Allo store manager il premio assegnato solo all’1% dei migliori direttori di McDonald’s nel mondo. «Lo dedico a mia madre e alla mia squadra»
di Antonio Portolano
Stenta ancora a crederci. «Quando mi hanno detto che avevo vinto, sono rimasto senza parole. Non me lo aspettavo proprio». Così racconta Christopher Barardi, 33 anni, store manager del McDonald’s di Brindisi, la notizia che ha cambiato la sua carriera e – in fondo – anche la sua vita: la conquista del Global Ray Kroc Award 2026, il più importante riconoscimento internazionale del marchio McDonald’s.

Una sorpresa mondiale e una dedica che commuove
Un premio che celebra ogni anno solo l’1% dei migliori direttori dei 43.000 ristoranti nel mondo, e che quest’anno porta anche un po’ di Puglia fino a Las Vegas, dove a giugno si terrà la cerimonia ufficiale.
Barardi sorride, ma la voce si incrina quando spiega a chi dedica la vittoria: «Questo premio lo dedico a mia madre, che è venuta a mancare a luglio. È lei che mi ha insegnato a crederci sempre. E naturalmente lo dedico alla mia squadra, perché senza di loro non ci sarebbe nessun premio».
Un riconoscimento che arriva dopo anni di impegno, di sfide vinte, di notti in cui il lavoro non finisce mai. «Sono felice, ma soprattutto orgoglioso del mio team. È un successo collettivo. Qui siamo una famiglia, e i risultati nascono solo se ognuno dà il massimo».
Il premio che incorona la leadership
Il Global Ray Kroc Award è il simbolo dell’eccellenza manageriale in casa McDonald’s. Dedicato al fondatore del brand, Ray Kroc, il premio viene assegnato ogni anno ai direttori che incarnano i valori più autentici del marchio: meritocrazia, inclusione, crescita e spirito di squadra.
Per arrivare alla selezione finale, serve molto più che ottimi risultati economici. Conta la capacità di guidare con empatia, di creare ambienti di lavoro sereni, di costruire persone oltre che carriere.
«È una valutazione che dura mesi, in cui vengono esaminati obiettivi, performance e il modo in cui un direttore rappresenta McDonald’s nella propria comunità», spiega Barardi. «Riceverlo è un sogno, qualcosa che non avrei mai immaginato quando ho cominciato».

Da Surbo a Brindisi, una storia tutta italiana
La storia di Christopher Barardi è quella di un ragazzo del Sud che non ha mai smesso di credere nei propri sogni.
Nato a Surbo, in provincia di Lecce, nel 1992, entra nel mondo McDonald’s nel 2015 come crew – l’addetto alle operazioni base – nel ristorante della sua città. «Ho iniziato con un voucher di due settimane, poi sei mesi di stage», racconta. «Nel frattempo lavoravo anche con mio padre, che era falegname. Con quello che guadagnavo mi pagavo la benzina e l’assicurazione della macchina».
Quella prima esperienza si trasforma presto in una vocazione. La mentalità aperta, la disciplina e il contatto con le persone lo conquistano. «Lavorare lì mi ha cambiato. Ho capito che potevo crescere, che potevo dare di più. Ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo».
Nel 2022 diventa direttore del ristorante McDonald’s di Brindisi, e da allora la sua gestione è diventata un modello. Con il suo stile diretto ma umano, Barardi riesce a trasformare un gruppo di ragazzi in una squadra affiatata di oltre 120 persone, tra cui 10 manager.
Record, risultati e un team da Champions
Sotto la sua guida, il ristorante di Brindisi è diventato una macchina perfetta.
«Due anni fa siamo stati il ristorante con l’incasso più alto d’Italia», rivela Barardi. «Al drive serviamo fino a 200 macchine in un’ora, e durante il Covid abbiamo raggiunto il record di 269. Ma non sono i numeri a fare la differenza: è il gruppo».
Il suo approccio è semplice ma rivoluzionario per il mondo del fast food: mettere le persone al centro. «Capisci subito se qualcuno è nervoso o non sta bene. Parlo con tutti, cerco di capire. Il lavoro è intenso, ma se il clima è buono, si regge tutto. Voglio che chi entra al lavoro esca più felice di quando è arrivato».

Un leader che forma altri leader
Oltre ai risultati, Barardi è conosciuto per il suo impegno nella formazione dei nuovi manager. Partecipa ai programmi interni di crescita di McDonald’s, affianca i colleghi e condivide la sua esperienza.
«Per me la formazione è fondamentale», spiega. «McDonald’s mi ha insegnato tanto e io cerco di restituire quello che ho ricevuto. Un bravo direttore non costruisce solo numeri, ma persone. È questo che fa la differenza».
A influenzarlo nel percorso è stato anche Gianni De Caro, oggi supervisore dell’area, che lui cita come mentore e punto di riferimento. «È stato lui a credere in me fin dall’inizio. Mi ha insegnato a essere rigoroso ma umano, e a capire che la vera leadership è stare accanto alle persone, non davanti a loro».
Dalla Puglia a Las Vegas
La prossima tappa si chiama Las Vegas. A giugno, Christopher Barardi volerà negli Stati Uniti per ricevere ufficialmente il Global Ray Kroc Award 2026, insieme a colleghi provenienti da ogni parte del mondo.
«Sarà un’esperienza incredibile», dice. «Un modo per confrontarmi con altri direttori, capire come lavorano, cosa possiamo ancora migliorare. Ma soprattutto sarà il momento in cui penserò a mia madre. Questo premio è per lei, per la forza che mi ha lasciato».
L’intervista – Le domande che contano
Dopo la notizia del premio, lo abbiamo raggiunto al telefono, nel suo ristorante di Brindisi. È a lavoro, come sempre. La voce è energica, ma si percepisce l’emozione di chi ancora fatica a crederci.
Christopher, quando hai scoperto di aver vinto il Global Ray Kroc Award?
«Due settimane fa. Non me l’aspettavo per niente. Quando mi hanno chiamato ho pensato fosse uno scherzo. È stato un momento assurdo: ero in sala, tra i ragazzi, e mi sono bloccato. Ho guardato il team e ho pensato che il merito fosse tutto loro».
Quali risultati hanno portato il tuo ristorante a distinguersi tra oltre 43mila nel mondo?
«Abbiamo raggiunto numeri importanti, ma non sono i dati in sé a fare la differenza. Negli ultimi anni il ristorante di Brindisi ha stabilito record nazionali di incassi e di produttività. Al drive serviamo anche 200 auto in un’ora, un dato pazzesco. Però la cosa più importante è la coesione del gruppo. In ogni turno cerchiamo di essere sincronizzati, di aiutarci, di ridere insieme anche nei momenti più duri».

