Eyes in Gaza, la forza delle immagini vive. A Ostuni

House of Lucie Ostuni presenta la mostra Eyes in Gaza

Lucie Foundation, con Alice Dison, Theo Carol e Hossein Farmani, presenta Eyes in Gaza: 22 sguardi che raccontano vita e resistenza a Gaza

di Antonio Portolano

OSTUNI – Ci sono mostre che si guardano. E poi ci sono mostre che ti guardano dentro.
Eyes in Gaza appartiene a questa seconda categoria: un’esperienza visiva e umana che scava, ferisce e accende.

La Lucie Foundation, istituzione americana che da anni celebra l’eccellenza fotografica mondiale, presenta a House of Lucie Ostuni – dal 19 ottobre al 16 novembre con apertura domani alle 19 – una mostra che scuote e commuove, curata da Alice Dison e Theo Carol, sotto la direzione artistica di Hossein Farmani.
Ventidue fotoreporter della Striscia di Gaza, armati solo delle loro macchine fotografiche, raccontano con verità e potenza la vita quotidiana nel cuore di uno dei conflitti più lunghi e complessi della storia moderna.

Un racconto collettivo fatto di luce e sopravvivenza

Eyes in Gaza nasce come progetto espositivo della Lucie Foundation, presentando una selezione dei vincitori del Lucie Impact Award 2023.
Per la prima volta nella storia del premio — istituito nel 2018 per riconoscere i contributi fotografici di maggior impatto — l’onorificenza non è stata assegnata a un singolo autore, ma a un intero gruppo di fotoreporter che operano a Gaza, trasformando la cronaca in testimonianza collettiva.

Ogni immagine esposta è un frammento di questa narrazione più ampia: un battito visivo dentro la storia.
C’è chi ritrae il silenzio dopo un bombardamento, chi segue la fuga dei bambini verso la sabbia, chi racconta la dignità di una madre che prepara il pane tra le macerie.
Sono scatti che non cercano la bellezza, ma la verità. E proprio per questo la trovano.

In un’epoca in cui i social media hanno reso ogni fotografo anche un reporter in tempo reale, Eyes in Gaza dimostra che la fotografia contemporanea è diventata un linguaggio di resistenza, capace di attraversare confini, oscuramenti e censure.
Su Instagram, ogni immagine diventa un atto di testimonianza immediata, condivisa, impossibile da ignorare.

Ventidue sguardi, una sola voce

I protagonisti di questa mostra sono ventidue fotografi che vivono e lavorano nella Striscia di Gaza: Dawoud AboAlkas, Samar Abu Elouf, AbdelHakeem Abu Riash, Mohammed Al Masri, Saher Alghorra, Loay Ayyoub, Motaz Azaiza, Mohammed Baba, Mahmoud Bassam, Mohammed Dahman, Majdi Fathi, Mahmud Hams, Ahmad Hasaballah, Mohammed Jadallah Salem, Suhail Nassar, Haitham Nuralden, Yasser Qudih, Mohammed Talatene, Bashar Taleb, Mohammed Zaanoun, Ahmed Zakot e Abed Zagout.

Ognuno di loro rischia la vita per documentare il presente.
Abed Zagout, ad esempio, trasforma la devastazione in linguaggio poetico, mostrando la forza del quotidiano che resiste.
Loay Ayyoub, collaboratore del Washington Post, dà voce alla realtà palestinese con empatia e rigore.
Motaz Azaiza ha raggiunto milioni di persone attraverso i suoi scatti sui social, diventando un simbolo della testimonianza visiva di questa generazione.
Samar Abu Elouf racconta la condizione femminile e la maternità sotto assedio.

Ogni nome è una lente diversa, un tono di voce, un battito che si unisce agli altri per formare un unico racconto collettivo: quello di un popolo che non smette di mostrarsi, anche quando il mondo chiude gli occhi.

La Lucie Foundation: quando la fotografia cambia il mondo

Fondata a Los Angeles, la Lucie Foundation è una delle istituzioni più influenti nel panorama internazionale della fotografia contemporanea.
Promuove e celebra la potenza delle immagini come strumento di cambiamento sociale, assegnando ogni anno anche il Lucie Impact Award a chi riesce a trasformare la visione in consapevolezza.

Tra i vincitori delle passate edizioni figurano John Moore, Tyler Hicks, Malike Sidibe, Fabio Bucciarelli, Paul Ratje e Lynsey Addario — autori che hanno ridefinito il fotogiornalismo mondiale.
Con Eyes in Gaza, la fondazione riconosce per la prima volta il valore di un collettivo di testimoni, un gesto che segna un passaggio storico nella cultura visiva del XXI secolo.

Sotto la curatela di Alice Dison e Theo Carol, il progetto si afferma come un atto umanitario e poetico insieme.
«Ogni immagine è un frammento di verità», afferma Dison. «Il compito del fotografo è fermare il tempo e mostrarci l’essenza dell’umano».

House of Lucie Ostuni: la luce del Sud incontra quella di Gaza

La mostra approda in Italia grazie a Hossein Farmani (presidente della Lucy Fondation) e alla visione di Leonardo Petraroli, direttore artistico di House of Lucie Ostuni, sede europea del network mondiale che include anche Los Angeles, Budapest, Ko Samui (Thailandia), Atene e tante altre.
La sede pugliese è un polo di dialogo tra fotografia d’autore, cultura mediterranea e impegno civile.

Con Eyes in Gaza, Petraroli porta nel cuore della Puglia uno dei progetti più intensi mai prodotti dalla Lucie Foundation, trasformando Ostuni in un luogo di riflessione globale.
Qui la luce del Sud incontra quella del Medio Oriente, fondendo due geografie emotive in un’unica verità: l’umanità che resiste.

Non perdere Eyes in Gaza

Visitare Eyes in Gaza significa attraversare la distanza che separa l’informazione dalla compassione.
Significa vedere con gli occhi di chi non può distogliere lo sguardo.
Ogni fotografia è un frammento di una storia più grande, una finestra aperta sull’essere umano, un atto d’amore verso la verità.

Non è solo una mostra.
È un richiamo a restare testimoni.
Da Ostuni, una luce attraversa il mondo.