Firmata la cessione per 5 milioni: Euroapi sosterrà il rilancio con 60 milioni in due anni. Tutelati circa 200 addetti e l’indotto locale
di Antonio Portolano
La firma apre una prospettiva industriale nuova per lo stabilimento EUROAPI di Brindisi. La multinazionale francese ha raggiunto l’accordo per cedere a Huvepharma EOOD il 100% di EUROAPI Italy S.r.l., la società che gestisce il sito farmaceutico brindisino.
La notizia era contenuta in poche righe del comunicato sui risultati semestrali diffuso da EUROAPI nella serata di mercoledì 29 luglio. Dietro quella comunicazione finanziaria c’è però un passaggio decisivo per l’economia del territorio.
L’operazione evita che la crisi si trasformi nella chiusura di uno stabilimento tecnologicamente avanzato. Offre continuità a circa 200 lavoratori diretti. Protegge un indotto stimato in altre 200 unità. Soprattutto, conserva a Brindisi una filiera industriale ad alta specializzazione, una cultura produttiva costruita in decenni di attività e un patrimonio di competenze che sarebbe difficile ricostruire dopo una dismissione.
Il prezzo attribuito all’attività industriale è di 5 milioni di euro. Ma il vero peso economico dell’accordo è un altro: Huvepharma EOOD sosterrà il sito con 60 milioni di euro nei prossimi due anni, destinati alla continuità produttiva, agli investimenti e alla trasformazione dello stabilimento.
La cessione dovrà chiudersi entro la fine del 2026
L’accordo sottoscritto è uno Share Purchase Agreement, cioè un contratto per il trasferimento delle quote societarie. Huvepharma EOOD acquisirà l’intero capitale di EUROAPI Italy S.r.l. e, attraverso la società, il controllo dello stabilimento di Brindisi.
Il passaggio non è ancora materialmente completato. Il closing, vale a dire il momento nel quale la vendita diventerà efficace sotto il profilo legale e finanziario, è previsto entro la fine del 2026.
Fino a quella data dovranno essere completati gli adempimenti richiesti, verificati i conti finali e definite le eventuali rettifiche economiche. Solo allora lo stabilimento entrerà formalmente nel perimetro di Huvepharma.

I vertici delle multinazionali a Confindustria Brindisi
Dopo la firma, la formalizzazione dell’intesa è stata comunicata nella sede di Confindustria Brindisi ai rappresentanti dell’associazione industriale, alle organizzazioni sindacali e alle rappresentanze dei lavoratori.
All’incontro hanno partecipato David Seignolle, amministratore delegato di EUROAPI, e Kiril Domuschiev, presidente e amministratore delegato di Huvepharma EOOD. David Seignolle guida il gruppo francese dal dicembre 2024, dopo aver ricoperto l’incarico di direttore operativo.
Per le organizzazioni sindacali erano presenti Antonio Frattini, segretario generale della Filctem Cgil Puglia, Marcello De Marco della Femca Cisl Brindisi-Taranto e Carlo Perrucci, segretario generale della Uiltec Puglia. Al confronto hanno partecipato anche le RSU dello stabilimento EUROAPI di Brindisi.
La presenza contemporanea dei massimi vertici delle due multinazionali, di Confindustria Brindisi e dei sindacati segna il passaggio dalla trattativa alla fase operativa. Non si parla più soltanto di una manifestazione di interesse o di una verifica preliminare. Esiste un accordo firmato, con valori economici, tempi e impegni finanziari definiti.
Cosa significa il prezzo di 5 milioni
Huvepharma acquisirà il 100% di EUROAPI Italy S.r.l. per un enterprise value di 5 milioni di euro.
L’enterprise value, o valore d’impresa, non corrisponde semplicemente alla somma che il venditore incasserà. Indica il valore attribuito all’attività operativa nel suo complesso, indipendentemente da come questa sia finanziata attraverso debiti o mezzi propri.
Il prezzo definitivo potrà quindi essere corretto dopo il completamento dell’operazione. Le rettifiche terranno conto del capitale circolante e dei conti di chiusura. In termini semplici, saranno verificati elementi come magazzino, crediti verso i clienti, debiti verso i fornitori e altre poste presenti alla data del trasferimento.
