Il navigatore palermitano partirà a dicembre verso Buenos Aires su uno Stingher 32 GT salentino, tra sfida oceanica e ricerca scientifica
BRINDISI – Oltre 7.000 miglia nautiche, tre continenti, l’Atlantico da attraversare e un gommone costruito nel cuore del Salento. La nuova sfida del navigatore oceanico Sergio Davì (si apre in una nuova scheda)partirà da Palermo per raggiungere Buenos Aires, in Argentina, a bordo di uno Stingher 32 GT di Italboats srl, lungo circa dieci metri. Un’impresa che mette insieme coraggio, tecnologia nautica e ricerca scientifica, ma che rappresenta anche una straordinaria opportunità per la cantieristica pugliese di dimostrare le proprie competenze su una delle rotte più impegnative del mondo.

Il progetto, denominato South America RIB Adventure, è stato presentato al Marina di Brindisi (si apre in una nuova scheda) nell’ultima giornata dello SNIM 2026 – Salone Nautico di Puglia (si apre in una nuova scheda), alla presenza di Giuseppe Meo, presidente dello SNIM, e Chiara Risolo, Account Manager di Italboats srl (si apre in una nuova scheda), l’azienda salentina che ha realizzato l’imbarcazione. La partenza è prevista a dicembre, con una navigazione articolata in circa quindici-diciassette tappe e una durata che dipenderà soprattutto dalle condizioni meteorologiche.

Sergio Davì, dal sogno del Giappone alla sfida argentina
La destinazione sudamericana nasce da un cambiamento di programma imposto dalla situazione geopolitica internazionale. Davì (si apre in una nuova scheda) aveva inizialmente progettato di raggiungere il Giappone attraverso il Mediterraneo, il Canale di Suez e l’Oceano Indiano. Le tensioni e i conflitti nell’area mediorientale hanno però reso impraticabile quel percorso.
Il navigatore aveva studiato persino una soluzione alternativa, con il trasporto del gommone via terra attraverso la penisola arabica, per evitare alcuni dei tratti marittimi più rischiosi. Anche questa possibilità è stata successivamente accantonata.
Ma per Davì l’Argentina rappresenta molto più di una destinazione alternativa.
«Ho aperto il mio cassetto dei sogni, dove ho tantissimi sogni», racconta il comandante, spiegando di aver recuperato un progetto che desiderava realizzare da tempo.
L’Argentina esercita su di lui un fascino particolare per il legame storico, culturale e umano con l’Italia. La presenza di una vasta comunità di origine italiana rende Buenos Aires una meta dal forte valore simbolico.
«La scelta dell’Argentina non è stata casuale, visto il rapporto tra il popolo italiano e quello argentino che, come è noto, è composto almeno per la metà da discendenti di nostri connazionali».
Un viaggio che, nelle intenzioni del navigatore, diventa così anche un ponte ideale tra due popoli uniti da generazioni di migrazioni, tradizioni e relazioni culturali.
Davì respinge però l’idea che la spedizione sudamericana sia soltanto un ripiego.
«Il fatto che lo facciamo con un gommone più piccolo, il fatto che è sicuramente un’impresa che sta venendo fuori dopo un fermo di più anni ed è un’impresa sudata per il semplice motivo che non è un piano B. Nella realtà è un piano super A, però molto molto molto sudato, che ancora ci stiamo sudando, perché tutti questi anni di preparazione sono stati molto duri. Quindi insomma non vedo l’ora di partire».

Da Palermo a Buenos Aires, le tappe della traversata
La South America RIB Adventure attraverserà il Mediterraneo, raggiungerà l’Atlantico attraverso Gibilterra e proseguirà verso il Sud America, fino alla capitale argentina.
Il percorso annunciato comprende Palermo, Palma di Maiorca, Gibilterra, Isole Canarie, Mindelo, Fernando de Noronha, Natal, Recife, Salvador, Porto Seguro, Rio de Janeiro, Santos, Itajaí, Montevideo e Buenos Aires.
Il numero definitivo delle soste potrà variare tra circa quattordici e diciotto, anche in funzione delle condizioni del mare e delle scelte operative del comandante. Alle Canarie, per esempio, Davì sta valutando se fermarsi sia a Lanzarote sia a Gran Canaria.
La partenza è prevista per dicembre. Durante la conferenza stampa dello SNIM è stata indicata una durata orientativa di tre mesi, mentre la documentazione tecnica diffusa da Suzuki contempla circa quattro mesi. Una differenza che riflette l’incertezza inevitabile di una spedizione oceanica, nella quale le condizioni meteorologiche possono imporre soste anche prolungate.
Uno dei momenti decisivi sarà la traversata di circa 1.300 miglia nautiche tra Mindelo, nell’arcipelago di Capo Verde, e Fernando de Noronha, al largo del Brasile.
Una navigazione di grande impegno, nella quale autonomia, consumi, affidabilità della propulsione e pianificazione meteorologica dovranno trovare un equilibrio estremamente preciso.

