BRINDISI – La crisi industriale di Taranto e Brindisi rischia di cancellare non soltanto posti di lavoro e capacità produttiva, ma anche un patrimonio di competenze costruito attraverso generazioni. Eppure, proprio quelle professionalità potrebbero diventare il punto di partenza per una nuova stagione di sviluppo. A una condizione: affiancare agli ammortizzatori sociali una strategia di formazione, riconversione delle imprese e ricollocazione dei lavoratori, mobilitando anche le risorse europee.
È la prospettiva indicata da Gianluca Bozzetti, responsabile Public Affairs di Time Vision (si apre in una nuova scheda), società specializzata nella formazione e nella consulenza strategica per lo sviluppo del capitale umano. Al centro della sua analisi ci sono le crisi della siderurgia tarantina, della centrale Enel Federico II di Cerano e della chimica di base brindisina, con le conseguenze sulle imprese dell’indotto, sulla manutenzione industriale, sulla logistica e sulle attività portuali.
Bozzetti propone un piano integrato fondato su tre strumenti: riqualificazione professionale, accompagnamento delle piccole e medie imprese verso nuovi mercati e outplacement, ossia percorsi personalizzati per favorire il reinserimento lavorativo. Richiama inoltre l’attenzione sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori espulsi dal lavoro (FEG), uno strumento comunitario che potrebbe offrire ulteriori opportunità, subordinatamente alla verifica dei requisiti e all’attivazione delle procedure previste.

Taranto e Brindisi, due crisi industriali e una sfida comune
Perché Taranto e Brindisi sono oggi un caso nazionale? La transizione industriale di questi territori presenta caratteristiche che vanno oltre le singole vertenze aziendali?
«Perché qui si gioca la prova concreta della transizione, che non è solo ecologica ed energetica ma anche culturale e sociale. Istituzioni, imprese e operatori dello sviluppo sono chiamati a decisioni di portata storica. Serve un approccio pragmatico, senza contrapposizioni ideologiche, con un solo obiettivo: tutelare il patrimonio umano e d’impresa che questo territorio ha costruito in generazioni di lavoro».
Le vicende industriali di Taranto e Brindisi hanno origini differenti. A Taranto pesano l’incertezza sugli assetti societari della siderurgia, la contrazione produttiva e le conseguenze per i subappaltatori, aggravate anche dalle vicende giudiziarie. A Brindisi si sommano la decarbonizzazione, con la chiusura della centrale Federico II, e la riorganizzazione della chimica di base. Qual è il rischio che accomuna le due realtà?
«Hanno origini e proporzioni diverse, ma lo stesso rischio. A Taranto l’incertezza sullo stabilimento siderurgico pesa sui fornitori: migliaia di tecnici di manutenzione, carpenteria e logistica oggi sostenuti dagli ammortizzatori sociali. A Brindisi la chiusura della centrale di Cerano coincide con la riorganizzazione della chimica di base e travolge porto, impianti e logistica integrata. Se queste professionalità si disperdono, il territorio non le recupera più».
Ammortizzatori sociali e politiche attive, il modello delle riconversioni europee
Gli ammortizzatori sociali sono fondamentali per sostenere il reddito dei lavoratori, ma possono garantire da soli un futuro occupazionale? Esistono esperienze internazionali dalle quali Taranto e Brindisi potrebbero trarre insegnamento?
«Sono indispensabili e nessuno lo nega, ma da soli rinviano un esito che sembra già scritto. Servono politiche attive. La Ruhr, Bilbao, il Nord-Pas-de-Calais e Pittsburgh hanno affrontato crisi simili puntando su formazione e riconversione. Non c’è una soluzione unica, ma la direzione è chiara.»
Il riferimento è a quattro territori industriali che, pur attraversando trasformazioni differenti, hanno dovuto confrontarsi con il ridimensionamento di attività produttive tradizionali: la Ruhr in Germania, Bilbao in Spagna, il Nord-Pas-de-Calais in Francia e Pittsburgh negli Stati Uniti.
Il principio richiamato da Bozzetti è quello di accompagnare la tutela del reddito con interventi capaci di preservare e aggiornare le competenze, sostenendo contemporaneamente la diversificazione delle imprese. Una prospettiva particolarmente rilevante per territori nei quali la perdita di un grande insediamento produttivo può compromettere un’intera rete di fornitori, servizi e professionalità specializzate.