I 5 milioni fotografano il valore attuale di un sito che negli ultimi esercizi ha prodotto perdite rilevanti. Non rappresentano però l’intero impegno economico dell’operazione.

Sessanta milioni per attività, impianti e trasformazione
Il dato centrale dell’accordo è rappresentato dai 60 milioni di euro che Huvepharma EOOD metterà a disposizione dello stabilimento durante i due anni successivi al perfezionamento della vendita.
Il 33%, quasi 20 milioni, sarà versato al closing. La parte restante sarà distribuita nei due anni successivi.
Le risorse avranno tre destinazioni principali:
- sostenere il funzionamento operativo dello stabilimento;
- finanziare il Capex, cioè le spese per impianti, tecnologie, macchinari e altri beni industriali durevoli;
- accompagnare le iniziative di trasformazione e rilancio del sito.
Non tutti i 60 milioni saranno quindi investimenti materiali. Una parte servirà a garantire la continuità produttiva durante la transizione. Un’altra sarà utilizzata per adeguare gli impianti, sviluppare nuove lavorazioni e rendere lo stabilimento più competitivo.
Il pacchetto di sostegno è dodici volte superiore al valore d’impresa riconosciuto per la società. È questo il rapporto che spiega meglio la natura dell’intesa. Il prezzo riguarda il trasferimento della proprietà. I 60 milioni riguardano la possibilità concreta di mantenere in funzione e rilanciare l’impianto.
I conti mostrano la dimensione della sfida
Nel 2025 lo stabilimento EUROAPI di Brindisi ha generato ricavi netti per circa 38,4 milioni di euro. Il 65% delle vendite era collegato a Sanofi. L’EBITDA core è stato negativo per 22,1 milioni.
L’EBITDA core misura, in modo semplificato, la capacità dell’attività industriale ordinaria di produrre margini prima di interessi, imposte, ammortamenti e componenti eccezionali. Un risultato negativo indica quindi che i ricavi generati dal sito non sono stati sufficienti a coprire i costi della gestione operativa ordinaria.
Nel primo semestre 2026 i ricavi sono scesi a 12 milioni di euro e l’EBITDA core è rimasto negativo per 11 milioni. La vendita ha inoltre prodotto nei conti di EUROAPI una svalutazione di 35,7 milioni, cioè una riduzione contabile del valore attribuito allo stabilimento.
Questi numeri spiegano perché non basta sostituire il proprietario. Il nuovo piano dovrà aumentare i volumi produttivi. Dovrà acquisire nuovi clienti e ridurre la dipendenza dalle commesse di Sanofi. Dovrà distribuire i costi fissi su una produzione più ampia e trovare per Brindisi una funzione precisa nella rete internazionale di Huvepharma.
I 60 milioni offrono tempo, liquidità e capacità di investimento. Il rilancio dipenderà però dall’arrivo di prodotti, contratti e lavorazioni capaci di rendere sostenibile il sito anche dopo la conclusione del periodo transitorio.

Circa 400 posti tra fabbrica e indotto
Il primo risultato dell’intesa riguarda il lavoro. Lo stabilimento occupa circa 200 dipendenti diretti e alimenta un indotto stimato in altre 200 unità.
Attorno alla fabbrica operano imprese di manutenzione, servizi industriali, logistica, trasporti, sicurezza, pulizia tecnica e forniture specialistiche. La perdita del sito non avrebbe quindi prodotto conseguenze soltanto sui dipendenti di EUROAPI Italy. Avrebbe investito una parte più ampia del sistema economico brindisino.
Il valore occupazionale è soltanto una componente della posta in gioco. Un impianto farmaceutico avanzato concentra competenze scientifiche, tecniche e organizzative che richiedono anni per essere formate.
Operatori di processo, manutentori, tecnici di laboratorio, responsabili della qualità, ingegneri, specialisti della sicurezza e addetti alla produzione rappresentano un capitale industriale. Una volta disperso, questo patrimonio di conoscenze difficilmente può essere ricostruito in tempi brevi.