Le difficoltà dell’Atlantico e i venti del Sud America
Per un navigatore che ha già attraversato l’Atlantico e il Pacifico, la vera difficoltà non consiste soltanto nella distanza da percorrere.
Davì conosce già una parte della rotta, affrontata durante le precedenti spedizioni verso il Brasile. La novità più significativa sarà la prosecuzione lungo le coste sudamericane fino all’Argentina, dove i forti venti provenienti da sud-ovest possono rendere particolarmente complessa la navigazione.
Il comandante dovrà individuare i brevi intervalli di condizioni favorevoli per spostarsi da una tappa alla successiva.
Sono le cosiddette finestre meteorologiche che Davì, con una battuta efficace, preferisce chiamare «oblò», proprio per sottolinearne la durata spesso molto limitata.
«Le condizioni meteo saranno fondamentali per stabilire i tempi della traversata, anche se sono pronto ad affrontare anche condizioni difficili, così come è accaduto in altre traversate in cui non sono mancate le incognite».
È un aspetto che rende la missione molto diversa da una semplice navigazione costiera. La velocità del gommone, da sola, non garantisce il successo: occorre saper scegliere quando partire, quando fermarsi e quando rinunciare temporaneamente a proseguire.

Italboats, dal Salento all’oceano con lo Stingher 32 GT
La spedizione avrà un protagonista industriale pugliese: Italboats srl (si apre in una nuova scheda), azienda fondata nel 1986 dalla famiglia Risolo e attiva a Presicce, nel Salento.
Specializzata nella progettazione e costruzione di gommoni a carena rigida, Italboats ha sviluppato nel corso di quarant’anni di attività una produzione nautica caratterizzata dall’attenzione alle prestazioni delle carene, alla qualità costruttiva e alla personalizzazione degli allestimenti. La gamma Stingher rappresenta una delle espressioni della competenza tecnica e manifatturiera maturata dal cantiere salentino, che unisce esperienza artigianale e soluzioni progettuali destinate alla nautica da diporto.
Il cantiere ha messo a disposizione di Sergio Davì uno Stingher 32 GT, un gommone di circa dieci metri appositamente preparato per affrontare una navigazione di lunga durata.
L’imbarcazione sarà motorizzata con due fuoribordo Suzuki da 300 cavalli ciascuno, per una potenza complessiva di 600 cavalli. Ma nella preparazione del battello l’attenzione non si concentra esclusivamente sulla velocità.
Per una traversata oceanica diventano determinanti l’efficienza della carena, l’assetto, la distribuzione dei pesi, l’autonomia e la possibilità di trasportare il carburante necessario senza compromettere la sicurezza della navigazione.
È su questi aspetti che si è concentrato il lavoro del cantiere salentino.
Chiara Risolo, Account Manager di Italboats srl, spiega le caratteristiche dell’intervento: «Siamo molto contenti di questa traversata che Davì ha deciso di affrontare con il nostro gommone. Abbiamo dato il massimo per permettergli di avere quanto più spazio a bordo, a differenza, magari, delle altre traversate, applicando due serbatoi da circa 800-900 litri».

