Premio Franco Arina, Brindisi celebra memoria e futuro

Franco Arina, primo mandato da sindaco, 29 novembre 1969

Il Premio Franco Arina 2025 alla terza edizione, studenti protagonisti tra memoria storica, visione civica e futuro della città di Brindisi

di Antonio Portolano

BRINDISI – C’è una città che si racconta mentre guarda avanti. E lo fa partendo da un nome: Franco Arina. Non solo un amministratore, ma una traccia incisa nella memoria civile di Brindisi. Il Premio Franco Arina 2025, giunto alla terza edizione, non è una semplice competizione scolastica: è un esercizio collettivo di coscienza, un laboratorio di cittadinanza attiva. E a guidarlo, prima ancora dei numeri e delle date, sono le parole di Filomena Arina, ideatrice del premio e figlia di Franco: «Questo premio nasce per custodire una memoria viva, non celebrativa. Mio padre credeva nei giovani, nella loro capacità di immaginare una città più giusta. È a loro che oggi consegniamo questa responsabilità».

Da qui bisogna partire. Dalla memoria che diventa progetto.

La sede del Liceo Scientifico Statale Fermi-Monticelli
e Scuola Europea di Brindisi

La premiazione del Premio Franco Arina 2025

La notizia è chiara, precisa, quasi istituzionale. Ma dentro contiene una vibrazione più profonda: venerdì 24 aprile 2026, alle 16:30, presso l’Auditorium Mauro Maniglio del Liceo Scientifico Statale Fermi-Monticelli e della Scuola Europea di Brindisi, si terrà la cerimonia di premiazione della terza edizione del Premio Franco Arina.

Un appuntamento che non riguarda solo gli studenti premiati, ma un’intera comunità che si ritrova attorno a un’idea di futuro.

A presiedere la cerimonia saranno la dirigente scolastica Stefania Metrangolo e la stessa Filomena Arina, in un passaggio simbolico tra istituzione educativa e memoria familiare trasformata in patrimonio pubblico.

Premio Franco Arina 2025

I numeri, la partecipazione, il segno dei giovani

I numeri raccontano molto più di una statistica: 79 studenti partecipanti, 28 elaborati presentati, tra lavori individuali e di gruppo. Numeri che indicano coinvolgimento, ma soprattutto pluralità di sguardi.

Il tema proposto agli studenti non era neutro, né facile: «Immaginare e progettare la Brindisi del futuro, con pensiero critico e senso civico, costruendo una visione di città viva, moderna e fedele alla propria identità, ispirata alla sua storia e alle sue potenzialità».

Non è un compito scolastico. È una domanda politica nel senso più alto del termine: che città vogliamo essere?

Le modalità di partecipazione, tra studio e visione

Dal materiale del volume emerge con chiarezza la struttura del premio: gli studenti sono stati chiamati a produrre elaborati che combinassero ricerca storica, analisi critica e progettazione futura. Non si trattava di semplici saggi, ma di percorsi articolati, capaci di intrecciare memoria e innovazione.

La partecipazione ha previsto:

  • lavori individuali o di gruppo
  • approfondimenti documentali sulla storia recente di Brindisi
  • proposte progettuali per lo sviluppo urbano, sociale e culturale
  • utilizzo di fonti storiche e testimonianze

Una metodologia che trasforma lo studio in esercizio di cittadinanza. Non apprendere per ripetere, ma per intervenire.

La copertina del libro curato da Gianfranco Perri Brindisi nel quinquennio 1967-1971

Il libro, la città e il quinquennio 1967–1971

Alla base del premio c’è un libro. Non un semplice testo, ma un archivio narrativo della città: Brindisi nel quinquennio 1967–1971, opera curata da Gianfranco Perri (clicca qui per acquistare). Un periodo chiave, quello del primo mandato amministrativo di Franco Arina, in cui Brindisi attraversa trasformazioni profonde.

Il libro ricostruisce:

  • le dinamiche politiche locali
  • le tensioni sociali e le opportunità economiche
  • i processi di modernizzazione urbana
  • il ruolo delle istituzioni nel guidare il cambiamento

Non è nostalgia. È materia viva per comprendere il presente.

