Ambasciata USA, U.S. Commercial Service e AmCham Italy incontrano le imprese pugliesi: focus su filiere, investimenti e accesso al mercato
di Antonio Portolano
BRINDISI – La partita dell’internazionalizzazione pugliese passa anche da Brindisi. Ieri mattina, 8 luglio, nella sede di Confindustria Brindisi, diplomazia economica statunitense, sistema associativo e imprese del territorio hanno avviato un confronto operativo sulle opportunità offerte dal mercato americano. Non un passaggio cerimoniale, ma un primo test di relazione tra le aziende pugliesi e gli interlocutori che, negli Stati Uniti, possono facilitare accesso ai territori, comprensione delle regole, contatti industriali e sviluppo di partnership.
L’iniziativa, condivisa da Confindustria Brindisi e Confindustria Bari-BAT sulla proposta dell’Ambasciata USA, si inserisce nelle azioni a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese associate e intercetta una delle priorità indicate da Giuseppe Danese, presidente di Confindustria Brindisi, che ha attribuito all’apertura internazionale delle PMI un ruolo qualificante nel proprio programma di presidenza. La partecipazione dell’American Chamber of Commerce in Italy, la Camera di Commercio Americana in Italia, ha dato al confronto una dimensione bilaterale, orientata non alla semplice promozione del mercato statunitense, ma alla costruzione di un canale stabile di informazioni, relazioni e opportunità.

Brindisi diventa un ponte industriale tra Puglia e Stati Uniti
La vera notizia è il cambio di scala. Per una parte del sistema produttivo pugliese, gli Stati Uniti non sono più soltanto una destinazione commerciale da presidiare con l’export, ma un ecosistema nel quale valutare collaborazioni, investimenti, presenza diretta, accordi industriali e servizi avanzati.
È qui che entra in gioco l’U.S. Commercial Service in Italia, la struttura del U.S. Department of Commerce impegnata nello sviluppo delle collaborazioni tra Italia e Stati Uniti e nell’attrazione di investimenti esteri verso il mercato americano. Per le imprese, il valore di un confronto di questo tipo sta nella possibilità di ridurre l’incertezza: capire quali territori americani siano più coerenti con il proprio modello di business, quali regole incidano sull’ingresso nel mercato, quali strumenti siano disponibili e quali reti possano trasformare un interesse in una strategia.
In un’economia globale segnata da catene del valore più selettive, reshoring industriale, nuove politiche sugli investimenti e competizione tecnologica, la differenza non la fa solo la qualità del prodotto. La fanno anche la qualità dell’accesso, l’affidabilità degli interlocutori e la capacità di muoversi dentro sistemi regolatori complessi.
L’internazionalizzazione delle PMI nella strategia di Danese
Il confronto con la delegazione americana si colloca dentro una linea strategica precisa: rafforzare la capacità delle imprese del territorio, in particolare delle PMI, di misurarsi con mercati più ampi, più competitivi e più selettivi. È un tema che Giuseppe Danese ha inserito con particolare rilievo nel programma di presidenza di Confindustria Brindisi, riconoscendo nell’internazionalizzazione una leva per aumentare competitività, qualità delle relazioni industriali e capacità di posizionamento del sistema produttivo locale.
Per le piccole e medie imprese, l’accesso agli Stati Uniti non può essere letto come una scelta isolata o occasionale. Richiede accompagnamento, lettura dei territori, conoscenza delle normative, valutazione dei partner, capacità di interpretare domanda, incentivi, filiere e standard operativi. In questo senso, il lavoro avviato nella sede di Confindustria Brindisi risponde a una necessità concreta: trasformare l’apertura internazionale da aspirazione a metodo.

Delegazione USA, AmCham Italy e Confindustria al tavolo
Alla giornata hanno partecipato Jennifer Kane-Zabolotskaya, Senior Commercial Officer dell’Ambasciata USA e del U.S. Department of Commerce; Maria Calabria, Commercial Specialist dell’Ambasciata USA; Giandomenico De Tullio, responsabile per la Puglia dell’American Chamber of Commerce in Italy; Luca Marco Giraldin, membro del board della Fondazione ITALIC-US; Vittorio Colangiuli, direttore di Confindustria Bari-BAT; e Angelo Guarini, direttore generale di Confindustria Brindisi, coordinatore dell’incontro.
La composizione del tavolo spiega il senso dell’operazione. Da un lato, la rete diplomatico-commerciale statunitense; dall’altro, il sistema associativo pugliese e le imprese. In mezzo, la necessità di costruire una grammatica comune: opportunità commerciali, collaborazione industriale, servizi, investimenti, territori, regole e relazioni.
Non è un dettaglio marginale. Per molte aziende, soprattutto piccole e medie imprese ad alta specializzazione, l’internazionalizzazione non fallisce per assenza di prodotto, ma per carenza di informazioni qualificate, accesso limitato ai decisori, difficoltà nel leggere norme locali e mancanza di partner affidabili.

