OSTUNI (BRINDISI) – Ci sono luoghi ai quali si ritorna senza averli mai veramente lasciati. Esistono viaggi che non si misurano attraverso le distanze, ma nelle trasformazioni che producono in chi li compie. Il mito di Itaca, attraversando i secoli, continua a interrogare il rapporto tra appartenenza, memoria e identità. E la fotografia contemporanea offre nuove possibilità per raccontarlo, sottraendolo alla dimensione esclusivamente eroica dell’epica omerica.
È da questa prospettiva che nasce 8 vie verso Itaca, la mostra fotografica internazionale ospitata dalla House of Lucie Ostuni (si apre in una nuova scheda), in Corso Garibaldi 164, nel centro storico della Città Bianca, in provincia di Brindisi. Otto artiste provenienti da Grecia, Italia, Spagna e Iran interpretano il viaggio come esperienza interiore, trasformando immagini, paesaggi e frammenti di memoria in altrettante possibilità di ritorno.
L’esposizione, curata da Nina Kassianou, aprirà al pubblico domenica 8 novembre 2026 e resterà visitabile fino al 6 dicembre. Il progetto riunisce fotografie, collage, interventi sul corpo, paesaggi, rovine e gesti rituali, costruendo una narrazione corale nella quale il Mediterraneo diventa uno spazio di relazioni culturali, anziché un semplice riferimento geografico.

Otto artiste, quattro Paesi e un mito da reinterpretare
Il percorso espositivo riunisce Aimilia Balaska, Chloe Pissa e Katerina Digoni dalla Grecia, Alessandra Baldoni e Alessia Rollo dall’Italia, Elisa Miralles e Irene Zottola dalla Spagna e Maryam Firuzi dall’Iran.
Otto autrici, otto sensibilità artistiche e differenti esperienze culturali che si confrontano con una delle narrazioni fondative della civiltà occidentale. Il riferimento comune è l’Odissea di Omero, ma il punto di osservazione cambia radicalmente: al centro non compare l’eroe impegnato a riconquistare la propria patria, bensì la complessità dell’esperienza umana del ritorno.
Nell’immaginario omerico, Itaca rappresenta il luogo dell’origine, la casa da ritrovare dopo anni di lontananza. Nella rilettura proposta dalla mostra, diventa invece una condizione mutevole, nella quale passato e presente continuano a ridefinirsi reciprocamente.
Il ritorno non coincide necessariamente con il recupero di ciò che si è perduto. Può significare riconoscere un cambiamento, confrontarsi con una memoria incompleta oppure scoprire che un luogo familiare non è più quello conservato nei ricordi.
Questa interpretazione rende la mostra particolarmente vicina alle sensibilità contemporanee, segnate da mobilità, migrazioni, appartenenze multiple e trasformazioni personali. L’identità non emerge come qualcosa di immutabile, ma come il risultato di esperienze, relazioni e attraversamenti.

Return2Ithaca, la residenza artistica all’origine della mostra
Le opere esposte a Ostuni provengono dall’esperienza di Return2Ithaca (si apre in una nuova scheda), il programma di residenza artistica al quale le otto fotografe hanno partecipato nel corso degli ultimi sei anni.
Il progetto assume l’Odissea come riferimento per sviluppare ricerche visive sul rapporto tra viaggio, memoria e appartenenza. Itaca non costituisce soltanto una destinazione geografica o letteraria, ma diventa parte di un processo creativo nel quale il ritorno viene interpretato attraverso esperienze personali e differenti sensibilità culturali.
La fotografia viene così utilizzata come strumento per interrogare questioni individuali e collettive, dalla memoria all’identità, fino alle trasformazioni che modificano il rapporto tra persone e luoghi.
8 vie verso Itaca porta a Ostuni questi percorsi artistici, offrendo al pubblico l’opportunità di osservare come un medesimo riferimento culturale possa generare linguaggi e interpretazioni differenti.
La mostra si inserisce in un processo di circolazione internazionale della fotografia, nel quale le opere nate da un’esperienza condivisa acquistano nuovi significati attraverso il confronto con pubblici e contesti diversi.

