Coldiretti Puglia lancia l’allarme: rincari fino al 40% su energia e mangimi, prezzo del latte sotto i costi e stalle a rischio chiusura
di Antonio Portolano
Il settore lattiero-caseario pugliese affronta una fase critica: l’aumento fino al 40% dei costi energetici e dei fattori di produzione, legato anche alle tensioni geopolitiche in Iran, sta comprimendo i margini delle aziende zootecniche. In Puglia, dove il prezzo del latte alla stalla resta inferiore ai costi di produzione, cresce il rischio di chiusura delle imprese. Il tema è stato al centro dell’incontro tra Coldiretti Puglia e l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli, con l’obiettivo di individuare misure urgenti per la tenuta del comparto.
Il quadro del settore lattiero-caseario
Il comparto lattiero-caseario italiano si trova in una fase di forte instabilità, influenzata dall’aumento dei prezzi delle materie prime agricole e dell’energia. Le tensioni internazionali, in particolare in Medio Oriente, stanno generando rincari su carburanti, fertilizzanti e mangimi, incidendo direttamente sulla struttura dei costi delle aziende agricole.
Nel Mezzogiorno, e in particolare in Puglia, queste dinamiche risultano più accentuate. La dimensione media ridotta delle aziende, la maggiore incidenza dei costi di alimentazione animale e la dipendenza da input esterni rendono il sistema produttivo più vulnerabile rispetto ad altre aree del Paese.

Prezzi del latte e sostenibilità economica
L’accordo nazionale siglato nel Nord Italia prevede un prezzo di riferimento di 0,47 euro al litro, con una maggiorazione per le regioni del Sud e ulteriori premi legati alla qualità e all’Iva. L’intesa include anche il ritiro delle disdette contrattuali e un meccanismo che lega il pagamento delle eccedenze al prezzo del latte spot, con controlli affidati all’Icqrf.
Nonostante questi elementi, il prezzo riconosciuto agli allevatori pugliesi resta insufficiente. Secondo le stime di Coldiretti Puglia, per coprire i costi e garantire una marginalità minima, il prezzo dovrebbe attestarsi tra 0,58 e 0,59 euro al litro.
Il divario tra costi e ricavi si traduce in una pressione crescente sui bilanci aziendali, aggravata dagli aumenti legati alla guerra in Iran che incidono su energia, carburanti, mangimi e fertilizzanti.
Struttura della filiera e squilibri
Le aziende zootecniche pugliesi operano in una filiera caratterizzata da forti asimmetrie. Mentre i costi di produzione crescono rapidamente, il prezzo del latte alla stalla fatica ad adeguarsi, comprimendo i margini degli allevatori.
Secondo gli operatori del settore, esistono spazi di redistribuzione del valore lungo la filiera che potrebbero consentire una maggiore equità senza impatti negativi sui consumatori finali. Tuttavia, la mancanza di contratti pienamente trasparenti e la presenza di pratiche sleali continuano a rappresentare un elemento critico.
Il confronto istituzionale e le richieste
Nel corso dell’incontro con la Regione, Coldiretti Puglia ha ribadito la necessità di interventi strutturali per garantire prezzi equi e rafforzare il sistema contrattuale.
«La guerra in Iran – ha dichiarato Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia – sta provocando aumenti fino al 40% dei costi energetici e dei fattori di produzione agricola con rincari su energia, carburanti, mangimi e fertilizzanti che mettono sotto pressione le aziende zootecniche già fragili e si riflettono direttamente sul prezzo del latte in stalla dove le spese operative crescono più del riconoscimento agli allevatori rendendo sempre più difficile coprire i costi reali delle stalle pugliesi».
«La conseguenza di questa pressione sui costi è una progressiva erosione del tessuto produttivo – dal 2020 al 30 giugno 2025 in Puglia hanno chiuso 209 stalle di bovini da latte. Il prezzo del latte non può scendere sotto i costi di produzione – mentre lungo la filiera esistono margini che possono essere redistribuiti per garantire un giusto reddito agli allevatori senza penalizzare i consumatori. Il riconoscimento di un prezzo equo è fondamentale per garantire la sopravvivenza delle stalle pugliesi e la continuità produttiva del comparto. Gli elementi introdotti dall’accordo rappresentano un primo passo, ma è necessario rafforzare il sistema dei contratti, rendere strutturali le tutele per gli allevatori e contrastare con decisione le pratiche sleali che comprimono i margini delle imprese».

Effetti sulla produzione e sul territorio
La pressione economica sul comparto sta già producendo effetti concreti. Tra il 2020 e il 30 giugno 2025 in Puglia hanno cessato l’attività 209 stalle di bovini da latte, segnale di una riduzione progressiva della capacità produttiva regionale.
Questo fenomeno ha implicazioni rilevanti non solo per il settore agricolo, ma anche per l’intero sistema agroalimentare locale. La contrazione della produzione incide sull’occupazione, sull’indotto e sulla valorizzazione delle produzioni tipiche.
Dinamiche competitive e posizionamento del settore
Il settore lattiero-caseario pugliese si trova oggi a competere in un contesto nazionale ed europeo sempre più complesso. La capacità di mantenere competitività dipende da fattori quali l’efficienza produttiva, l’innovazione tecnologica e la valorizzazione della qualità.
Tuttavia, senza un adeguato riconoscimento economico alla produzione primaria, diventa difficile sostenere investimenti e strategie di sviluppo. In questo scenario, il rafforzamento delle relazioni di filiera e l’introduzione di strumenti contrattuali più equilibrati rappresentano leve strategiche fondamentali.
Prospettive del comparto lattiero-caseario
Nel medio periodo, l’evoluzione del settore dipenderà dall’andamento dei costi energetici, dalla stabilità dei mercati internazionali e dalle politiche di sostegno al comparto agricolo.
Senza interventi mirati, il rischio è una ulteriore riduzione del numero di stalle e una crescente dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di latte. Al contrario, politiche orientate alla sostenibilità economica e alla redistribuzione del valore lungo la filiera potrebbero rafforzare la resilienza del sistema.
Garantire un giusto reddito agli allevatori emerge quindi come una priorità strategica non solo per la Puglia, ma per l’intero comparto agroalimentare italiano, in un contesto in cui il prezzo del latte rappresenta un indicatore chiave della tenuta economica della filiera.




