La domanda di assistenza cresce con l’invecchiamento della popolazione e rende sempre più strategica la figura dell’operatore socio sanitario (OSS). Ospedali, residenze sociosanitarie, strutture per anziani e servizi domiciliari hanno bisogno di personale qualificato per rispondere a esigenze di cura sempre più complesse. Un’evoluzione che interessa direttamente la Puglia, dove i dati demografici e le rilevazioni sul mercato del lavoro indicano prospettive importanti per le professioni sociosanitarie.
Secondo il sistema informativo Unioncamere-Excelsior, nel 2025 le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali hanno registrato a livello nazionale 79.690 assunzioni stimate, con una difficoltà di reperimento del personale pari al 63%. Si tratta di una categoria statistica che comprende gli OSS insieme ad altre figure professionali, non di assunzioni attribuibili esclusivamente agli operatori socio sanitari. Il dato evidenzia comunque quanto sia impegnativo, per le organizzazioni del settore, individuare lavoratori con competenze adeguate (Fonte Excelsiorienta).

Puglia, il fabbisogno di assistenza cresce con l’età
L’invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei principali fattori destinati a influenzare la domanda di servizi sociosanitari. Il progressivo aumento delle persone anziane, spesso interessate da condizioni di fragilità o patologie croniche, richiede una rete assistenziale capace di integrare interventi sanitari, supporto quotidiano e assistenza domiciliare.
Secondo l’approfondimento regionale pubblicato dall’ISTAT il 30 aprile 2026, gli abitanti della Puglia con almeno 85 anni erano 146.158 nel 2024, oltre 5.000 in più rispetto all’anno precedente. L’indice di vecchiaia regionale è salito da 200,8 a 209,4 anziani ogni 100 giovani con meno di 15 anni.
Le differenze territoriali sono particolarmente significative. La provincia di Lecce registra un indice di vecchiaia di 237, seguita da Brindisi con 225 e Taranto con 220. Sono territori nei quali l’aumento della popolazione anziana rende particolarmente rilevante la capacità di organizzare servizi di assistenza continuativi.
La relazione tra invecchiamento e fabbisogno occupazionale non è però automatica. Una maggiore domanda di assistenza non si traduce necessariamente in un corrispondente incremento delle assunzioni: incidono le risorse economiche disponibili, l’organizzazione dei servizi, gli investimenti pubblici e privati e la capacità delle strutture di reperire personale qualificato.
Mercato del lavoro, cosa dicono i dati ARPAL Puglia
Il peso dei servizi alla persona emerge anche dalle analisi dell’Osservatorio del mercato del lavoro della Puglia.
Il rapporto sui fabbisogni occupazionali elaborato dall’IPRES, sulla base dei dati Excelsior, stima per il quinquennio 2025-2029 un fabbisogno complessivo regionale di 213.400 unità. Il macrosettore dei servizi alle persone presenta il valore più elevato, con 55.600 unità previste.
Anche in questo caso è necessario distinguere il fabbisogno dell’intero comparto da quello specifico degli OSS. Il dato comprende infatti numerose attività professionali, ma conferma il peso economico e occupazionale dei servizi rivolti alla popolazione.

I numeri nella Regione Puglia
Un riscontro più direttamente collegato alle professionalità sociosanitarie arriva dall’attività di ARPAL Puglia (si apre in una nuova scheda), l’Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro.
Nel novembre 2024, una Recruiting week dedicata ai settori sanitario, sociosanitario, sociale, socio-pedagogico e chimico-farmaceutico aveva coinvolto 72 aziende delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, con 435 posizioni disponibili. Tra i profili ricercati figuravano espressamente gli operatori socio sanitari.
Nel giugno 2026, la seconda edizione dell’iniziativa nell’ambito territoriale di Lecce ha messo a disposizione 97 posizioni complessive, coinvolgendo 34 aziende, tra residenze sanitarie assistenziali, centri di riabilitazione, cooperative sociali e altre strutture. Anche in questa occasione gli OSS erano tra le figure ricercate (Fonte ARPAL Puglia).
I numeri delle due iniziative non sono direttamente confrontabili, perché riguardano territori e selezioni differenti. Documentano tuttavia una domanda di personale che coinvolge più segmenti dell’assistenza e interessa anche il mercato del lavoro pugliese.
Operatore socio sanitario, una professione centrale nell’assistenza
L’OSS svolge un ruolo di collegamento tra le esigenze della persona assistita, la famiglia e le diverse professionalità sanitarie e sociali.
Le sue attività riguardano il soddisfacimento dei bisogni primari, il sostegno all’autonomia, l’igiene personale, la mobilizzazione, il comfort e il benessere delle persone in condizioni di fragilità, secondo le competenze previste dal proprio profilo.
Non sostituisce infermieri e medici, né svolge autonomamente prestazioni riservate alle professioni sanitarie. Opera in collaborazione con gli altri professionisti, all’interno di programmi assistenziali e secondo le responsabilità stabilite.
Il profilo professionale è stato aggiornato dall’Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024, successivamente recepito con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 marzo 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 giugno 2025.
La revisione risponde proprio ai cambiamenti intervenuti nell’organizzazione dell’assistenza, nell’invecchiamento della popolazione e nella diffusione delle patologie croniche (Fonte statoregioni.it).