Formazione, PMI e outplacement: le tre leve per ripartire
Quali interventi concreti ritiene necessari? Come si possono valorizzare le competenze già possedute dai lavoratori, sostenere la diversificazione delle piccole e medie imprese e garantire continuità occupazionale alle persone coinvolte negli esuberi?
«Da tre leve. La prima è la riqualificazione avanzata di lavoratori che hanno già competenze tecniche di grande valore e che, con percorsi mirati, possono spenderle nei settori in crescita. La seconda è l’affiancamento a manager e imprenditori delle PMI verso nuovi mercati. ZES Unica e accordi di programma vanno usati non solo per nuovi impianti ma anche per innovare processi e competenze. La terza, per chi è in esubero, è l’outplacement: bilancio delle competenze, tutoraggio e incontro con le aziende che assumono sul territorio».
Le tre direttrici indicate dal responsabile Public Affairs di Time Vision (si apre in una nuova scheda) delineano un modello di intervento nel quale le politiche industriali e quelle del lavoro procedono parallelamente.
La prima riguarda il reskilling e l’upskilling, ossia l’acquisizione di nuove competenze e l’aggiornamento di quelle già possedute. L’obiettivo è consentire ai lavoratori della siderurgia, dell’energia, della chimica e dell’indotto industriale di valorizzare le proprie conoscenze tecniche anche in comparti differenti.
La seconda coinvolge direttamente le piccole e medie imprese, chiamate a diversificare attività e mercati. In questa prospettiva, gli incentivi della ZES Unica e gli accordi di programma regionali e nazionali possono rappresentare strumenti per sostenere non soltanto gli investimenti in nuovi impianti, ma anche l’innovazione dei processi produttivi, l’evoluzione delle competenze manageriali e l’aggiornamento professionale della forza lavoro.
La terza riguarda i lavoratori in uscita dalle aziende o coinvolti in esuberi dichiarati. I percorsi di outplacement prevedono servizi specialistici di orientamento, bilancio delle competenze, tutoraggio e accompagnamento verso nuove opportunità di impiego, favorendo l’incontro con la domanda di lavoro delle imprese in espansione.
Il punto centrale è evitare che le competenze presenti sul territorio vengano disperse prima che possano essere valorizzate in nuove attività produttive.
Fondo europeo FEG, una possibilità per i lavoratori di Taranto e Brindisi
La dimensione delle crisi di Taranto e Brindisi rende necessario individuare anche risorse straordinarie. Lei richiama uno strumento europeo che, a suo giudizio, non è stato utilizzato per queste vertenze. Di quale fondo si tratta e quali interventi potrebbe finanziare?
«L’Unione europea dispone del FEG, il fondo per le grandi crisi di ristrutturazione legate al commercio globale o alla transizione ecologica. Finanzia a fondo perduto la ricollocazione personalizzata, gli incentivi all’autoimpiego e le indennità durante la formazione. Taranto e Brindisi potrebbero rientrarvi pienamente, ma qui non è mai stato attivato. Conta la tempestività della richiesta, e mi auguro che le istituzioni competenti se ne facciano carico».
Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori espulsi dal lavoro è uno strumento di solidarietà dell’Unione europea destinato a sostenere le persone coinvolte in importanti processi di ristrutturazione industriale.
Il fondo può contribuire a finanziare servizi personalizzati di orientamento e ricollocazione, formazione avanzata, riqualificazione professionale, accompagnamento all’autoimpiego, incentivi all’imprenditorialità e specifiche indennità connesse alla partecipazione ai percorsi previsti.
La sua attivazione non è automatica. La disciplina europea contempla, tra i criteri ordinari, una soglia di almeno 200 lavoratori interessati da un evento di ristrutturazione, con periodi di riferimento e condizioni differenti a seconda delle circostanze. Le modifiche normative introdotte nel 2026 hanno inoltre esteso il sostegno ai lavoratori a rischio imminente di espulsione dal lavoro.
In Italia il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali svolge funzioni di coordinamento e gestione del FEG, in raccordo con le amministrazioni regionali e gli altri soggetti interessati. Le domande devono rispettare procedure e termini specifici e la contribuzione europea copre una quota dei costi ammissibili, non necessariamente la loro totalità.
L’eventuale utilizzo del fondo nelle vertenze di Taranto e Brindisi richiederebbe pertanto una verifica puntuale dei requisiti, della platea dei lavoratori coinvolti e delle tempistiche applicabili.
È proprio sulla necessità di non trascurare questa opportunità che si concentra il richiamo di Bozzetti: affiancare agli strumenti nazionali e regionali ulteriori risorse per accompagnare le persone nella transizione da un’occupazione all’altra.

Un’alleanza tra istituzioni, imprese e sindacati per la riconversione
Chi dovrebbe assumere l’iniziativa per costruire un piano condiviso? Quale ruolo possono svolgere le istituzioni, i grandi gruppi industriali, le associazioni datoriali, le organizzazioni sindacali e gli operatori accreditati della formazione e del lavoro?
«A un’alleanza tra istituzioni, grandi gruppi industriali, associazioni datoriali, sindacati e strutture accreditate. Non è il momento della rassegnazione né della ricerca di colpe. Se lavoriamo insieme, quello che oggi è un dramma occupazionale può diventare una rinascita produttiva fondata sulle persone e sulle competenze».
Time Vision, oltre 20mila persone formate ogni anno
La visione illustrata da Gianluca Bozzetti si inserisce nell’attività di Time Vision, società nata nel 2001 e specializzata nella consulenza strategica alle imprese per lo sviluppo del capitale umano.
La società opera come agenzia formativa accreditata in Campania, Lombardia, Lazio e Puglia ed è autorizzata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali come agenzia per il lavoro.
Secondo i dati aziendali, forma ogni anno oltre 20.000 persone e collabora con più di 5.000 aziende partner. La sua attività comprende formazione, consulenza alle imprese e servizi per lo sviluppo e la valorizzazione delle competenze professionali.
La società dispone di sedi a Castellammare di Stabia, Napoli, Milano, Brindisi e Bergamo.
Il contributo di Bozzetti al dibattito sulla transizione industriale dell’area ionico-salentina pone così una questione che supera le singole emergenze: la capacità di trasformare le politiche di sostegno al reddito in percorsi di continuità occupazionale, accompagnando imprese e lavoratori verso nuove prospettive produttive.
Per Taranto e Brindisi, la sfida non riguarda soltanto quali attività industriali potranno insediarsi nei prossimi anni, ma anche quali competenze sarà possibile preservare e valorizzare per renderne concretamente possibile lo sviluppo.




