I Colori dell’Energia, 140 relatori e 12 panel a Brindisi

Brindisi, I colori dell'energia

Da domani al 17 ottobre al Castello Alfonsino. Rapporto 2026: elettricità al +20% sulla media UE e filiera energetica da 50,1 miliardi

di Antonio Portolano

BRINDISI – L’energia continua a rappresentare uno dei principali fattori di vulnerabilità dell’economia italiana. Il Paese dipende dall’estero per il 73,9% del proprio fabbisogno energetico e le imprese pagano l’elettricità più della media europea. Ma dietro questa fragilità si nasconde anche una grande opportunità industriale: una filiera che, considerando gli effetti sull’intera catena produttiva, genera un valore aggiunto stimato in oltre 50 miliardi di euro. È la sfida che emerge dal Rapporto 2026 sulle filiere industriali del settore energetico italiano, al centro della seconda edizione de I Colori dell’Energia – Transition & Supply Chain, in programma da domani, 15 ottobre, fino al 17 ottobre 2026, al Castello Alfonsino – Forte a Mare di Brindisi.

La manifestazione riunirà 140 relatori in 12 panel, coinvolgendo istituzioni nazionali ed europee, grandi imprese, università, ricercatori, giornalisti ed esperti del settore. Tre giornate di confronto per affrontare le conseguenze della dipendenza energetica, il costo dell’energia per il sistema produttivo, le infrastrutture strategiche e le opportunità che la transizione può generare per l’industria italiana, con particolare attenzione alla Puglia e al Mezzogiorno.

Tra i protagonisti dell’inaugurazione Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, e Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria con delega all’Energia. Le conclusioni di sabato 17 ottobre vedranno la partecipazione di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea.

Dipendenza energetica, l’Italia 16,6 punti sopra la media europea

Il punto di partenza del Rapporto 2026 è una delle principali fragilità strutturali del sistema economico nazionale. Secondo i dati riportati nella ricerca, nel 2024 le importazioni nette rappresentavano il 73,9% dell’energia lorda disponibile in Italia, contro una media del 57,3% nell’Unione europea.

Una differenza di 16,6 punti percentuali che evidenzia la particolare esposizione del Paese agli shock internazionali. La situazione appare ancora più significativa per il gas naturale, con una dipendenza dalle importazioni che raggiungeva il 95,2%. Per petrolio e prodotti petroliferi, esclusi i biocarburanti, il valore si attestava all’89,8%.

La diversificazione delle forniture, accelerata dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ha consentito di ridurre l’esposizione verso singoli Paesi produttori, senza eliminare i rischi legati all’instabilità geopolitica. Le tensioni in Medio Oriente dimostrano infatti che cambiare fornitore non significa necessariamente garantire una maggiore sicurezza energetica.

Una parte significativa dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto continua ad attraversare passaggi marittimi strategici, la cui sicurezza condiziona la stabilità degli approvvigionamenti. Eventuali interruzioni o rallentamenti possono riflettersi rapidamente sui prezzi delle materie prime, sui costi assicurativi, sui trasporti e sulla disponibilità di carichi di gas.

Il Rapporto 2026 propone per questo di superare una concezione della sicurezza energetica limitata alla provenienza delle forniture. La capacità di resistere alle crisi dipende anche dalla solidità delle infrastrutture, dall’efficienza delle reti, dalla disponibilità di tecnologie e dalla forza delle filiere industriali nazionali.

La zona industriale di Brindisi vista dall’alto

Elettricità, le imprese italiane pagano il 20% in più della media UE

La dipendenza energetica ha conseguenze dirette sulla competitività del sistema produttivo. Uno dei dati più significativi anticipati dal Rapporto 2026 riguarda il prezzo dell’elettricità sostenuto dalle imprese italiane.

Nel secondo semestre del 2025, per le utenze non domestiche con consumi annui compresi tra 500 e 1.999 megawattora, il prezzo dell’energia elettrica in Italia era pari a 22,03 centesimi di euro per kilowattora, al netto dell’IVA e degli altri oneri recuperabili. Un valore superiore di circa il 20% rispetto alla media dell’Unione europea per la medesima fascia di consumo.

Il dato riguarda una specifica categoria di utenze industriali e commerciali e non può essere esteso indistintamente a tutte le imprese. Rappresenta tuttavia un indicatore delle difficoltà che il sistema produttivo italiano incontra nel confronto con i concorrenti europei.