con Luca Marco Giraldin Fondazione Italic-Us
Aerospazio, capitale USA e servizi: la risposta delle aziende
La partecipazione delle imprese è stata ampia e qualificata, con aziende appartenenti a diversi settori produttivi e dei servizi. In sala erano presenti anche realtà con capitale statunitense e imprese inserite in filiere industriali ad alto valore aggiunto.
Tra i nomi emersi figurano Avio Aero (Manuela Perrone), del gruppo GE, Aero Alliance JV (Ettore Memmi), Salver (Stefano Nobili) e Comer Calò (Stefano Calò), insieme ad altre aziende di comparti differenti , Rafimed (Maria Maddalena Sardella), Amcham (Gian Domenico De Tullio), Tormaresca (Giancarlo Tafuro), Mythos (Veronica Carlino). La presenza di imprese legate all’aerospazio e alla manifattura avanzata dà una lettura precisa dell’iniziativa: Brindisi e la Puglia non si propongono agli interlocutori americani come un territorio indistinto, ma come una piattaforma industriale con competenze riconoscibili. A rappresentare Confindustria Bri-BAT c’erano, tra gli altri, Vittorio Colangiuli (direttore), Laura De Candia, Mauro Di Maggio Ceo di Percezione srl, Giuseppe Santoro e Pietro Lombardi rispettivamente CEO e BDM di Apuliasoft srl.
Aerospazio, componentistica, servizi industriali, manifattura e tecnologie applicate sono filiere nelle quali il rapporto con gli Stati Uniti può generare ricadute concrete: forniture, partnership, insediamenti, accordi commerciali, trasferimento di competenze e rafforzamento della presenza su mercati internazionali.
Nel pomeriggio la delegazione ha visitato Salver, trasformando la giornata in un percorso a doppio registro: confronto istituzionale al mattino, conoscenza diretta di una realtà produttiva del territorio nel prosieguo della giornata.

Guarini: «Giornata positiva e propositiva»
A fissare il significato dell’incontro è Angelo Guarini, direttore generale di Confindustria Brindisi, che evidenzia il valore della risposta arrivata dal sistema imprenditoriale.
«Confindustria Brindisi, insieme a Confindustria Bari-BAT, ha condiviso la proposta dell’Ambasciata USA di promuovere un incontro con le imprese associate, con il coinvolgimento della Camera di Commercio USA in Italia, all’interno di un percorso più ampio di sostegno all’internazionalizzazione. La partecipazione delle aziende, provenienti da diversi settori produttivi e dei servizi, è stata molto positiva sia per numero sia per qualità. Il confronto ha consentito un dialogo franco e approfondito, favorendo la conoscenza reciproca e uno scambio concreto di informazioni sulle opportunità commerciali, industriali e di servizi. È stata una giornata interessante, positiva e propositiva, dalla quale emerge una conferma chiara: le relazioni istituzionali qualificate possono diventare un fattore decisivo per aiutare le imprese del territorio a misurarsi con i mercati internazionali».
La dichiarazione coglie il punto economico della giornata: l’internazionalizzazione non è più una funzione accessoria o solo commerciale, ma una componente della strategia industriale. Significa vendere, certo. Ma significa anche scegliere mercati, leggere regole, costruire alleanze, valutare investimenti, accedere a competenze e posizionarsi dentro reti globali.

Perché gli USA restano una frontiera strategica
Nel confronto è stato ribadito che gli Stati Uniti continuano a considerare l’Italia un partner strategico e affidabile. Per le imprese pugliesi, questa valutazione apre una finestra di opportunità: presentarsi non come singole realtà isolate, ma come parte di un sistema territoriale capace di esprimere competenze industriali, capacità produttiva e affidabilità.
Il mercato americano, però, non si conquista con approcci generici. È vasto, federale, competitivo, regolato da dinamiche diverse tra Stato e Stato, con differenze profonde in termini di incentivi, logistica, fiscalità, lavoro, approvvigionamenti, relazioni istituzionali e settori trainanti. Per questo l’accompagnamento diventa decisivo.
Il valore di un canale con Ambasciata USA, U.S. Commercial Service in Italia e American Chamber of Commerce in Italy sta proprio nella possibilità di passare dalla curiosità alla progettazione: da «entrare negli Stati Uniti» a capire dove entrare, con quale modello, attraverso quali partner e con quali obiettivi.
Un metodo per portare la Puglia dentro le catene globali
La giornata nella sede di Confindustria Brindisi apre ora una fase che potrà allargarsi nei prossimi mesi, con un taglio ancora più operativo e una platea più ampia di imprese. Il perimetro è già tracciato: strumenti disponibili, accesso al mercato USA, opportunità di collaborazione, esperienze aziendali e confronto diretto con chi può accompagnare le imprese nella costruzione di percorsi internazionali.
Per Confindustria Brindisi e Confindustria Bari-BAT la sfida è consolidare una funzione sempre più rilevante: non soltanto rappresentare il sistema produttivo, ma diventare piattaforme di connessione tra imprese locali e mercati globali. Per le aziende, invece, la posta in gioco è utilizzare il rapporto con gli Stati Uniti come leva di crescita, innovazione e rafforzamento competitivo.
In questa prospettiva, Brindisi non è solo il luogo dell’incontro. È il punto da cui provare a costruire un metodo: più relazioni qualificate, più informazioni utili, più accesso alle reti internazionali. In un mercato in cui la competizione si gioca tanto sulla capacità produttiva quanto sulla capacità di posizionamento, può essere questo il vero vantaggio competitivo per la Puglia industriale




