Il 19 ottobre UniSalento e INFN Lecce celebrano il fisico di IceCube. Dal Gran Sasso al Polo Sud, una storia di ricerca ancora attiva
di Antonio Portolano
LECCE – Un Premio Nobel che nasce tra i ghiacci dell’Antartide e una storia scientifica che passa anche dal Salento. Il riconoscimento per la Fisica 2026, assegnato il 6 ottobre a Francis Halzen, riporta l’attenzione su oltre trent’anni di ricerche condotte dall’Università del Salento e dalla sezione leccese dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Un percorso che attraversa i laboratori sotterranei del Gran Sasso, raggiunge il Polo Sud e prosegue oggi nei grandi esperimenti internazionali dedicati ai neutrini.
Per ripercorrere questa vicenda, lunedì 19 ottobre, alle 15.30, il Dipartimento di Matematica e Fisica «Ennio De Giorgi» dell’Università del Salento ospiterà nell’aula magna un seminario dedicato al nuovo Nobel. Il professor Paolo Bernardini terrà una relazione dal titolo «Francis Halzen: neutrini dalle stelle», illustrando le ricerche premiate e il contributo dei fisici leccesi allo sviluppo di questo settore.
Francis Halzen e IceCube: il Nobel che guarda l’Universo
Il Nobel 2026 riconosce il ruolo decisivo di Francis Halzen, fisico dell’Università del Wisconsin-Madison, nella realizzazione dell’IceCube Neutrino Observatory e nella scoperta di neutrini di alta energia di origine astrofisica.
L’osservatorio si trova al Polo Sud, dove una porzione di ghiaccio antartico estesa per circa un chilometro cubo è stata trasformata in un gigantesco rivelatore di particelle. Migliaia di sensori ottici, collocati in profondità, registrano i debolissimi segnali luminosi prodotti quando i neutrini interagiscono con la materia.
I neutrini sono particelle subatomiche prive di carica elettrica, dotate di una massa estremamente piccola e capaci di attraversare enormi quantità di materia senza lasciare tracce. Proprio questa caratteristica li rende difficilissimi da individuare, ma anche straordinari messaggeri dell’Universo.
A differenza della luce, che può essere assorbita o modificata durante il viaggio nello spazio, i neutrini possono trasportare informazioni su fenomeni cosmici estremi, contribuendo allo studio delle regioni più energetiche dell’Universo e delle sorgenti astrofisiche più lontane.
L’intuizione di Halzen ha aperto una nuova strada all’astronomia: osservare il cosmo non soltanto attraverso la radiazione elettromagnetica, ma anche attraverso particelle che raccontano processi altrimenti difficili da ricostruire.
«Il Nobel a Francis Halzen è un riconoscimento alla straordinaria capacità della fisica dei neutrini di aprire nuove finestre sulla natura e sull’Universo», afferma Antonio Surdo, primo ricercatore della sezione di Lecce dell’INFN.
Dal Gran Sasso all’Antartide: il contributo dei fisici leccesi
Il riconoscimento internazionale richiama una parte significativa della storia scientifica salentina.
Tra il 1988 e il 2000, i ricercatori di Lecce hanno partecipato all’esperimento MACRO, condotto nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN. Le attività riguardavano, tra gli altri ambiti, lo studio dei neutrini atmosferici e di quelli astrofisici di altissima energia.
Un contributo importante ha riguardato le ricerche sulle oscillazioni dei neutrini, il fenomeno attraverso il quale queste particelle possono cambiare la propria identità, passando da un tipo, o «sapore», a un altro. In particolare, gli studi hanno approfondito la trasformazione dei neutrini muonici in neutrini tauonici.
Si tratta di un processo fondamentale per comprendere le proprietà dei neutrini e la loro massa, la cui esistenza richiede di andare oltre la descrizione originaria del Modello Standard della fisica delle particelle.
Il collegamento con le ricerche antartiche è particolarmente significativo. Nel 1997 il professor Daniele Martello, oggi direttore della sezione INFN di Lecce, raggiunse il Polo Sud per partecipare al progetto AMANDA, precursore dell’attuale IceCube.
Quell’esperienza rappresenta un legame concreto tra la comunità scientifica leccese e il percorso sperimentale che avrebbe successivamente portato ai risultati riconosciuti dal Nobel.

Le ricerche di Montanino, Fogli, Lisi e Co’
Accanto agli esperimenti, Lecce ha sviluppato una significativa attività teorica.