La fotografia tra corpo, paesaggio e memoria
Uno degli aspetti più significativi dell’esposizione riguarda la pluralità dei linguaggi utilizzati dalle artiste. La fotografia non è intesa esclusivamente come registrazione del visibile, ma come materia da elaborare, modificare e mettere in relazione con altre forme espressive.
Il collage introduce frammentazioni e sovrapposizioni, suggerendo una memoria composta da elementi discontinui. Gli interventi sul corpo attribuiscono alla dimensione fisica un ruolo centrale nella conservazione delle esperienze, mentre paesaggi e rovine diventano testimonianze del rapporto tra presenza umana e trascorrere del tempo.
Anche l’acqua assume un significato che supera quello naturalistico. Nell’universo dell’Odissea, il mare separa e collega, rappresenta il rischio e rende possibile il ritorno. Nelle ricerche riunite dalla mostra, questa ambivalenza si presta a una lettura contemporanea, nella quale ogni attraversamento può comportare una trasformazione.
La natura custodisce tracce, le rovine rimandano a ciò che sopravvive alla scomparsa delle civiltà, i gesti rituali richiamano pratiche di riconoscimento e appartenenza. La scrittura, infine, introduce una dimensione ulteriore, legata alla necessità di lasciare segni e attribuire un significato all’esperienza vissuta.
Ne deriva una narrazione visiva che procede per associazioni piuttosto che attraverso una sequenza prestabilita. Le immagini non illustrano gli episodi del poema omerico, ma ne utilizzano i temi per costruire nuovi interrogativi.
È proprio questa distanza dall’illustrazione letteraria a conferire al progetto una sua autonomia artistica: il mito diventa uno strumento di interpretazione del presente, non un repertorio iconografico da riprodurre.

Nina Kassianou, una curatela tra identità e culture
A costruire il percorso espositivo è Nina Kassianou, curatrice della mostra e responsabile della selezione delle opere presentate a Ostuni.
La dimensione curatoriale assume particolare importanza perché deve tenere insieme ricerche autonome, nate da sensibilità e tradizioni differenti, senza ridurle a un’interpretazione uniforme.
L’elemento femminile non rappresenta soltanto un dato relativo alla composizione del gruppo. Costituisce una prospettiva attraverso la quale rileggere il mito del ritorno, spostando l’attenzione dalle imprese dell’eroe alle esperienze di chi attraversa, custodisce, ricorda o reinventa i luoghi dell’appartenenza.
È una scelta che permette di interrogare anche il rapporto tra memoria e rappresentazione: chi racconta un viaggio, da quale posizione lo osserva e quali esperienze vengono riconosciute come parte della storia?
La presenza di artiste provenienti da Paesi diversi consente di ampliare ulteriormente questa riflessione, facendo emergere il rapporto tra esperienze individuali e riferimenti culturali condivisi.

Il significato contemporaneo del ritorno
La forza culturale di 8 vie verso Itaca risiede nella possibilità di utilizzare un racconto antico per affrontare questioni profondamente attuali.
In un mondo caratterizzato da continui spostamenti, il concetto di casa non coincide sempre con un luogo fisico. Può essere legato alla lingua, ai ricordi, alle relazioni familiari, alle esperienze dell’infanzia oppure a un territorio dal quale ci si è allontanati.
Per chi vive tra culture differenti, il ritorno può assumere significati ancora più complessi. Ritrovare un luogo non equivale necessariamente a ritrovare se stessi, perché il tempo modifica tanto gli spazi quanto le persone che li attraversano.
La fotografia possiede una particolare capacità di rappresentare questa tensione. Ogni immagine conserva un istante, ma acquista significati diversi quando viene osservata successivamente. Ciò che appare immobile nella fotografia continua a trasformarsi nella memoria di chi guarda.
Le opere delle otto artiste invitano a considerare il ritorno anche come un processo di conoscenza. Non soltanto recupero del passato, dunque, ma possibilità di reinterpretarlo attraverso nuove consapevolezze.
Il confronto tra Grecia, Italia, Spagna e Iran amplia ulteriormente questa riflessione. Pur partendo da una matrice culturale legata al Mediterraneo, la mostra coinvolge geografie, tradizioni e prospettive che superano i confini di un’unica appartenenza.
In questa pluralità si riconosce uno dei caratteri più interessanti della fotografia contemporanea: la capacità di creare connessioni tra esperienze distanti senza cancellarne le differenze.