Il prezzo dell’energia condiziona infatti le scelte di investimento, la localizzazione delle attività manifatturiere, la capacità di competere sui mercati internazionali e, nei settori maggiormente energivori, la stessa continuità della produzione.

La questione assume una rilevanza particolare per comparti come chimica, siderurgia, metallurgia, ceramica, carta e altre attività caratterizzate da elevati consumi energetici. In questi settori, anche differenze relativamente contenute nel costo dell’elettricità possono incidere significativamente sui margini industriali.

La risposta individuata dal Rapporto non consiste nell’affidarsi a una sola fonte di energia, ma nel costruire un mix energetico capace di combinare efficienza, rinnovabili, sistemi di accumulo, reti e interconnessioni, valutando con rigore anche le tecnologie programmabili a basse emissioni, compreso il nuovo nucleare.

L’obiettivo è ridurre contemporaneamente la vulnerabilità agli shock internazionali, i costi per le imprese e le emissioni, evitando che la transizione diventi un ulteriore fattore di svantaggio competitivo.

La filiera energetica genera fino a 50,1 miliardi di valore aggiunto

Accanto alla sicurezza degli approvvigionamenti e ai costi, il Rapporto 2026 introduce un elemento decisivo per comprendere il potenziale economico della transizione: il valore industriale delle filiere energetiche.

Secondo l’elaborazione economica richiamata nello studio, il valore aggiunto direttamente riconducibile alle attività energetiche è stimato in 29,5 miliardi di euro. Considerando anche gli effetti sulla più ampia catena produttiva, il valore raggiunge circa 50,1 miliardi di euro.

Si tratta di stime ottenute attraverso un’analisi delle relazioni tra i diversi settori dell’economia, non di una semplice somma dei fatturati aziendali né di un conteggio delle imprese. La differenza tra i due valori consente di cogliere il peso economico delle attività che operano direttamente o indirettamente a servizio del comparto energetico.

La filiera, infatti, non coincide soltanto con le aziende che producono, trasportano o distribuiscono energia. Comprende la produzione di cavi, trasformatori, inverter, sistemi elettrici ed elettronici, componentistica, impiantistica industriale, ingegneria, infrastrutture digitali, installazione, manutenzione e servizi specialistici.

È un sistema nel quale operano grandi gruppi industriali, ma anche una vasta rete di piccole e medie imprese, fornitori specializzati, società di ingegneria, centri di ricerca e realtà tecnologiche.

Il dato dei 50,1 miliardi assume quindi un significato che supera la dimensione statistica. Indica quanto la transizione possa incidere sull’intero tessuto manifatturiero nazionale e quanto sia importante evitare che gli investimenti energetici si traducano prevalentemente nell’acquisto di tecnologie e componenti prodotti all’estero.

La vera sfida industriale è aumentare la quota di valore aggiunto che rimane in Italia, rafforzando la capacità delle imprese nazionali di partecipare alla progettazione, alla produzione e alla gestione delle nuove infrastrutture energetiche.

Gabriele Menotti Lippolis presidente I Colori dell’Energia

Lippolis: «Meno vulnerabilità, costi più bassi e opportunità per le PMI»

Per Gabriele Menotti Lippolis, presidente de I Colori dell’Energia, il Rapporto 2026 intende contribuire a un cambiamento di prospettiva nel dibattito nazionale.

«Il nostro obiettivo è spostare il dibattito dalla sola quantità di energia da produrre alla qualità del sistema che vogliamo costruire», afferma Lippolis. «Una transizione efficace deve renderci meno vulnerabili alle crisi, ridurre i costi per le imprese e offrire opportunità concrete alle PMI. Il Mezzogiorno, e Brindisi in particolare, possono essere protagonisti se infrastrutture, formazione e investimenti procedono nella stessa direzione».

Un’impostazione che collega le scelte energetiche alla politica industriale, alla formazione professionale e alla capacità dei territori di attrarre nuovi investimenti.

Lippolis sottolinea inoltre la necessità di superare la contrapposizione tra sicurezza degli approvvigionamenti e decarbonizzazione.

