Nunzio Schena, cent’anni del visionario editore del Sud

Domani Fasano celebra il centenario di Nunzio Schena con un libro di Onofrio Pagone, un’opera intensa su uno dei più grandi editori del Sud

di Antonio Portolano

FASANO (BRINDISI)Un uomo oltre il suo tempo. Un uomo che ha trasformato la tipografia in missione civile, i libri in strumenti di crescita collettiva, la bellezza tipografica in segno di riscatto e modernità. Mecenate, imprenditore illuminato, figura gentile e vulcanica al tempo stesso. Il 18 settembre 2025 Fasano celebra i cent’anni dalla nascita di Nunzio Schena, editore visionario e instancabile promotore di cultura nel Mezzogiorno d’Italia. Schena ha lasciato un’eredità che ancora oggi parla alle nuove generazioni.

Una vita da romanzo

Il volume di Onofrio Pagone, Il ragazzo che amava i libri. Nunzio Schena, l’editore mecenate, raccoglie il testo teatrale messo in scena al Teatro Kennedy di Fasano lo scorso 31 maggio. È un’opera delicata e potente, che intreccia letteratura e teatro per restituire il ritratto autentico di un uomo che ha fatto della stampa la sua missione.

«È stata una vita da romanzo quella di Schena, non tanto per le vicissitudini affrontate, quanto per il calibro del personaggio che ha saputo rivestire con la postura di uomo libero e curioso», recita la sinossi del libro.

Schena ha sempre creduto che la cultura avesse una «grande, sacrosanta finalità: coltivare il diritto a vivere e a crescere». Tipografo, editore, coltivatore di ulivi e mandorli, non ha mai estirpato i germogli fuori posto: li ha assecondati, incoraggiati. «Lascia che viva, lascia che cresca», amava ripetere.

Le parole di Raffaele Nigro

Nella prefazione, lo scrittore pugliese Raffaele Nigro descrive Schena come «un patriarca gentile altruista e vitale. Si muoveva con grande partecipazione nel gigantesco laboratorio, attendeva i clienti nel suo studio luminoso, si appassionava a ogni argomento e poi passava a visionare copertine e formati. Nunzio era una macchina da guerra, fumava come un turco, si perdeva tra le pedane di carta appena scaricate. Era un vulcano, un entusiasta».

E aggiunge: «La lezione di Adriano Olivetti aveva travolto i sogni di Nunzio Schena, che ci ha lasciato il 31 dicembre del 2003. E i giorni di studio e questa ricostruzione biografica sono oggi un minimo ringraziamento all’affetto profondo per gli uomini e i luoghi che lui ha narrato».

La voce della figlia Angela

Il ritratto si arricchisce con le parole di Angela Schena, che oggi guida la casa editrice: «Si è compiuta una magia: autore e regista sono riusciti a mettere in evidenza l’umanità, la sensibilità, l’ironia di un uomo che, pur avendo raggiunto mete impensate, è rimasto umile e non ha trascurato la famiglia, né i suoi dipendenti, né i suoi autori, né gli artisti, né gli amici, né i suoi compaesani, sapendo ritagliare nelle sue giornate, molto impegnative, uno spazio per tutti».

Un auspicio accompagna il ricordo: «Il nostro auspicio è che possa essere rappresentato ancora, soprattutto nelle scuole perché funga da esempio per i ragazzi, perché imparino ad avere fiducia in se stessi e nel prossimo e ad essere determinati a perseguire gli obiettivi che si pongono».

Nunzio Schena, l’editore che ha fatto grande la Puglia

Dal laboratorio tipografico agli orizzonti internazionali: la parabola di un uomo che ha trasformato la sua passione in un patrimonio culturale collettivo.

Dalle Arti Grafiche alla casa editrice

Quando nel 1947 fondò le Arti Grafiche Nunzio Schena, era poco più che un ragazzo con il desiderio di imparare e la volontà di costruirsi da solo il futuro. All’inizio stampava inviti, manifesti, piccoli lavori di circostanza. Ma in lui ardeva un fuoco diverso: il «demone della cultura libraria», come lo ha definito chi lo ha conosciuto.

Quel passo, per nulla scontato, lo portò a diventare editore. E da allora non si fermò più. Oltre duemila titoli in catalogo: monografie, saggi, volumi di poesia, collane prestigiose, testi d’arte e di storia patria. Un mosaico editoriale che ha inserito Nunzio Schena nel solco dei grandi nomi del Sud, accanto a Laterza, Vecchi, Adda e Congedo.

