Giaimis (ABIFB): «Non è una battaglia corporativa ma una questione di dignità professionale per i biologi in formazione»
di Antonio Portolano
Lavorano nei laboratori, contribuiscono alle attività del Servizio sanitario nazionale e portano avanti percorsi di formazione altamente specialistici. Eppure molti biologi in formazione specialistica percepiscono poco più di 397 euro lordi al mese.
La questione che riguarda i biologi italiani
È questo il nodo che torna al centro del dibattito politico e professionale dopo l’interrogazione parlamentare presentata alla Camera dei Deputati dall’onorevole Marianna Ricciardi (Movimento 5 Stelle), sostenuta pubblicamente dal presidente dell’Associazione dei Biologi Italiani e dei Futuri Biologi (ABIFB), Marco Giaimis.
L’iniziativa riguarda la condizione degli specializzandi delle professioni sanitarie non mediche – tra cui i biologi – e la piena attuazione delle risorse economiche previste per i percorsi di formazione specialistica. La questione è considerata cruciale perché questi professionisti operano all’interno del sistema sanitario assumendo responsabilità tecniche e scientifiche rilevanti senza un riconoscimento economico adeguato.

Il contesto: formazione sanitaria non medica e riconoscimento economico
Negli ultimi anni il tema della formazione specialistica delle professioni sanitarie non mediche è diventato sempre più centrale nel dibattito istituzionale.
A differenza dei medici specializzandi, che ricevono una retribuzione strutturata, molte figure sanitarie – tra cui biologi, farmacisti e chimici – hanno storicamente affrontato percorsi di specializzazione con sostegni economici molto limitati.
Una normativa recente ha introdotto un riconoscimento economico per le scuole di specializzazione dell’area sanitaria non medica, fissato a circa 397 euro lordi mensili. Si tratta di un primo passo, ma considerato da molti operatori del settore ancora insufficiente rispetto alla durata e alla complessità dei percorsi universitari e specialistici richiesti.
A rendere ancora più complessa la situazione è il ritardo nell’adozione dei decreti attuativi. A oltre un anno dall’entrata in vigore della legge che ha introdotto la retribuzione delle scuole di specializzazione dell’area sanitaria non medica, i provvedimenti necessari alla piena operatività risultano infatti ancora in attesa di definizione.
L’intervento di ABIFB e il sostegno all’interrogazione parlamentare
Il presidente dell’ABIFB, Marco Giaimis, è intervenuto pubblicamente per sostenere l’iniziativa parlamentare promossa dall’onorevole Marianna Ricciardi.
Secondo Giaimis, la questione riguarda prima di tutto il riconoscimento del ruolo svolto dai biologi all’interno del sistema sanitario e la dignità professionale di chi affronta percorsi di specializzazione complessi.
«Non si tratta di una battaglia corporativa – dichiara Giaimis – ma di una questione di dignità professionale. I biologi che intraprendono percorsi di formazione specialistica contribuiscono concretamente al funzionamento del sistema sanitario. Non è sostenibile che questo impegno venga riconosciuto con strumenti economici così limitati e con ritardi attuativi che alimentano ulteriore incertezza».
Per l’associazione, il ritardo nell’attuazione della normativa rischia di generare un clima di sfiducia tra i giovani professionisti e di indebolire la credibilità dell’intero sistema formativo.
Il nodo della cumulabilità dei redditi
Il tema non è nuovo nel dibattito parlamentare. In precedenza lo stesso presidente Giaimis aveva sostenuto una precedente interpellanza presentata sempre dall’onorevole Ricciardi su questioni analoghe.
In quell’occasione diversi articoli di stampa avevano riportato testimonianze e analisi del presidente dell’ABIFB, evidenziando un ulteriore problema normativo.
Secondo quanto emerso, le attuali norme sulla cumulabilità dei redditi rischiano di generare situazioni paradossali. Alcuni specializzandi che percepiscono una borsa di studio e contemporaneamente svolgono attività lavorativa si trovano infatti nella condizione di dover restituire alle università le somme percepite, proprio a causa dei limiti previsti dalla normativa sulla cumulabilità.
Una circostanza che ha generato forte preoccupazione tra i professionisti coinvolti e che, secondo diversi osservatori del settore, evidenzia la necessità di una revisione organica del sistema, soprattutto considerando l’entità molto limitata della borsa.