«Il tema non è scegliere tra sicurezza e transizione: oggi la transizione, se ben progettata, è una componente della sicurezza del Paese», osserva Lippolis. «Le imprese hanno bisogno di energia disponibile a costi sostenibili, ma anche di regole certe e di una filiera in grado di realizzare gli investimenti. Brindisi vuole essere il luogo in cui queste esigenze vengono affrontate insieme, senza contrapposizioni astratte».

L’obiettivo non riguarda quindi soltanto la sostituzione delle fonti energetiche, ma la costruzione di un sistema più autonomo, resiliente e competitivo, capace di trasformare gli investimenti in nuove opportunità produttive e occupazionali.

Rendering stabilimento Eni Storage Systems Brindisi

Accumuli, reti e nucleare: il nodo del futuro energetico

Tra gli elementi strategici esaminati dal Rapporto 2026 emerge la necessità di accompagnare lo sviluppo delle rinnovabili con infrastrutture adeguate.

La pianificazione al 2030 indica un fabbisogno di 71,5 gigawattora di capacità di accumulo, al netto dei pompaggi idroelettrici esistenti. Un dato che evidenzia quanto la crescita delle fonti rinnovabili debba procedere insieme allo sviluppo delle tecnologie necessarie a conservare e gestire l’energia prodotta.

L’aumento della capacità fotovoltaica ed eolica, infatti, non garantisce automaticamente la disponibilità di elettricità in ogni momento della giornata. Occorrono sistemi in grado di immagazzinare l’energia nei periodi di maggiore produzione e renderla disponibile quando la domanda aumenta o le condizioni meteorologiche riducono la generazione.

Da qui l’importanza degli accumuli elettrochimici, dei pompaggi idroelettrici, delle reti intelligenti, delle interconnessioni e dei sistemi di gestione flessibile della domanda.

Il Rapporto affronta inoltre le prospettive industriali di fotovoltaico, eolico, agrivoltaico, idrogeno, idroelettrico, nucleare, gas, petrolio e geotermia. Tecnologie differenti per caratteristiche, maturità industriale, costi e tempi di realizzazione, che richiedono valutazioni specifiche e una strategia di integrazione.

Per il nuovo nucleare, la prospettiva indicata è progressiva: prima lo sviluppo delle competenze, delle filiere industriali, della capacità regolatoria e della valutazione delle tecnologie; successivamente, sulla base di costi, tempi e rischi effettivi, le eventuali decisioni di investimento.

Anche prima dell’eventuale realizzazione di nuovi impianti sul territorio nazionale, attività come ingegneria, componentistica, materiali, sistemi di controllo e servizi specialistici possono rappresentare opportunità per l’industria italiana.

Regina: imprese in sofferenza, servono interventi immediati

Il costo dell’energia resta uno dei principali ostacoli alla competitività del sistema produttivo. Un problema sul quale, durante la conferenza stampa di presentazione della manifestazione svoltasi a Roma, nella sede nazionale di Confindustria, è intervenuto Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria con delega all’Energia.

«Sono in particolare sofferenza, siamo a rischio di sospendere produzioni o comunque di rallentare pesantemente. Occorre trovare la strada insieme».

Un richiamo alla necessità di intervenire rapidamente per evitare che i costi energetici compromettano ulteriormente la capacità produttiva delle aziende italiane.

Regina ha inoltre indicato l’opportunità di impiegare i 14 miliardi di euro di flessibilità di bilancio «per misure di impatto immediato, un pacchetto organico di investimenti strategici per ridurre il costo dell’energia», oltre agli interventi sull’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione che attribuisce un costo alle emissioni di gas serra.

La questione riguarda in particolare i settori ad alta intensità energetica, nei quali il prezzo dell’elettricità e del gas può incidere in misura determinante sui costi di produzione.

La sicurezza energetica assume così anche una dimensione economica e sociale: non riguarda soltanto la continuità delle forniture, ma la capacità dell’Italia di preservare il proprio patrimonio industriale, sostenere gli investimenti e tutelare l’occupazione.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin

Pichetto Fratin: Eni ed Enel, la riconversione passa da Brindisi

Il confronto nazionale assume un significato particolare per Brindisi, territorio nel quale la transizione energetica coincide con una delle più importanti trasformazioni del sistema industriale locale.

Durante la presentazione romana, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha condiviso gli obiettivi della manifestazione, richiamando proprio le prospettive di riconversione del polo energetico brindisino.

