Intessute Presenze, Ninni Pepe in mostra a Ostuni

Intessute Presenze, foto di Ninni Pepe

«Intessute Presenze» alla House of Lucie Ostuni dall’11 ottobre al 1° novembre: archivi fotografici e riti della Settimana Santa

di Antonio Portolano

OSTUNI (BRINDISI) – Due lastre fotografiche rimangono accidentalmente attaccate davanti a una finestra. Nei negativi, realizzati quasi un secolo prima, volti sconosciuti si sovrappongono, luoghi differenti finiscono per condividere lo stesso spazio e frammenti di vite lontane sembrano incontrarsi. Quello che potrebbe essere considerato un errore diventa una scoperta. Per Francesco «Ninni» Pepe, fotografo pugliese, è l’inizio di una ricerca nella quale le immagini non si limitano a conservare il passato, ma acquistano significati nuovi attraverso lo sguardo di chi le osserva.

È questa concezione della fotografia ad attraversare Intessute Presenze – Trame di volti e memorie, la mostra personale che House of Lucie Ostuni presenta nella sua sede di Corso Garibaldi 164, nel centro storico della Città Bianca, in provincia di Brindisi. L’esposizione riunisce due progetti, Fondus Enchantés e La Settimana Santa Breve, che mettono in dialogo fotografie ritrovate, memoria familiare e tradizioni religiose, esplorando il confine tra ciò che è stato e ciò che continua a vivere nelle immagini.

Il vernissage è in programma domenica 11 ottobre 2026, alle 19, con la partecipazione dell’artista. La mostra sarà visitabile fino al 1° novembre e si inserisce nel calendario culturale della galleria ostunese, che affianca ai protagonisti della fotografia internazionale autori capaci di interpretare attraverso linguaggi originali la storia e l’identità del territorio.

Intessute Presenze, foto di Ninni Pepe_House of Lucie Ostuni

Fondus Enchantés, 75 lastre e una scoperta inattesa

La storia di Fondus Enchantés, serie sviluppata nel 2024, comincia con il ritrovamento di un piccolo archivio dimenticato. Un amico di Ninni Pepe, restauratore di antiquariato, scopre nei cassetti di un vecchio mobile 75 negativi fotografici su lastre di vetro, nel formato 9×12 centimetri. Le immagini risalgono agli anni Venti e Trenta del Novecento e sono riconducibili, secondo gli elementi raccolti durante la ricerca, alla città francese di Amiens.

L’artista inizia a esaminare i negativi, sollevandoli controluce davanti a una finestra. Durante questa operazione, due lastre rimaste accidentalmente aderenti producono una sovrapposizione inattesa. Persone, ambienti e momenti differenti si fondono in una composizione che nessuno degli autori originari avrebbe potuto immaginare.

È il passaggio decisivo. Pepe comprende che quell’incontro fortuito può diventare un procedimento artistico consapevole. Seleziona e combina i negativi, utilizzando la doppia esposizione e la sovrimpressione per costruire nuove relazioni visive tra immagini nate in circostanze distanti.

Il risultato non è la semplice restituzione di un archivio storico. Le fotografie perdono la loro funzione esclusivamente documentaria e diventano materiali attraverso i quali elaborare narrazioni differenti.

Volti di famiglia, scene quotidiane, ambienti domestici e paesaggi si intrecciano fino a generare figure sospese, talvolta quasi evanescenti. Le presenze si moltiplicano, i contorni si confondono e la successione cronologica lascia spazio alla simultaneità.

Il progetto appartiene alla ricerca della found photography, la fotografia ritrovata, che utilizza immagini preesistenti per interrogarne il significato e attribuire loro una nuova collocazione culturale.

In questo caso, però, il recupero non riguarda soltanto la conservazione. Pepe interviene direttamente sulla struttura delle immagini, trasformando una testimonianza del passato in un’opera contemporanea.

Intessute Presenze, foto di Ninni Pepe_House of Lucie Ostuni_ Mostra

La fotografia incontra la poesia e il cinema

Il titolo Fondus Enchantés contiene una delle chiavi interpretative del progetto. Richiama il fondu enchaîné, la dissolvenza incrociata del linguaggio cinematografico, nella quale un’immagine scompare progressivamente mentre un’altra emerge.