Iole La Rosa: «L’OSS garantisce dignità e qualità della vita»
Per approfondire le caratteristiche della professione, le competenze richieste e il rapporto tra formazione e mercato del lavoro, abbiamo raccolto le valutazioni di Iole La Rosa, direttrice dell’Ente di Formazione Futura (si apre in una nuova scheda) ed esperta di percorsi formativi e qualificazione professionale.
La sua analisi mette in evidenza un aspetto decisivo: la preparazione tecnica è indispensabile, ma da sola non basta. L’assistenza alle persone più fragili richiede anche sensibilità, capacità relazionali e una solida motivazione personale.
Perché l’operatore socio sanitario è diventato una figura così importante nel sistema assistenziale?
«Oggi l’OSS è il vero e proprio anello di congiunzione tra il paziente, la famiglia e il personale medico-infermieristico. Non si occupa solo del benessere fisico dell’utente, ma anche del suo supporto psicologico e sociale. Garantisce la dignità e la qualità della vita quotidiana delle persone più fragili. Sul nostro territorio la richiesta è perennemente alta, perché la nostra rete assistenziale sta crescendo e ha bisogno costantemente di nuovi professionisti qualificati».
Quali competenze bisogna acquisire per diventare un operatore socio sanitario qualificato?
«La formazione qui è regolamentata in modo molto serio. Parliamo di percorsi formativi teorico-pratici intensi di mille ore, che coprono materie che vanno dall’anatomia alla psicologia, fino alla legislazione sanitaria. La parte teorica tradizionale è fondamentale per avere le basi scientifiche e normative».
Quanto contano il tirocinio e le competenze relazionali nella preparazione di un OSS?
«La vera differenza la fa proprio il tirocinio. Gran parte del percorso formativo si svolge in ospedale o nelle strutture socio-assistenziali. È lì che si impara la gestione reale del paziente. Ma c’è un’altra formazione necessaria, tanto quanto i libri: quella sulle soft skills, ovvero l’empatia, la capacità di ascolto e la gestione dello stress. Un buon OSS deve saper curare, ma anche saper avere cura».
Quale consiglio darebbe a chi sta valutando questa professione come opportunità per il proprio futuro lavorativo?
«Il mio consiglio è di informarsi subito sui corsi accreditati dalla Regione Puglia e attivi sul territorio. Quella dell’OSS è una professione che richiede impegno e una forte motivazione personale, ma che oggi offre una stabilità lavorativa e una gratificazione umana che pochissimi altri lavori sanno dare».

Formazione OSS, mille ore tra teoria e tirocinio
Il percorso per conseguire la qualifica di operatore socio sanitario è regolamentato e richiede una preparazione specifica, articolata tra lezioni teoriche, esercitazioni pratiche ed esperienze dirette nelle strutture assistenziali.
La disciplina nazionale aggiornata nel 2025 prevede una durata complessiva non inferiore a 1.000 ore, da svolgere in un periodo compreso tra nove e diciotto mesi.
La formazione comprende almeno 450 ore di teoria, 100 ore di esercitazioni e attività di laboratorio e 450 ore di tirocinio. Le aree disciplinari includono competenze socio-culturali e legislative, tecnico-operative e relazionali (Fonte statoregioni.it)
La preparazione deve consentire agli allievi di affrontare situazioni concrete, comprendere i bisogni delle persone assistite e collaborare correttamente con il personale sanitario e sociale.
Il tirocinio rappresenta una fase fondamentale perché permette di confrontarsi con l’organizzazione delle strutture, con le procedure assistenziali e con le responsabilità quotidiane della professione.
Anche le competenze trasversali assumono un’importanza crescente. Empatia, ascolto, comunicazione, gestione dello stress e capacità di lavorare in équipe sono elementi essenziali per operare in contesti nei quali la relazione umana è parte integrante dell’assistenza.
La qualifica riconosciuta costituisce il requisito professionale per accedere alle opportunità lavorative previste per gli OSS, ferme restando le ulteriori condizioni richieste dai singoli datori di lavoro e dalle procedure di selezione.

Futura, due edizioni del corso OSS a Brindisi
Nel panorama della formazione professionale pugliese si inserisce anche l’esperienza dell’Ente di Formazione Futura (si apre in una nuova scheda) di Brindisi, che ha organizzato due edizioni del corso per operatore socio sanitario, rispettivamente negli anni formativi 2023-2024 e 2024-2025.
Secondo i dati comunicati dall’ente, tutti gli allievi delle due edizioni hanno superato con successo gli esami finali. Il risultato riguarda il completamento del percorso formativo e non costituisce, di per sé, un indicatore di inserimento occupazionale.
Il percorso illustrato da Futura prevede 1.000 ore complessive, suddivise tra 550 ore di attività formative in aula e 450 ore di tirocinio presso strutture convenzionate.
Si tratta di un corso autofinanziato, riconosciuto dalla Regione Puglia, con attestato di qualifica valido sul territorio nazionale. Le informazioni diffuse dall’ente indicano anche la possibilità di rateizzare il pagamento e l’inclusione della divisa, della formazione di primo soccorso e del corso HACCP.
Per conoscere le nuove edizioni, le condizioni di accesso e le modalità di iscrizione è possibile rivolgersi alla sede dell’ente, in via Carmine 44 a Brindisi, al numero 0831 1970911 o all’indirizzo formazionefuturabr@gmail.com.

Il rapporto tra formazione e occupazione resta il punto centrale. In un settore caratterizzato da bisogni assistenziali in evoluzione, la disponibilità di operatori qualificati è una condizione necessaria per rispondere alla domanda di servizi. Per chi intende intraprendere questa professione, la scelta di un percorso riconosciuto, con un’adeguata componente pratica, rappresenta il primo passo verso l’ingresso nel mercato del lavoro.