Il carico di carburante previsto per la missione è di 1.500 litri, una riserva che dovrà essere gestita attentamente in funzione delle diverse tratte, dei consumi e delle condizioni di navigazione.
Un contributo importante alla progettazione arriva anche dall’esperienza della famiglia Risolo, alla quale si deve lo sviluppo delle carene del cantiere. La possibilità di adattare il gommone alle esigenze di una missione tanto particolare è uno degli elementi che hanno orientato la scelta del navigatore.
Davì sottolinea il valore della collaborazione con il Salento, ricordando il legame che unisce la sua Sicilia alla Puglia.
«Assolutamente, mi permetto di dire Salentina, pugliese-Salentina e tutti sanno l’amore che ci unisce tra il Palermo e il Salento, no? Cioè nel senso che siamo fratelli di nome di fatto e anche dal stesso dialetto è molto simile e quindi per me anche in questo caso, diciamo, per me è veramente un grande piacere. Perché Italboats è un cantiere molto importante».
Per Italboats, la traversata rappresenterà quindi un’occasione per mettere alla prova le caratteristiche costruttive dello Stingher 32 GT in condizioni ben diverse da quelle del normale diporto nautico.
Il test da Palermo al Salento prima della partenza
La preparazione tecnica è già entrata nella fase operativa.
Davì ha raccontato di avere raggiunto il Salento via mare, partendo da Palermo e percorrendo circa 308 miglia nautiche senza soste. Una navigazione effettuata dalle 6.30 del mattino alle 17.30, anticipando l’arrivo di condizioni meteorologiche sfavorevoli legate allo scirocco.
Durante parte del percorso ha mantenuto una velocità media compresa tra 32 e 33 nodi, verificando il comportamento dello scafo e della motorizzazione.
Il navigatore ha spiegato di avere già provato l’imbarcazione durante l’estate e di averla successivamente riportata in cantiere per una revisione generale.
Sono stati controllati i serraggi di viti e bulloni, le plancette, i fissaggi dei motori e altri elementi dell’allestimento.
Un lavoro che può sembrare ordinaria manutenzione, ma che assume un’importanza decisiva quando un gommone deve affrontare migliaia di miglia di mare aperto.
Da Los Angeles a Buenos Aires, le imprese di Sergio Davì
La South America RIB Adventure arriva dopo oltre quindici anni di spedizioni nautiche che hanno portato Sergio Davì ad attraversare mari e oceani a bordo di gommoni.
Palermitano, skipper professionista e navigatore oceanico, Sergio Davì è presidente dell’associazione Ciuri Ciuri Mare, fondata nel 2010. La sua passione per il mare, coltivata fin dall’infanzia, si è trasformata in una lunga attività di esplorazione e organizzazione di spedizioni internazionali. Nel corso degli anni ha sviluppato un’esperienza specifica nelle traversate oceaniche su gommoni, affiancando all’attività sportiva la sperimentazione di tecnologie nautiche e la collaborazione con il mondo della ricerca scientifica.
Tra le esperienze più significative figurano la traversata verso Capo Nord del 2012, la spedizione da Palermo a Recife in Brasile nel 2017 e il viaggio verso New York del 2019, lungo una rotta settentrionale attraverso i mari del Nord.
La sua ultima grande impresa transoceanica completata è stata la Ocean to Ocean RIB Adventure, partita da Palermo nel dicembre 2021 e conclusa a Los Angeles il 23 maggio 2022.
Un viaggio attraverso l’Atlantico, il Canale di Panama e il Pacifico, terminato dopo 9.201,8 miglia nautiche effettive e 519 ore e 32 minuti di navigazione.
Quella traversata è stata affrontata a bordo di un gommone più grande rispetto allo Stingher 32 GT scelto per la nuova missione.
Il ritorno all’oceano con un mezzo di dimensioni inferiori costituisce dunque un’ulteriore sfida, anche dal punto di vista della gestione dello spazio, del carburante e delle dotazioni di bordo.

