BRINDISI – Sessantadue anni dopo la fondazione dell’Odin Teatret (si apre in una nuova scheda), Eugenio Barba torna nella città in cui è nato. Non per celebrare soltanto una carriera straordinaria, ma per rimettere al centro una delle domande che hanno accompagnato tutta la sua ricerca: quale rapporto può costruire il teatro con la società?
Da domani, giovedì 22 ottobre, fino a sabato 24, Brindisi ospiterà uno dei più influenti protagonisti della scena contemporanea mondiale. Il prossimo 29 ottobre Barba compirà novant’anni. Il suo ritorno, accompagnato dagli artisti dell’Odin Teatret (si apre in una nuova scheda), rappresenta così un incontro tra memoria personale, ricerca artistica e identità culturale di un territorio che ha segnato le sue origini.
Tre giornate di spettacoli, conversazioni pubbliche e iniziative nelle scuole, con Mario Martone tra gli ospiti e due rappresentazioni di «Le nuvole di Amleto» già tutte esaurite. Il progetto «Porto di Pace: Eugenio Barba e Odin Teatret a Brindisi» è organizzato dal Comune di Brindisi (si apre in una nuova scheda) con la Fondazione Nuovo Teatro Verdi (si apre in una nuova scheda), nell’ambito di Brindisi Capitale della Cultura di Puglia 2026, con il sostegno della Regione Puglia.
L’iniziativa attraverserà luoghi simbolici della città, dal Tempio di San Giovanni al Sepolcro a Palazzo Nervegna, dal Nuovo Teatro Verdi al porto. Un percorso che attribuisce allo spettacolo una funzione più ampia dell’intrattenimento: mettere in relazione persone, generazioni e culture differenti.

Da Brindisi al mondo, la rivoluzione dell’Odin
Nato a Brindisi il 29 ottobre 1936, da una famiglia di origini gallipoline, Eugenio Barba (si apre in una nuova scheda) trascorre l’infanzia a Gallipoli. Nel 1954 si trasferisce in Norvegia, dove lavora come saldatore e marinaio, mentre approfondisce gli studi universitari a Oslo. L’incontro con il regista polacco Jerzy Grotowski, uno dei grandi innovatori del teatro del Novecento, segna una svolta decisiva nella sua formazione.
Nel 1964 fonda a Oslo l’Odin Teatret, inizialmente con quattro giovani esclusi dalla scuola nazionale di teatro. Due anni dopo la compagnia si stabilisce a Holstebro, in Danimarca, trasformandosi progressivamente in uno dei più importanti laboratori internazionali di ricerca sull’attore.
Il contributo di Barba non riguarda soltanto la regia. La sua ricerca ha modificato il modo di concepire la preparazione dell’interprete, il rapporto tra corpo e voce, la costruzione dello spettacolo e il coinvolgimento del pubblico. Nel 1976 teorizza il Terzo Teatro, espressione che identifica esperienze artistiche indipendenti dai circuiti tradizionali, spesso impegnate nelle comunità e nelle periferie culturali.
Nel 1980 fonda l’International School of Theatre Anthropology (ISTA), dedicata allo studio comparato delle tecniche dell’attore e del danzatore nelle differenti tradizioni del mondo. Da questa ricerca si sviluppa l’antropologia teatrale, disciplina che indaga i principi della presenza scenica al di là delle differenze culturali.
Fondamentale anche il legame con il Salento. Nel 1974 l’Odin Teatret soggiorna a Carpignano Salentino, sperimentando il baratto teatrale: gli attori offrono le proprie rappresentazioni e ricevono in cambio canti, racconti, danze e tradizioni delle comunità locali. Un’esperienza destinata a diventare uno dei tratti distintivi del lavoro internazionale della compagnia.
La produzione artistica e teorica di Barba attraversa oltre sei decenni. Tra gli spettacoli più significativi figurano «Ferai», «Min Fars Hus», «Kaosmos» e «The Chronic Life». Ai lavori scenici si affiancano opere fondamentali per gli studi teatrali, come «Alla ricerca del teatro perduto», «La canoa di carta. Trattato di antropologia teatrale» e «L’arte segreta dell’attore», scritto con Nicola Savarese.
Una produzione vastissima, che ha contribuito a formare generazioni di attori, registi e studiosi in tutto il mondo. E che continua a considerare il teatro non soltanto una forma artistica, ma un modo di conoscere gli esseri umani.

