Slitta al 17 aprile 2026 il termine per le domande di nuovi impianti viticoli. Coldiretti Puglia segnala crescita del valore fondiario
di Antonio Portolano
Il termine per presentare le domande di autorizzazione per i nuovi impianti viticoli slitta al 17 aprile 2026. La proroga, limitata all’annualità in corso, riguarda le aziende del settore vitivinicolo italiano e arriva in una fase in cui aumenta l’interesse per gli investimenti in terra agricola. In Puglia, in particolare, il valore fondiario dei vigneti è cresciuto mediamente del 17% negli ultimi dieci anni, con punte fino al 19% nelle aree di collina interna, secondo l’analisi di Coldiretti Puglia su dati CREA. La modifica del calendario è stata comunicata dopo la pubblicazione sul sito del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste del decreto che disciplina la finestra ordinaria per la presentazione delle domande, normalmente prevista tra il 15 febbraio e il 31 marzo.

Il contesto economico del settore vitivinicolo
Il comparto del vino italiano rappresenta uno dei pilastri dell’agroalimentare nazionale, con una filiera che coinvolge centinaia di migliaia di aziende agricole e un valore economico complessivo che supera i 14 miliardi di euro tra produzione ed export. L’Italia si conferma tra i principali produttori mondiali di vino e uno dei leader nell’export, con mercati chiave come Stati Uniti, Germania e Regno Unito, oltre a una crescente presenza nei paesi asiatici.
Negli ultimi anni, tuttavia, il settore vitivinicolo europeo ha dovuto confrontarsi con una fase di forte trasformazione. L’aumento dei costi di produzione, la volatilità dei mercati energetici e le tensioni geopolitiche hanno inciso sulla redditività delle imprese agricole. A questi fattori si aggiunge l’impatto crescente dei cambiamenti climatici, che sta modificando le condizioni produttive e imponendo nuovi investimenti in irrigazione, gestione agronomica e difesa delle colture.
In questo scenario, il terreno agricolo è tornato a essere percepito come bene rifugio, soprattutto nelle regioni a forte vocazione vitivinicola come la Puglia.
L’aumento del valore fondiario dei vigneti pugliesi
Secondo l’elaborazione di Coldiretti Puglia sui dati CREA, il valore fondiario dei vigneti pugliesi ha registrato una crescita media del 17% dal 2014, con picchi fino al 19% nelle zone di collina interna.
L’incremento riflette diversi fattori economici. Da un lato la crescente domanda internazionale di vino italiano e il rafforzamento delle denominazioni territoriali; dall’altro la maggiore attenzione degli investitori verso asset reali come i terreni agricoli, considerati più resilienti in fasi di inflazione e instabilità finanziaria.
Il trend si inserisce anche in una dinamica più ampia che vede la terra tornare al centro delle strategie di investimento e di sviluppo economico nelle aree rurali, anche alla luce delle tensioni internazionali e dei conflitti che hanno rafforzato la percezione delle campagne come opportunità di lavoro e crescita professionale.

Costi di produzione e cambiamenti climatici
Accanto alla crescita del valore fondiario emergono però criticità rilevanti per le imprese vitivinicole.
Il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo, evidenzia le difficoltà del settore: «Le aziende devono fare i conti con costi di produzione sempre più elevati, aggravati sia dagli effetti dei cambiamenti climatici, che impongono maggiori interventi per l’irrigazione e la difesa dei vigneti dagli eventi estremi, sia da uno scenario internazionale instabile che aumenta l’incertezza sui mercati. Tutto questo si traduce in un carico pesante per le imprese agricole».
Secondo Cavallo, in questo contesto il catasto vitivinicolo rappresenta uno strumento strategico per la gestione del comparto: «È l’unico sistema che consente di disporre di dati precisi su superfici, produzione e potenzialità del settore. Da questa base informativa bisogna ripartire – aggiunge Cavallo – per costruire una strategia di filiera capace di valorizzare la qualità del vino, mantenere rese per ettaro sostenibili e rafforzare il comparto».
Giacenze elevate e consumi in calo
Un ulteriore elemento di pressione sul mercato arriva dall’aumento delle scorte di vino e dal rallentamento della domanda.
Il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni, sottolinea le criticità del momento: «Il settore vitivinicolo sta attraversando una fase delicata – aggiunge Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia – nonostante la vendemmia 2025 sia stata di qualità eccellente. Restano però criticità importanti, a partire dalle giacenze che hanno raggiunto livelli molto elevati e dal calo dei consumi. Una combinazione che rischia di destabilizzare il mercato, comprimere ulteriormente i prezzi e scoraggiare nuovi investimenti».
L’aumento delle giacenze, insieme alla riduzione della domanda in alcuni mercati, potrebbe generare squilibri tra offerta e consumi, con effetti diretti sulla formazione dei prezzi lungo la filiera vitivinicola.

