaolo Pallotti; il presidente dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo Pasquale Coppola; il sindaco di Porto Cesareo Francesco Schito e l’assessora all’ambiente e urbanistica Anna Peluso.

Sono seguiti gli interventi della direttrice scientifica Rita Auriemma, del progettista Francesco Baratti, del direttore dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo Marco Dadamo e di Fabio Pagano, già direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei e del Parco sommerso di Baia.

Francesco Schito: «Un traguardo per tutti i pugliesi»

Il sindaco di Porto Cesareo Francesco Schito ha sottolineato il valore storico, culturale, archeologico e turistico dell’opera.

«Il taglio del nastro e l’apertura ufficiale del Parco Archeologico Sommerso di Porto Cesareo rappresentano un traguardo importantissimo per Porto Cesareo e i suoi cittadini, ma anche per tutti i pugliesi. Si tratta di un patrimonio unico, che custodisce testimonianze preziose della nostra storia e della nostra identità. Ringrazio l’Università del Salento, l’Area Marina Protetta, la Capitaneria di Porto e tutti gli uffici del Comune di Porto Cesareo e i nostri dipendenti impegnati da tempo in progetti e rilievi, e ringrazio tutti i professionisti coinvolti e le istituzioni partner, che hanno finanziato e creduto in questo progetto, trasformando un sogno in una straordinaria realtà. Un grazie va anche agli amministratori che, negli anni, si sono succeduti contribuendo con impegno e visione alla realizzazione del Parco. Oggi consegniamo alla comunità e ai visitatori un bene di inestimabile valore storico, culturale, archeologico, artistico e turistico, un bene che rappresenterà un importante motore di crescita per il futuro turistico della comunità cesarina».

Anna Peluso: turismo culturale durante tutto l’anno

L’assessora all’ambiente e urbanistica Anna Peluso ha evidenziato il rapporto tra valorizzazione archeologica, tutela naturalistica e ampliamento dell’offerta turistica.

«L’inaugurazione del Parco Archeologico Sommerso segna una tappa fondamentale nel percorso di valorizzazione del patrimonio naturalistico e storico di Porto Cesareo. Questo progetto coniuga tutela ambientale, ricerca scientifica e promozione culturale, offrendo a cittadini e visitatori un’esperienza unica, capace di raccontare la nostra storia attraverso un contesto paesaggistico e marino di straordinario pregio. Come assessora ai Parchi e alle Torri Costiere, esprimo grande soddisfazione per un’opera che rafforza l’identità del territorio e amplia l’offerta turistica con un modello sostenibile, innovativo e rispettoso dell’ambiente. Il Parco rappresenterà un punto di riferimento per il turismo culturale e archeologico, contribuendo a rendere Porto Cesareo una destinazione sempre più attrattiva durante tutto l’anno».

Il nuovo Parco amplia l’identità turistica di Porto Cesareo oltre la dimensione balneare. Il mare rimane il centro dell’esperienza, ma diventa anche la porta di accesso a una storia mediterranea fatta di comunità, commerci, viaggi, naufragi e trasformazioni del paesaggio.

Porto Cesareo, inaugurazione del parco sommerso, programma

La prima apertura al pubblico del 25 luglio

Il 25 luglio 2026 il Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo ha accolto il pubblico con una giornata di attività gratuite su prenotazione.

Alle 9:30, dallo scalo di alaggio, è partito il tour inaugurale della barca alimentata dall’energia solare.

Dalle 9 alle 12:30, a Scalo di Furno, si sono svolte le visite guidate all’insediamento dell’età del Bronzo, con archeowalking nell’area e archeosnorkeling dalla piattaforma sulla parte sommersa.

Archeowalking e archeosnorkeling a Torre Chianca

Dalle 16 alle 19:30, a Torre Chianca, le visite guidate hanno condotto il pubblico alla scoperta dell’insediamento di età romana.

Il percorso ha compreso l’archeowalking lungo la riva e l’archeosnorkeling sulla necropoli sommersa.

Gli itinerari archeologici in canoa e SUP

Dalle 15:30 alle 17, con partenza da Scalo di Furno, si è svolto il tour guidato in canoa e SUP lungo gli itinerari archeologici sommersi.

I partecipanti hanno potuto osservare la costa e i fondali attraverso una modalità di visita capace di unire attività all’aria aperta, conoscenza archeologica e rispetto dell’ambiente marino.

Biciclette elettriche all’Infopoint del Parco

Durante la giornata inaugurale è stato possibile noleggiare biciclette elettriche all’Infopoint del Parco in piazzale Aldo Moro.

Il servizio è stato disponibile dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 18:30.

Prenotazioni, minori e Candle Harmony Concert

Per le visite guidate e i servizi di noleggio della giornata inaugurale era necessaria la prenotazione attraverso il collegamento https://tinyurl.com/2u9ty3mn.

La partecipazione dei minori era consentita esclusivamente con un accompagnatore.

La prima giornata di apertura del Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo si è conclusa alle 21:30 con il Candle Harmony Concert.

Il mare di Porto Cesareo conserva villaggi, navi, tombe, merci, monete e oggetti della vita quotidiana. Il nuovo Parco li mantiene nei luoghi ai quali appartengono e li inserisce in un sistema capace di renderli accessibili, comprensibili e condivisi.

La costa non è più soltanto lo scenario nel quale questo patrimonio è custodito. È parte del museo, del percorso e della storia: un bene comune da attraversare, conoscere e proteggere.

(Riprese del Dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento, realizzate da Emiliano Peluso, Lorenzo Scaraggi e Paolo Marcato).