ABIFB, mobilitazione specializzandi sanità il 24 maggio

La manifestazione organizzata a Roma da Marco Giaimis ABIFB ai tempi del Covid a Roma

ABIFB, RENASFO e LAPsi mobilitazione a Roma il 24 maggio: protesta su borse, retribuzioni e scuole di specializzazione

di Antonio Portolano

Una nuova mobilitazione nazionale degli specializzandi dell’area sanitaria è stata convocata per il 24 maggio 2026 a Roma, in Piazza Santi Apostoli, su iniziativa dell’Associazione dei Biologi Italiani e dei Futuri Biologi (ABIFB) guidata dal presidente Marco Giaimis. La protesta, aperta a tutte le professioni sanitarie non mediche impegnate nel percorso specialistico per l’accesso alla dirigenza sanitaria, nasce da criticità persistenti su borse di studio, retribuzioni e accesso alle scuole di specializzazione, con ricadute dirette sul mercato del lavoro sanitario e sulla sostenibilità del sistema pubblico.

I loghi delle associazioni che partecipano alla mobilitazione di Roma

Una mobilitazione che nasce da criticità irrisolte

La nuova iniziativa prende forma il 15 aprile 2026, data in cui Marco Giaimis, presidente dell’Associazione dei Biologi Italiani e dei Futuri Biologi, ha formalmente richiesto e ottenuto l’autorizzazione per lo svolgimento della manifestazione nazionale del 24 maggio a Roma. L’obiettivo è portare all’attenzione delle istituzioni una serie di questioni che continuano a gravare sui professionisti sanitari in formazione specialistica.

Il nodo centrale riguarda la tenuta economica e organizzativa del percorso di specializzazione: retribuzioni ritenute ancora insufficienti, incertezza sulle modalità di erogazione delle borse e ritardi applicativi che rischiano di tradursi in un freno strutturale all’ingresso di competenze qualificate nel sistema sanitario.

Marco Giaimis, Presidente dell’Associazione dei Biologi Italiani e dei Futuri Biologi

L’alleanza tra associazioni delle professioni sanitarie

La manifestazione ha assunto rapidamente una dimensione interprofessionale. Accanto all’ABIFB, hanno aderito la Rete Nazionale degli Specializzandi in Farmacia Ospedaliera (RENASFO), attraverso la delega conferita dal presidente Giovanni Lacivita, la Libera Associazione Psicologia (LAPsi), con il supporto del presidente Sebastiano Musolino, e il referente per l’area dei medici veterinari Antonio Siracusa.

La convergenza tra biologi, farmacisti ospedalieri, psicologi e area veterinaria rafforza il peso della mobilitazione e segnala una dinamica nuova nel settore: professioni differenti, ma accomunate da criticità simili, scelgono una piattaforma condivisa di confronto e pressione istituzionale.

Il contesto economico della formazione specialistica

Il tema si inserisce in un quadro più ampio che riguarda il funzionamento della filiera della formazione sanitaria in Italia. La qualità e la continuità dei percorsi specialistici incidono infatti sulla capacità del sistema di programmare il ricambio professionale, di coprire i fabbisogni di personale qualificato e di mantenere competitività nel confronto con altri mercati europei del lavoro sanitario.

In presenza di una domanda crescente di competenze avanzate, la fragilità economica dei percorsi di specializzazione rappresenta un fattore critico. Se il sistema non garantisce regole chiare, tempistiche certe e condizioni sostenibili, aumenta il rischio di ritardi nell’immissione di nuovi professionisti e di squilibri nell’offerta di competenze.

Giovanni Lacivita presidente ReNaSFO, Rete Nazionale degli Specializzandi in Farmacia Ospedaliera

Retribuzioni, borse e incertezza normativa

Tra le criticità segnalate dalle associazioni resta in primo piano la mancata attuazione dei decreti previsti dalla normativa sulla retribuzione, descritta come ancora esigua e caratterizzata da elementi di precarietà a oltre un anno dalla sua entrata in vigore. A questo si aggiunge l’incertezza sulle modalità di erogazione delle borse di studio, che continua a produrre instabilità per i professionisti in formazione.

Un ulteriore punto di tensione riguarda la non cumulabilità dei redditi fino a 7.750 euro lordi annui. Secondo quanto riportato nel comunicato, questa disciplina ha determinato in alcuni casi la richiesta, da parte delle università, di restituzione delle somme percepite. Il risultato è un quadro di forte incertezza economica, che pesa sui percorsi individuali e riduce la prevedibilità finanziaria della formazione specialistica.

Il blocco delle scuole di specializzazione

Uno degli aspetti più rilevanti della mobilitazione riguarda il blocco dell’avvio di diverse scuole di specializzazione per l’anno accademico 2025/2026. Si tratta di un passaggio cruciale, perché l’impossibilità di accedere ai percorsi formativi comporta per molti professionisti sanitari la perdita di un anno di carriera e della possibilità di partecipare ai concorsi pubblici.

Dal punto di vista economico e organizzativo, il blocco produce effetti che vanno oltre la dimensione individuale. Ritardare l’ingresso di nuovi specializzati significa comprimere l’offerta futura di competenze in un settore già sottoposto a forti pressioni, con ricadute potenziali sulla capacità delle strutture sanitarie di programmare organici, servizi e percorsi assistenziali.

