Giovedì 22 Ottobre 2026

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CBAM, Contessa: il conto non ricada sui costruttori

Il presidente di ANCE Brindisi Contessa chiede controlli sul CBAM, prezzi trasparenti e tutele negli appalti per evitare rincari dell’acciaio

di Redazione

· 2 min di lettura

Angelo Contessa, presidente di ANCE Brindisi
Angelo Contessa, presidente di ANCE Brindisi

A proposito del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere) e dei suoi effetti sul settore delle costruzioni, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Angelo Contessa, presidente di ANCE Brindisi (si apre in una nuova scheda) e amministratore del Consorzio Stabile Build.

di Angelo Contessa

Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere), istituito dall’Unione Europea con il Regolamento 2023/956, è entrato nel regime definitivo dal 1° gennaio 2026 per contrastare la delocalizzazione delle produzioni verso Paesi con minori vincoli ambientali.

L’obiettivo è condivisibile, ma non possono essere i costruttori a pagarne il prezzo.

Il CBAM, collegato al sistema europeo ETS, introduce un costo sulle emissioni incorporate nei materiali importati da Paesi extra-UE.

CBAM, controlli sulle emissioni e rischio speculazioni

Una prima criticità riguarda l’attendibilità delle emissioni dichiarate dagli stabilimenti esteri. Servono verifiche indipendenti, controlli rigorosi e criteri uniformi.

C’è poi un paradosso: i certificati CBAM relativi alle importazioni del 2026 potranno essere acquistati soltanto da febbraio 2027. Sebbene siano pubblicati prezzi trimestrali di riferimento, gli operatori devono programmare acquisti e vendite senza conoscere sempre con certezza l’onere complessivo. Questa situazione può favorire maggiorazioni cautelative dei prezzi e possibili fenomeni speculativi lungo la filiera.

L’immagine realistica di un cantiere edile con operai e maestranze, generata con Dall-E

Crisi dell’ex Ilva e competitività della siderurgia italiana

La crisi della siderurgia italiana, a partire dall’ex Ilva, aggrava il problema. Quando importare è una necessità industriale, non si possono penalizzare le imprese senza offrire alternative nazionali.

I costruttori non producono acciaio né determinano le politiche ambientali europee. Acquistano materiali, assumono obblighi contrattuali e realizzano infrastrutture, scuole, ospedali e abitazioni. Non possono diventare l’anello della filiera sul quale scaricare ogni nuovo costo.

Appalti pubblici, revisione prezzi e tutela delle imprese

Il problema è particolarmente grave negli appalti pubblici, dove i prezzi vengono definiti in gara e le opere realizzate nell’arco di anni.

Chiediamo revisioni dei prezzi realmente efficaci, risorse per i contratti in corso, trasparenza nella formazione dei prezzi e vigilanza contro possibili speculazioni, anche sul mercato ETS.

La siderurgia europea va difesa e quella italiana rilanciata. L’Europa deve tutelare l’ambiente senza sacrificare la competitività delle proprie industrie e imprese. Una transizione che indebolisce chi produce e costruisce rischia di compromettere il futuro dell’Europa.

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