Carceri e fumo passivo, sentenza storica definitiva

Un'aula di tribunale in cui si sentenzia sul fumo passivo in carcere, immagine realistica generata con Dall-E a scopo illustrativo

Ministero della Giustizia risarcirà un milione di euro a famiglia di poliziotto penitenziario non fumatore esposto al fumo passivo in carcere

A proposito di carceri e fumo passivo, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Federico Pilagatti, segretario nazionale del SAPPE.
di Federico Pilagatti

Una sentenza definitiva che segna uno spartiacque

«Dopo ben 14 anni, il SAPPE, sindacato autonomo di polizia penitenziaria e maggior sindacato di categoria, grazie a IUREMED e allo studio legale Putignano di Bari, ha vinto la sua battaglia contro il fumo passivo rilasciato dalle sigarette dei detenuti, che continua ad avvelenare quotidianamente decine di migliaia di operatori penitenziari, oltre ai detenuti non fumatori.

Di fronte al muro di gomma eretto sia dalla politica sia dai dirigenti del DAP, nel 2012 siamo stati costretti a ricorrere al giudice civile per ottenere giustizia per un poliziotto penitenziario morto di tumore ai polmoni, pur non avendo mai fumato in vita sua, nemmeno una sigaretta.

Nonostante la lentezza della giustizia italiana, nel settembre 2023 il Tribunale di Lecce, prendendo atto delle denunce del SAPPE e delle numerose violazioni di legge da parte del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), ha condannato il Ministero della Giustizia a risarcire con un milione di euro la famiglia del collega deceduto.

Tale sentenza, la prima in Italia ed in Europa, ha segnato uno spartiacque da cui non si poteva più tornare indietro, anche se di fronte all’evidenza il ministero della giustizia ha comunque proposto appello presso la Corte di appello di Lecce, che è stato rigettato nel novembre 2025, confermando la sentenza di primo grado e rendendola definitiva».

Fumo passivo nelle carceri e responsabilità istituzionali

«Mentre la politica e l’amministrazione penitenziaria facevano ostruzione, nonostante il fumo passivo nuocesse gravemente alla salute di poliziotti e detenuti, il SAPPE ha sempre cercato di essere propositivo, offrendo soluzioni concrete alla politica e al DAP per uscire dallo stallo.

Alcune soluzioni sono emerse anche grazie al confronto con due illustri esperti di prevenzione del tabagismo che si sono mostrati interessati alle nostre idee e ci hanno offerto una collaborazione e un contributo di alto livello, di cui siamo onorati».

Agenti di Polizia penitenziaria sottoposti a fumo passivo in carcere, immagine realistica generata con Dall-E a scopo illustrativo

Il progetto “Liberi dal Fumo”

«Per questi motivi, ringraziamo il professor Mangiaracina e il professor Beatrice, responsabili rispettivamente dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione (ANP) e dell’Osservatorio Medico per la Riduzione del Danno (MOHRE), per il progetto “LIBERI DAL FUMO”.

Il SAPPE, pur consapevole che eliminare del tutto il tabagismo nelle carceri è quasi impossibile per motivi pratici e psicologici, ha come obiettivo la riduzione dei rischi per la salute dei poliziotti penitenziari, degli operatori nonché dei detenuti, migliorando le loro condizioni di lavoro e detenzione».

Prevenzione, tutela della salute e riduzione del danno

«Tutto ciò può essere raggiunto attraverso campagne informative mirate, supporto medico-psicologico per chi desidera smettere o ridurre il consumo di tabacco, controlli più efficaci sul rispetto della normativa antifumo.

“Liberi dal Fumo” non è solo un progetto unico nel suo genere, che chiederemo sia sperimentato in un carcere, ma un impegno concreto e morale nato per onorare la memoria del collega morto e dalla volontà di evitare che simili tragedie si ripetano».

Un appello condiviso per la salute nelle carceri

«Il progetto verrà sottoposto all’attenzione dell’Amministrazione Penitenziaria e delle autorità politiche affinché ciascuno, per la propria parte di competenza, si adoperi per l’attuazione.

Chiederemo che inizialmente il progetto pilota possa partire da un penitenziario per poi essere successivamente portato nelle altre carceri della nazione.

Dobbiamo anche registrare che in questi anni ci è mancato l’aiuto e l’apporto sia da parte degli altri sindacati della polizia penitenziaria sia da parte delle associazioni che si battono per i diritti dei detenuti.

Il SAPPE ritiene che tale impegno debba essere condiviso da tutte le parti senza se e senza ma, perché in gioco ci sono la vita e la salute di decine di migliaia di persone, tra poliziotti, operatori e detenuti, che ogni giorno, nelle carceri italiane, si avvelenano inalando il fumo passivo».