House of Lucie Ostuni, la fotografia internazionale in Puglia
La scelta di Ostuni come sede dell’esposizione si inserisce nell’attività culturale della House of Lucie Ostuni, realtà dedicata alla promozione della fotografia d’autore e al confronto tra artisti, professionisti e pubblico.
La galleria, diretta da Leonardo Petraroli (si apre in una nuova scheda), appartiene alla rete internazionale House of Lucie, impegnata nella valorizzazione della fotografia contemporanea e nella diffusione di progetti artistici provenienti da differenti contesti culturali.
La sede di Ostuni non svolge soltanto una funzione espositiva. Attraverso mostre e iniziative culturali, favorisce il dialogo tra la comunità locale e le esperienze artistiche provenienti da altri Paesi.
In questo contesto, 8 vie verso Itaca rappresenta un ulteriore tassello di una programmazione che mette in relazione la Puglia con circuiti culturali internazionali.
La presenza di una galleria specializzata nel tessuto urbano contribuisce inoltre ad ampliare le occasioni di fruizione dell’arte contemporanea anche oltre la stagione turistica, consolidando il ruolo di Ostuni come luogo di confronto culturale.
Ostuni e Itaca, due luoghi del Mediterraneo in dialogo
Tra Ostuni e Itaca esiste una relazione geografica e culturale che conferisce alla mostra una dimensione ulteriore. Entrambe appartengono a un Mediterraneo nel quale il mare ha rappresentato per secoli una via di comunicazione, di scambio e di trasformazione.

La città pugliese, con la sua storia e la posizione nel territorio adriatico, offre un contesto particolarmente significativo per accogliere una ricerca costruita intorno ai concetti di viaggio e appartenenza.
Il passaggio delle opere dall’esperienza di Return2Ithaca alla Città Bianca può essere letto come un prolungamento del percorso artistico originario. Le immagini nate dal confronto con il mito di Itaca incontrano un altro luogo mediterraneo, portando con sé domande che non appartengono esclusivamente alla cultura greca.
Anche il pubblico partecipa a questo processo. Ogni visitatore può riconoscere nelle fotografie esperienze personali, ricordi di luoghi abbandonati, desideri di ritorno o trasformazioni che hanno modificato il proprio rapporto con le origini.
La mostra suggerisce così una modalità di partecipazione culturale fondata non soltanto sull’osservazione delle opere, ma sulla possibilità di interpretarle attraverso la propria esperienza.
È una funzione importante per una galleria che opera in una città come Ostuni, dove la dimensione locale convive con una frequentazione internazionale e dove la cultura può diventare uno spazio di incontro tra residenti, visitatori e comunità artistiche.
Quando visitare 8 vie verso Itaca a Ostuni
La mostra sarà visitabile dall’8 novembre al 6 dicembre 2026 nella sede della House of Lucie Ostuni, in Corso Garibaldi 164.
L’apertura al pubblico è prevista dal mercoledì al sabato, dalle 18.00 alle 21.00, e la domenica dalle 10.00 alle 13.00.
Per informazioni è possibile contattare il direttore della galleria, Leonardo Petraroli, al numero 339 346 1754.
L’esposizione offre l’occasione di confrontarsi con otto percorsi di ricerca fotografica che, pur condividendo il riferimento all’Odissea, mantengono differenti linguaggi e sensibilità.
In una città che continua ad ampliare il proprio rapporto con l’arte contemporanea, il progetto propone una riflessione sul valore delle immagini come strumenti di conoscenza e di relazione.
Perché Itaca, nella lettura delle otto artiste, non coincide necessariamente con il luogo nel quale termina il viaggio. È anche ciò che cambia mentre lo attraversiamo, ciò che conserviamo nella memoria e ciò che impariamo a riconoscere quando torniamo a guardarlo.
La fotografia rende visibile questa trasformazione. E Ostuni, accogliendola nei propri spazi culturali, diventa parte di una narrazione che continua a muoversi tra luoghi, persone e immagini.

Informazioni sulla mostra
Mostra: 8 vie verso Itaca – Un viaggio femminile tra mito, memoria e paesaggio
Luogo: House of Lucie Ostuni, Corso Garibaldi 164, Ostuni (BR), Puglia
Inaugurazione: domenica 8 novembre 2026
Durata: dall’8 novembre al 6 dicembre 2026
Orari: mercoledì-sabato 18.00-21.00; domenica 10.00-13.00
Curatrice: Nina Kassianou
Progetto di provenienza delle opere: Return2Ithaca – programma di residenza artistica
Artiste: Aimilia Balaska, Alessandra Baldoni, Alessia Rollo, Chloe Pissa, Elisa Miralles, Irene Zottola, Katerina Digoni, Maryam Firuzi
Direzione della galleria: Leonardo Petraroli
Informazioni: 339 346 1754




