Giovedì 22 Ottobre 2026

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Brindisi, il futuro passa anche dal suo vino

Dipietrangelo di Tenute Lu Spada chiede alle istituzioni impegni concreti per cantine, turismo del vino, Appia Wine Road ed enoteca regionale

di Redazione

· 4 min di lettura

Carmine Dipietrangelo amministratore di Tenute Lu Spada
Carmine Dipietrangelo amministratore di Tenute Lu Spada

A proposito del futuro economico di Brindisi e del ruolo della vitivinicoltura nello sviluppo del territorio, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Carmine Dipietrangelo, produttore vitivinicolo di Tenute Lu Spada (si apre in una nuova scheda).

di Carmine Dipietrangelo

Brindisi, il vino nella storia e nell’economia della città

A fronte dell’esaurimento del vecchio apparato industriale (petrolchimica ed energia) e alla ricerca di nuove possibilità di sviluppo, a Brindisi, e giustamente, si parla, anche in convegni e iniziative, di turismo, identità e di nuove prospettive economiche. Sono obiettivi necessari, ma si continua a trascurare un settore che, seppur in difficoltà, è capace di dare un suo contributo: la realtà agricola e vitivinicola della città e il lavoro delle aziende che ancora la rendono viva.

Il vino ha segnato il paesaggio, l’economia e i commerci di Brindisi sin dai tempi dei messapi e dei romani. Il porto, gli stabilimenti enologici di cui erano piene le più importanti strade di accesso alla città e le fabbriche di botti raccontano una città nella quale agricoltura, artigianato e attività commerciali erano strettamente collegati. Tra Ottocento e Novecento, attorno al vino lavoravano produttori, bottai, trasportatori, commercianti e maestranze specializzate. Una parte importante della vita cittadina dipendeva da questa economia.

La DOC Brindisi, riconosciuta per i vitigni e i vini dell’agro brindisino, ha dato a tale vocazione una precisa identità produttiva e territoriale. Le cantine che hanno continuato a operare, insieme a quelle nate successivamente, ne hanno raccolto l’eredità, investendo nella qualità, nei vitigni locali, nel biologico e nell’accoglienza. Delle città capoluogo di provincia, Brindisi è quella che ha più storia, imprese e produzione di vino.

Enoteca regionale e Città del Vino, il ruolo delle istituzioni

A tutto questo non ha corrisposto un’adeguata consapevolezza e continuità dell’impegno pubblico. La politica e le istituzioni devono prenderne atto. Autocriticamente, per questa sottovalutazione, riconosco anche le mie responsabilità politiche passate.

In più occasioni, compresa la candidatura a città della cultura, è stata avanzata la proposta di realizzare un’enoteca regionale in un luogo storico della città: uno spazio di conoscenza, promozione e incontro tra produttori, cittadini e visitatori. Occorre darle una prospettiva concreta, individuando sede, modalità di gestione e sostenibilità economica. Anche la partecipazione di Brindisi all’associazione nazionale “Città del Vino” dovrebbe diventare un impegno continuativo, capace di produrre iniziative e relazioni.

La crisi della vitivinicoltura e il futuro delle aziende

Nel frattempo le imprese mantengono i vigneti, curano il paesaggio, investono nelle cantine e cercano nuovi clienti. Affrontano quotidianamente le difficoltà dei mercati, i costi di produzione e gli effetti del clima. Aprono le proprie porte ai visitatori e costruiscono occasioni di incontro con il territorio.

Da produttore conosco questa fatica e la necessità di ripensare organizzazione, produzioni e mercati. Il settore vitivinicolo, a Brindisi come in Italia e nel mondo, è in crisi e ha bisogno di interventi per ripensarlo e per dargli un futuro. Un vigneto che scompare o una cantina che chiude rappresentano una perdita economica, occupazionale, ambientale e culturale.

Per le crisi industriali, per il porto e l’aeroporto si chiedono giustamente attenzione politica, tavoli di confronto e interventi regionali e nazionali. La stessa responsabilità deve valere per l’agricoltura, la vitivinicoltura e l’olivicoltura. Le difficoltà delle aziende, dei lavoratori e delle famiglie agricole meritano ascolto anche quando fanno meno rumore.

Uno scorcio della Via Appia

Turismo del vino, Appia e cantine di Brindisi

Questa consapevolezza deve entrare anche nelle politiche turistiche. Brindisi può costruire un’offerta che colleghi il centro storico e il porto alla campagna, ai vigneti, alle cantine e al tratto terminale dell’Appia. Può offrire esperienze nelle quali la storia si incontra attraverso luoghi, persone e vini.

Servono però collegamenti, informazioni, segnaletica, itinerari prenotabili e collaborazione tra produttori, strutture ricettive, guide e operatori turistici. Il vino potrebbe e dovrebbe entrare stabilmente nella promozione della città e nella programmazione del suo sviluppo.

Ristorazione e vini locali, una responsabilità condivisa

Una responsabilità importante riguarda poi ristoratori, enotecari e vinerie. Chi visita Brindisi dovrebbe poter conoscere e assaggiare i vini del territorio: trovarli nelle carte, sceglierli al calice, incontrare personale capace di raccontarli. Rapporti più stretti con le cantine possono inoltre favorire visite e degustazioni, arricchendo l’esperienza degli ospiti.

Ai produttori spetta garantire e migliorare la qualità, comprendere i nuovi gusti e proporre vini capaci di competere. Quando questa qualità c’è, deve trovare nei locali della propria città interlocutori attenti. Promuovere la cucina e l’ospitalità brindisina significa anche dare spazio ai vini che questa terra produce.

Appia Wine Road, una proposta per valorizzare il territorio

“Appia Wine Road” nasce dalla volontà delle cantine brindisine di collaborare, unire vino, territorio e storia e costruire un’offerta comune. È un’assunzione di responsabilità delle imprese che chiede attenzione e collaborazione pubblica. Valorizzare l’Appia deve significare anche prendersi cura delle attività agricole, dei paesaggi e delle comunità che ne accompagnano il percorso.

La mappa della Appia Wine Road

Gli impegni richiesti a Comune, Regione e istituzioni

Al Comune, alla Regione e agli enti competenti vanno chiesti dunque impegni verificabili: un confronto operativo con le aziende vitivinicole; una decisione sulla proposta dell’enoteca regionale; una partecipazione attiva a “Città del Vino”; l’inserimento delle cantine e degli itinerari rurali nell’offerta turistica e crocieristica; iniziative condivise con ristorazione e commercio; attenzione alle difficoltà produttive e finanziarie del settore.

Gli annunci e le dichiarazioni d’occasione hanno già occupato troppo spazio. Bisogna passare alle proposte e all’operatività.

Questo mio intervento vuole essere un contributo per costruire consapevolezza e sollecitare un impegno comune. Le aziende devono migliorare e collaborare; chi opera nell’accoglienza deve contribuire a far conoscere il territorio; le istituzioni devono riconoscere il valore del settore e creare condizioni favorevoli al suo sviluppo.

Brindisi ha una storia del vino e imprese che lavorano per darle ancora futuro. Continuare a trascurarle significa impoverire le possibilità di un nuovo sviluppo della città.

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