L’amico ritrovato, teatro della memoria viva

La sede dell'evento, il Museo Archeologico Francesco Ribezzo di Brindisi

Spettacolo teatrale intenso e necessario per il Giorno della Memoria: parola, musica e coscienza storica, ispirato al romanzo di Fred Uhlman

di Antonio Portolano

BRINDISI – Ci sono testi che non hanno bisogno di essere alzati di volume per lasciare un segno. L’amico ritrovato è uno di questi. Un racconto che attraversa il tempo e le generazioni, capace di parlare al presente attraverso la memoria e di trasformare il teatro in uno spazio di responsabilità civile.

Un classico della letteratura civile che diventa teatro

Tratto dall’omonimo romanzo di L’amico ritrovato, lo spettacolo porta in scena una delle narrazioni più limpide e dolorose del Novecento europeo. Una storia solo in apparenza semplice, che racconta l’amicizia tra Hans Schwarz e Konradin von Hohenfels, due adolescenti nella Germania degli anni Trenta, uniti da un legame autentico e progressivamente separati dall’irrompere dell’ideologia nazionalsocialista.

Hans è figlio di un medico ebreo, introverso e sensibile. Konradin appartiene a un’antica famiglia aristocratica, cresciuto in un ambiente permeato da ideali conservatori. Il loro incontro, tra i banchi di una scuola di Stoccarda, dà vita a un’amicizia immediata, a un dialogo sincero tra mondi che la società dell’epoca avrebbe presto dichiarato inconciliabili. Su quel legame, però, incombe l’avanzata del nazismo, che incrina lentamente ciò che sembrava indissolubile.

La parola come testimonianza, il silenzio come accusa

A dare voce a Hans da adulto è Fabrizio Bordignon, interprete capace di restituire la delicatezza e la complessità del personaggio con una presenza scenica intensa e misurata. Il suo è un monologo intimo, in cui la parola diventa confessione e testimonianza, una lettera mai spedita, un dialogo impossibile tra ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere.

La regia e l’adattamento di Alessandra Pizzi scelgono la sottrazione come cifra espressiva. Nessuna enfasi, nessuna retorica. La scena si svuota di elementi superflui per lasciare spazio alla memoria, che qui non è mai celebrazione astratta, ma esperienza emotiva diretta. Il pubblico non assiste: ascolta. E nel silenzio che si crea, il non detto pesa quanto le parole.

Locandina, L’amico Ritrovato

Il pianoforte come voce della memoria

Ad accompagnare la narrazione, il pianoforte di Francesco Giancaspro, che con sonorità essenziali e profonde amplifica l’emozione del racconto. La musica non commenta, ma attraversa la parola, trasformando il ricordo in un’esperienza ancora più viva e condivisa.

Il dialogo tra voce e pianoforte costruisce una tensione continua, mai illustrativa, capace di evitare il sentimentalismo e di restituire alla memoria tutta la sua complessità.

Memoria come responsabilità culturale

In un’epoca segnata da profonde divergenze politiche e da un linguaggio pubblico sempre più semplificato, L’amico ritrovato si impone come un atto culturale necessario. Non racconta solo una tragedia storica, ma interroga il meccanismo che permette all’odio di insinuarsi nelle relazioni quotidiane, di trasformare la differenza in colpa e l’amicizia in sospetto.

Ricordare, qui, non significa giudicare. Significa comprendere. Ed è in questa scelta che lo spettacolo trova la sua forza più autentica.

Un progetto teatrale sostenuto dal territorio

Lo spettacolo è a cura di Ergo Sum Produzioni, con la collaborazione del Polo Biblio Museale di BrindisiMuseo Archeologico F. Ribezzo – e il sostegno del Ministero della Cultura. L’intervento è finanziato con risorse del Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027, a conferma del valore riconosciuto al teatro come strumento di memoria e crescita civile.

Quando il teatro diventa scelta di coscienza

L’amico ritrovato non racconta solo la storia di Hans e Konradin, ma quella di tutti noi. Delle amicizie nate nei momenti sbagliati, delle perdite comprese solo alla fine, di chi sceglie di ricordare non per assolversi, ma per capire. È un teatro che non consola e non semplifica. Un teatro che resta, perché costringe a guardare.

Informazioni per il pubblico

Il biglietto ha un costo di 8 euro, con possibilità di acquisto in loco la sera dello spettacolo. È previsto un diritto di prevendita di 1 euro. L’acquisto online è disponibile tramite il circuito Ciaotickets, oppure presso tutti i punti vendita autorizzati.

La prenotazione è obbligatoria. Per informazioni e prenotazioni è attivo il numero 327 909 7113.