«A Brindisi abbiamo, ad esempio, Eni che svilupperà una struttura rilevante, passando da 200-300 occupati a una previsione di 700-800 occupati. Abbiamo poi tutta la partita della riconversione di Enel, che significa l’utilizzo delle aree, la bonifica, la valorizzazione del porto e di una grande area industriale. Sono spazi e opportunità davvero rilevanti, in un territorio che ha una vocazione energetico-industriale importante», ha sottolineato il ministro.

Le parole di Pichetto Fratin riportano al centro due questioni decisive per il futuro economico della città: la trasformazione delle attività industriali legate a Eni e la riconversione delle aree della centrale Enel Federico II di Cerano, nel percorso successivo alla produzione di energia da carbone.

La prospettiva di incremento occupazionale indicata dal ministro per Eni rappresenta una previsione collegata allo sviluppo delle nuove attività, non un risultato già acquisito. Allo stesso modo, la valorizzazione delle aree Enel richiede che bonifiche, nuovi investimenti e riutilizzo delle infrastrutture procedano attraverso un percorso concreto e coordinato.

In gioco non ci sono soltanto il futuro dei singoli stabilimenti e la salvaguardia dell’occupazione, ma anche la possibilità di costruire nuove filiere produttive, attrarre capitali e valorizzare il patrimonio infrastrutturale esistente, a partire dal porto e dalle grandi aree industriali.

La riconversione del polo brindisino rappresenta quindi un banco di prova per le politiche energetiche e industriali nazionali: dimostrare che la decarbonizzazione può accompagnarsi alla crescita della capacità produttiva, allo sviluppo di nuove competenze e alla creazione di occupazione qualificata.

Il Castello Alfonsino, sede della prossima edizione de I colori dell’energia

I Colori dell’Energia 2026: il programma e tutti i protagonisti

La seconda edizione de I Colori dell’Energia – Transition & Supply Chain si articolerà in 12 panel, compresa la sessione inaugurale, distribuiti tra giovedì 15, venerdì 16 e sabato 17 ottobre.

Accanto ai confronti istituzionali e industriali, il programma propone una delle novità dell’edizione 2026: I Quaderni dei Colori dell’Energia, due appuntamenti di approfondimento nella Sala del Camino dedicati alla sostenibilità finanziaria e alle trasformazioni sociali della transizione.

Giovedì 15 ottobre: istituzioni, sicurezza, competenze, eolico e nucleare

Ore 10 – Inaugurazione e ruolo delle istituzioni nella transizione energetica. Nella Sala dell’Installazione, dopo i saluti introduttivi di Nicolò Andreula, fondatore di Disal Consulting e ABCD, interverranno Gabriele Menotti Lippolis, presidente de I Colori dell’Energia; Antonio Zunno, dirigente della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto; Guido Aprea, prefetto di Brindisi; Giuseppe Marchionna, sindaco di Brindisi; Elio Ciccarese, presidente della Provincia di Brindisi e sindaco di Torchiarolo; Vincenzo Cesareo, presidente della Camera di Commercio di Brindisi-Taranto e di Unioncamere Puglia; Antonio De Vito, direttore generale di Puglia Sviluppo; Arturo De Risi, presidente del Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia.

La sessione vedrà inoltre gli interventi di Fausto Bianchi, presidente della Piccola Industria di Confindustria; Giuseppe Danese, presidente di Confindustria Brindisi; Franco Gentile, presidente del Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale di Brindisi; Fiorenza Pascazio, presidente di ANCI Puglia; Nicola Delle Donne, presidente di Confindustria Puglia; Mauro D’Attis, deputato; Francesco Somma, vicepresidente di Confindustria per la Cultura d’Impresa e la Certezza del Diritto; Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia; Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria con delega all’Energia, e Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Modera Romina Maurizi, direttrice di Quotidiano Energia.

Ore 11 – Sostenibilità e sicurezza energetica nel nuovo disordine globale. Il primo approfondimento tematico riunirà Giuseppe Ricci, responsabile della Trasformazione Industriale di Eni; Gaetano Evangelisti, responsabile Associazioni, Stakeholder e Politiche Territoriali di Enel Italia; Lavinia Bellioni, responsabile Affari Istituzionali Territoriali di Edison; Fabio Maisto, responsabile Affari Regionali di A2A; Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare; Giorgio Boneschi, direttore generale di Elettricità Futura; Marco Ravazzolo, direttore Politiche per l’Ambiente, l’Energia e la Mobilità di Confindustria.