Pepe trasforma idealmente la dissolvenza concatenata in una dissolvenza incantata. Le immagini non si succedono più, ma convivono. Il tempo perde la propria linearità e diventa uno spazio nel quale esperienze lontane possono incontrarsi.

La serie è stata presentata nel 2025 a Bari, presso l’Alliance Française, con la curatela di Francesco Maggiore. Il progetto comprende venti composizioni realizzate a partire dai negativi ritrovati.

Nei testi critici che accompagnano la ricerca, Michèle Sajous richiama Raymond Queneau e il suo libro Cent mille milliards de poèmes, pubblicato nel 1961. L’opera dello scrittore francese permette di costruire un numero enorme di poesie combinando versi differenti.

Il riferimento è particolarmente efficace per comprendere il metodo di Pepe. Come nella poesia combinatoria, ciascun elemento conserva una propria identità, ma acquista significati nuovi attraverso l’incontro con altri elementi.

La fotografia diventa così un linguaggio aperto. Non impone un’unica lettura, ma invita lo spettatore a ricostruire relazioni, riconoscere dettagli e immaginare storie.

È anche una riflessione sulla natura dell’immagine nell’epoca contemporanea. In un mondo attraversato da una produzione visiva sempre più rapida, Pepe recupera fotografie dimenticate e chiede al pubblico di osservarle lentamente, accettando che non tutto possa essere immediatamente riconosciuto o spiegato.

La Settimana Santa Breve, il rito incontra la memoria

La seconda serie esposta a Ostuni conduce lo spettatore in un universo apparentemente distante da quello degli archivi francesi. La Settimana Santa Breve, realizzata nel 2013, nasce dalla relazione personale dell’artista con la Confraternita Pio Monte del Purgatorio di Fasano, sodalizio del quale lo stesso fotografo ha fatto parte.

Fondata tra il terzo e il quinto decennio del Seicento, la confraternita conserva una tradizione religiosa profondamente intrecciata alla storia della comunità cittadina.

I suoi abiti costituiscono un patrimonio simbolico riconoscibile: il camice di lino bianco, la mozzetta di seta nera, il cingolo con fiocco e il medaglione raffigurante le anime del Purgatorio. Il cappuccio, un tempo calato sul volto, viene oggi rivoltato sul capo.

Alcuni di questi indumenti hanno oltre settant’anni di storia. Attraverso di essi, persone contemporanee assumono temporaneamente l’identità rituale tramandata dalle generazioni precedenti.

Nella Chiesa del Purgatorio di Fasano sono inoltre conservate quattordici tele settecentesche raffiguranti le stazioni della Via Crucis, opere di scuola napoletana che costituiscono un riferimento visivo fondamentale per la ricerca fotografica.

Pepe mette in relazione i volti dei confratelli con le rappresentazioni del Cristo sofferente. Espressioni, posture e incarnati si sovrappongono alle figure dipinte, costruendo immagini nelle quali la persona reale e il personaggio religioso sembrano appartenere alla stessa dimensione.

Il titolo della serie richiama la concentrazione della vita rituale confraternale nel Venerdì Santo. Per una sera, uomini e donne del XXI secolo indossano gli abiti della tradizione e interpretano gesti che appartengono a una memoria collettiva molto più antica delle loro esistenze.

L’elemento più interessante non è soltanto la rappresentazione della devozione popolare. È il rapporto tra l’identità individuale e quella comunitaria. Ciascun confratello resta una persona del proprio tempo, ma attraverso il rito diventa anche interprete di una storia condivisa.

La serie è stata presentata nel 2015 a Bari, nell’ambito del Museo Foto Festival, su invito di Pio Meledandri. Con questo lavoro, Pepe trasforma una tradizione religiosa locale in un’indagine sul significato della rappresentazione e sulla capacità dei rituali di attraversare i secoli.

Due linguaggi per raccontare presenza e assenza

Il dialogo tra Fondus Enchantés e La Settimana Santa Breve costituisce il nucleo culturale di Intessute Presenze.

