Testo integrale dell’intervento di Maria Antonietta Aiello alla 71ª inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Salento
A proposito di inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Salento, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Maria Antonietta Aiello, Rettrice dell’Università del Salento.
di Maria Antonietta Aiello
Saluti e apertura
Buongiorno e un benvenuto a tutte e tutti voi che siete qui, a chi ci segue in diretta streaming, al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro – che ringrazio per aver voluto partecipare -, alle autorità presenti, alla rettrice e ai rettori degli altri atenei, alle loro delegate e delegati, alla nostra illustre ospite, la professoressa Jocelyn Bell Burnell, astrofisica di fama mondiale che avremo, a breve, l’onore di ascoltare.
Grazie per aver voluto partecipare a questa 71esima inaugurazione dell’anno accademico.
Ringrazio e saluto docenti, studenti e studentesse, personale tecnico, amministrativo e bibliotecario, collaboratori ed esperti linguistici. Ringrazio le componenti e i componenti di Senato accademico e Consiglio di amministrazione, il prorettore vicario e il direttore generale che siedono sul palco e tutte le autorità accademiche che sono presenti in sala: le sfide che ci attendono sono tante e sono impegnative. Lavorare insieme, lavorare in squadra è l’unica strada possibile per vincere tali sfide e accompagnare il nostro ateneo verso nuovi traguardi.
«Insieme», come vedrete, è una parola che ricorrerà spesso.

Università del Salento: comunità e ruolo
L’Università del Salento è una comunità viva e dinamica. Con i suoi nove Dipartimenti e i 78 corsi di laurea rappresenta un presidio fondamentale di sapere, innovazione e crescita per il nostro territorio e per l’intero Paese. Questo ateneo è un luogo di formazione, uno spazio di pensiero critico, di libertà intellettuale, di confronto e di costruzione condivisa del futuro.
In un tempo segnato da trasformazioni rapide e complesse – dalla rivoluzione digitale alla transizione ecologica ed energetica, dalle nuove sfide geopolitiche alle emergenze sociali – il ruolo dell’Università diventa ancora più centrale. Ci sentiamo chiamati a interpretare e guidare il cambiamento.
Ricerca e modello SIRIUS
La ricerca rappresenta il cuore pulsante del nostro Ateneo, che investirà ogni sua energia per ampliarla, approfondirla, potenziarla. È infatti attraverso l’attività scientifica che produciamo conoscenza nuova, che sperimentiamo soluzioni innovative, che contribuiamo al progresso culturale, tecnologico e sociale. Nei nostri Dipartimenti, nei laboratori, nei centri di ricerca, si sviluppano progetti di alto profilo, capaci di dialogare con le reti nazionali e internazionali e di offrire risposte concrete ai bisogni della collettività.
Non vogliamo limitarci a interpretare queste eccellenze: vogliamo potenziarle, anche con la collaborazione degli enti di ricerca nazionali e internazionali.
Il nostro impegno è duplice. Da un lato, mettere in campo un’azione di sistema per aumentare la partecipazione e il tasso di successo nei bandi competitivi. Dall’altro lato, dobbiamo ripensare il modo in cui gestiamo il nostro patrimonio tecnico-scientifico.
È con questo spirito che abbiamo lanciato il modello SIRIUS (Sistema Integrato per la Ricerca e l’Infrastruttura dell’Università del Salento) finalizzato a mettere in rete laboratori e facility, trasformando dotazioni spesso frammentate in un ecosistema unitario, efficiente e sostenibile. Attraverso SIRIUS, valorizzeremo l’intero patrimonio scientifico e culturale di Unisalento, indirizzandoci verso una «ricerca di sistema». Solo così potremo attrarre investimenti e nuovi talenti.
Questa visione di sistema si nutre della nostra identità plurale e interdisciplinare.
La contaminazione tra discipline e saperi è la nostra ricchezza, perché le grandi sfide del presente richiedono visioni integrate e competenze trasversali. Richiedono di uscire dai percorsi già tracciati e batterne di nuovi, con determinazione.

