Brindisi, università e imprese per nuova industria

Sala Mario Marino Guadalupi, il tavolo istituzionale

UniSalento, Comune e Confindustria Brindisi avviano un modello formativo integrato per sostenere la transizione industriale

di Antonio Portolano

La mission del tavolo: formazione per trattenere talenti

Allineare formazione universitaria e fabbisogni industriali per fermare la fuga di cervelli e sostenere la nuova fase economica di Brindisi: è questa la missione del tavolo tecnico inaugurato oggi tra Università del Salento, Comune di Brindisi e il sistema produttivo locale rappresentato da Confindustria Brindisi.

L’incontro, presieduto dal sindaco Giuseppe Marchionna, segna l’avvio operativo di un percorso strutturato di ascolto e co-progettazione con le imprese, finalizzato alla costruzione di nuovi percorsi formativi da attivare a partire dall’anno accademico 2027-2028.

Sala Mario Marino Guadalupi, un momento dell’incontro con UniSalento

Il contesto economico: transizione industriale e competenze

Brindisi si trova in una fase cruciale di trasformazione industriale. La transizione energetica, digitale e produttiva sta ridefinendo modelli economici e fabbisogni professionali, imponendo il passaggio da un sistema basato su manodopera meno qualificata a uno fondato su competenze avanzate.

In questo scenario, il capitale umano rappresenta una leva strategica per attrarre investimenti, sostenere la competitività e garantire sviluppo economico nel medio-lungo periodo.

Gli attori coinvolti: sistema produttivo e istituzioni

Al tavolo erano presenti i principali stakeholder industriali del territorio: Enel, Eni, Edison, A2A, GE Avio, CETMA, Solaria, Distretto Tecnologico Aerospaziale e United Nations Global Service Centre.

Presenti anche il Commissario straordinario per la reindustrializzazione Luigi Carnevale, la professoressa Antonella Longo e il gruppo di lavoro dell’Ateneo, tra cui Beatrice Stasi, Claudia Sunna, Federica De Leo e Manuela De Giorgi, coinvolte nella progettazione dell’offerta formativa.

Un ruolo centrale è attribuito a Giuseppe Danese, presidente di Confindustria Brindisi, nel raccordo tra imprese e università.

Da sinistra verso destra il sindaco Giuseppe Marchionna e il prorettore Giuseppe Grassi

La visione del Comune: stop alla fuga dei cervelli

Il sindaco Giuseppe Marchionna ha evidenziato il valore strategico dell’iniziativa: «Abbiamo inaugurato il tavolo tecnico tra Comune di Brindisi e Università del Salento, con la partecipazione del prorettore Giuseppe Grassi e delle più grandi aziende del territorio, che sono intervenute attivamente garantendo una fase di ascolto sui loro bisogni, in particolare nel medio termine, tra i 5 e i 10 anni, per consentire all’Università di co-pianificare e co-progettare i percorsi universitari che verranno allocati a Brindisi a partire dall’anno accademico 2027-2028».

Il sindaco Giuseppe Marchionna ha evidenziato anche l’impatto sociale ed economico: «Abbiamo affrontato i temi della riqualificazione e del potenziamento professionale dei lavoratori in uscita da altri cicli produttivi, oltre ai master e alle specializzazioni post-universitarie. Abbiamo cercato di avviare un percorso rivolto ai giovani brindisini, che dovranno essere nelle condizioni di poter studiare a Brindisi e avere la certezza di poter rimanere nella loro città anche per lavorare, mettendo fine a una fuga di cervelli che dura da decenni».

La strategia dell’università: co-progettazione e nuovi percorsi

Il prorettore Giuseppe Grassi ha evidenziato il ruolo dell’università nel processo di trasformazione economica: «Il tavolo odierno rappresenta un passaggio fondamentale per allineare in modo sempre più efficace l’offerta formativa dell’Università del Salento alle esigenze concrete del sistema produttivo territoriale. L’obiettivo è costruire percorsi formativi realmente integrati con i processi di transizione energetica e digitale in atto, contribuendo a colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro».

