Nanni Pascale Brandi racconta la storia dei Babylon, la band brindisina che nel 1996 arrivò a Sanremo Giovani. Per «La città che non si vede»
BRINDISI – Ci sono storie che cominciano in una sala prove, tra amplificatori accesi, corde di chitarra da accordare, tamburi che sembrano voler buttare giù le pareti e sogni che, almeno all’inizio, non conoscono confini.
Storie che nascono dalla passione per la musica e dalla voglia di lasciare un segno. E poi ci sono quelle storie che, a distanza di anni, meritano di essere raccontate perché appartengono a una città, alla sua musica, ai suoi ragazzi e a un pezzo della sua memoria.

Quella dei Babylon è una di queste
Siamo nell’estate del 1989. A Brindisi quattro ragazzi decidono di mettere insieme le proprie passioni e dare vita a una band. Riccardo Rinaudo (si apre in una nuova scheda) alla voce, Marco Rinaudo al basso, Giovanni Poli alla chitarra e Vincenzo Bruno alla batteria. L’obiettivo è chiaro: fare metal, quello vero, quello che ascoltano, amano e sognano di suonare.
Ma le storie delle band, si sa, non sempre seguono il percorso immaginato. Pochi mesi dopo Giovanni Poli si trasferisce in Sicilia e il progetto iniziale cambia. Arrivano Michele La Stella e Franco Coppone alle chitarre. Nasce così quella che diventerà la formazione classica dei Babylon.
Il primo appuntamento importante arriva già nel 1989, con il Festival Città di Brindisi. Sul palco portano un brano inedito, Black Moon, e una cover degli Iron Maiden, Flight of Icarus. Non è un passaggio qualunque: i Babylon conquistano il terzo posto.

L’anno successivo cambia il batterista. A Vincenzo Bruno subentra Pino Branca. I Babylon tornano al Festival Città di Brindisi nell’autunno del 1990 e questa volta salgono ancora più in alto, conquistando il secondo posto con Northern Winds e The Evil That Men Do, ancora una volta degli Iron Maiden.
Sono anni in cui il loro sound guarda alla grande tradizione della New Wave of British Heavy Metal. Chitarre potenti, ritmiche decise, testi in inglese e quella voglia di misurarsi con un genere musicale che in quegli anni rappresenta molto più di una semplice scelta artistica.
Poi il percorso continua…
Tra il 1991 e il 1992 arrivano altri cambiamenti. Franco Coppone lascia il gruppo e viene sostituito da David Colozzi. Anche Pino Branca abbandona la band e al suo posto arriva Massimo Baldassare.
La formazione si stabilizza con Riccardo Rinaudo, Marco Rinaudo, Michele La Stella, David Colozzi e Massimo Baldassare.
Nel frattempo qualcosa cambia anche nella musica. Le sonorità si allontanano progressivamente dal metal degli esordi per avvicinarsi a un hard rock più americano, quello che in quegli anni riempie le radio e accompagna una nuova stagione musicale.
Nel 1993 i Babylon scelgono la formazione a quattro. David Colozzi si trasferisce in America per motivi di studio e non viene sostituito. Anche Massimo Baldassare lascia il gruppo e arriva Feliciano Fedele alla batteria.
Da quel momento, fino alla fine del 1995, la formazione rimane stabile: Riccardo Rinaudo alla voce, Marco Rinaudo al basso e ai cori, Michele La Stella alla chitarra e Feliciano Fedele alla batteria.

È una nuova stagione
I Babylon guardano sempre più a un hard rock radiofonico, accessibile, diretto, capace di arrivare a un pubblico più ampio. E soprattutto cominciano a scrivere in italiano.
È una scelta importante, forse una delle più decisive della loro storia. Le canzoni diventano il terreno sul quale costruire qualcosa di diverso, qualcosa che possa portarli oltre i confini della scena musicale locale.
Verso la fine del 1994 arriva un’occasione importante: un’agenzia di management romana si interessa alla band e la mette sotto contratto.

