La diocesi di Brindisi-Ostuni avvia la seconda annualità del progetto La Porta di Casa, modello di accoglienza abitativa e integrazione
di Antonio Portolano
Trasformare l’alloggio in un cammino di cittadinanza e la diffidenza in fraternità. Con questo obiettivo la Diocesi di Brindisi-Ostuni annuncia l’avvio della seconda annualità del progetto La Porta di Casa, iniziativa di accoglienza abitativa e integrazione dei migranti che si conferma come una delle risposte più innovative e concrete all’emergenza casa sul territorio.
Un progetto nato dall’ascolto e dalla vita condivisa
La Porta di Casa non nasce da una pianificazione teorica, ma dall’evoluzione di un’esperienza di oltre quindici anni di vita condivisa. Dal 2008, l’Associazione Migrantes OdV ha maturato la consapevolezza che l’integrazione non può limitarsi all’alfabetizzazione linguistica. Nonostante percorsi lavorativi stabili, molti cittadini stranieri continuano a essere esclusi dal mercato immobiliare privato a causa di pregiudizi e diffidenze diffuse.
Il progetto, sostenuto dai fondi 8xmille alla Chiesa Cattolica, nasce per abbattere queste barriere attraverso un modello di accoglienza diffusa in piccoli moduli abitativi, capace di accompagnare le persone verso una reale autonomia abitativa e sociale.

La sinergia tra diocesi, Caritas e Migrantes
L’iniziativa è promossa dalla Diocesi di Brindisi-Ostuni grazie alla collaborazione tra Ufficio Migrantes, Caritas Diocesana e Associazione Migrantes OdV. Una rete che ha saputo trasformare l’emergenza abitativa in un percorso di corresponsabilità comunitaria, nel quale l’abitare diventa strumento di inclusione e di cittadinanza attiva.
Il segnale profetico della Chiesa locale
Determinante è stato l’impulso dell’Arcivescovo Monsignor Giovanni Intini, che ha reso istituzionale il sogno maturato nel tempo dal volontariato. La messa a disposizione dell’immobile storico di Via Giovanni XXIII ha permesso la nascita di Casa Colibrì, luogo che racchiude il significato simbolico del progetto: un “grembo” che accoglie e una “porta” aperta verso la città.
La struttura rappresenta la trasformazione della memoria storica in carità viva, rendendo visibile l’impegno della Chiesa locale nel promuovere fraternità e inclusione.
Seconda annualità, autonomia e corresponsabilità
Con l’avvio del secondo anno, La Porta di Casa rafforza il proprio cuore pedagogico e relazionale. Al centro vi è il patto di corresponsabilità, che coinvolge attivamente gli ospiti nella gestione degli spazi abitativi, preparandoli ai diritti e ai doveri della locazione privata.
Accanto a questo, il progetto prevede un accompagnamento individualizzato. Operatori e volontari forniscono strumenti legali e professionali utili a favorire il passaggio graduale verso la piena indipendenza e l’inserimento stabile nel tessuto sociale e urbano.

Un modello di integrazione urbana
Il modello di accoglienza abitativa si articola tra due esperienze complementari. Da un lato la Casa degli Aquiloni, attiva dal 2017 all’interno di un normale condominio, dall’altro Casa Colibrì, che svolge il ruolo di hub di convivialità, formazione e contrasto al razzismo. Questa integrazione urbana consente di sperimentare una convivenza reale e quotidiana, riducendo le distanze sociali.
Il valore del volontariato
Il cuore pulsante di La Porta di Casa resta il volontariato. L’azione gratuita garantisce che l’accoglienza non si riduca a una prestazione di servizi, ma diventi un investimento umano. La presenza dei volontari trasforma gli appartamenti in vere e proprie “famiglie”, assicurando sostenibilità e umanità all’intero percorso.