Il lavoro di Confindustria Brindisi sulla vertenza
Un impegno particolare per il salvataggio dello stabilimento è stato profuso da Confindustria Brindisi, presieduta da Giuseppe Danese e diretta da Angelo Guarini. L’associazione ha seguito la crisi con l’obiettivo di impedire che la razionalizzazione decisa dal gruppo francese si trasformasse nella perdita definitiva del presidio farmaceutico. I ruoli di Giuseppe Danese e Angelo Guarini risultano indicati dalla struttura ufficiale dell’associazione.
L’azione di Confindustria Brindisi non ha riguardato soltanto la difesa delle singole posizioni lavorative. La chiusura avrebbe cancellato dal territorio una produzione industriale ad alto valore aggiunto, indebolito l’indotto e ridotto la capacità della provincia di attrarre nuovi investimenti nei settori farmaceutico, chimico e biotecnologico.
Mantenere vivo lo stabilimento significa invece conservare un’infrastruttura pronta a ricevere nuove produzioni, integrare tecnologie e sviluppare collaborazioni con altri operatori internazionali.
La Regione Puglia e il tavolo sulla cessione
Anche la Regione Puglia ha seguito la vertenza attraverso incontri istituzionali e tavoli dedicati. Il 10 marzo 2026, nel palazzo della Presidenza a Bari, era stato esaminato lo stato della due diligence, cioè l’analisi approfondita dei conti, degli impianti, dei contratti e dei rischi che precede normalmente un’acquisizione.
A quel confronto avevano partecipato l’assessorato regionale allo Sviluppo economico e al lavoro, la task force occupazione Sepac, l’azienda e le organizzazioni sindacali. L’obiettivo dichiarato era garantire la continuità produttiva dello stabilimento e tutelare i livelli occupazionali.
La Regione Puglia ha contribuito a mantenere aperto il confronto nei mesi più incerti. Il presidio istituzionale ha impedito che il dossier restasse confinato in una negoziazione privata tra due gruppi internazionali, senza un collegamento stabile con le conseguenze economiche e sociali sul territorio.
Il ruolo dei sindacati e delle RSU
Parte attiva del processo sono state le organizzazioni sindacali e le RSU. La loro azione ha tenuto insieme la difesa dei posti di lavoro e la richiesta di un progetto industriale credibile.
Il nodo non è mai stato soltanto trovare un acquirente. Era necessario individuare un soggetto capace di sostenere gli investimenti, assegnare nuove produzioni e inserire Brindisi in una rete internazionale.
I sindacati hanno seguito la riduzione dei volumi, le prospettive occupazionali, le condizioni del passaggio e le garanzie necessarie per il futuro. La firma risponde alla richiesta principale: evitare che l’uscita di EUROAPI coincidesse con la chiusura della fabbrica.
La nuova fase richiederà ora un confronto altrettanto puntuale sul piano industriale, sull’organizzazione del lavoro, sulle produzioni da trasferire a Brindisi e sull’utilizzo dei 60 milioni.

Chi è Huvepharma EOOD
Huvepharma EOOD è un gruppo farmaceutico privato con sede a Sofia, in Bulgaria. Sviluppa, produce e commercializza prodotti per la salute animale e umana, la nutrizione e il settore nutraceutico.
Il nome deriva dall’unione delle parole Human, Veterinary e Pharmaceuticals. Il gruppo opera attraverso una rete commerciale presente in oltre 90 Paesi e sei continenti. Il presidente Kiril Domuschiev è il principale volto industriale della società.
La multinazionale produce medicinali veterinari, vaccini, principi attivi farmaceutici, enzimi, probiotici, additivi per mangimi e soluzioni destinate alla nutrizione animale. Le sue competenze comprendono la fermentazione industriale, la sintesi chimica, la formulazione e il confezionamento.
La principale società manifatturiera del gruppo è Biovet AD, con sede a Peshtera, in Bulgaria. Il modello è fortemente integrato: ricerca, sviluppo, produzione dei principi attivi, formulazione e commercializzazione vengono gestiti in larga parte all’interno della stessa organizzazione.