Il prorettore Giuseppe Grassi ha evidenziato con forza anche la dimensione strategica: «Come Università intendiamo rafforzare il nostro ruolo di motore di sviluppo del territorio, attraverso l’attivazione di nuovi corsi e percorsi post-laurea, anche in lingua inglese, progettati in dialogo diretto con le imprese. Si tratta di uno sforzo di programmazione aggiuntivo necessario per rispondere alle sfide della riconversione industriale e sostenere la competitività del sistema locale».

Sul piano operativo ha aggiunto: «Vogliamo ascoltare le imprese e co-progettare con loro percorsi formativi anche a carattere internazionale. Potranno essere attivati corsi triennali e magistrali, master di primo e secondo livello, dottorati di ricerca e laboratori congiunti. Avremo una fase di ascolto tra maggio e giugno, poi procederemo alla co-progettazione fino alla fine dell’anno per rispettare le scadenze ministeriali e attivare i nuovi corsi da settembre 2027».

Da sinistra verso destra il prorettore Giuseppe Grassi con il Commissario straordinario Luigi Carnevale

I fabbisogni industriali emergenti

Dalle prime interlocuzioni con le imprese emergono esigenze chiare, in particolare nel settore energetico: «Si evidenziano fabbisogni legati ai sistemi di accumulo, con la necessità di figure specializzate nella gestione delle batterie, nella distribuzione dell’energia e nelle competenze del mercato elettrico».

Queste indicazioni riflettono l’evoluzione dei modelli industriali e l’accelerazione verso tecnologie avanzate e sostenibili.

Il ruolo del Commissario: investimenti e nuova reindustrializzazione

Il Commissario straordinario Luigi Carnevale ha offerto una lettura sistemica e approfondita del processo in atto: «C’è una volontà ben precisa della rettrice Maria Antonietta Aiello, del sindaco e di tutti gli attori coinvolti di rispondere alle esigenze delle imprese, che oggi richiedono competenze sempre più qualificate. Molte aziende stanno prospettando investimenti importanti, ma evidenziano anche una forte esigenza occupazionale qualificata».

Il Commissario Luigi Carnevale ha evidenziato con chiarezza il cambio di paradigma: «Non possiamo più pensare alla reindustrializzazione come in passato, quando la manodopera era meno qualificata. Oggi siamo in una fase completamente diversa, in cui la qualità delle competenze è determinante per lo sviluppo industriale».

Ha quindi ampliato il quadro istituzionale e operativo: «In questi giorni, insieme a Invitalia, stiamo ascoltando i progetti industriali che faranno parte del prossimo accordo di programma. È in corso un lavoro coordinato con il Ministero, la Regione, l’Autorità portuale e tutti gli attori coinvolti per definire le fasi finali, con particolare attenzione alla fase autorizzativa».

Infine, ha sottolineato le condizioni per attrarre investimenti e la nuova visione industriale: «Le aziende hanno bisogno di tempi certi. Il segnale da dare è che chi vuole investire deve trovare un sistema capace di rispondere rapidamente. Brindisi ha un’area industriale unica a livello nazionale e può costruire una nuova narrazione industriale, non solo legata alla produzione ma anche alla sostenibilità e al recupero ambientale».

Sala Mario Marino Guadalupi un momento dell’incontro con Unisalento

Impatto economico: lavoro, investimenti e competitività

L’iniziativa ha un impatto diretto sulla struttura economica del territorio, con effetti su occupazione qualificata, attrattività degli investimenti e sviluppo delle competenze.

La disponibilità di capitale umano qualificato rappresenta oggi uno dei principali fattori di competitività territoriale, soprattutto in una fase di transizione industriale come quella in corso.

La roadmap operativa verso il 2027

Il percorso è scandito da una tempistica precisa:

  • primavera 2026: fase di ascolto con le imprese
  • entro la fine della primavera: nuovo incontro operativo tra i partner
  • estate-autunno 2026: co-progettazione dei percorsi formativi
  • fine 2026: definizione dell’offerta e rispetto delle scadenze ministeriali
  • settembre 2027: avvio dei nuovi corsi universitari a Brindisi

Scenari futuri: un ecosistema integrato

Il modello che emerge è quello di un ecosistema integrato tra università, imprese e istituzioni, basato sulla co-progettazione delle competenze.

Se pienamente realizzato, potrà rafforzare il posizionamento di Brindisi come polo strategico per l’industria del futuro nel Mezzogiorno, sostenendo crescita economica, innovazione e occupazione qualificata.