Parteciperanno anche Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia; Filippo Meucci, responsabile per l’Italia di SSE Energy; Manlio Guadagnuolo, segretario generale del Tecnopolo del Mediterraneo; Roberto Potì, consulente senior di OMEC; Carlo Di Primio, presidente dell’Associazione Italiana Economisti dell’Energia, e Guido Bortoni, presidente di CESI. Modera Romina Maurizi.

Ore 12 – Le competenze per la transizione: formazione e nuovi mestieri dell’energia. Il confronto coinvolgerà Eugenio Di Sciascio, assessore regionale allo Sviluppo Economico e al Lavoro; Pietro Scrimieri, direttore Risorse Umane e Organizzazione di Acquedotto Pugliese; Andrea Salvati, amministratore delegato di Aforisma – Scuola dei Mestieri dell’Energia; Andrea Ricciardiello, direttore di Time Vision; Claudia Sanesi, segretaria generale della Camera di Commercio di Brindisi-Taranto; Valentina De Nicola, responsabile del programma di trasformazione e del coordinamento della formazione di Eni.

Interverranno inoltre Nicola Pavia, presidente di ITS Academy Green Energy Puglia; Marco Milanese, del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento; Antonio La Gatta, componente del Comitato tecnico-scientifico del Tecnopolo del Mediterraneo, e Antonio Ficarella, presidente della Fondazione ITS Academy Mobilità Sostenibile Aerospazio Puglia. Modera Romina Maurizi.

Ore 15 – Eolico ed eolico offshore: asset decisivo per la decarbonizzazione e la sostenibilità. Il panel affronterà le prospettive dell’energia del vento, con particolare riferimento agli impianti in mare aperto e al ruolo delle infrastrutture portuali. Interverranno Simone Togni, presidente dell’Associazione Nazionale Energia del Vento; Oreste Vigorito, fondatore di IVPC; Ksenia Balanda, responsabile dell’eolico offshore in Italia di Nadara; Giuseppe Consentino, responsabile dello Sviluppo Business Italia di ERG; Francesco Corvace, dirigente della Sezione Transizione Energetica della Regione Puglia; Giovanni Gugliotti, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio.

Con loro Fulvio Mamone Capria, presidente e consigliere delegato dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore; Luigi Amitrano, capitano di vascello della Capitaneria di Porto; Enrico Giglio, ricercatore del Politecnico di Torino Energy Center, e Sabrina Malpede, amministratrice delegata di ACT Blade. Modera David Parenzo, giornalista televisivo e conduttore radiofonico.

Ore 16 – Ricerca e innovazione tecnologica per il nuovo nucleare in Europa e in Italia. Il dibattito sarà dedicato alle prospettive delle tecnologie nucleari e alle opportunità industriali collegate alla ricerca, alla componentistica e alle competenze. Parteciperanno Alberto Pasanisi, direttore Ricerca, Sviluppo e Innovazione Tecnologica di Edison; Franco Cotana, amministratore delegato di Ricerca sul Sistema Energetico; Giorgio Graditi, direttore generale di Area Science Park di Trieste; Luca Mastrantonio, amministratore delegato di Nuclitalia; Vincenzo Pepe, presidente di FareAmbiente; Cristiano Dionisi, delegato all’Energia per la Piccola Industria di Confindustria, e Gabriele Menotti Lippolis. Modera David Parenzo.

I Quaderni dei Colori dell’Energia: sostenibilità e accesso al credito

Giovedì 15 ottobre, ore 15 – Sala del Camino. Il primo appuntamento de I Quaderni dei Colori dell’Energia sarà dedicato a «Sostenibilità e accesso al credito», un approfondimento organizzato in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Brindisi.

L’incontro affronterà il rapporto tra sostenibilità aziendale, criteri ambientali, sociali e di governance e strumenti finanziari disponibili per accompagnare gli investimenti delle imprese.

Interverranno Gabriele Menotti Lippolis, presidente de I Colori dell’Energia; Barbara Branca, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Brindisi; Enzo Tucci, del Politecnico di Bari; Giovanni Lagioia, dell’Università di Bari e cofondatore di Sustaid, e Colomba Dalia, consulente in sostenibilità e criteri ambientali, sociali e di governance.