Franco Arina, ritratto di un sindaco

Chi era davvero Franco Arina? La risposta non si esaurisce in una biografia. È piuttosto un ritratto in movimento.

Franco Arina è stato un sindaco in un tempo in cui amministrare significava scegliere direzioni nette. Gli anni tra il 1967 e il 1971 non erano anni facili: crescita industriale, tensioni sociali, trasformazioni urbanistiche. Eppure, in quel contesto, Arina emerge come figura capace di tenere insieme visione e concretezza.

Non un uomo di slogan, ma di struttura. Non un politico dell’immediato consenso, ma della costruzione lenta.

Nel libro di Gianfranco PerriBrindisi nel quinquennio 1967–1971 (clicca qui per acquistare), Arina appare come un amministratore che:

  • credeva nella pianificazione urbana come strumento di equità
  • vedeva nella scuola e nei giovani il centro della città futura
  • interpretava la politica come servizio e responsabilità

C’è una dimensione quasi silenziosa nel suo operato. Una politica che non ha bisogno di clamore per essere incisiva.

Una pagina del libro Brindisi nel quinquennio 1967-1971, opera curata da Gianfranco Perri

Origini, la radice di una visione

Ogni figura pubblica nasce da una geografia interiore. Nel caso di Franco Arina, le origini non sono solo un dato anagrafico, ma una chiave interpretativa.

È figlio di una Brindisi che cresce, che cerca una direzione, che si confronta con il cambiamento. Una città di porto, di transito, di possibilità. E proprio da questa condizione nasce la sua idea di amministrazione: governare significa orientare il movimento, non bloccarlo.

Le sue radici sono nella concretezza. Nella conoscenza diretta dei bisogni. In una politica che parte dal basso e sale, non il contrario.

Valore umano e sociale, oltre la politica

Ridurre Franco Arina a un ruolo istituzionale sarebbe un errore. Il suo valore sta nella dimensione umana della politica.

Il Premio che porta il suo nome non celebra una carriera, ma un metodo. Un modo di stare dentro la comunità.

C’è una lezione implicita in tutto questo: la politica, quando è autentica, non è dominio ma servizio. Non è distanza, ma prossimità.

E oggi, in un tempo spesso dominato dalla velocità e dalla superficialità, questa lezione torna ad avere un peso specifico enorme.

Un segno nella città, l’intitolazione della sala Asi

A rafforzare questa memoria civile, nei giorni scorsi si è svolta anche la cerimonia di intitolazione della sala assembleare del Consorzio Asi di Brindisi a Francesco Arina, primo segretario generale dell’ente. Un momento sobrio ma significativo, alla presenza delle istituzioni e dei familiari, che ha restituito il senso di una figura ancora centrale nel racconto amministrativo della città. Un gesto simbolico che lega spazio pubblico e memoria, proiettando nel presente una storia che continua a parlare.

Sala Assemblea Asi intitolata a Franco Arina, al centro Filomena Arina

La città come eredità, i giovani come promessa

Durante la cerimonia, tutti i 79 studenti riceveranno un attestato consegnato dal sindaco Giuseppe Marchionna. Oltre al primo premio, sono previsti riconoscimenti da parte di diverse istituzioni cittadine.

Ma il punto non è la graduatoria. È il processo.

Il Premio Franco Arina funziona perché trasforma i giovani in protagonisti di una narrazione collettiva. Li invita a leggere la città non come spettatori, ma come autori.

E questo, oggi, è forse il gesto più politico possibile.

Un’eredità che continua

Una città vive finché qualcuno continua a immaginarla. Franco Arina lo aveva capito in anticipo. Oggi, a distanza di decenni, quel pensiero cammina ancora, nei fogli scritti da 79 studenti, nelle idee che chiedono spazio, nelle domande che non smettono di cercare risposta.

Perché la vera eredità non è ciò che resta fermo, ma ciò che continua a muoversi.