Casa Serena, da criticità a modello di welfare territoriale

San Vito dei Normanni, Casa Serena, la struttura

A San Vito da una struttura dal costo pubblico di 800 mila euro a casa assistenza anziani sostenibile e modello sanità territoriale integrata

di Antonio Portolano

SAN VITO DEI NORMANNI (BRINDISI) – Da emergenza finanziaria a modello di welfare territoriale e sanità integrata. In meno di un anno Casa Serena a San Vito dei Normanni è passata da struttura in perdita a RSAA sostenibile, con più servizi, occupazione e minore spesa pubblica.

La svolta gestionale

Da 800 mila euro di costi annui a un canone di concessione per il Comune. Da 13 ospiti autosufficienti a 44 anziani, anche non autosufficienti. Da rischio chiusura a struttura moderna con 31 operatori. I numeri sintetizzano la trasformazione di Casa Serena, presidio storico del territorio brindisino, oggi riconvertito in Residenza Socio Assistenziale per Anziani (RSAA) ai sensi dell’ex art. 67 del Regolamento regionale Puglia n. 4/2007.

Fino al 2024 la gestione diretta comunale generava un forte squilibrio economico. L’immobile, nato negli anni Settanta come casa di riposo, aveva progressivamente ridotto la capacità ricettiva a causa degli adeguamenti normativi. Con solo 13 ospiti e gran parte della struttura inutilizzata, la sostenibilità era compromessa. La chiusura avrebbe comportato perdita di servizi, occupazione e valore sociale.

San Vito dei Normanni, Casa Serena, ingresso

La strategia dell’amministrazione guidata da Silvana Errico ha puntato su una riconversione complessiva. La gestione è stata affidata in concessione alla cooperativa sociale Polis di Perugia, salvaguardando i livelli occupazionali e rafforzando la presenza di personale qualificato, in prevalenza proveniente dal territorio. Il personale è oggi composto da circa 31 operatori tra OSS, infermieri e amministrativi: erano 22 nel 2025, sono stati tutti stabilizzati e a loro se ne sono aggiunti altri nove dopo un costruttivo percorso con i sindacati.

Il Comune ha sostenuto interventi mirati per rendere possibile il cambio di modello: 80 mila euro per la conversione, 112 mila euro per la messa in sicurezza del solaio e 230 mila euro per l’adeguamento energetico e impiantistico. Investimenti straordinari che hanno consentito di ridurre la spesa corrente, migliorare la sicurezza e valorizzare un immobile storico.

Integrazione sociosanitaria e domanda crescente

Parte degli spazi è stata concessa alla ASL di Brindisi per la realizzazione della futura Casa di Comunità, in linea con la riforma della sanità territoriale e il rafforzamento della medicina di prossimità. Nel comprensorio è già presente il CUP, creando un polo integrato che unisce servizi sociali, assistenza sanitaria e presa in carico delle fragilità.

L’operazione risponde a un trend strutturale. La Puglia è tra le regioni con elevata aspettativa di vita e un numero crescente di anziani e centenari. La domanda di strutture intermedie tra ospedale e domiciliarità è in forte aumento. In questo contesto, la riconversione di Casa Serena rappresenta una risposta concreta ai bisogni del territorio e alle famiglie.

La struttura, attiva da oltre 50 anni, nacque tra le 37 case di riposo promosse dall’ONPI. Negli anni di maggiore attività ospitava fino a 200 persone provenienti da tutta Italia. Dopo lo scioglimento dell’ente nel 1978, la gestione passò alla Regione e successivamente al Comune. L’aumento dei costi e le normative più stringenti hanno reso necessario un cambio di paradigma verso modelli più sostenibili.

La sindaca di San Vito dei Normanni
Silvana Errico

La visione politica e gestionale

«Quello di Casa Serena – ha dichiarato la sindaca Silvana Errico – era un problema che andava risolto. Era necessario recuperare e adeguare la struttura ai nuovi standard per dare continuità ad un servizio importante per territorio. Volevamo dare risposte alle famiglie e agli anziani che, soprattutto nell’ultima stagione della vita, meritano particolare rispetto, affetto e attenzione. Ma era, allo stesso tempo, necessario trovare una soluzione “sostenibile” che consentisse a Casa Serena di non continuare a pesare oltre misura sulle casse comunali. Oggi l’amministrazione non solo non spende, ma incassa il canone d’affitto dell’immobile. A questo va aggiunto un altro risultato importante e cioè che, con l’aumentare del numero degli ospiti, sono state fatte nuove assunzioni di personale, professionisti in prevalenza di San Vito dei Normanni e questo non può che fare piacere visto che con un intervento sono stati centrati tre obiettivi».

«Penso che Casa Serena rappresenti il successo della visione di un ente comunale che ha voluto il salvataggio di una struttura e di un servizio per i cittadini- ha commentato Corrado Tarantino, direttore della struttura. Una struttura che rischiava la chiusura e che ospitava solo tredici persone, oggi è diventata una RSAA fra le più moderne in Puglia che garantisce servizi agli anziani, sana e buona occupazione ma anche il recupero di un immobile storico che ha una prospettiva di vita».

San Vito dei Normanni, Casa Serena gli accessi

Un modello per il welfare locale

Il caso di San Vito dei Normanni evidenzia una traiettoria sempre più diffusa: innovazione organizzativa, integrazione pubblico-privato e sostenibilità economica. La sfida resta quella di coniugare efficienza, qualità e controllo pubblico. In un Paese caratterizzato da rapido invecchiamento demografico, esperienze come quella di Casa Serena diventano riferimento per il dibattito su welfare locale, assistenza agli anziani e sanità territoriale, dimostrando che la collaborazione tra istituzioni e terzo settore può trasformare una criticità in un’opportunità di sviluppo sociale ed economico.