Bandi competitivi, FIS 3 e talenti
È grazie a questo approccio che l’Università del Salento è stata fra i primi atenei del sud Italia per numero di progetti finanziati dal bando competitivo FIS 3 del Fondo Italiano per la Scienza. Abbiamo ottenuto quasi sei milioni di euro necessari ad avviare e portare avanti ben cinque progetti di ricerca fondamentale caratterizzati da elevata qualità scientifica, originalità e potenziale di progresso nelle conoscenze in ambiti come la salute, il clima e l’ambiente, l’intelligenza artificiale e i beni culturali. È la prova che la nostra qualità scientifica è già elevata; con le azioni che stiamo mettendo in campo, vogliamo renderla strutturale.
Ricerca vuol dire anche dare una casa ai talenti, garantire loro stabilità e futuro. L’Università del Salento sarà impegnata in questi anni a intercettare ogni strumento utile per aprire le porte a nuovi ricercatori e ricercatrici, nell’interesse dell’ateneo e del territorio, e a incrementare e valorizzare il portfolio brevetti, attraendo fondi competitivi per il Trasferimento Tecnologico.
Stiamo realizzando un bot software intelligente che, grazie ad algoritmi di intelligenza artificiale e tecniche di web scraping ci consentirà di monitorare siti istituzionali e piattaforme di finanziamento e intercettare in tempo reale bandi, call e opportunità di interesse per la comunità accademica.
In un contesto nel quale l’investimento in ricerca è ancora lontano dalla media dei grandi partner europei e dall’obiettivo comunitario, non possiamo permetterci di perdere neanche un’opportunità.

Living Lab, incubatore e Patti territoriali
Lavoreremo per promuovere – con un modello d’avanguardia in Italia – i Living Lab, ispirandoci all’eccellenza del MIT di Boston. Si tratta di un approccio che scardina l’idea del laboratorio chiuso: vogliamo creare luoghi di co-creazione dove chi fa ricerca e i portatori di interesse locali – imprese, istituzioni, cittadinanza – lavorino insieme a progetti comuni per rispondere a sfide reali. Perché se il Salento è la nostra casa, l’Europa e il mondo sono il nostro orizzonte. È in questo dialogo costante fra la dimensione locale e quella globale che deve costruirsi la nostra identità contemporanea.
Alla stessa logica e visione risponde l’incubatore d’impresa prossimo al completamento e che ha sede nella zona industriale. Siamo fiduciosi che questo nostro investimento potrà ben inserirsi nel disegno strategico che la Regione ha condiviso qualche tempo fa e che vorrebbe estendere a tutta la Puglia la rete dell’innovazione nata con il Politecnico di Bari. Serviranno – anche in questo caso – dialogo costante, spirito di collaborazione e una governance federale, capace di valorizzare le specificità di ogni territorio all’interno di una visione unitaria, per proporre gli atenei pugliesi come interlocutori affidabili del sistema imprenditoriale regionale, nazionale e internazionale.

Anche per questo daremo nuovo impulso al progetto «Patti territoriali Sistema Universitario Pugliese» pensato per accompagnare la transizione digitale. Insieme, dobbiamo colmare il divario tra l’offerta di competenze sul territorio e la domanda di profili professionali richiesti dal mondo delle imprese, con ricadute positive non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale, della sostenibilità e della cultura dell’innovazione.
Didattica, sostenibilità e formazione post-laurea
In questi anni abbiamo ampliato l’offerta didattica, migliorato i servizi, investito nella sostenibilità, che sarà la nostra Quarta missione; riqualificato il patrimonio edilizio esistente e realizzato nuovi edifici che presto apriremo al pubblico con aule, laboratori, spazi di condivisione tanto nel Polo Extraurbano che nel polo urbano. Abbiamo investito sui musei e le biblioteche, con il contributo determinante delle professionalità che ogni giorno lavorano per valorizzarli.
Continueremo su questa strada. Orienteremo al meglio le politiche didattiche della nostra comunità nei prossimi anni, per eliminare ogni diseconomia, migliorare la programmazione e offrire alla comunità studentesca una proposta formativa interdisciplinare e dal respiro internazionale, all’altezza delle sue aspettative. La nostra missione non si ferma alla laurea. Per rispondere alle sfide del mondo contemporaneo, punteremo con decisione sulla formazione post-laurea.

In questa prospettiva, il Dottorato di Ricerca assume un ruolo centrale nell’alimentare la nostra capacità di innovare. Aspiriamo a dottorati che siano sempre più aperti alla dimensione internazionale e in sinergia con il tessuto produttivo e sociale, affinché le nostre ricercatrici e i nostri ricercatori diventino i veri protagonisti della trasformazione del territorio.
Accanto ad essi, la Scuola Superiore ISUFI, le Scuole di Specializzazione, i Master e i percorsi di Life Long Learning rappresentano la nostra risposta concreta alla necessità di coltivare le eccellenze e di offrire un aggiornamento costante. È questo il sistema integrato che metteremo a disposizione delle nuove generazioni, del mondo professionale e delle imprese: un percorso di crescita che non finisce mai, perché la conoscenza è l’unico strumento capace di rendere le nostre comunità davvero competitive.

