Luce da Gaza, ventuno sguardi che attraversano il dolore

Ostuni, House of Lucie_ Foto Ida Santoro

Alla House of Lucie 21 fotoreporter raccontano la vita sotto assedio a Gaza. L’intervista a Hossein Farmani spiega la visione del progetto

di Ida Santoro

OSTUNI – Si respira un bel fermento negli eventi ospitati dalla House of Lucie di Ostuni, dove è stata inaugurata domenica, 19 ottobre, Eyes in Gaza, la collettiva itinerante di 21 fotoreporter palestinesi, tra i vincitori del Lucie Impact Award 2023.

La mostra è un nuovo progetto della Lucie Foundation, curato da Alice Dison e Theo Carol, con la direzione artistica del presidente della Fondazione, Hossein Farmani, e la visione di Leonardo Petraroli, direttore della galleria di Ostuni.

Immagini che feriscono e uniscono

La collettiva viene proposta oggi, in un momento in cui il conflitto tra Israele e Palestina è più attuale e cruento che mai.
Cinquanta immagini raccontano scene di vita quotidiana che, senza «atterrire» lo sguardo, accorciano le distanze tra l’osservatore e chi vive una maledetta guerra ogni giorno.

Avvicinano ma feriscono, sì, anche i sorrisi dei bambini che giocano tra le macerie.
L’installazione di un filo spinato sul soffitto ha reso ancora più significativa l’intera esposizione, un gesto simbolico che traduce visivamente la tensione e la prigionia.

Ventuno sguardi, una sola voce

I protagonisti di questa mostra sono ventuno fotografi che vivono e lavorano nella Striscia di Gaza: Dawoud AboAlkas, Samar Abu Elouf, AbdelHakeem Abu Riash, Mohammed Al Masri, Saher Alghorra, Loay Ayyoub, Motaz Azaiza, Mohammed Baba, Mahmoud Bassam, Mohammed Dahman, Majdi Fathi, Mahmud Hams, Ahmad Hasaballah, Mohammed Jadallah Salem, Suhail Nassar, Haitham Nuralden, Yasser Qudih, Mohammed Talatene, Bashar Taleb, Mohammed Zaanoun, Ahmed Zakot e Abed Zagout.

Ognuno di loro rischia la vita per documentare il presente.
Abed Zagout, ad esempio, trasforma la devastazione in linguaggio poetico, mostrando la forza del quotidiano che resiste.
Loay Ayyoub, collaboratore del Washington Post, dà voce alla realtà palestinese con empatia e rigore.
Motaz Azaiza ha raggiunto milioni di persone attraverso i suoi scatti sui social, diventando un simbolo della testimonianza visiva di questa generazione.
Samar Abu Elouf racconta la condizione femminile e la maternità sotto assedio.

Ogni nome è una lente diversa, un tono di voce, un battito che si unisce agli altri per formare un unico racconto collettivo: quello di un popolo che non smette di mostrarsi, anche quando il mondo chiude gli occhi.

Un luogo di incontro e riflessione

La House of Lucie di Ostuni, divenuta un punto di riferimento per eventi fotografici e altre arti collegate, è una delle otto gallerie internazionali della Lucie Foundation, con sedi a Los Angeles, Budapest, Ko Samui, Atene e in altre città del mondo.

Nella House si incontrano persone comuni e rappresentanti istituzionali, fotografi e artisti, in un’atmosfera che favorisce il confronto e la comunicazione.
Questo grazie alle proposte vincenti della Lucie Foundation e all’organizzazione e all’accoglienza di Leonardo Petraroli, che ha trasformato la sede pugliese in un crocevia di luce e umanità.

La voce di Hossein Farmani

Nel servizio, Hossein Farmani racconta il perché di questa mostra e quali sono gli intenti della Fondazione.
Le sue parole sottolineano la missione umanitaria e poetica della Lucie Foundation, che da Los Angeles promuove la fotografia come linguaggio universale capace di attraversare confini e censura, trasformando la cronaca in memoria collettiva.

«La fotografia non è solo arte — è testimonianza», afferma Farmani. «Con Eyes in Gaza vogliamo dare voce a chi vive il conflitto ogni giorno, offrendo al mondo uno sguardo che non si può ignorare».

Quando la fotografia diventa coscienza

Attraverso la selezione dei vincitori del Lucie Impact Award 2023, la Fondazione riconosce il valore di chi trasforma la visione in consapevolezza.
Le fotografie in mostra non cercano la bellezza, ma la verità.
E proprio per questo la trovano, portando il visitatore a confrontarsi con l’essenza stessa dell’umano.

Informazioni per il pubblico

È possibile visitare Eyes in Gaza fino al 16 novembre, in corso Giuseppe Garibaldi 164, Ostuni.
Orari di apertura: dal mercoledì al sabato, 18–21, e domenica, 10–13.