Il nuovo videoclip di Sulle scale di Ostuni segna un capitolo centrale nel percorso di Ignazio Deg, tra folk, cinema d’autore e identità
di Antonio Portolano
C’è un nuovo capitolo nel viaggio artistico di Ignazio Deg, ed è inciso nel bianco accecante di una città che diventa racconto. Sulle scale di Ostuni non è solo un brano, ma un’opera che intreccia musica, cinema e territorio, trasformando la Città Bianca in protagonista narrativa e simbolica di un immaginario profondamente legato all’identità culturale pugliese.

La Città Bianca come narrazione musicale
Il videoclip ufficiale di Sulle scale di Ostuni è stato girato interamente nel centro storico di Ostuni, tra le sue celebri scalinate. Spazi che smettono di essere semplice scenografia e diventano elemento drammaturgico, luogo di passaggio e di sospensione, metafora di un cammino interiore e collettivo.
Il progetto si inserisce con coerenza nel percorso avviato con il precedente singolo Puglia Nuova, confermando la direzione artistica di Ignazio Deg, sempre più orientata a raccontare la Puglia attraverso una sintesi matura tra sonorità folk e linguaggio pop contemporaneo.
Volti, silenzi e ritualità collettiva
Il videoclip costruisce un immaginario fatto di volti autentici, persone segnate dal tempo e dalla vita, restituendo una dimensione umana lontana da ogni estetica patinata. La narrazione visiva si arricchisce di richiami simbolici alla ritualità collettiva, culminando nella rappresentazione di una processione.
Al centro della scena si colloca la figura femminile interpretata da Nicol Battista, attrice nata a Martina Franca e attualmente impegnata negli studi di arte e recitazione a Milano. Il suo ruolo assume un valore simbolico che richiama la figura della Madonna, evocando sacralità, silenzio e devozione popolare, senza mai cadere in una rappresentazione didascalica.

La regia e il dialogo con il cinema d’autore
La regia del videoclip è firmata da Luca Joe Cucci, che costruisce un linguaggio visivo ispirato al grande cinema d’autore italiano.
«Questo videoclip nasce da un omaggio sentito a Malèna, un film che racconta la bellezza, il silenzio, lo sguardo degli altri e il peso delle emozioni non dette. Le sue atmosfere, delicate e struggenti, avevano sfumature che sentivamo profondamente affini al testo del brano: per questo abbiamo scelto di lasciarci ispirare, con rispetto, umiltà e gratitudine, dal cinema di Giuseppe Tornatore».
Il riferimento a Malèna diventa così una chiave di lettura dell’intero progetto, fondato su attese, sguardi e silenzi carichi di significato.
Ostuni come set naturale e identitario
La scelta di Ostuni come location è apparsa immediata. «La luce, il bianco delle sue strade, il tempo che sembra rallentare e la bellezza autentica della città hanno fatto il resto, diventando parte viva del racconto visivo».
Il regista ha inoltre ringraziato «Ostuni, l’amministrazione comunale e Ignazio Deg per avermi dato la possibilità di raccontare questa storia, nel luogo che più di ogni altro sa parlare senza bisogno di parole».
Il sostegno istituzionale e il valore territoriale
La produzione ha sottolineato il ruolo determinante della collaborazione del Comune di Ostuni, che ha sostenuto e accompagnato la realizzazione del progetto, favorendo lo svolgimento delle riprese nel centro storico. Un supporto riconosciuto anche al sindaco Angelo Pomes, a conferma di come la musica possa diventare strumento concreto di valorizzazione culturale e territoriale.
A rafforzare il carattere identitario del videoclip contribuisce anche la presenza della Banda di Ceglie Messapica, elemento sonoro e visivo che richiama la dimensione solenne delle tradizioni popolari.

Un progetto corale tra musica e comunità
Il lavoro di location management è stato affidato a Errico Turi, con il supporto di Franco Francioso e Rino Francioso. La produzione ha inoltre ringraziato tutte le comparse e i figuranti coinvolti, sottolineando il valore collettivo di un progetto che vive della partecipazione diretta della comunità locale.
Sulle scale di Ostuni si configura così come un tassello significativo nel percorso di Ignazio Deg, capace di unire musica, cinema e territorio in un racconto contemporaneo profondamente radicato nella cultura pugliese. Il videoclip ufficiale è disponibile su YouTube e invita il pubblico a vivere un’esperienza visiva in cui il tempo rallenta e la città diventa memoria condivisa.

Biografia di Ignazio Deg, tra musica, radio e radici pugliesi
Ignazio Deg, nome d’arte di Ignazio Degirolamo, nasce a Mesagne, in provincia di Brindisi, e sviluppa fin da giovanissimo un legame profondo con la musica e con la comunicazione. Il suo percorso artistico prende forma inizialmente nel mondo radiofonico: muove infatti i primi passi come speaker radiofonico e DJ, collaborando con Ciccio Riccio, storica emittente radiofonica del territorio, esperienza che contribuisce in modo determinante alla costruzione del suo linguaggio espressivo e del rapporto diretto con il pubblico.
Parallelamente all’attività radiofonica e nei club, Deg matura l’esigenza di una scrittura musicale personale, capace di raccontare storie, luoghi ed emozioni con autenticità. Nasce così il suo percorso di cantautore, fondato su una continua ricerca tra pop contemporaneo, sonorità folk e richiami identitari legati alla Puglia.
Nel 2017 pubblica il primo singolo Il tempo che c’è, dando avvio a una produzione costante che negli anni successivi consolida la sua presenza nella scena musicale indipendente italiana. Un cammino artistico coerente, segnato da una crescente consapevolezza stilistica e da un’attenzione costante al racconto del territorio come elemento vivo e narrativo.
La discografia di Ignazio Deg: un percorso in singoli tra identità e contemporaneità
La discografia di Ignazio Deg si sviluppa prevalentemente attraverso una serie di singoli che, dal 2017 a oggi, raccontano l’evoluzione di un linguaggio musicale in continuo movimento. Ogni uscita rappresenta un tassello autonomo ma coerente di un percorso che intreccia pop, folk e suggestioni personali, mantenendo sempre centrale il rapporto con l’identità culturale di provenienza.
Dal debutto con Il tempo che c’è (2017), passando per brani come Presto, Voglia di T(h)e, Viento nel Viento, Estate Grande, Uguali e Come Sale, fino alle produzioni più recenti come Nuda in Ciabatte, Tutti di fretta, Chi non si arrende non perderà mai, DOMANI CHE NE SOO e Allucinante, la scrittura di Deg si è progressivamente affinata, alternando leggerezza, introspezione e attenzione al quotidiano.
Con Puglia Nuova e l’attuale Sulle scale di Ostuni, il percorso discografico approda a una fase di piena maturità artistica, in cui la musica diventa strumento di racconto territoriale e culturale. Non una semplice celebrazione delle radici, ma una rilettura contemporanea capace di dialogare con il presente, confermando Ignazio Deg come una voce riconoscibile e coerente nel panorama della musica indipendente italiana.