Geografia del sapere e poli territoriali
Questa visione si esprime attraverso una geografia del sapere che ha le sue radici profonde nel territorio salentino, nostra casa e primo laboratorio di innovazione, e le sue ramificazioni nel resto d’Europa e nei Balcani occidentali, nell’area mediterranea e nell’Africa subsahariana, nel vicino Oriente, in America Latina, in Canada e negli Stati Uniti.
Il nostro impegno si estende ai poli di Brindisi e Taranto, intesi come snodi strategici di crescita. Proprio in questa prospettiva di apertura, abbiamo avviato da subito un dialogo proficuo con le amministrazioni locali, a partire da quelle di Lecce e Monteroni, che ringrazio. L’incontro con il Sindaco di Brindisi ci ha permesso di tracciare una rotta comune per co-progettare attività didattiche e scientifiche innovative. Con lo stesso spirito di collaborazione, il confronto con il Sindaco di Taranto ha riaffermato la nostra volontà di contribuire al rilancio del Polo Jonico, dove l’Università del Salento, in sinergia con gli altri attori accademici, vuole accompagnare la transizione di un’area vitale per l’intero Paese.
Questa stessa tensione verso il futuro trova la sua espressione nel progetto che sta trasformando il volto dell’Ateneo e l’identità stessa della città di Lecce: la nascita del nostro Polo Sanitario.
Polo Sanitario: Medicina, Ecotekne e Vito Fazzi
Siamo stati la prima università pubblica a istituire un corso di laurea che coniuga la cura della persona con l’avanguardia tecnologica, la Medicina e l’Ingegneria biomedica, portando Lecce nel cuore dell’innovazione internazionale.
Ma non è che l’inizio. Abbiamo reclutato un numero significativo di docenti, ricercatori e ricercatrici, accoglieremo quest’anno più del doppio delle matricole degli anni passati. Stiamo completando la ristrutturazione di due edifici esistenti a Ecotekne e che saranno destinati proprio a Medicina. Realizzeremo aule e uffici dedicati nell’area del complesso ospedaliero «Vito Fazzi», in aggiunta al Centro di simulazione già inaugurato e che potenzieremo ulteriormente.
Saranno avviati presso il campus Ecotekne dell’università del Salento i lavori di costruzione della prima Cell Factory del sud Italia, un’officina farmaceutica per la cura dei tumori mediante terapie geniche avanzate basate su cellule CAR-T. Il progetto, coordinato dalla Regione Puglia, vede coinvolti, oltre al nostro Dipartimento di Medicina sperimentale, anche l’Università di Bari, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, la Fondazione Policlinico Gemelli e i principali poli ospedalieri pugliesi.
Anche il sud della Puglia avrà finalmente il suo Policlinico universitario. Un traguardo per il quale auspico il continuo sostegno della Regione, essenziale per l’apertura delle Scuole di Specializzazione e per elevare la qualità della nostra sanità pubblica. Il Policlinico non sarà solo una struttura, ma una piattaforma comune di eccellenza, capace di elevare i percorsi di cura e di ricerca.
Insieme è – ancora una volta – la parola chiave.