Dieci siti produttivi tra Europa e Stati Uniti
La pagina istituzionale di Huvepharma dedicata alla produzione elenca dieci siti principali.
Tre si trovano in Bulgaria:
- Botevgrad;
- Peshtera;
- Razgrad.
Due sono in Francia:
- Saint-Étienne;
- Segré.
Cinque sono negli Stati Uniti:
- Longmont, Colorado;
- Lincoln, Nebraska;
- Laurinburg, North Carolina;
- Van Buren, Arkansas;
- St. Louis, Missouri.
Le piattaforme bulgare rappresentano il centro delle attività di fermentazione, biotecnologia e produzione di principi attivi. In Francia e negli Stati Uniti il gruppo dispone di capacità dedicate anche a formulazione, confezionamento, farmaci veterinari e vaccini.
La capacità di fermentazione dichiarata supera i 10mila metri cubi. Il gruppo ha inoltre ampliato gli impianti di Peshtera con una nuova struttura da 3.500 metri cubi, che al momento dell’apertura ha aumentato del 30% la capacità produttiva complessiva.
L’acquisizione di Brindisi aggiunge a questa rete uno stabilimento specializzato nei principi attivi farmaceutici e dotato di competenze consolidate nei processi biochimici e industriali.

L’energia come parte della strategia industriale
Huvepharma ha costruito anche una significativa infrastruttura energetica al servizio della produzione.
Nel 2006 Biovet AD ha realizzato un impianto di cogenerazione da 21 megawatt. La cogenerazione permette di produrre contemporaneamente elettricità e calore, utilizzando l’energia in modo più efficiente. Per un’industria farmaceutica è particolarmente importante, perché i processi richiedono grandi quantità di energia elettrica e vapore.
Il gruppo utilizza inoltre impianti solari, sistemi di recupero dei residui di produzione e tecnologie per ridurre il consumo di gas naturale. La capacità fotovoltaica indicata dalla holding è di 73 megawatt, con l’obiettivo di raggiungere 300 megawatt entro il 2030. Sono previsti circa 200 milioni di euro di investimenti verdi in solare, geotermia e idrogeno.
L’energia non rappresenta quindi soltanto un’attività finanziaria separata. È uno strumento per contenere i costi industriali, ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi e aumentare l’autonomia produttiva degli stabilimenti.
Le attività della holding Advance Properties
Huvepharma fa parte di Advance Properties, holding riconducibile ai fratelli Kiril Domuschiev e Georgi Domuschiev.
Occorre distinguere le attività della multinazionale farmaceutica da quelle della holding proprietaria. Advance Properties opera anche nel trasporto marittimo, nella gestione portuale, nell’immobiliare, nei servizi ambientali, nell’ingegneria, nel trasporto ferroviario e nelle assicurazioni.
Il gruppo dispone quindi di interessi industriali più ampi rispetto alla sola farmaceutica. Questa diversificazione costituisce un elemento importante nella valutazione della solidità dell’acquirente, ma non significa che tutte le attività della holding saranno direttamente coinvolte nel rilancio dello stabilimento brindisino.
Dalla continuità produttiva al rilancio di Brindisi
La cessione rappresenta una notizia positiva per Brindisi. Evita che una crisi industriale e finanziaria si trasformi nella chiusura di una fabbrica avanzata. Difende circa 400 posti di lavoro tra occupazione diretta e indotto. Mantiene nel territorio una filiera ad alta intensità di conoscenza.
La firma, tuttavia, non conclude il lavoro. Apre una fase nuova.
Il trasferimento dovrà essere completato entro la fine del 2026. I 60 milioni dovranno tradursi in continuità produttiva, manutenzioni, tecnologie, nuovi progetti e investimenti. Huvepharma dovrà definire il ruolo dello stabilimento di Brindisi nella propria rete internazionale e indicare quali prodotti e mercati potranno sostenerne la crescita.
Il territorio ha evitato la perdita immediata dell’impianto. La sfida dei prossimi due anni sarà trasformare il salvataggio in una vera ripartenza industriale.