Venerdì 16 ottobre: intelligenza artificiale, manifattura, idrogeno e mobilità

Ore 10 – Data center e intelligenza artificiale: nuovi consumatori di energia o fattori di trasformazione del mercato? La seconda giornata si aprirà con il confronto sull’impatto energetico delle infrastrutture digitali e dell’intelligenza artificiale. Interverranno Andrea Prete, presidente di Unioncamere; Jacopo Cosso, responsabile Data Center di A2A; Davide Colucci, direttore Sviluppo Nuovi Business di Edison; Francesco Cupertino, presidente della Fondazione NEST; Alessandro Curioni, fondatore e presidente di DI.GI. Academy; Stefano Cuzzilla, presidente di Terna; Riccardo Amirante, professore del Politecnico di Bari; Daniele Martello, professore dell’Università del Salento, e Sebastiano Leo, assessore al Bilancio e al Personale della Regione Puglia. Modera Filomena Greco, giornalista del Sole 24 Ore.

Ore 11 – La pubblica amministrazione al centro della transizione energetica. Il panel affronterà le strategie di efficientamento del patrimonio edilizio pubblico e sanitario pugliese. Parteciperanno Vincenzo Cesareo, presidente di Unioncamere Puglia; Luca Crispino, direttore commerciale Area Sud per la pubblica amministrazione di Edison Next; Nicola Demaio, amministratore delegato di Eprogea; Antonella Molinari, responsabile Efficienza Energetica del Settore Pubblico di A2A Calore e Servizi; Fiorenza Pascazio, presidente di ANCI Puglia; Luca Lopomo, consigliere nazionale della Rete dei Comuni Sostenibili; Riccardo Erbi, direttore dello Sviluppo di La Cascina Costruzioni, e Debora Ciliento, assessora regionale all’Ambiente e al Clima. Modera Filomena Greco.

Ore 12 – La manifattura delle fonti energetiche: imprese, competenze e tecnologie per guidare la transizione. Sarà uno dei momenti centrali della manifestazione, con la presentazione del Rapporto 2026 sulle filiere industriali del settore energetico italiano.

Il confronto riunirà Luigi Carnevale, commissario straordinario per la reindustrializzazione e la decarbonizzazione dell’area di Brindisi; Ugo Patroni Griffi, coordinatore del Comitato scientifico de I Colori dell’Energia; Antonio Buonomini, responsabile del Centro di competenza per gli Appalti Rilevanti e di Circuito di Eni; Francesco Gentile, delegato alla Sostenibilità dell’Università di Bari; Gianna Elisa Berlingerio, direttrice del Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia; Antonio Messeni Petruzzelli, presidente del Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile.

Completeranno il panel Piero De Fazio, responsabile della Sezione Processi e Materiali per Applicazioni Energetiche di ENEA; Davide Stasi, responsabile degli studi dell’Osservatorio Economico Aforisma; Gianluca Bozzetti, presidente della Piccola Industria di Confindustria Brindisi; Giuseppe Dasti, rappresentante di Intesa Sanpaolo, e Marco Alvisi, direttore generale del Centro di Ricerche Europeo di Tecnologie, Design e Materiali, CETMA. Modera Filomena Greco.

Ore 15 – Filiera industriale e mercato: l’idrogeno protagonista del futuro energetico del Paese. L’approfondimento sarà dedicato alle prospettive industriali dell’idrogeno, alle infrastrutture necessarie e alle opportunità per la manifattura italiana. Interverranno Valentina Palmisano, eurodeputata; Leonardo Mazza, direttore del progetto Puglia Green Hydrogen Valley di Edison; Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto; Angelo Consoli, presidente della Green Hydrogen Community; Marco Manchisi, presidente del Comitato di indirizzo del Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia e coordinatore del Centro Studi Italcogen di Federazione ANIMA.

Parteciperanno anche Tommaso Baldarelli, responsabile delle iniziative sull’idrogeno di Eni; Emanuele Memmola, presidente della Sezione Chimica, Energia e Ambiente di Confindustria Taranto; Luigi Sergi, responsabile Ricerca e Sviluppo di Comes; Michele Scoppio, amministratore delegato del Gruppo Hope – Green Fair; Alessandro Beulcke, presidente del Festival dell’Energia; Beppe Bratta, rappresentante del Distretto Nuova Energia Puglia; Fabio Mollica, direttore del Festival dell’Economia Pugliese; Gabriele Menotti Lippolis e Giuseppe Meo, presidente dello SNIM. Modera Filomena Greco.