Benessere, terza missione e inclusione
Non è un caso se fra le iniziative promosse in questi primi tre mesi, c’è il Piano integrato del benessere, un progetto ambizioso che abbraccia tutte le componenti della nostra comunità accademica.
Il benessere è assunto come principio strutturale e permanente delle politiche di ateneo. Ciò significa migliorare la qualità della vita e dell’ambiente di lavoro del nostro personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, le cui professionalità e competenze sono decisive per gli obiettivi ambiziosi che ci siamo dati. Lavorare per il benessere comporta una costante attenzione alla crescita del corpo docente, di chi fa ricerca, e a tutelare l’equilibrio dei nostri studenti e delle nostre studentesse. Ecco perché il documento sarà redatto con il coinvolgimento attivo della comunità universitaria attraverso consultazioni e sondaggi, che diventeranno strumenti sistematici di ascolto. Avremo così una base solida per orientare azioni e interventi tesi a migliorare sostanzialmente il modo in cui viviamo e abitiamo la nostra Università.
Abbiamo costituito la Consulta del territorio che riunisce le istituzioni e tutte le componenti del tessuto socio-economico locale. Contestualmente verranno avviati tavoli tecnici per i progetti di Terza missione.
Sentiamo la responsabilità di essere presenti anche laddove il disagio rischia di soffocare le aspirazioni: dai quartieri più fragili al Polo Universitario Penitenziario.
Perché la cultura è l’antidoto più efficace all’esclusione e il lievito necessario per una società che non vuole lasciare indietro nessuno. È un investimento nella civiltà del nostro domani che intendiamo portare avanti in piena collaborazione con Sua Eccellenza il Prefetto di Lecce, che ringrazio per la costante sensibilità e il supporto.
Sistema universitario: risorse e sviluppo
L’Università può e vuole fare tanto, ma non può fare da sola.
Stiamo attraversando un’epoca difficile, di conflitti e di instabilità diffusa. Per evitare che la crisi sociale ed economica precipiti, serve un impegno corale di tutte le istituzioni.
Da questo punto di vista, più volte e in più occasioni si è discusso del ruolo dell’istituzione universitaria come fattore di crescita culturale, economica e sociale. È stata frequentemente richiamata l’idea che il sapere e il confronto critico rappresentino un bene pubblico essenziale, capace di instillare e rafforzare poi la capacità di un Paese.
Tuttavia, l’università italiana pubblica soffre di un sottofinanziamento strutturale rispetto agli standard internazionali: le risorse destinate all’istruzione nel nostro Paese non superano il 4% del PIL, quasi un punto in meno della media europea e il livello più basso fra le principali economie dell’area euro.
Questo divario evidenzia quanto e per quanto a lungo sia stato sottovalutato il ruolo strategico dell’università quale infrastruttura fondamentale per lo sviluppo. A pagare il prezzo più alto di questa scelta sono, soprattutto, le aree più fragili del Paese, il Mezzogiorno in particolare.
Per sostenere la crescita complessiva del territorio, della regione e del Paese occorre invece credere fermamente – come ci crede l’Università del Salento – in un consolidamento del legame con l’istruzione superiore e accompagnarlo con un deciso incremento del finanziamento universitario e delle risorse destinate a sviluppo, innovazione e ricerca.
Rispetto a Paesi europei a noi vicini, non abbiamo solo meno risorse stanziate per le università, ma abbiamo anche meno laureati. L’Italia è penultima in Europa: nel 2024, poco più del 30% dei giovani fra i 25 e i 34 anni ha conseguito un titolo universitario (dato che sale al 38,5% tra le donne), i salari restano bassi e laureate e laureati spesso lasciano la Puglia.

Negli ultimi dieci anni la quota di giovani in possesso di un titolo universitario è cresciuta, ma resta significativamente più bassa di quella registrata in Francia e in Germania.
Un dato che, non a caso, è stato a più riprese e di recente evidenziato anche dal Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta. A pesare è, soprattutto, la persistente difficoltà di tradurre il percorso universitario in profili professionali e occupazionali coerenti e adeguatamente valorizzati dal sistema produttivo. Un sistema – quest’ultimo – che investe e innova ancora troppo poco. Ma una limitata innovazione si traduce in una produttività contenuta e, a cascata, in salari modesti.
In questo quadro anche le competenze e la conoscenza non trovano adeguata valorizzazione nel sistema produttivo. Così, da un lato è assolutamente necessario un incremento stabile e pluriennale del finanziamento ordinario del sistema universitario, un incremento che sia capace di sostenere il rafforzamento delle infrastrutture, dei servizi alla comunità studentesca, del diritto allo studio, dei processi di internazionalizzazione e del trasferimento tecnologico.
Dall’altro lato, non è più derogabile l’avvio di una politica industriale che favorisca l’aumento degli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione e renda strutturali gli strumenti di connessione tra ricerca pubblica e capacità innovativa privata. Né si può rinviare la risoluzione di un problema primario qual è quello dei salari troppo bassi: le retribuzioni riconosciute dal nostro sistema economico e imprenditoriale a neolaureati e neolaureate sono, spesso, del tutto inadeguate a valorizzarli e trattenerli sul territorio e nel Paese.
Riforma, Patto per la Conoscenza e demografia
In questo scenario, guardiamo con grande attenzione al processo di riforma del sistema universitario avviato dal Ministero. Il nostro auspicio è che questa riforma possa rappresentare un vero volano di crescita, capace di incidere profondamente sulla sostanza delle sfide che ci attendono.
Siamo convinti che ogni intervento sugli assetti organizzativi e sul reclutamento acquisti pieno valore se sostenuto da una visione strategica di lungo periodo, che allinei il finanziamento pubblico agli standard dei grandi partner europei. Non è una semplice richiesta di risorse, ma la proposta di un «Patto per la Conoscenza»: una strategia complessiva che metta l’Università al centro delle politiche di sviluppo, rendendola l’infrastruttura trainante della politica industriale e sociale del Paese.
Lavorare insieme alla crescita del Paese, ciascuno per la propria parte, è nostro dovere: siamo tutti chiamati ad affrontare e risolvere l’inverno demografico che stiamo attraversando e che rappresenta una delle principali sfide del futuro.
In un Paese che non fa più figli, è nostro dovere lavorare per accogliere nelle università studenti e studentesse stranieri. Anche su questo fronte nessuno può bastare a sé stesso: colgo l’occasione di questa inaugurazione per invitare i rettori degli altri atenei pugliesi a confrontarci al più presto per delineare insieme una strategia di internazionalizzazione che ci consenta di attrarre giovani dall’estero, integrando ancora meglio le offerte formative, intensificando gli scambi, migliorando le politiche di accoglienza nel più sincero e proficuo spirito federativo.

