Confitarma riunita a Brindisi con AdSPMAM: focus su porto, logistica, traffici ro-ro, crisi energetica e rilancio del Mezzogiorno
di Antonio Portolano
BRINDISI – Il porto di Brindisi torna al centro della strategia nazionale per la logistica marittima e la Blue Economy. In occasione del Consiglio Generale di Confitarma, ospitato nella sede della Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale (AdSPMAM) e dell’impresa associata Fratelli Barretta Domenico e Giovanni Srl, l’associazione degli armatori italiani ha acceso i riflettori sulle prospettive della portualità pugliese, sugli effetti della transizione energetica e sulle tensioni geopolitiche che stanno colpendo il trasporto marittimo europeo. L’iniziativa rientra nel percorso promosso da Confitarma per celebrare i 125 anni dell’associazione, dopo le tappe di Ravenna e Genova.
Le istituzioni presenti al Consiglio Generale
Alla sessione pubblica del Consiglio hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni civili, militari e portuali del territorio. Tra i presenti il Sindaco del Comune di Brindisi Giuseppe Marchionna, il Prefetto di Brindisi Guido Aprea, il Comandante della Seconda Divisione Navale di Taranto Ammiraglio di Divisione Andrea Ventura, il Comandante della Brigata Marina San Marco, della Forza Anfibia e del Presidio Militare di Brindisi Contrammiraglio Michele Orini, il Comandante del Porto di Brindisi C.V. (CP) Luigi Amitrano, il Comandante del Porto di Taranto C.V. (CP) Leonardo Deri, il Presidente dell’AdSP del Mar Ionio – Porto di Taranto Giovanni Gugliotti e il Direttore Dipartimento di Esercizio dell’AdSP del Mare Adriatico Meridionale Aldo Tanzanella.
L’incontro è stato dedicato al rilancio della portualità pugliese e al ruolo strategico della Blue Economy nello sviluppo economico, logistico e industriale del Mezzogiorno. Temi sui quali Confitarma punta da tempo attraverso il dialogo con le istituzioni e il rafforzamento delle sinergie tra shipping, portualità e territori.

La centralità della Puglia nell’economia del mare
La Puglia rappresenta una delle principali regioni marittime italiane. Secondo i dati richiamati nel corso del Consiglio Generale, la regione conta 120 comuni classificati come zone costiere, di cui 69 litoranei e 51 prossimi al mare. Nelle aree costiere vive il 53,9% della popolazione regionale, contro una media nazionale del 34,1%.
Si tratta inoltre delle aree a maggiore intensità economica della regione, con una densità abitativa di 276 abitanti per chilometro quadrato rispetto ai 149 degli altri comuni pugliesi. In queste aree viene prodotto il 59,1% del valore aggiunto regionale, quasi il doppio rispetto alla media italiana del 30,9%.
Secondo il Report Puglia elaborato da OsserMare, Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere, l’Economia del Mare pugliese genera 4,2 miliardi di euro di valore aggiunto e occupa 77.667 addetti attraverso 19.651 imprese attive. Il comparto della movimentazione merci e passeggeri via mare rappresenta il 16,9% del valore aggiunto complessivo del settore marittimo regionale.
Numeri che confermano il ruolo strategico della portualità pugliese nel sistema logistico nazionale e mediterraneo.
Porto di Brindisi e transizione energetica
Il caso Brindisi rappresenta uno dei principali esempi degli effetti economici della transizione energetica sui territori industriali italiani. Lo scalo pugliese, storicamente legato ai traffici energetici e alle attività industriali collegate alle centrali termoelettriche, sta affrontando una fase complessa segnata dagli effetti della decarbonizzazione e dalla progressiva riduzione delle attività industriali energivore.
La diminuzione dei traffici collegati al carbone e ai combustibili fossili sta incidendo sui volumi portuali, sull’occupazione e sull’intera filiera della logistica marittima. Parallelamente cresce la necessità di accelerare la riconversione industriale del territorio, puntando su nuove filiere legate alla Blue Economy, alle energie rinnovabili, alla logistica integrata e ai traffici ro-ro.
In questo contesto il porto di Brindisi mantiene tuttavia una posizione strategica nel Mediterraneo, grazie ai collegamenti con i Balcani, la Grecia, il Mediterraneo orientale e le rotte verso il Canale di Suez.

