Dal 23 luglio la House of Lucie riunisce realismo e sperimentazione off-camera in una mostra che attraversa oltre settant’anni di ricerca
di Antonio Portolano

La fotografia può raccontare un volto incontrato per strada oppure nascere senza macchina fotografica, dall’acqua, dal calore e dalle reazioni chimiche sulla carta sensibile. In questa distanza apparente si sviluppa l’intera ricerca di Nino Migliori, protagonista a Ostuni della mostra «Geografie umane e astrazioni cosmiche», aperta dal 23 luglio al 30 agosto 2026 negli spazi della House of Lucie Ostuni.
Il maestro bolognese, nato nel 1926 e prossimo ai cent’anni, sarà presente al vernissage di giovedì 23 luglio alle 19. L’esposizione, appuntamento conclusivo di OFF – Ostuni Foto Festival, attraversa più di settant’anni di lavoro mettendo in relazione le immagini dedicate alla vita quotidiana con gli esperimenti nei quali la fotografia diventa materia, gesto e trasformazione.

Due ricerche, un solo modo di guardare
Il punto centrale della mostra è proprio il dialogo tra due anime che, nel lavoro di Migliori, non sono mai state realmente separate. Da una parte compaiono gli sguardi raccolti nelle strade, le figure immerse nell’ombra, le scene osservate attraverso i vetri di una trattoria e le geometrie degli edifici ripresi dall’alto. Dall’altra emergono immagini senza un referente riconoscibile, simili a galassie, organismi microscopici o territori ancora inesplorati.
Non si tratta del passaggio dal documento all’astrazione, ma di un’unica interrogazione sul visibile. Nell’universo di Nino Migliori la vita quotidiana, un muro segnato dal tempo e una reazione chimica possiedono la stessa capacità di produrre immagini inattese. La fotografia non si limita a registrare ciò che si trova davanti all’obiettivo: diventa uno strumento per scoprire quanto lo sguardo ordinario non riesce ancora a vedere.

Dal dopoguerra alle avanguardie fotografiche
Nato a Bologna con il nome di Antonio Migliori, l’autore comincia a fotografare nel 1948. Fin dall’inizio affianca alla rappresentazione realista un’intensa sperimentazione sui materiali, sviluppando un percorso che la Fondazione Nino Migliori colloca tra le esperienze più avanzate dell’Informale europeo.

Le serie «Gente dell’Emilia», «Gente del Sud», «Gente del Nord» e «Gente del Delta» restituiscono il volto di un’Italia appena uscita dalla guerra. Non cercano la retorica del grande avvenimento, ma osservano persone, lavori, periferie e gesti minimi: frammenti di esistenza nei quali la storia collettiva diventa esperienza individuale.
Negli stessi anni Migliori avvia «Muri», ricerca proseguita fino agli anni Settanta, e il lavoro sui manifesti strappati. Le superfici urbane diventano archivi involontari: conservano impronte, cancellazioni, scritte e lacerazioni, trasformando la città in una materia da leggere. Parallelamente, il fotografo frequenta a Venezia il salotto di Peggy Guggenheim insieme ad artisti come Tancredi Parmeggiani ed Emilio Vedova, trovando nel confronto con le arti visive un terreno favorevole alla propria autonomia di ricerca.

Quando l’immagine nasce senza obiettivo
La parte più radicale della mostra di Ostuni è dedicata alle pratiche off-camera. Nei pirogrammi, nelle ossidazioni e negli idrogrammi, Migliori mette da parte l’apparecchio fotografico e interviene direttamente sulla materia sensibile. Calore, acqua, tempo e processi chimici partecipano alla formazione dell’immagine.
Il risultato non è affidato completamente al caso. Migliori introduce quello che la sua biografia ufficiale definisce il «ruolo cosciente del caso»: l’artista progetta il processo, ne stabilisce le condizioni e accetta che la materia produca variazioni non interamente prevedibili. L’opera nasce quindi dall’incontro tra controllo e incidente, intenzione e trasformazione.
Accanto alle tecniche presenti in mostra, la sua ricerca comprende cellogrammi, lucigrammi, fotogrammi, foro stenopeico e cliché-verre. Il fotografo recupera procedimenti appartenenti alla storia dell’immagine e ne inventa di nuovi, contestando l’idea che la fotografia sia soltanto una riproduzione meccanica della realtà. La carta non è un supporto passivo: reagisce, conserva il tempo e registra la presenza fisica dell’autore.