Nella prima serie l’artista lavora su fotografie realizzate da persone sconosciute. Nella seconda osserva una comunità alla quale è personalmente appartenuto. Cambiano i materiali, il contesto e il rapporto con i soggetti, ma rimane costante la volontà di superare la semplice registrazione della realtà.

Nei negativi francesi, la sovrapposizione crea relazioni che non sono mai esistite nel momento dello scatto. Nelle immagini della Settimana Santa, invece, il dialogo tra i confratelli e le rappresentazioni sacre rivela la continuità di una tradizione realmente condivisa.

In entrambi i casi la fotografia diventa uno strumento per interrogare l’identità. Che cosa resta di una persona quando sopravvive soltanto la sua immagine? In che modo un gesto religioso continua ad appartenere a una comunità anche quando cambiano le generazioni che lo compiono?

Sono domande che collocano la ricerca di Pepe nel dibattito contemporaneo sul valore degli archivi, sulla conservazione della memoria e sulla responsabilità di chi produce o rielabora immagini.

La fotografia non rappresenta più una prova immutabile del passato. Il suo significato dipende anche dal contesto nel quale viene osservata, dalle relazioni che stabilisce con altre immagini e dalla sensibilità di chi la interpreta.

È in questa prospettiva che il titolo della mostra acquista il proprio senso. Le presenze sono «intessute» perché appartengono a storie differenti, ma continuano a generare connessioni. Il volto di uno sconosciuto, l’abito di un confratello e il dettaglio di un dipinto possono diventare frammenti di uno stesso racconto sulla memoria.

Foto Ninni Pepe

Ninni Pepe, una ricerca iniziata nel 1978

Nato a Fasano nel 1956, Francesco «Ninni» Pepe vive nella città pugliese e fotografa dal 1978. Commercialista e successivamente insegnante, oggi in pensione, ha sviluppato nel corso di quasi cinquant’anni un percorso artistico autonomo, attraversando differenti linguaggi della fotografia contemporanea.

Nei primi anni Ottanta partecipa all’esperienza di Spazio Immagine a Bari. Negli anni Novanta frequenta workshop con maestri come Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Giovanni Tavano e Cuchie White.

Nel 2004, su invito di Cosmo Laera, presenta la serie Verde Sangue nell’ambito di Alberobello Fotografia. L’anno successivo espone The Men of Family alla galleria Fabrica Eos di Milano, con la curatela di Denis Curti.

Quest’ultimo progetto anticipa alcuni dei temi oggi presenti a Ostuni. Attraverso il ritratto familiare, Pepe riflette sulle relazioni tra le persone, sulla trasformazione degli ambienti domestici e sulle assenze che il trascorrere del tempo introduce inevitabilmente nelle fotografie di gruppo.

Nel 2013 realizza Scorefaces, una serie di ritratti di musicisti presentata al Fasano Jazz Festival. Nel 2016 espone The Form’s Machine presso Still Fotografia a Milano, ancora con Denis Curti, indagando il corpo e le sue possibilità di rappresentazione.

Il percorso prosegue nel 2022 con Works in Regress, personale ospitata dal Museo Nuova Era di Bari e curata da Rosemarie Sansonetti, fino alle più recenti ricerche sulle immagini d’archivio.

A collegare queste esperienze è una concezione della fotografia come esercizio di pensiero. Il soggetto non viene semplicemente riprodotto, ma diventa materia di una riflessione sul tempo, sulle relazioni umane e sui limiti stessi della rappresentazione.

Un orientamento che emerge anche da uno scritto personale pubblicato sul sito dell’artista, nel quale Pepe racconta il difficile rapporto tra fotografia e sofferenza durante la malattia della madre. Dopo aver realizzato alcuni scatti, sceglie di non renderli pubblici, mostrando soltanto l’immagine di un letto rifatto.

È un episodio significativo perché introduce un’altra dimensione della sua ricerca: non tutto ciò che può essere fotografato deve necessariamente essere esposto. Anche la decisione di sottrarre un’immagine allo sguardo pubblico può diventare una scelta espressiva.