La crisi in Medio Oriente e il caro bunker
Durante la sessione privata del Consiglio Generale è emersa una forte preoccupazione per le conseguenze economiche della crisi in Medio Oriente e delle tensioni nello Stretto di Hormuz sui bilanci delle compagnie marittime italiane.
Secondo quanto emerso dai lavori, le dinamiche geopolitiche degli ultimi mesi stanno provocando un significativo aumento dei costi del bunker, con effetti diretti sulla sostenibilità economica delle imprese di navigazione, in particolare di quelle impegnate nello short sea shipping intraeuropeo.
Le compagnie marittime italiane garantiscono servizi essenziali per il trasporto delle merci, la mobilità delle persone e la continuità territoriale con le isole maggiori e minori del Paese. L’aumento dei costi energetici rischia però di comprimere la marginalità operativa del settore in una fase già caratterizzata da elevata volatilità internazionale.
Le stime elaborate dal Centro Studi di Confitarma indicano un aggravio dei costi per l’armamento nazionale pari a circa 120 milioni di euro nel periodo marzo-maggio 2026 rispetto ai consumi bunker registrati nel primo bimestre dell’anno.
Le dichiarazioni di Mario Zanetti
Nel corso del Consiglio Generale, il presidente di Confitarma Mario Zanetti ha sottolineato: «Pur apprezzando l’attenzione mostrata dal Governo sul tema del caro carburanti, evidenziamo che il settore del trasporto marittimo non risulta ad oggi ancora ricompreso tra i destinatari di specifiche misure di sostegno. Auspichiamo che, nell’ambito dei provvedimenti attualmente all’esame o di futura adozione, vengano individuate soluzioni adeguate a sostenere un comparto strategico per il Paese, chiamato a garantire servizi essenziali in una fase caratterizzata da forti tensioni geopolitiche e straordinarie pressioni sui costi operativi».
Mario Zanetti ha poi aggiunto: «Il comparto marittimo continua infatti ad assicurare collegamenti, approvvigionamenti e continuità logistica indispensabili per il sistema economico nazionale e necessita, in questa fase, di strumenti che consentano alle imprese di affrontare una situazione eccezionale salvaguardandone competitività e stabilità».
Il quadro europeo e le misure di sostegno
Confitarma ha inoltre ricordato che il nuovo quadro europeo recentemente adottato consente agli Stati membri di attivare misure temporanee di sostegno per i settori maggiormente colpiti dalla crisi energetica legata alla crisi iraniana, includendo anche il trasporto marittimo tra le attività potenzialmente beneficiarie.
Anche la Commissione europea ha riconosciuto come le imprese attive nello short sea shipping risultino particolarmente esposte all’aumento dei costi energetici e alla volatilità dei mercati internazionali.
Per il settore armatoriale italiano, il tema non riguarda soltanto la gestione dell’emergenza, ma anche la necessità di preservare la competitività del trasporto marittimo nazionale in una fase di crescente competizione internazionale.

Le prospettive per il porto di Brindisi
A margine dell’incontro, Rosy Barretta, consigliere di Confitarma, ha sottolineato: «L’iniziativa rappresenta un segnale concreto di vicinanza ad un porto che sta attraversando una fase complessa, segnata dagli effetti della decarbonizzazione e dalla chiusura di importanti realtà industriali che per anni hanno sostenuto i traffici commerciali del territorio. Confitarma ribadisce la necessità di sostenere il porto di Brindisi attraverso nuovi investimenti, sviluppo della logistica, crescita dei traffici commerciali e valorizzazione della sua posizione strategica nel Mediterraneo, affinché possa continuare ad essere motore di sviluppo economico e occupazionale per il Mezzogiorno».
Il Consiglio Generale di Brindisi conferma come il futuro della portualità italiana passi dalla capacità di integrare sostenibilità ambientale, competitività industriale, innovazione logistica e sicurezza energetica. In questo scenario il Mezzogiorno e la Blue Economy possono rappresentare uno degli asset strategici più rilevanti per la crescita economica nazionale nei prossimi anni.