Una concezione rinascimentale del mestiere

La forza di Schena stava nella sua idea di editoria come mecenatismo. Pubblicava giovani autori, anche a rischio di non rientrare delle spese, perché credeva nel valore della possibilità offerta. Dava dignità alla pittura e alla fotografia, trasformando i suoi volumi in oggetti d’arte. Non bastava che fossero buoni libri: dovevano anche essere belli da sfogliare, degni di una tipografia raffinata.

Questa ostinazione estetica lo ha reso unico. La cura dei caratteri, delle sovraccoperte, dei cartoncini: tutto parlava della sua idea di Bellezza come bene da condividere. Era un perfezionista che sapeva accogliere i suggerimenti dei collaboratori, sempre pronto a migliorare un progetto.

Tra radici e visioni

Pur proiettato verso orizzonti ampi – le collaborazioni con l’Università di Pavia, le università francesi, le onorificenze internazionali – Nunzio Schena non smise mai di coltivare le sue radici. Il legame con la campagna, con gli ulivi e i mandorli, era per lui parte integrante della sua identità. La stessa cura con cui seguiva un libro, la metteva nella natura: non estirpava, non forzava, ma accompagnava la crescita.

È questo il tratto che ha fatto di lui un uomo al tempo stesso inflessibile e dolcissimo, come lo ricordano amici e familiari: un vulcano di idee, un imprenditore instancabile, ma anche una presenza capace di ascoltare, sostenere, incoraggiare.

Onofrio Pagone racconta l’editore mecenate

Giornalista e scrittore barese, Onofrio Pagone firma un’opera che unisce teatro e letteratura, restituendo la forza di un uomo che ha fatto dei libri la sua vita.

Chi è Onofrio Pagone

Nato a Bari nel 1960, Onofrio Pagone è giornalista professionista e scrittore. La sua carriera lo ha portato a collaborare con quotidiani, riviste e case editrici, firmando testi di narrativa e saggistica, prefazioni e adattamenti teatrali.

Il suo stile si distingue per la capacità di intrecciare rigore giornalistico e sensibilità letteraria, con un’attenzione costante al contesto sociale e culturale. Con il volume Il ragazzo che amava i libri. Nunzio Schena, l’editore mecenate, pubblicato da Schena Editore nella collana Pochepagine, Pagone ha realizzato un’opera che nasce come monologo teatrale e si sviluppa come racconto di memoria, capace di parlare a pubblici diversi.

L’intervista

Perché un libro su Nunzio Schena?
«Questo libro – spiega il collega Onofrio Pagone – contiene il testo di un monologo teatrale voluto dalla famiglia Schena e dal Comune di Fasano per il centenario della nascita dell’editore. Il 31 maggio nel teatro Kennedy di Fasano è andata in scena la prima di questo spettacolo, interpretato da Christian Di Domenico che ne ha curato anche la regia. È un monologo narrativo: racconta una storia e si presta dunque sia come letteratura che come testo teatrale».

Quanto è attuale oggi la sua eredità?
«L’eredità di Schena – prosegue Pagone – è straordinaria. La sua storia è affascinante perché testimonia la sua determinazione e la sua umiltà: Schena è un imprenditore che si è fatto da solo, ha voluto imparare, si è sempre aggiornato e non si è mai arreso. Il parallelo con Rizzoli o Olivetti regge: sono modelli individuabili anche nella postura di Schena. Hanno in comune la visione aziendale, l’obiettivo gestionale, l’impronta sociale. Schena tipografo è diventato editore per far crescere il proprio territorio attraverso i libri, credendo nella valenza economica della cultura. Alla fine ha raggiunto l’obiettivo ed ha pubblicato anche in perdita pur di assecondare le ambizioni di tanti esordienti, anche quelli sicuramente velleitari. La sua eredità è un bagaglio di esperienza utile a chi vuol fare cultura oggi».

Cosa vuoi trasmettere con questa pubblicazione?
«Questa pubblicazione nel centenario di Schena – in uno con lo spettacolo – vuole promuovere questo modello culturale e aziendale e testimoniare la fatica di un imprenditore vincente solo grazie alla sua dedizione, alla caparbietà, soprattutto alla sua umiltà».