La ricerca sulle microplastiche insieme all’Università di Palermo
Il viaggio verso Buenos Aires non sarà soltanto un’impresa sportiva.
A bordo dello Stingher 32 GT saranno presenti strumenti per il campionamento delle acque, nell’ambito di una collaborazione scientifica che coinvolge l’Università degli Studi di Palermo e ATeN Center – Advanced Technologies Network Center.
L’obiettivo sarà monitorare la presenza di microplastiche e di altre sostanze inquinanti lungo un percorso che attraverserà aree marittime molto differenti.
La collaborazione tra Davì e i ricercatori palermitani ha già prodotto risultati significativi.
Durante le precedenti spedizioni sono stati raccolti campioni di acqua marina successivamente analizzati nei laboratori universitari. Una ricerca divulgata dall’Ateneo nel 2023 ha rilevato, in alcuni siti del Mediterraneo monitorati tra il 2019 e il 2022, un aumento superiore all’80% della concentrazione media di microplastiche lungo la rotta Palermo-Gibilterra.
La nuova missione permetterà di raccogliere ulteriori dati, contribuendo a migliorare la conoscenza dell’inquinamento marino.
È una delle caratteristiche più interessanti del progetto: utilizzare una navigazione estrema anche come opportunità per la ricerca scientifica, mettendo in relazione esplorazione, tecnologia e tutela degli ecosistemi.
Sergio Davì: «È la paura che ti porta a casa»
Dietro l’esperienza del navigatore oceanico emerge anche una preparazione psicologica particolarmente rigorosa.
Davì ha raccontato di lavorare con un coach e di organizzare mentalmente ogni impresa attraverso tre momenti: lo studio, l’esperienza concreta e il confronto tra quanto aveva immaginato e quanto realmente accaduto.
«Io studio le mie avventure, abitualmente in tre fasi. Le studio, poi le vivo e poi faccio le differenze. Tra quello che ho studiato, nel senso ho immaginato e quello che ho vissuto, poi alla fine mi rendo conto che le differenze sono veramente poche. Questo significa che, insomma, ho cercato di fare un buon lavoro».
Per lui la preparazione mentale è persino più importante della resistenza fisica.
Ma alla domanda su cosa possa ancora spaventarlo, non costruisce l’immagine del navigatore invincibile.
«A me spaventa tutto. Nel senso che io sono convinto, che molti sono convinti, diciamo che questo qui non ha paura. Invece non è esattamente così. È la paura che ti porta a casa. La paura è quel sistema di allarme che ti consente, in qualche modo, di non fare sciocchezza. Cioè di conoscere i tuoi limiti, di non oltrepassarli».
È forse la lezione più importante di un uomo abituato a confrontarsi con distanze oceaniche e condizioni meteorologiche imprevedibili: conoscere il mare significa innanzitutto rispettarlo.
«Noi siamo soltanto ospiti. E quindi come tali ci dobbiamo comportare bene, no?».

Giuseppe Meo: «Due motivi d’orgoglio per lo SNIM 2026»
La presentazione della spedizione ha assunto un significato particolare anche per il Salone Nautico di Puglia.
Per il presidente Giuseppe Meo, la presenza di Sergio Davì e di un’azienda salentina protagonista del progetto rappresenta una sintesi concreta del lavoro svolto durante la ventiduesima edizione dello SNIM.
«Io credo che chiudiamo questa edizione 2026 del Salone nel miglior modo possibile. In questo caso sono due motivi d’orgoglio. Uno, avere Sergio Davì con noi qui allo SNIM 2026, che presenterà questa sfida, che io mi auguro, insomma, andrà assolutamente a buon fine. E poi l’eccellenza di un’azienda pugliese, peraltro associata del nostro consorzio nautico, a dimostrazione del fatto che noi abbiamo operatori veramente che, insomma, hanno fatto dell’eccellenza, il loro canovaccio migliore per la nostra Puglia».
Meo ha ricordato come Italboats srl rappresenti una realtà significativa del comparto nautico regionale e come la sua partecipazione a un progetto internazionale confermi il potenziale produttivo delle imprese pugliesi.
La presenza allo SNIM del navigatore, dell’imbarcazione e dei rappresentanti del cantiere ha così trasformato l’ultima giornata del Salone in un’occasione per raccontare la nautica anche attraverso la capacità manifatturiera del territorio.
Il percorso che attende Davì potrà fornire un riscontro concreto sull’affidabilità delle soluzioni tecniche sviluppate in Salento, dando visibilità internazionale a competenze che appartengono alla filiera nautica pugliese.

L’oceano, il coraggio e quel caffè irrinunciabile
La partenza di dicembre aprirà una nuova pagina nella storia delle imprese nautiche di Sergio Davì.
Da Palermo a Buenos Aires, passando per l’Atlantico e lungo le coste del Brasile e dell’Uruguay, il navigatore porterà con sé l’esperienza accumulata nelle precedenti traversate, il contributo tecnologico dei partner e il lavoro di un cantiere del Salento.
Davanti avrà il mare aperto, le condizioni meteorologiche da interpretare e un percorso ancora tutto da compiere.
E accanto agli strumenti di navigazione, alle dotazioni di sicurezza e alle attrezzature scientifiche, ci sarà spazio anche per qualcosa di molto più semplice.
Alla domanda su quale oggetto non possa assolutamente mancare a bordo del suo gommone, Davì risponde senza esitazione: «Il caffè».
Un piccolo rito quotidiano destinato ad accompagnare un’impresa che, dopo essere stata raccontata allo SNIM 2026 di Brindisi, proverà a unire la Sicilia, il Salento e l’Argentina attraverso oltre 7.000 miglia di oceano.