Alloggi, borse e trasporti in Puglia
Faremo ogni sforzo per attrarre studentesse e studenti e offrire loro una prospettiva di vita qui, in Puglia, ma per farlo è necessario che chi arriva possa trovare una casa e servizi di trasporto efficienti. Da questo punto di vista chiediamo un maggior sostegno alla Regione e all’Adisu per garantire che il numero di alloggi disponibili per chi studia fuorisede sia congruo e coerente con le domande e perché venga riconosciuto un numero di borse di studio – in particolare per studentesse e studenti stranieri – più elevato di quello attuale.
Ma non basta. Perché le nostre siano davvero città universitarie abbiamo bisogno anche che i Comuni raccolgano il nostro appello a utilizzare la leva fiscale e a potenziare i controlli per impedire il proliferare di strutture ricettive o di case sfitte che costringono tanti studenti e studentesse a un faticoso pendolarismo e le famiglie a sostenere costi aggiuntivi per l’istruzione universitaria dei loro figli e delle loro figlie.
Abbiamo bisogno – ancora – che si compia uno sforzo aggiuntivo sul fronte degli investimenti destinati al trasporto pubblico, per garantirci una rete di collegamenti più efficace e più moderna, treni e bus frequenti e puntuali, collegamenti aerei più razionali e a costi accessibili. Sebbene non si possa agire sulla geografia, possiamo e dobbiamo agire perché vivere qui, nel sud della Puglia, non significhi accettare di dover avanzare più lentamente che altrove, perché non significhi rincorrere chi – a parità di capacità – può contare su un sistema di trasporti urbani e inter-urbani più efficiente. Un sistema che garantisca alla comunità accademica tutta e alla sua componente studentesca in particolare uno strumento di libertà e di autonomia a prezzi accessibili. Se ne avvantaggerebbe l’Università del Salento, che vuole essere un ateneo diffuso, ma ne trarrebbero giovamento anche le città e chi le abita.
Conclusioni e messaggio a studentesse e studenti
In conclusione mi rivolgo a voi, studentesse e studenti dell’Università del Salento.
Ottanta anni fa le donne italiane – che tanta parte hanno avuto nella Resistenza che ci ha regalato poi la Costituzione repubblicana – andarono al voto per la prima volta. Sui banchi dell’Assemblea costituente sedettero così le prime parlamentari.
Fra loro, c’era Teresa Mattei. Prendo a prestito le sue parole: «L’esercizio di un diritto corrisponde sempre, nella vita, all’adempimento di un dovere e se un nuovo diritto è oggi riconosciuto alle donne, ciò significa che esse devono rispondere a quanto il Paese chiede loro».
Da allora, tanto è stato fatto lungo il cammino dei diritti e tanto saremo chiamati a fare ancora, insieme, per rafforzare l’Università e per garantire sempre l’effettività dell’articolo 34 della Carta costituzionale che recita: «I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi».
A voi è oggi riconosciuto il diritto di studiare/e siete chiamate e chiamati ad assolvere il dovere di credere in voi e nell’istruzione universitaria con senso di responsabilità, con fiducia, con impegno.
Credeteci, investite le vostre energie nell’università pubblica: la conoscenza è libertà, la conoscenza è speranza.