E cosa ti ha restituito il lavoro che hai fatto?
«Una rinnovata fiducia nella scrittura e nel lavoro editoriale. Schena insisteva sulla qualità e sulla cura della bellezza anche estetica, grafica, di un testo pubblicato. Questo gli valse un invito in Vaticano in udienza privata da Papa Woytjla, che volle incontrarlo dopo aver visto il libro edito da Schena sul viaggio pontificio a Taranto. Qualità e cura comportano fatica e costano, ma Schena non vi ha mai rinunciato. Piuttosto si è indebitato! Insomma, ricostruendo la storia di Schena ho imparato tanto: sono stato affascinato dall’imprenditore e soprattutto dall’uomo, inflessibile eppure dolcissimo nelle testimonianze di chi lo ha frequentato».

Fasano celebra il centenario di Nunzio Schena

Domani, giovedì 18 settembre 2025 alle 18, la città di Fasano si riunisce nella Sala della Società Operaia di Mutuo Soccorso (SOMS) per celebrare il centenario di Nunzio Schena, figura cardine della cultura meridionale e memoria viva della tipografia e dell’editoria pugliese.

L’appuntamento, dal titolo Nunzio Schena – Il Presidente Tipografo, non è solo un omaggio a un uomo che ha fatto dei libri il suo destino, ma anche un momento di riflessione collettiva sulla funzione sociale della cultura.

Il programma

La giornata si aprirà con i saluti istituzionali di Stefano Massimino, presidente della SOMS di Fasano, e di Francesco Zaccaria, sindaco della città.

Seguiranno gli interventi dedicati al ricordo dell’editore:

  • Donato Fanigliulo con I 15 anni di Presidenza di Nunzio Schena;
  • Gigliola Palazzo con Donato Palazzo e Nunzio Schena: SOMS, un’esperienza condivisa;
  • Onofrio Pagone, autore del volume Il ragazzo che amava i libri. Nunzio Schena, l’editore mecenate, che presenterà il suo libro e il progetto teatrale nato per il centenario.

L’ingresso è libero: un dettaglio che diventa simbolo. Così come Schena apriva le porte della sua tipografia agli autori e ai giovani, la città apre le sue porte alla memoria e alla partecipazione. La partecipazione è libera e aperta a tutta la cittadinanza, a conferma del principio che guidò lo stesso Schena: la cultura deve essere accessibile e condivisa.

Un appuntamento simbolico

Il luogo scelto, la Società Operaia di Mutuo Soccorso, non è casuale. È uno spazio che richiama la storia dei sodalizi popolari, delle esperienze associative e della solidarietà civile. In questo contesto, la figura di Schena, imprenditore sociale oltre che editore, trova una cornice naturale.

La sua presidenza della SOMS e il suo ruolo attivo nella comunità fasanese vengono così ricordati e rilanciati come modello di partecipazione e di impegno.

Un’eredità che parla al presente

Il centenario di Nunzio Schena non è solo memoria: è un messaggio per le nuove generazioni e un invito a credere nei libri come strumento di crescita collettiva.

Ricordare Nunzio Schena significa interrogarsi sul ruolo della cultura oggi. La sua vita dimostra che i libri non sono soltanto prodotti commerciali, ma semi piantati nella comunità, capaci di germogliare anche a distanza di decenni.

La sua dedizione alla tipografia e all’editoria, la volontà di pubblicare opere di studiosi e autori esordienti, la cura per l’estetica e la qualità grafica insegnano che la cultura è lavoro, sacrificio e responsabilità. Un modello di imprenditore che non si è fermato davanti alle difficoltà economiche, che ha investito sulla bellezza e sulla conoscenza come strumenti di emancipazione.

Un messaggio per i giovani

A distanza di cento anni dalla nascita, l’eredità di Schena continua a parlare soprattutto ai più giovani. Il suo esempio insegna che la passione e la tenacia possono trasformare una tipografia di provincia in una casa editrice di rilievo nazionale e internazionale.

La sua storia dimostra che restare fedeli alle proprie radici non significa rinunciare all’innovazione, ma anzi coltivarla. Dalla campagna pugliese alle aule universitarie francesi, dal laboratorio artigiano alle onorificenze internazionali, il percorso di Schena è la prova che anche dal Sud si può incidere nella storia della cultura.

Un impegno che continua

Partecipare alla celebrazione non significa solo ricordare un grande editore, ma assumere un impegno: quello di credere nella cultura come bene comune. La lezione di Schena non appartiene al passato, ma al futuro.

Il 18 settembre non è dunque soltanto un anniversario, ma un invito a costruire comunità attraverso i libri, la conoscenza e la bellezza. Perché l’eredità di Nunzio Schena, oggi più che mai, chiede di essere raccolta e rilanciata.