Brindisi, 24 miliardi e 61 progetti per la transizione green

Una veduta dall'alto della zona industriale di Brindisi

Il Comitato interministeriale definisce il futuro del post-carbone: 61 progetti, 24,6 miliardi di investimenti

di Antonio Portolano

BRINDISI – La riconversione industriale di Brindisi compie un passo decisivo. Nel corso della riunione del Comitato interministeriale per la riconversione industriale di Brindisi, convocata in Prefettura dal prefetto e commissario di governo Luigi Carnevale, sono stati illustrati i numeri del piano che segna l’uscita dal carbone e l’avvio della nuova stagione green.

Gli investimenti previsti

Sono 61 i progetti di investimento presentati da 51 imprese per un valore complessivo di 24,6 miliardi di euro e con la prospettiva di 15.086 nuovi occupati. La realizzazione di tutte le iniziative richiederebbe circa 3.280 ettari di aree industriali.

Invitalia ha precisato che 19 progetti dispongono già della disponibilità del sito e presentano un grado elevato di maturità progettuale. Questo consentirebbe di avviare rapidamente investimenti pari a 877 milioni di euro con la creazione di 1.423 posti di lavoro su 267 ettari. Per altri 40 progetti è stata individuata un’area potenziale ma non ancora disponibile, mentre 21 proposte riguardano terreni oggi occupati da Enel.

I settori coinvolti sono 22, con particolare rilievo per le energie rinnovabili, che contano 15 progetti. Alcuni investimenti hanno un impatto occupazionale elevato, altri sono considerati di carattere «strategico» per il livello di innovazione.

La distribuzione dei progetti per settore

I 61 progetti presentati a Brindisi coprono complessivamente 22 settori di attività, con un peso rilevante delle energie rinnovabili, accumuli e idrogeno, che da soli raccolgono 15 iniziative. Subito dopo figurano il comparto industriale con 12 progetti, la logistica con 6 e l’economia circolare con 5.

Altri settori coinvolti, pur con numeri più contenuti, sono i biocarburanti (2), la cantieristica (2), l’ICT (2), la nautica (2) e i servizi ambientali (2). Seguono con un solo progetto ciascuno il riciclo, il biometano, le bonifiche e riqualificazioni, la chimica, l’industria meccanica/IRS, l’industriale/IRS, le materie prime critiche, il gas-GNL, i prodotti petroliferi, l’IRS, gli RSU industriali, il trattamento acque e l’UTIC.

Questa articolazione dimostra la forte diversificazione delle manifestazioni di interesse, con una prevalenza netta delle tecnologie green ma anche la presenza di iniziative in settori tradizionali e di servizio.

Il tavolo istituzionale

Alla riunione hanno partecipato i rappresentanti dei ministeri competenti – Imprese e Made in Italy, Lavoro, Ambiente e Sicurezza energetica – insieme a Regione Puglia, Provincia di Brindisi, Comune di Brindisi, Invitalia, Enel, oltre ad enti locali e associazioni datoriali.

Il prefetto Carnevale ha sottolineato che, al di là del futuro della centrale Federico II di Enel, esistono già diverse aree disponibili per l’avvio delle nuove attività industriali, condizione che rende concretamente realizzabili i primi insediamenti produttivi.

Le dichiarazioni politiche

Il deputato di Forza Italia Mauro D’Attis ha evidenziato: «Tanto impegno, nonostante tutto e tutti, per avviare la sfida della riconversione e passare dalle parole ai fatti: La norma proposta da me e dal collega Alessandro Battilocchio inizia a concretizzarsi. Significa che, pur nelle difficoltà, guardare verso traguardi importanti per Brindisi e per la Puglia. Abbiamo lavorato sui progetti di investimento che sono stati presentati dalle aziende dopo che il Ministro Adolfo Urso aveva lanciato la procedura per raccogliere le manifestazioni di interesse. Sul piatto ci sono 61 progetti, di cui un terzo su area Enel, che riguardano 22 settori. Di questi 61 progetti, 40 possono andare avanti indipendentemente dalla fase di chiusura della centrale Enel e 19 potranno essere realizzati prestissimo. L’obiettivo è, ovviamente, non solo di garantire gli attuali occupati, ma creare anche nuova occupazione mantenendo l’assetto industriale post-carbone. In questa riunione del comitato istituito con le norme D’Attis-Battilocchio, abbiamo preso parte tutti: Ministeri, Regione, Comune, Provincia, altri enti, associazioni di categoria e sindacati. La transizione industriale, energetica ed economica a Brindisi, con fatica, la stiamo realizzando ed è un grande motivo di orgoglio per tutti noi».

Ha poi aggiunto: «Durante la riunione in Prefettura a Brindisi, il rappresentante di Enel ha garantito la continuità occupazionale per almeno 24-36 mesi del personale diretto e dell’indotto, oltre ad aver prefigurato investimenti sulla produzione energetica rinnovabile. Anche l’investimento di Eni-Versalis rientrerà nella definizione dell’accordo di programma. Si tratta di una notizia importante, anche se non basta, ma è utile per avere il tempo necessario per riprogrammare l’intero assetto produttivo e occupazionale. Ci da’ la possibilità, quindi, di avviare le nuove iniziative e realizzare davvero la transizione industriale ed energetica, salvaguardando i posti di lavoro attuali e pianificando il futuro per crearne di nuovi».

Sul fronte regionale, l’assessore Serena Triggiani ha evidenziato che «non c’è ancora nessuna risposta su come verrà assicurata la transizione con la salvaguardia dei livelli occupazionali, compreso l’indotto» e che «di fondamentale importanza giungere in tempi brevi alla sottoscrizione di un accordo di programma». Ha quindi assicurato che «la Regione è già pronta a mettere in campo misure straordinarie di politiche attive del lavoro».

Prospettive e continuità

Enel ha ribadito che, anche in caso di chiusura della centrale Federico II, le attività proseguiranno per almeno 24-36 mesi, assicurando la continuità lavorativa. Contestualmente, la società ha confermato la disponibilità a sviluppare progetti su Brindisi Sud, tra cui sistemi di batterie di accumulo e nuovi impianti fotovoltaici.

La transizione industriale di Brindisi si colloca all’interno della revisione nazionale del Pniec (Piano nazionale integrato energia e clima), con il Ministero dell’Ambiente che valuta modifiche al piano e proroghe dell’Autorizzazione integrata ambientale.

Il percorso delineato punta a garantire l’occupazione, attrarre investimenti ad alto contenuto innovativo e trasformare Brindisi in un hub per la green economy.