Le città dall’alto anticipano uno sguardo contemporaneo
Un altro nucleo dell’esposizione riguarda le vedute urbane dall’alto. Palazzi, strade, luci e ombre perdono la loro funzione consueta e si trasformano in composizioni grafiche. Sono immagini che sembrano anticipare la familiarità contemporanea con mappe digitali e visioni satellitari, ma conservano un elemento profondamente umano: la città rimane un organismo attraversato da presenze, assenze e memorie.
Queste fotografie chiariscono perché il titolo «Geografie umane e astrazioni cosmiche» non rappresenti una semplice contrapposizione. Le geografie di Migliori possono trovarsi in un quartiere del dopoguerra, sulle pareti di un edificio oppure dentro una goccia d’acqua. Cambia la scala, non cambia la domanda: in quale momento una traccia diventa immagine e un’immagine comincia a raccontare?

Una ricerca costruita contro la ripetizione
La continuità dell’opera di Migliori non coincide con la fedeltà a uno stile. Al contrario, il suo percorso è caratterizzato dalla necessità di evitare la ripetizione. Negli anni ha lavorato con Polaroid manipolate, elaborazioni digitali, strumenti costruiti appositamente e dispositivi non convenzionali. Ha inoltre sviluppato un’intensa attività didattica, progettando laboratori dedicati alle possibilità linguistiche della fotografia e agli esperimenti senza macchina.
Dal 2006 porta avanti anche la serie «Lumen», realizzata illuminando opere e monumenti a lume di candela. È un ulteriore capitolo della stessa indagine: ridurre la luce, sottrarre visibilità e costringere l’occhio a riscoprire ciò che credeva di conoscere. Nel 2018 la Maison Européenne de la Photographie gli ha dedicato una personale, mentre il Comune di Bologna gli ha conferito il Nettuno d’oro, massima onorificenza cittadina.

La coda di OFF porta la fotografia oltre il festival
La mostra arriva come appuntamento conclusivo di OFF – Ostuni Foto Festival, la manifestazione internazionale promossa nel giugno 2026 con esposizioni, incontri e attività diffuse nella città. La scelta di prolungare il programma con Migliori assegna alla rassegna una coda capace di collegare il presente della fotografia con uno dei percorsi più longevi e sperimentali del Novecento italiano.
La House of Lucie Ostuni, sede dell’esposizione, è uno spazio dedicato ai maestri della fotografia, agli autori premiati dai Lucie Awards e ai talenti italiani e internazionali. In questo contesto, «Geografie umane e astrazioni cosmiche» non assume il carattere di una celebrazione conclusiva: mostra piuttosto l’attualità di un autore che continua a considerare ogni tecnica come una possibilità aperta.
In un’epoca nella quale miliardi di immagini vengono prodotte e consumate rapidamente, il lavoro di Migliori riporta l’attenzione sul tempo necessario perché una fotografia accada. Talvolta basta uno sguardo sulla strada; altre volte occorrono acqua, fuoco, chimica e attesa. In entrambi i casi, l’immagine non è un risultato automatico, ma una scoperta.

Informazioni pratiche
«Geografie umane e astrazioni cosmiche»
Artista: Nino Migliori
Sede: House of Lucie Ostuni, Corso Giuseppe Garibaldi 164, Ostuni
Periodo: 23 luglio-30 agosto 2026
Vernissage: giovedì 23 luglio, ore 19, alla presenza di Nino Migliori
Orari: mercoledì-sabato, 19-22; domenica, 10-13





