Commissario Ue con gestori e pescatori: «Dalla cogestione ecosistemi più sani e mezzi di sussistenza più resilienti per i piccoli operatori»

di Antonio Portolano
Da Torre Guaceto arriva un modello che può parlare all’Europa: proteggere il mare senza separare la tutela ambientale dal lavoro di chi vive delle sue risorse. È questo il significato della visita del commissario europeo per la Pesca e gli Oceani Costas Kadis nell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto, dove il rappresentante della Commissione europea ha incontrato i vertici del Consorzio di Gestione, le istituzioni e gli operatori della piccola pesca sostenibile.

Al centro del confronto, la cogestione sviluppata nell’area protetta pugliese: pescatori, gestori, mondo scientifico e autorità pubbliche partecipano alla costruzione di un equilibrio tra conservazione della biodiversità e sostenibilità economica delle comunità che dipendono dal mare. Un approccio che Kadis ha indicato esplicitamente come esperienza dalla quale l’Europa può imparare.
La visita assume un significato particolare anche nel confronto più ampio sulle politiche europee per la pesca, tra tutela degli stock ittici, sostenibilità delle attività e futuro economico delle marinerie.

Kadis: «Un modello da cui l’Europa può imparare»
Il passaggio centrale della visita è arrivato nel confronto con gli artigiani della piccola pesca sostenibile di Torre Guaceto. Alla torre aragonese Kadis ha incontrato anche Claudio Longo, presidente della cooperativa Posidonia Service, e Nicola Pagnelli, presidente della cooperativa Socopes.

«Torre Guaceto mostra cosa possiamo ottenere quando gestori di aree marine protette, pescatori, scienziati e autorità pubbliche lavorano insieme – ha dichiarato Costas Kadis -. Attraverso la cogestione, i pescatori su piccola scala contribuiscono a definire le regole e condividono la responsabilità di proteggere le risorse marine da cui dipendono i loro mezzi di sussistenza. Questo approccio offre vantaggi reciproci: ecosistemi marini più sani e mezzi di sussistenza più resilienti per i piccoli operatori autorizzati a pescare all’interno dell’area protetta. La loro conoscenza, fiducia e coinvolgimento sono essenziali per il suo successo. Questo di Torre Guaceto è un modello da cui l’Europa può imparare».

È il riconoscimento europeo di un principio che a Torre Guaceto ha trovato nel tempo un’applicazione concreta: la tutela non viene costruita contro gli operatori locali, ma attraverso il loro coinvolgimento e la condivisione delle responsabilità nella gestione delle risorse marine.

Il confronto con il Consorzio e le istituzioni
Ad accogliere il commissario europeo sono stati il presidente del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto Stefano Convertini, il consigliere Tommaso Farenga e il direttore Alessandro Ciccolella.
Con loro i rappresentanti delle istituzioni e gli stakeholder dell’area protetta: il prefetto di Brindisi Guido Aprea, il comandante della Capitaneria di Porto di Brindisi Luigi Amitrano, l’assessore all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale della Regione Puglia Francesco Paolicelli, la consigliera regionale Isabella Lettori, il sindaco di Carovigno Massimo Lanzilotti, il consigliere comunale Antonio Barella e la project manager WWF Italia e Mediterraneo Marina Gomei.
L’incontro è nato dalla volontà dello stesso Kadis di conoscere direttamente gli artefici della governance dell’Area Marina Protetta, nota anche oltre i confini europei per la qualità del suo modello di gestione.


«È stato un onore accogliere il commissario Kadis a Torre Guaceto – ha dichiarato Stefano Convertini – e poterci interfacciare con lui sui temi cardine del lavoro dell’Ente che rappresento. Il Consorzio ha fatto scuola in Europa con la sua governance di tutela dell’ecosistema e di collaborazione con gli operatori locali, e tanto di ciò che qui si è potuto fare, lo si deve alla lungimiranza del Parlamento europeo».

Dal centro tartarughe alla torre aragonese
La visita è partita dal Centro recupero tartarughe marine di Torre Guaceto, a Punta Penna Grossa, uno dei luoghi simbolo della riserva e punto di osservazione diretto dell’impatto che le attività umane possono produrre sul mare e sugli animali.
Da qui la delegazione ha raggiunto la torre aragonese di Torre Guaceto, dove il confronto si è spostato sul rapporto tra conservazione e attività produttive.


È proprio nella piccola pesca che il modello dell’area protetta trova uno dei suoi elementi più rappresentativi: gli operatori autorizzati non sono soltanto destinatari delle regole, ma partecipano alla loro definizione e condividono la responsabilità della conservazione delle risorse dalle quali dipende la loro stessa attività.
La visita di Kadis porta così Torre Guaceto oltre la dimensione territoriale. L’esperienza costruita nell’area protetta tra Brindisi e Carovigno diventa un caso di interesse europeo: tutela della biodiversità, conoscenza scientifica, istituzioni e piccola pesca possono essere parti dello stesso sistema. Ed è proprio questa alleanza, secondo il commissario europeo, a rendere il modello di Torre Guaceto un’esperienza dalla quale l’Europa può imparare.