Ore 16.30 – Mobilità sostenibile: soluzioni energetiche e tecnologiche per una nuova filiera industriale. Il confronto coinvolgerà Giuseppe Inchingolo, vicedirettore generale Corporate del Gruppo Ferrovie dello Stato; Maria Ilde Colasuonno, responsabile delle partnership strategiche e delle iniziative per le piccole e medie imprese di Eni; Silvio Busico, presidente del Consiglio di amministrazione di ITS Mobilità; Francesco Mastro, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale; Giovanni Gugliotti, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio; Donato Liguori, direttore generale per i Porti, la Logistica e l’Intermodalità del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; Massimiliano Salini, eurodeputato, e Raffaele Piemontese, assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità. Modera Filomena Greco giornalista de Il Sole 24Ore.

Emma Taveri, presidente della Fondazione Just B ETS

I Quaderni dei Colori dell’Energia: From Seeds to Road

Venerdì 16 ottobre, ore 15 – Sala del Camino. Il secondo appuntamento de I Quaderni dei Colori dell’Energia sarà dedicato a «From Seeds to Road – Stanza del tempo: impatto sociale, governance territoriale e transizioni giuste».

L’iniziativa, curata dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in collaborazione con la Fondazione JustB, approfondirà le conseguenze sociali e territoriali delle trasformazioni energetiche, ponendo l’attenzione sulle condizioni necessarie affinché la transizione sia accompagnata da opportunità diffuse e da una partecipazione consapevole dei territori.

Previsti gli interventi di Gabriele Menotti Lippolis, presidente de I Colori dell’Energia; Francesco Cupertino, direttore del Dipartimento Politiche del Lavoro e Formazione della Regione Puglia, ed Emma Taveri, della Fondazione JustB.

Sabato 17 ottobre: rinnovabili, risorse idriche e conclusioni europee

Ore 10 – Le rinnovabili al centro del sistema energetico nazionale: autorizzazioni, tecnologie e filiera industriale. La giornata conclusiva si aprirà con i saluti introduttivi di Anna Cinti, presidente dell’Associazione Culturale Le Colonne, e di Francesco Mastro, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale.

Interverranno Francesco Paolicelli, assessore regionale all’Agricoltura e allo Sviluppo Rurale; Domenico Trentadue, responsabile Operations di Edison Rinnovabili; Giosy Romano, coordinatore della Struttura ZES Unica del Mezzogiorno; Francesco Corvace, dirigente della Sezione Transizione Energetica della Regione Puglia; Livio de Santoli, componente del Collegio dell’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente; Dario Iaia, deputato; Giuseppe Cassatella, direttore dello Sviluppo Business Rinnovabili del Gruppo FERA; Gianluca Spallotta, presidente di Retimpresa Confindustria.

Il panel comprenderà inoltre Gianluca Mercurio, responsabile Sviluppo Italia di SSE Energy; Andrea Sticchi Damiani, fondatore dello Studio Legale ASD; Mauro Colopi, esperto dei settori tecnologia, telecomunicazioni e media di Bain & Company, e Ugo Patroni Griffi, coordinatore del Comitato scientifico de I Colori dell’Energia. Modera Mimmo Mazza, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno.

Ore 11 – Acqua, bene comune per la sostenibilità. Il confronto sarà dedicato alla gestione delle risorse idriche e al rapporto tra acqua, energia e sviluppo sostenibile. Interverranno Toni Matarrelli, presidente del Consiglio regionale della Puglia; Giorgia Palma, responsabile Sviluppo Grandi Derivazioni Idroelettriche e Pompaggi di Edison; Gianfredi Mazzolani, direttore Ricerca, Sviluppo e Attività Internazionali di Acquedotto Pugliese; Francesco Rogoli, componente del Consiglio direttivo dell’Autorità Idrica Pugliese e sindaco di Mesagne; Luigi Giuseppe Decollanz, presidente di Acque del Sud.

Parteciperanno inoltre Alessandro Monticelli, fondatore e amministratore delegato di Green Independence; Claudio Stefanazzi, deputato; Giovanna Scione, ingegnera di processo di Geko, e Vera Corbelli, segretaria generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale. Modera Rosario Tornesello, giornalista del Quotidiano di Puglia.