Il professor Daniele Montanino, insieme al gruppo di ricerca di Bari dei professori Gianluigi Fogli ed Eligio Lisi, ha contribuito alla realizzazione di analisi globali dei dati sperimentali sulle oscillazioni dei neutrini.
Questi studi hanno avuto un ruolo importante nella definizione del quadro delle oscillazioni a tre sapori, attraverso il confronto e l’interpretazione dei risultati ottenuti da esperimenti differenti.
Il professor Giampaolo Co’ ha invece approfondito gli aspetti teorici e fenomenologici delle interazioni tra neutrini e nuclei atomici, contribuendo alla comprensione dei processi fisici che permettono di studiare queste particelle.
Un patrimonio di competenze che ha consolidato la posizione della ricerca leccese nel panorama nazionale e nelle collaborazioni scientifiche internazionali.
Il Nobel Halzen e il legame con il workshop di Otranto
Una delle espressioni più importanti di questa tradizione scientifica è il Neutrino Oscillation Workshop (NOW), appuntamento internazionale dedicato alla fisica dei neutrini.
La serie di incontri, avviata nel 1998 ad Amsterdam, si svolge in Puglia dal 2000 grazie alla collaborazione tra le università e le sezioni INFN di Lecce e Bari. Nel tempo è diventata un’occasione di confronto tra ricercatori impegnati nello studio delle oscillazioni, delle proprietà dei neutrini e delle loro implicazioni per l’astrofisica e la cosmologia.
Proprio Francis Halzen ha partecipato al workshop nelle edizioni del 2000, 2004 e 2012, testimoniando un rapporto scientifico consolidato con la comunità che organizza l’iniziativa.
Tra gli ospiti delle diverse edizioni figurano anche due premi Nobel per la Fisica: Carlo Rubbia, premiato nel 1984, e Takaaki Kajita, insignito del riconoscimento nel 2015 per le scoperte sulle oscillazioni dei neutrini.
La tredicesima edizione di NOW, conclusa a settembre 2026 a Otranto, ha riunito oltre 110 scienziati provenienti da 15 Paesi.
L’appuntamento ha confermato la capacità del Salento di ospitare il confronto scientifico internazionale su una delle questioni più affascinanti della fisica contemporanea.
DUNE e Pierre Auger: la ricerca leccese continua
La partecipazione dei ricercatori salentini alla fisica dei neutrini non appartiene soltanto al passato.
I gruppi dell’Università del Salento e dell’INFN Lecce sono coinvolti nel progetto DUNE (Deep Underground Neutrino Experiment), uno dei grandi esperimenti internazionali destinati ad approfondire le proprietà fondamentali di queste particelle.
Il progetto prevede lo studio di un fascio di neutrini ad altissima intensità, prodotto dal Fermilab, nei pressi di Chicago, e diretto verso il Sanford Underground Research Facility, nel South Dakota, attraversando circa 1.300 chilometri di crosta terrestre.
L’obiettivo è misurare con estrema precisione le caratteristiche delle oscillazioni e contribuire a chiarire alcuni interrogativi fondamentali sulla natura dei neutrini.
Parallelamente, i ricercatori leccesi partecipano alle attività dell’Osservatorio Pierre Auger, in Argentina, dedicato allo studio dei raggi cosmici di altissima energia e alla ricerca di fotoni e neutrini di origine astrofisica.
In questo ambito proseguono anche le collaborazioni con IceCube nell’astronomia multimessaggera, un approccio che combina informazioni provenienti da particelle e segnali differenti per ricostruire gli eventi più energetici dell’Universo.
È una frontiera nella quale la fisica delle particelle incontra l’astrofisica e nella quale la ricerca salentina continua a essere presente attraverso progetti e collaborazioni internazionali.
Il seminario del 19 ottobre all’Università del Salento
L’appuntamento dedicato a Francis Halzen si svolgerà lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 15.30, nell’aula magna del Dipartimento di Matematica e Fisica «Ennio De Giorgi» dell’Università del Salento.
La relazione del professor Paolo Bernardini, «Francis Halzen: neutrini dalle stelle», ricostruirà il significato scientifico del Nobel e il contributo dei fisici leccesi a un settore che ha trasformato la conoscenza dell’Universo.
Un’occasione per celebrare una scoperta di portata mondiale, ma anche per raccontare come una comunità scientifica radicata nel Salento abbia contribuito, nel corso dei decenni, a un percorso di ricerca che dal sottosuolo del Gran Sasso arriva ai ghiacci dell’Antartide e ai grandi osservatori internazionali.