House of Lucie Ostuni, il confronto tra locale e globale

La presenza di Ninni Pepe nella programmazione di House of Lucie Ostuni rafforza una delle caratteristiche della galleria: mettere in relazione la scena fotografica internazionale con le ricerche sviluppate in Puglia.

La sede ostunese appartiene alla rete delle House of Lucie Galleries, iniziativa promossa dalla Lucie Foundation per diffondere la cultura fotografica attraverso spazi espositivi e luoghi di incontro tra artisti e pubblico.

Nelle sue attività la galleria valorizza fotografi premiati da riconoscimenti internazionali come i Lucie Awards e gli International Photography Awards, accanto a esposizioni personali e progetti dedicati alla fotografia contemporanea.

Tra le iniziative ospitate negli anni figurano mostre dei vincitori dei premi internazionali, progetti di fotografia documentaria e ricerche di autori italiani e stranieri. Una programmazione che contribuisce ad ampliare l’offerta culturale di Ostuni oltre la dimensione del turismo tradizionale.

L’esposizione di Pepe assume un significato particolare proprio per questa collocazione. I negativi provenienti dalla Francia dialogano con la storia religiosa di Fasano, mentre una pratica fotografica radicata nel territorio pugliese si confronta con questioni che attraversano la cultura visiva internazionale.

La scelta dimostra come l’interesse di un’opera non dipenda necessariamente dalla notorietà del luogo rappresentato. Anche una confraternita cittadina, con i suoi abiti e i suoi rituali, può diventare il punto di partenza per riflettere su identità, appartenenza e memoria collettiva.

Settimana Santa breve, foto di Ninni Pepe_ House of Lucie Ostuni_ Mostra

Ostuni, la fotografia come esperienza condivisa

Per il pubblico, Intessute Presenze propone un’esperienza che richiede qualcosa di diverso dal consumo veloce delle immagini.

Le fotografie di Pepe non cercano soltanto l’impatto immediato. Invitano a sostare, a tornare sui dettagli, a distinguere i piani sovrapposti e a riconoscere la presenza di storie che non vengono raccontate interamente.

È anche una modalità di incontro tra generazioni. Le fotografie familiari, gli archivi dimenticati e i rituali religiosi appartengono a esperienze riconoscibili da pubblici differenti. La loro rielaborazione artistica permette di interrogare il passato senza ridurlo a nostalgia.

In questo senso la mostra contribuisce a definire una funzione culturale della galleria che va oltre l’esposizione delle opere. House of Lucie Ostuni diventa uno spazio di confronto nel quale il linguaggio fotografico consente di avvicinare sensibilità, storie e provenienze differenti.

Il rapporto tra arte e città si costruisce anche attraverso queste occasioni. La presenza di una galleria internazionale nel centro storico permette a Ostuni di accogliere progetti capaci di mettere in relazione il patrimonio locale con le trasformazioni della cultura contemporanea.

Con Intessute Presenze, Ninni Pepe restituisce alla fotografia una qualità che la velocità delle immagini digitali rischia spesso di oscurare: la capacità di generare domande prima ancora di offrire risposte.

Il passato non viene ricostruito come qualcosa di definitivamente concluso. Continua invece a modificarsi attraverso ogni nuovo sguardo. E nella trama di volti, gesti e memorie che attraversa la mostra, la fotografia trova una delle proprie possibilità più profonde: rendere nuovamente presenti storie che il tempo sembrava aver allontanato.

Intessute presenze, mostra fotografica di Ninni Pepe_ Locandina

Intessute Presenze a Ostuni, tutte le informazioni

Mostra: Intessute Presenze – Trame di volti e memorie

Artista: Francesco «Ninni» Pepe

Luogo: House of Lucie Ostuni, Corso Garibaldi 164, Ostuni (Brindisi), Puglia.

Inaugurazione: domenica 11 ottobre 2026, ore 19.

Durata: dall’11 ottobre al 1° novembre 2026.

Orari di apertura: dal mercoledì al sabato, dalle 18 alle 21; domenica, dalle 10 alle 13.

Ingresso: gratuito.

Progetti esposti: Fondus Enchantés e La Settimana Santa Breve.

Organizzazione: House of Lucie Ostuni.

Informazioni: ostuni@houseoflucie.org – 351 3463642.