Il sogno comincia a prendere una forma concreta
Ma dietro le opportunità si nascondono anche decisioni difficili. Alla fine del 1995, dopo valutazioni del management e dell’etichetta MCA, con la quale si stava trattando un contratto discografico, Feliciano Fedele viene allontanato dal gruppo e sostituito da musicisti turnisti.
In questo periodo rientra anche Giovanni Poli, il chitarrista che aveva partecipato alla fondazione della band nel 1989. Non prenderà però parte alla successiva avventura sanremese, per una scelta personale.
E poi arriva il 1996
La primavera porta con sé una svolta. I Babylon, nel frattempo messi sotto contratto dalla MCA, si trasferiscono a Roma. C’è un album da realizzare, dieci brani da registrare e un obiettivo che ormai occupa tutti i pensieri: Sanremo Giovani.
Provate a immaginare cosa significhi per una band nata a Brindisi, dopo anni di prove, concerti, cambi di formazione e sacrifici, ritrovarsi a lavorare nella capitale con la possibilità concreta di arrivare su uno dei palcoscenici più importanti della musica italiana.
Non è più soltanto un sogno
Alla fine dell’estate del 1996 arriva la notizia: i Babylon sono stati selezionati per Sanremo Giovani.
Due sono i brani in gara, Spara Ancora e Veleno. Il regolamento prevede che uno venga scelto per la partecipazione a Sanremo Giovani e l’altro resti come possibile carta da giocare per l’eventuale accesso al Festival di febbraio.
La scelta cade su Spara Ancora.

È il momento della verità
Novembre 1996. I Babylon salgono sul palco di Sanremo Giovani. La loro avventura arriva a un passo dal traguardo. Il risultato finale è un settimo posto, primo tra i non classificati per l’edizione successiva del Festival di Sanremo.
Il brano ottiene anche un discreto successo radiofonico. Ma non basta.
L’album è pronto. Dieci canzoni, il risultato di anni di lavoro, aspettative e ambizioni. Eppure non verrà mai pubblicato.

La storia dei Babylon finisce quella sera di novembre del 1996
Una conclusione difficile da immaginare, soprattutto pensando a quanto fosse stato lungo il cammino per arrivare fin lì.
Forse è proprio questo il motivo per cui oggi vale la pena raccontarla.
Perché dietro il nome di una band non ci sono soltanto dischi, classifiche e palchi. Ci sono persone, amicizie, discussioni, prove infinite, strumenti caricati e scaricati, viaggi, speranze e quella sensazione che si prova quando una canzone, finalmente, comincia a funzionare.
Ci sono ragazzi che nel 1989 volevano semplicemente suonare metal e che sette anni dopo si ritrovarono a inseguire il sogno di Sanremo.
E c’è una città, Brindisi, che forse non si è mai resa completamente conto di quanto lontano fosse arrivata quella storia.
I Babylon toccarono contemporaneamente lo zenit e il nadir della propria esperienza: il punto più alto di un percorso e, nello stesso istante, la sua fine.
Dieci canzoni rimasero chiuse in un album mai pubblicato. Un’occasione mancata, forse. Una storia interrotta, sicuramente.
Ma non tutte le storie finiscono quando smettono di suonare.
Alcune continuano a vivere nei ricordi di chi c’era, nelle fotografie, nelle vecchie cassette, nelle canzoni che qualcuno conserva ancora e nella memoria di una generazione che, tra una sala prove e un palco, inseguiva il proprio futuro.
E allora oggi, a distanza di tanti anni, vale la pena riaccendere quegli amplificatori.
Perché questa è anche la storia della nostra città.
La città che non si vede. Quella che, a volte, continua a suonare anche quando tutto sembra finito.
Nanni Mattia Pascale Brandi, l’autore
Nanni Mattia Pascale Brandi (si apre in una nuova scheda) è nato a Brindisi, dove ha vissuto i primi vent’anni prima di trasferirsi a Milano. Scrive da circa quindici anni. Ha esordito con La mamma ogni quindici giorni era papà, una lettera alla figlia. Tra le sue opere figurano Biciclette senza freni (2024 – clicca qui per acquistare) (si apre in una nuova scheda), La mia piccola città (2026 – clicca qui per acquistar (si apre in una nuova scheda)e), Un bacio dentro la città (2026 – clicca qui per acquistare) (si apre in una nuova scheda) e Dove restano le estati. La sua scrittura esplora memoria, sentimenti e appartenenza, con Brindisi come luogo delle radici e del ritorno.