Come descriveresti il tuo modo di fare squadra?
«Con il cuore. Io non mi sento sopra di loro, ma parte di loro. Mi piace dire che la mia porta è sempre aperta: parliamo, ci confrontiamo, cresciamo insieme. Se un ragazzo entra nervoso e se ne va sereno, vuol dire che il turno è andato bene. Lavoriamo tanto, ma lo facciamo con passione».
C’è una persona che ti ha ispirato nel tuo percorso?
«Sì, Gianni De Caro, che oggi è supervisore. Mi ha formato e mi ha insegnato a non mollare mai. È stato lui a farmi capire che un vero direttore non è quello che comanda, ma quello che guida. Cerco di essere così anche io».
Hai dedicato il premio a tua madre. Vuoi raccontarci cosa significa per te?
(La voce si abbassa, ma resta limpida). «Mia madre è venuta a mancare a luglio. Ha sempre creduto in me, anche quando io non ci credevo abbastanza. Ogni giorno, quando esco dal lavoro, penso a lei. Questo premio è suo: sarebbe felicissima di vedermi così. È lei la mia forza».
McDonald’s: un gigante globale dal cuore locale
Il caso di Christopher Barardi non è un’eccezione isolata, ma il riflesso di un sistema che in Italia funziona.
McDonald’s è presente nel Paese da 39 anni, con oltre 780 ristoranti e 38mila dipendenti. Ogni giorno serve 1,2 milioni di clienti e sostiene un modello basato su franchising e meritocrazia: il 90% dei locali è gestito da imprenditori italiani che collaborano con fornitori in gran parte nazionali.
Nel mondo, invece, la catena conta oltre 43.000 ristoranti in più di 100 Paesi. Un ecosistema immenso, ma sorprendentemente radicato nelle singole comunità. Il segreto? Far convivere l’efficienza globale con la sensibilità locale.
È proprio in questo equilibrio che si inserisce la figura dello store manager, punto di connessione tra azienda e territorio. Non un semplice direttore, ma un motore umano che dà ritmo e visione alla macchina.
E Barardi ne è la dimostrazione vivente: un leader capace di unire metodo e umanità, disciplina e sorriso.
«McDonald’s mi ha dato l’opportunità di crescere passo dopo passo», spiega. «Ho cominciato da zero, ma la formazione continua e la fiducia delle persone che ho incontrato mi hanno portato qui. È un’azienda che se ci metti l’anima, ti ripaga».
La cultura del merito, dal Salento al mondo
Il Global Ray Kroc Award è, in fondo, la celebrazione di una filosofia aziendale che mette il merito al centro. Nel sistema McDonald’s, chiunque può arrivare in alto: basta costanza, curiosità e spirito di squadra.
Barardi è la prova vivente che la crescita interna è possibile. Da stagista a direttore, in meno di dieci anni, senza scorciatoie né raccomandazioni. «In McDonald’s contano i fatti, non le parole. Se lavori bene, vieni notato. Io ho sempre creduto che l’impegno, prima o poi, venga riconosciuto».
In un’Italia spesso segnata da precarietà e disillusione, la sua è una storia che suona quasi controcorrente: un giovane del Sud che costruisce la propria carriera grazie al lavoro e alla fiducia in sé stesso.
Oltre il premio: sogni, obiettivi e visione
Cosa succede dopo un premio mondiale? Si festeggia, certo, ma Christopher non sembra tipo da adagiarsi. «La prossima tappa è diventare supervisore», confessa. «Ma soprattutto voglio continuare a far crescere il mio team. Voglio che ognuno di loro trovi la propria strada, qui dentro o altrove. Il mio obiettivo è lasciare un’impronta positiva in chi lavora con me».
Nel frattempo, continua a studiare, a formarsi e a insegnare. Il suo ristorante è un piccolo laboratorio di leadership, dove si coltiva talento e fiducia. «Mi piace vedere i ragazzi migliorare, vederli cambiare approccio, diventare più sicuri. È la parte più bella di questo mestiere».

Il messaggio ai giovani: crederci sempre
Alla fine della nostra chiacchierata, Christopher Barardi lancia un messaggio diretto a chi sogna un futuro nel mondo del lavoro: «Darsi un obiettivo è la chiave di tutto. Non importa da dove parti, ma dove vuoi arrivare. Io ho cominciato servendo hamburger e oggi volo a Las Vegas per un premio mondiale. Se ci sono riuscito io, può farlo chiunque».
E aggiunge: «Serve passione, tanta. E serve rispetto: per sé stessi, per i colleghi, per chi ti insegna. Perché, come diceva Ray Kroc, il fondatore di McDonald’s, “nessuno di noi è tanto in gamba come tutti noi messi insieme”».