Il teatro incontra la città e le nuove generazioni
Il programma brindisino comincerà domani, giovedì 22 ottobre, alle 11, nella scuola primaria «Giovan Battista Perasso», con «I violinisti stregoni», spettacolo diretto da Sergio Bini, conosciuto come Bustric, con Antonia-Cezara Cioaza e Jakob Nielsen.
Al centro della rappresentazione ci sono due giovani aspiranti attori-clown, impegnati in un percorso di scoperta del teatro attraverso musica, invenzioni sceniche, oggetti e immaginazione. Un appuntamento che affida ai bambini il primo incontro con il mondo artistico dell’Odin.
Alle 18, il Tempio di San Giovanni al Sepolcro ospiterà l’incontro pubblico tra Eugenio Barba, la compagnia e la città. Insieme a cittadini, studenti, artisti e operatori culturali interverrà Franco Perrelli, studioso di storia e ricerca teatrale.
La conversazione offrirà l’occasione per approfondire il significato dell’esperienza dell’Odin, il rapporto tra maestro e allievo e la trasmissione di un mestiere fondato sulla disciplina, sull’ascolto e sulla responsabilità individuale e collettiva.
Il percorso era stato anticipato, dal 12 al 16 ottobre, da proiezioni negli istituti superiori dedicate alle esperienze artistiche della compagnia nei contesti urbani e nelle comunità.

Eugenio Barba e Mario Martone, due visioni a confronto
Uno dei momenti culturalmente più rilevanti è previsto venerdì 23 ottobre, alle 11, nella Sala della Colonna di Palazzo Nervegna, con il confronto tra Eugenio Barba e Mario Martone.
Due registi che, attraverso esperienze differenti, hanno contribuito a rinnovare il linguaggio teatrale. Barba ha costruito un laboratorio internazionale fondato sulla continuità del gruppo, sulla ricerca fisica dell’attore e sull’incontro fra culture. Martone ha sviluppato un percorso che intreccia teatro, cinema, rilettura dei classici e contemporaneità.
A dialogare con loro saranno Anna Bandettini, giornalista e critica teatrale, e Chris Torch, presidente della Fondazione Nuovo Teatro Verdi.
L’appuntamento concluderà il progetto «Dialoghi #1», dedicato a Martone tra Lecce e Brindisi, inserendosi nelle iniziative organizzate in occasione dei novant’anni di Barba.
Il confronto offrirà una riflessione sulla funzione del regista, sulla libertà della creazione artistica e sulla capacità del teatro di interpretare le trasformazioni della società.

«Le nuvole di Amleto», due serate già esaurite
Il momento centrale del programma teatrale arriverà venerdì 23 e sabato 24 ottobre, alle 20.30, quando l’Odin Teatret porterà al Nuovo Teatro Verdi lo spettacolo «Le nuvole di Amleto», con testo, drammaturgia e regia di Eugenio Barba.
Le due rappresentazioni, entrambe gratuite, hanno già registrato il tutto esaurito, confermando l’interesse del pubblico per il ritorno del maestro nella sua città natale.
Il lavoro nasce da una vicenda familiare di William Shakespeare. Nel 1596 il drammaturgo inglese perde Hamnet, il suo unico figlio maschio, morto a undici anni. Alcuni anni dopo scriverà Amleto, una delle tragedie più celebri della storia del teatro.
Barba prende spunto da questa relazione biografica e letteraria per interrogarsi sulla perdita, sulla memoria e sulle responsabilità che uniscono padri e figli.
Lo spettacolo, dedicato a Hamnet e ai giovani ai quali viene negata la possibilità di un futuro, riunisce tre generazioni di attori dell’Odin Teatret. Già presentato alla Biennale Teatro di Venezia, intreccia esperienza personale, immaginazione e ricerca scenica, trasformando una vicenda privata in una riflessione universale.
Un tema che assume un significato ancora più intenso nel ritorno di Barba a Brindisi, alla vigilia di un compleanno che coincide con oltre sessant’anni di attività artistica.

