Svolta per il petrolchimico: Eni affida a JP Morgan la cessione del cracking per garantire la sovranità della chimica di base nazionale
di Antonio Portolano
Il futuro della politica industriale italiana e la difesa della propria sovranità industriale passano oggi dal petrolchimico di Brindisi. La notizia che segna una svolta strutturale, attesa da mesi dai mercati e dalle istituzioni, riguarda la decisione di Eni Versalis di procedere alla messa in vendita dell’impianto di cracking del polo pugliese, con la contestuale nomina di un advisor di calibro globale: la banca d’affari JP Morgan. Questa scelta rappresenta un punto di rottura rispetto alla strategia di dismissione totale e apre un corridoio negoziale per preservare un asset considerato vitale per l’intera filiera della chimica di base europea.

L’annuncio e le novità della giornata: il vertice al Mimit
La giornata del 28 aprile 2026 ha registrato un’accelerazione decisiva durante l’incontro convocato a Palazzo Piacentini dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, con il responsabile della Trasformazione Industriale di Eni, Giuseppe Ricci. In questa sede, Eni ha confermato che il piano di riconversione industriale procede nel rispetto del cronoprogramma definito dal Protocollo del 10 marzo 2025. La novità sostanziale, che ridefinisce il perimetro dell’operazione, è l’identificazione di JP Morgan come advisor internazionale incaricato di individuare un soggetto industriale o finanziario interessato a rilevare le attività del cracking poste in conservazione. Parallelamente, avanza l’iter per la gigafactory di batterie al litio gestita dalla joint venture Eni Storage Systems in collaborazione con Seri Industrial, operazione avviata nel settembre 2025.
Il contesto internazionale e nazionale: tra autonomia e dipendenza
La vicenda brindisina si inserisce in un quadro geopolitico di estrema vulnerabilità. Mentre l’Italia rischia di diventare l’unico grande Paese europeo privo di una produzione autonoma di chimica di base, il resto del mondo si muove in direzione opposta. Ad Anversa, il colosso Ineos sta portando avanti il “Project ONE“, un investimento da 4 miliardi di euro per il cracking di etilene più moderno d’Europa. Contemporaneamente, la Cina espande massicciamente la propria capacità produttiva, vedendo nella petrolchimica una leva di autosufficienza e potere competitivo. Il rischio per l’Italia è quello di un autolesionismo strategico: rinunciare alla produzione interna di etilene e propilene significa accettare una dipendenza strutturale dall’estero, esponendo il sistema manifatturiero a shock logistici e inflazione importata, specialmente in contesti di crisi come quello dello Stretto di Hormuz. La chiusura definitiva dei siti di Brindisi e Priolo innescherebbe un effetto domino su Ferrara, Ravenna e Mantova, destrutturando l’intera manifattura nazionale.
La situazione di Brindisi e la tesi di UnoGenio: un asset strategico
La tesi sostenuta con vigore da UnoGenio evidenzia come il sito di Brindisi non sia affatto un’infrastruttura obsoleta. Al contrario, l’impianto di cracking, costruito nel 1993 con tecnologia Technip, è tra i più moderni ed efficienti del continente. UnoGenio sottolinea il “paradosso di Brindisi”: un sito che ha nutrito gli scali aeroportuali italiani producendo quotidianamente tra le 800 e le 1.200 tonnellate di componenti per il jet fuel. Il cracking trattava circa 3.000 tonnellate di virgin nafta al giorno, ricavandone 1.100 di etilene e 400 di propilene, i “mattoni” fondamentali per l’automotive, la farmaceutica e l’edilizia. Se Eni intende uscire dalla chimica pesante, lo Stato deve facilitare il passaggio dell’asset ad altri operatori industriali – come avvenuto in Europa con l’operazione AEQUITA – piuttosto che accompagnarne il deterioramento. Brindisi rappresenta un pezzo insostituibile di infrastruttura nazionale; abbandonarlo significherebbe perdere potere negoziale sui mercati.

Le dichiarazioni dei protagonisti della svolta industriale
Monitoraggio governativo e capacità strategica nazionale
Il Ministro Adolfo Urso (Ministro delle Imprese e del Made in Italy): «Entro giugno sarà convocato un nuovo incontro del tavolo Versalis, con tutti i soggetti firmatari del Protocollo, per verificare l’avanzamento del piano di riconversione e condividere soluzioni che assicurino la tutela dell’occupazione e il mantenimento della capacità produttiva strategica dei siti».