Sebastiano Musolino presidente LAPsi, Libera Associazione Psicologia

I 34,4 milioni del CIPESS e i limiti dell’attuazione

Il quadro si intreccia con la delibera del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (CIPESS) del 29 gennaio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 15 aprile, che ha destinato 34,4 milioni di euro al finanziamento delle borse di studio per gli specializzandi delle professioni sanitarie. Le risorse riguardano, tra gli altri, veterinari, odontoiatri, farmacisti, chimici, biologi, psicologi e fisici.

Lo stanziamento conferma che il tema è entrato nell’agenda pubblica, ma secondo le associazioni non è ancora sufficiente a risolvere i problemi applicativi. Il punto non è soltanto la quantità delle risorse, ma la loro traduzione concreta in procedure uniformi, tempi certi e tutele effettive per chi frequenta i percorsi specialistici. È in questo scarto tra decisione finanziaria e attuazione amministrativa che si colloca una parte significativa della protesta.

Il confronto richiesto a ministeri, regioni e atenei

Le associazioni promotrici, pur operando in ambiti professionali differenti, rivendicano una posizione comune: aprire un dialogo strutturato tra istituzioni, regioni, atenei, associazioni di rappresentanza nazionale e principali ministeri coinvolti. L’obiettivo dichiarato è garantire chiarezza normativa, stabilità e un riconoscimento adeguato per tutti i professionisti interessati.

Il riferimento a più livelli istituzionali segnala che la questione non può essere letta come una semplice vertenza di categoria. La filiera della formazione specialistica dipende infatti dall’interazione tra scelte centrali, organizzazione universitaria e applicazione territoriale, con differenze che possono accentuare disuguaglianze tra professionisti e tra aree del Paese.

Le dichiarazioni integrali dei presidenti

«La situazione attuale – dichiarano congiuntamente i presidenti – richiede interventi chiari e tempestivi.
I professionisti dell’area sanitaria rappresentano una componente fondamentale del sistema sanitario e meritano risposte adeguate, non ulteriori rinvii».

La presa di posizione, riportata in forma integrale, sintetizza la linea delle associazioni: non una richiesta generica di attenzione, ma la domanda di misure operative capaci di ridurre l’incertezza normativa ed economica che oggi grava sui percorsi specialistici.

Antonio Siracusa referente per l’area dei medici veterinari

L’impatto sul mercato del lavoro sanitario

Le criticità evidenziate dalla mobilitazione hanno un impatto potenziale sul mercato del lavoro sanitario. Retribuzioni fragili, borse incerte e scuole bloccate possono infatti tradursi in un rallentamento della formazione di nuove figure specializzate, proprio in un momento in cui il sistema sanitario necessita di competenze qualificate e continuità generazionale.

Nel medio periodo, questo scenario può produrre tre effetti: una minore disponibilità di professionisti formati, un aumento delle difficoltà di reclutamento per il sistema pubblico e una riduzione dell’attrattività dei percorsi italiani rispetto ad altri contesti europei. È su questo terreno che la questione supera la dimensione ordinistica e assume un rilievo economico più ampio.

La strategia comune delle associazioni

Sul piano strategico, la manifestazione del 24 maggio rappresenta anche un test di coordinamento tra soggetti diversi. L’ABIFB, la RENASFO e la LAPsi, insieme ai referenti delle altre aree coinvolte, stanno costruendo una piattaforma comune fondata su confronto, analisi tecnica e azioni condivise, con l’obiettivo di contribuire al miglioramento delle condizioni formative e professionali della categoria.

Questa impostazione rafforza la credibilità della mobilitazione perché sposta il dibattito dal piano della sola protesta a quello della proposta istituzionale. In altri termini, il tema non è soltanto segnalare un disagio, ma chiedere una revisione più coerente del modello di formazione specialistica delle professioni sanitarie non mediche.

Roma come snodo simbolico e politico

La scelta di Roma e di Piazza Santi Apostoli aggiunge una chiara dimensione geografica e istituzionale alla mobilitazione. Il presidio nella capitale concentra infatti l’attenzione sul livello decisionale nazionale, ma richiama anche il ruolo delle regioni e degli atenei, chiamati a dare attuazione concreta alle misure.

La geografia della protesta, quindi, non è neutrale: collocare la manifestazione nel cuore istituzionale del Paese significa sottolineare che la questione riguarda l’intero sistema sanitario italiano e non singole realtà locali.

Un biologo a lavoro in un laboratorio d’analisi, immagine generata con Dall-E

Gli scenari futuri per il sistema sanitario

Nel breve termine, la mobilitazione del 24 maggio mira a ottenere risposte chiare su borse, retribuzioni, accesso alle scuole e applicazione delle norme. Nel medio periodo, la partita sarà più ampia: riguarderà la capacità delle istituzioni di trasformare gli stanziamenti in strumenti efficaci e di restituire prevedibilità alla formazione specialistica.

In assenza di interventi strutturali, il rischio è un indebolimento progressivo della filiera formativa delle professioni sanitarie non mediche, con effetti sulla programmazione del personale, sulla qualità dei servizi e sulla sostenibilità complessiva del sistema. È per questo che la mobilitazione promossa dall’Associazione dei Biologi Italiani e dei Futuri Biologi insieme alle altre sigle coinvolte assume un significato che va oltre la cronaca della protesta: tocca un nodo di politica sanitaria, di organizzazione della formazione e di tenuta del mercato del lavoro qualificato.