Brindisi Porto di Pace, la cultura incontra l’ONU
Sabato 24 ottobre, alle 10, la Sala della Colonna di Palazzo Nervegna ospiterà «Porto di Pace, la città ascolta», incontro organizzato in collaborazione con lo United Nations Global Service Centre (UNGSC), il Centro Servizi Globale delle Nazioni Unite presente a Brindisi.
Interverranno Anton Antchev, direttore dell’UNGSC, e Giuseppe Marchionna, sindaco di Brindisi.
La data coincide con la Giornata delle Nazioni Unite, celebrata ogni 24 ottobre, e offrirà l’occasione per riflettere sul ruolo della cultura nella cooperazione internazionale.
La domanda attorno alla quale si svilupperà l’incontro è particolarmente significativa: «La cultura può fare la pace, o solo immaginarla?».
Per Brindisi, sede di un importante centro logistico delle Nazioni Unite e città storicamente aperta agli scambi mediterranei, il tema assume una dimensione concreta. Il porto diventa così non soltanto un’infrastruttura e un luogo geografico, ma anche un simbolo dell’incontro tra popoli e della possibilità di costruire relazioni.
Alle 12.30 l’iniziativa proseguirà nei giardinetti del porto, in piazza Vittorio Emanuele II, davanti al monumento a Mahatma Gandhi. Qui Sofia Masi e Alessia Ciotola, del Ministero dei Sogni, leggeranno alcune poesie insieme agli artisti dell’Odin Teatret e ai cittadini.
La giornata si concluderà alle 20.30, con la seconda rappresentazione di «Le nuvole di Amleto» al Nuovo Teatro Verdi.

Il ritorno che parla al futuro
Il ritorno di Eugenio Barba a Brindisi non è soltanto l’omaggio a un artista che ha raggiunto una dimensione internazionale. È anche l’occasione per riscoprire il contributo che una città del Mezzogiorno ha dato, attraverso uno dei suoi figli più illustri, alla storia del teatro contemporaneo.
L’esperienza dell’Odin dimostra come una realtà culturale possa nascere lontano dai grandi centri, attraversare confini geografici e linguistici e sviluppare un patrimonio di conoscenze riconosciuto in tutto il mondo.
La presenza di Barba, il confronto con Mario Martone, il coinvolgimento delle scuole e la collaborazione con le Nazioni Unite costruiscono un programma nel quale lo spettacolo diventa parte di un progetto culturale più ampio.
A novant’anni da compiere, Eugenio Barba torna dove il suo viaggio è cominciato. Ma il significato più profondo di queste giornate non riguarda il passato. Riguarda ciò che il teatro può ancora insegnare a una comunità: riconoscere le differenze, ascoltare gli altri e immaginare insieme nuove possibilità di futuro.

Il programma dal 22 al 24 ottobre
Giovedì 22 ottobre
- Ore 11 – «I violinisti stregoni», scuola primaria «Giovan Battista Perasso», appuntamento scolastico.
- Ore 18 – Incontro pubblico con Eugenio Barba, Odin Teatret e Franco Perrelli, Tempio di San Giovanni al Sepolcro.
Venerdì 23 ottobre
- Ore 11 – Dialogo tra Eugenio Barba e Mario Martone, con Anna Bandettini e Chris Torch, Sala della Colonna di Palazzo Nervegna.
- Ore 20.30 – «Le nuvole di Amleto», Nuovo Teatro Verdi. Tutto esaurito.
Sabato 24 ottobre
- Ore 10 – «Porto di Pace, la città ascolta», con Anton Antchev e Giuseppe Marchionna, Sala della Colonna di Palazzo Nervegna.
- Ore 12.30 – Letture poetiche davanti al monumento a Gandhi, giardinetti del porto, piazza Vittorio Emanuele II.
- Ore 20.30 – «Le nuvole di Amleto», replica al Nuovo Teatro Verdi. Tutto esaurito.
Ingresso: tutti gli appuntamenti sono gratuiti. Per gli spettacoli al Nuovo Teatro Verdi era prevista la prenotazione obbligatoria; entrambe le date risultano esaurite.
Informazioni: biglietteria del Nuovo Teatro Verdi, telefono 0831 562554, dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 13 e dalle 17.30 alle 19.30.




