Massimo Di Cesare al Comitato interministeriale: servono certezze su decarbonizzazione, investimenti, aree e occupazione a Brindisi
A proposito della riconversione della centrale di Cerano, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Massimo Di Cesare, Segreteria Generale e Coordinamento Industria CGIL Brindisi.
di Massimo Di Cesare
Abbiamo salutato positivamente la convocazione del tavolo ministeriale per l’Accordo di Programma di Brindisi.
Avviene però a distanza di un anno dall’ultimo incontro, sempre a Brindisi, e a due anni dalla chiusura della centrale di Cerano.

Un anno dall’ultimo tavolo, due dalla chiusura di Cerano
In questo anno sono emerse diverse novità:
- la nomina del Commissario straordinario, S.E. Prefetto Luigi Carnevale, accolta positivamente;
- la riduzione drastica e graduale dei lavoratori impegnati in centrale Cerano, sia tra i diretti che nell’indotto;
- purtroppo i cambiamenti nello scenario internazionale e i nuovi assetti geopolitici, con ricadute interne al Paese che condizionano anche le indicazioni del PNIEC, sulle quali il MASE non ha ancora dato risposte concrete.
Siamo già in una economia di guerra, una tendenza che occorre bloccare e contrastare con tutte le nostre forze, per affermare ancora una volta che abbiamo bisogno di diplomazia, di diritto internazionale, di pace.
Ribadiamo il nostro no a una economia di guerra che rischia di togliere risorse necessarie per rafforzare Sanità, Scuola, Welfare, Pensioni e alleggerire la pressione fiscale soprattutto verso lavoratori e pensionati.

Politiche industriali: serve una strategia, non propaganda
In questo contesto la posizione del Governo sulle politiche industriali appare ancora schizofrenica e inesistente, nonostante Libro Bianco, annunci e propaganda. Ciò che serve è una politica industriale all’altezza dei tempi.
Una cosa è certa: a nostro avviso il processo di decarbonizzazione non può essere bloccato, anzi occorre accelerare i processi di transizione e cambiamento, per raggiungere in tempi rapidi gli obiettivi del Green Deal.
Cerano in riserva a freddo: quali garanzie per l’indotto?
La condizione di Cerano, allocata in riserva a freddo, con ricadute negative sui lavoratori dell’indotto, richiede maggiore attenzione a partire da Enel, che pure ha dichiarato – attraverso l’on. D’Attis – che garantirà lavoro per 24-36 mesi.
La domanda che ci poniamo è: per quanti lavoratori? E per fare cosa? La data del 31 dicembre 2025, contenuta nel PNIEC, resta ferma e per noi non può e non deve arrestarsi il processo di decarbonizzazione. Lo dobbiamo al pianeta, lo dobbiamo ai tanti morti, un prezzo molto elevato pagato negli anni dal territorio della provincia di Brindisi, come certifica il report della ASL con le analisi sul registro tumori.
Enel, bonifiche e ruolo attivo nella reindustrializzazione
Enel dovrà considerare gli aspetti legati alla dismissione che richiedono interventi di bonifica dell’intera area, e che non vanno disattesi. Enel da questo punto di vista può e deve ancora svolgere un ruolo attivo sul territorio anche partecipando al processo di reindustrializzazione con propri progetti specifici e innovativi.
Si diceva della garanzia del lavoro in centrale. La forza lavoro, dal settembre 2023 a oggi, è passata da oltre 1.200 lavoratori a poco meno di 400. È un dramma.
Manifestazioni di interesse e aree disponibili
Al tavolo sono state presentate alcune parziali informazioni: 51 manifestazioni di interesse con 61 progetti, che richiedono utilizzo di ampie aree, fino a oltre 3.000 ettari.
Siamo ancora all’inizio del percorso. L’entusiasmo va bene come spinta, ma in questa fase è necessaria concretezza. Per questo abbiamo chiesto e ribadiamo: vogliamo conoscere il dettaglio dei progetti presentati, gli ambiti (eolico, idrogeno, riciclo, batterie di accumulo, cantieristica navale, fotovoltaico), i piani industriali, gli investimenti (pubblici e privati), le ricadute occupazionali, la tempistica e soprattutto le aree.
Non è chiaro se Enel avrà un ruolo dentro questo percorso e se saranno utilizzate aree all’interno del SIN – Sito di Interesse Nazionale. Relativamente a questo, le autorizzazioni AIA possono rappresentare un ostacolo da affrontare subito.
Le aree su cui insediare le imprese dovranno essere in regola con caratterizzazione e bonifica. Per questo il ruolo di Comune, Provincia, ASI, Autorità Portuale e Sistema delle Imprese diventa centrale.
Invitalia, Regione Puglia e filiere strategiche
In questo scenario, l’istruttoria di Invitalia per il MIMIT ci auguriamo possa interfacciarsi con Regione Puglia e i suoi indirizzi, e con le opportunità di finanziamento e sostegno dei progetti, nel rispetto delle filiere strategiche.
Il nostro auspicio è che il territorio possa accogliere tutti i progetti meritevoli, coerenti con il Green Deal, e che le aziende rispettino i CCNL, traguardando piena e stabile occupazione a partire dalla platea storica di settembre 2023.
Versalis e la chimica: Brindisi sito strategico europeo
Si è detto che dentro questo processo si vuole portare anche Versalis.
Sulla chimica la nostra posizione resta invariata:
- Regione Puglia deve svolgere un ruolo verso il MIMIT per rilanciare la chimica di base dentro il Piano d’Azione Europeo per l’Industria Chimica;
- Brindisi deve essere riconosciuta come sito chimico europeo per la sua rilevanza strategica e l’alta esposizione al rischio di dismissione;
- Occorre verificare l’interesse di operatori internazionali a rilevare l’intera filiera della chimica a Brindisi.
Accordo quadro e ammortizzatori straordinari
È questa l’occasione per ribadire, a Regione e MINLAV, la necessità di un accordo quadro e di ammortizzatori sociali straordinari, come già più volte proposto nelle piattaforme rivendicative del Coordinamento Industria CGIL Brindisi, fino a proporre un Accordo Quadro per gestire complessivamente le crisi dei siti Eni ed Enel, a prescindere dalle differenze contrattuali dei CCNL.
Unità sindacale per una transizione giusta
Se questo tavolo diventerà un metodo – e ce lo auguriamo – dipenderà da tutti gli attori in campo. Per noi deve essere un tavolo concertativo capace di valorizzare il ruolo del lavoro e dei lavoratori in una transizione ambientale e sociale giusta.
Occorre lavorare con le categorie per riallacciare i rapporti unitari confederali, superando le divergenze emerse negli ultimi mesi, perché l’unità dei lavoratori e l’unità sindacale possono rappresentare un punto di forza sul tavolo ministeriale e nel rapporto con il sistema delle imprese.