Il pacchetto vino europeo
Per affrontare questa fase complessa, Coldiretti richiama la necessità di interventi coordinati a livello europeo.
Il recente via libera del Parlamento europeo al cosiddetto pacchetto vino introduce una serie di misure volte a rafforzare la trasparenza per i consumatori e a semplificare le procedure per le imprese. Tra le novità figurano un nuovo regime per le autorizzazioni agli impianti viticoli, che allunga i tempi favorendo una gestione più razionale delle superfici vitate, e l’estensione dei tempi per i programmi di promozione sui mercati internazionali.
Il pacchetto prevede anche maggiore chiarezza nelle etichette dei vini dealcolati o a ridotto contenuto alcolico, con indicazioni più semplici per produttori e consumatori. Inoltre sono previste misure di crisi uniformi che potranno essere attivate dagli Stati membri per stabilizzare il mercato.
Impatto economico sul mercato del vino
Le misure europee e la proroga delle autorizzazioni si inseriscono in una fase di transizione per l’industria vitivinicola. Da un lato cresce l’interesse per gli investimenti agricoli e per la valorizzazione dei territori viticoli; dall’altro emergono nuove pressioni competitive e cambiamenti strutturali nei modelli di consumo.
Per regioni come la Puglia, tra le principali aree vitivinicole italiane, la gestione delle superfici vitate e delle politiche di promozione diventa un elemento chiave per mantenere l’equilibrio tra produzione e domanda.
Una crescita non controllata delle superfici vitate, in presenza di consumi stagnanti, potrebbe accentuare le tensioni sui prezzi. Al contrario, una gestione più coordinata della filiera potrebbe rafforzare il posizionamento del vino italiano nei mercati internazionali.

Strategie di filiera e semplificazione burocratica
Secondo Coldiretti, per sostenere il settore è necessario intervenire anche sul piano amministrativo.
L’organizzazione agricola evidenzia la necessità di una forte semplificazione burocratica, soprattutto per quanto riguarda le procedure legate alla promozione e all’export del vino. In particolare viene indicata la necessità di individuare un unico ente pubblico di riferimento, in grado di ridurre tempi, costi e complessità operative per le imprese vitivinicole.
Una maggiore semplificazione amministrativa potrebbe facilitare l’accesso ai programmi di promozione internazionale e rafforzare la competitività del vino italiano nei mercati globali.
Gli scenari futuri del settore vitivinicolo
Nel medio periodo il comparto vitivinicolo europeo dovrà affrontare diverse sfide strutturali: l’evoluzione dei consumi, l’impatto dei cambiamenti climatici, l’innovazione agronomica e la crescente competizione internazionale.
Per l’Italia e per territori come la Puglia, la strategia di sviluppo passa attraverso la valorizzazione della qualità, delle denominazioni territoriali e della sostenibilità produttiva. La proroga al 17 aprile 2026 per le autorizzazioni ai nuovi impianti rappresenta un intervento tecnico limitato nel tempo, ma evidenzia la necessità di una gestione più attenta delle dinamiche produttive del settore.
In un mercato globale sempre più competitivo, l’equilibrio tra investimenti, domanda e politiche di settore sarà determinante per garantire stabilità economica e crescita alla filiera del vino italiano.