La coerenza del sistema formativo per diventare biologo
Accanto alla questione economica emerge però un tema ancora più profondo: la coerenza del sistema formativo che conduce alla professione di biologo.
Su questo aspetto, oltre all’onorevole Marianna Ricciardi, è stata informata anche la senatrice Elisa Pirro (Movimento 5 Stelle), alla quale è stata rappresentata l’ambiguità che oggi caratterizza il percorso universitario e l’accesso alla professione.
«L’accesso alla professione – afferma Giaimis – è disciplinato dal DPR 328/2001, che individua un impianto formativo fondato su tre lauree triennali di riferimento – Scienze biologiche (L-13), Biotecnologie (L-2), Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura (L-32) – cui si affiancano le lauree magistrali dell’area biologica (LM-6, LM-7, LM-8, LM-9, LM-61, LM-75), progettate per garantire una progressione scientifica coerente con le discipline biologiche.
Tuttavia, nella prassi universitaria attuale, laureati provenienti da percorsi triennali o magistrali a ciclo unico che non rientrano nell’iter delineato dal DPR 328/2001 possono accedere alle lauree magistrali biologiche. Questo consente di conseguire il titolo di biologo pur avendo svolto soltanto una parte del quinquennio universitario nell’area strettamente biologica prevista dal quadro normativo».
Secondo il presidente dell’ABIFB, la questione non riguarda il valore delle altre professioni scientifiche ma la coerenza del sistema formativo.
«La questione non riguarda il valore delle altre professioni – continua Giaimis – ma la coerenza del sistema. La biologia è una disciplina strutturale, fondata su competenze laboratoristiche, biochimiche, genetiche, nutrizionali, microbiologiche, fisiologiche che richiedono continuità formativa».
Il dibattito sulla riorganizzazione dell’Albo dei biologi
Nel dibattito sulla professione si inserisce anche la prospettiva di una possibile riorganizzazione dell’Albo professionale dei biologi in aree distinte, proposta dall’attuale istituzione ordinistica.
Su questo punto Giaimis invita a mantenere un approccio equilibrato, capace di preservare la natura trasversale della professione.
«A tal proposito – afferma il Presidente dell’ABIFB – si aggiunge la prospettiva di una riorganizzazione dell’Albo professionale in aree distinte, voluta dall’attuale istituzione ordinistica. Qualunque riforma dovrà essere strutturata con equilibrio, evitando che l’articolazione in aree funzionali determini vincoli permanenti o limitazioni alla mobilità professionale del biologo.
La professione del biologo, istituita con la Legge 396/1967, nasce infatti come figura scientifica trasversale, capace di operare in ambito sanitario, ambientale, nutrizionale, industriale e di ricerca».
L’impatto sul settore scientifico e sanitario
Le questioni sollevate dall’ABIFB non riguardano soltanto la categoria professionale dei biologi ma l’intero sistema scientifico e sanitario italiano.
Biologi e professionisti sanitari non medici svolgono un ruolo sempre più rilevante in diversi ambiti strategici:
- diagnostica di laboratorio
- microbiologia e biologia molecolare
- nutrizione clinica
- sicurezza alimentare
- monitoraggio ambientale
- ricerca scientifica
Un sistema formativo percepito come fragile o poco valorizzzato potrebbe nel lungo periodo incidere sulla capacità del Paese di attrarre e trattenere competenze scientifiche altamente qualificate.

Le prospettive future
Il confronto politico avviato con l’interrogazione parlamentare potrebbe rappresentare un passaggio importante per affrontare le criticità emerse.
Secondo il presidente dell’ABIFB, il lavoro dell’associazione continuerà proprio su questo fronte, con l’obiettivo di portare all’attenzione delle istituzioni le problematiche del settore e contribuire al miglioramento del sistema.
«Continueremo – conclude Giaimis – a denunciare pubblicamente le criticità del sistema e a portare avanti analisi tecniche e critiche costruttive con l’obiettivo di migliorare la nostra categoria. Non arretreremo di fronte alle ambiguità normative né ai ritardi attuativi. Proseguiremo questo percorso affinché, grazie al nostro contributo e a quello di politici coscienziosi e preparati, la voce dei biologi possa finalmente avere il peso che merita nei processi decisionali».
Il dibattito sulla dignità economica degli specializzandi, sulla coerenza del percorso formativo e sul futuro della professione biologo resta quindi aperto e potrebbe diventare uno dei temi centrali delle prossime riforme del sistema sanitario e universitario italiano.