Ore 12.45 – Le conclusioni con Raffaele Fitto. A chiudere la seconda edizione de I Colori dell’Energia sarà Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, con un intervento dedicato alle prospettive della transizione e alle sfide industriali ed energetiche dell’Europa. Modera Rosario Tornesello direttore di Nuovo Quotidiano di Puglia.

Puglia e Mezzogiorno, dalla produzione di energia allo sviluppo industriale

Il ruolo della Puglia e del Mezzogiorno attraverserà le tre giornate di confronto. Territori che, grazie alla disponibilità di risorse energetiche, alle infrastrutture portuali e alla presenza di importanti insediamenti industriali, possono contribuire alla diversificazione delle fonti e diventare destinatari di nuovi investimenti.

L’opportunità non è limitata alla produzione di energia. Il vero salto di qualità consiste nella possibilità di trattenere sul territorio una quota maggiore del valore economico generato dalla transizione, attraverso nuove attività manifatturiere, servizi avanzati, ricerca e occupazione qualificata.

I dati del Rapporto 2026 rafforzano questa prospettiva. Se la filiera energetica è in grado di generare un valore aggiunto stimato in oltre 50 miliardi di euro considerando gli effetti sull’intera catena produttiva, la questione centrale diventa comprendere quale parte di questa ricchezza possa essere intercettata dalle imprese del Mezzogiorno.

Per Brindisi, in particolare, la sfida è passare dal ruolo storico di grande polo di produzione energetica a quello di protagonista delle nuove filiere industriali. Una trasformazione che richiede programmazione, investimenti, infrastrutture efficienti, formazione e una strategia condivisa tra istituzioni e sistema produttivo.

Il porto, le aree industriali, le competenze maturate nei settori energetico, chimico e manifatturiero e la presenza di importanti centri di ricerca rappresentano una base sulla quale costruire nuove opportunità. La loro valorizzazione dipenderà tuttavia dalla capacità di trasformare progetti e programmi in insediamenti produttivi, infrastrutture operative e occupazione stabile.

La transizione non può quindi essere misurata soltanto attraverso la quantità di energia rinnovabile installata o la riduzione delle emissioni. Conta anche la capacità di diminuire le importazioni, contenere i costi energetici, rafforzare le filiere nazionali e generare nuovi investimenti industriali.

I Colori dell’Energia 2026: date, sede e informazioni

La seconda edizione de I Colori dell’Energia – Transition & Supply Chain si svolgerà da giovedì 15 a sabato 17 ottobre 2026, presso il Castello Alfonsino – Forte a Mare di Brindisi.

La manifestazione, promossa dall’Associazione I Colori dell’Energia, prevede sessioni mattutine e pomeridiane giovedì 15 e venerdì 16 ottobre. Sabato 17 ottobre i lavori si svolgeranno soltanto al mattino, con la conclusione affidata al vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto.

Il confronto è sostenuto da una rete di istituzioni, organizzazioni economiche, università e imprese, con il contributo di importanti operatori energetici come A2A, Edison, Enel, Eni, ERG, Nadara e SSE Energy e il supporto di Ferrovie dello Stato e Intesa Sanpaolo.

Dopo il percorso di presentazione che ha coinvolto il Parlamento europeo a Bruxelles, la sede nazionale di Confindustria a Roma e la Prefettura di Brindisi, la manifestazione entra nella sua fase centrale, portando nella città adriatica alcuni dei principali protagonisti del dibattito energetico e industriale italiano.

Per il programma aggiornato e le modalità di partecipazione è disponibile il sito ufficiale www.icoloridellenergia.eu. La segreteria organizzativa può essere contattata all’indirizzo segreteria@icoloridellenergia.eu oppure ai numeri 0831 812576, 328 6075952 e 328 6366497.

La sfida che emerge dal Rapporto 2026 è trasformare una vulnerabilità energetica in un’opportunità di rafforzamento industriale. L’Italia deve ridurre la propria dipendenza dall’estero, garantire energia a costi competitivi e costruire filiere capaci di produrre innovazione, valore aggiunto e lavoro.

Per Brindisi, città che ha contribuito per decenni alla sicurezza energetica nazionale, significa provare a diventare protagonista non soltanto della produzione di energia, ma anche dell’industria chiamata a costruirne il futuro.