Determinazione governativa e investimenti in Puglia
Mauro D’Attis (Segretario regionale di Forza Italia e Deputato): «Come avevo già annunciato, il governo, con il ministro Urso, sta procedendo con grande determinazione per scongiurare la chiusura del cracking di Brindisi: in quest’ottica, l’esito dell’incontro di oggi tra lo stesso ministro è l’ENI ha prodotto l’importante annuncio di Eni dell’individuazione di un advisor per la vendita è una ottima notizia. Si conferma anche, nel frattempo, l’investimento in collaborazione con Seri Industrial per una gigafactory di batterie al litio destinate allo stoccaggio stazionario di energia. Sono tutti interventi strategici per difendere la produzione industriale brindisina, innovandola, e confermare il ruolo della città come polo per il settore petrolchimico italiano».

Il successo del pressing parlamentare e territoriale
Claudio Stefanazzi (Deputato salentino del Partito Democratico): «Apprendo con grande soddisfazione che il Ministro Urso ed Eni hanno concordato sulla nomina di un advisor internazionale con il mandato di individuare un soggetto industriale o finanziario interessato a rilevare le attività di cracking attualmente in conservazione presso il polo petrolchimico di Brindisi. È una notizia che aspettavamo da tempo e che dimostra che il pressing portato avanti in questi mesi – in Parlamento e sul territorio – ha prodotto risultati concreti. È un successo del territorio».

Assessore allo Sviluppo economico e al Lavoro
della Regione Puglia
Razionalità industriale e autonomia nella chimica di base
Eugenio Di Sciascio (Assessore allo Sviluppo economico e al Lavoro della Regione Puglia); «L’annuncio del ministro Adolfo Urso sull’intesa con Eni per la nomina di un advisor incaricato, ovvero Jp Morgan, di individuare possibili acquirenti per il cracking di Versalis a Brindisi rappresenta un passo avanti importante verso una politica industriale più razionale e lungimirante, in linea con le esigenze nazionali ed europee di autonomia nella chimica di base».

La fiducia della comunità brindisina nella transizione
Giuseppe Marchionna (Sindaco di Brindisi): «Credo di interpretare i sentimenti dell’intera comunità brindisina nell’esprimere soddisfazione per gli esiti dell’incontro odierno convocato a Palazzo Piacentini dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, con il responsabile della Trasformazione Industriale di Eni, Giuseppe Ricci. I risultati raggiunti dicono che c’è un futuro per il territorio brindisino, sia nella chimica di base, sia nelle nuove sfide industriali, che Eni sta affrontando. Tutto questo è motivo per guardare con vigile serenità alle nuove prospettive di sviluppo per Brindisi che affronta questa fase di transizione».

Ripresa della produzione e ritorno economico locale
Angelo Contessa (Presidente Ance Brindisi): «Le notizie riguardanti la volontà del gruppo Eni-Versalis di mettere sul mercato il cracking di Brindisi rappresentano un fatto estremamente positivo in quanto si potrebbero creare le condizioni per una ripresa della chimica di base, passando proprio da Brindisi. Tutto questo si tramuta in un ritorno economico per il territorio ed in un aumento del dato occupazionale. Elementi su cui il sistema-Ance è impegnato quotidianamente grazie alla vitalità ed alle capacità delle sue aziende».

Svolta storica e sovranità nella chimica verde
Francesco Cannalire (Segretario cittadino PD e consigliere comunale Brindisi); «Il futuro industriale di Brindisi segna una svolta storica che premia la politica dei fatti. Con la nomina di un advisor internazionale da parte di Eni si apre una fase cruciale per il rilancio degli impianti di cracking, auspicando l’arrivo di investitori dotati di tecnologie sostenibili capaci di garantire all’Italia e all’Europa la piena sovranità nella chimica verde. Un percorso virtuoso che si rafforza ulteriormente con i progressi della gigafactory di Eni Storage Systems a dimostrazione che la transizione energetica deve creare nuova occupazione senza desertificare il tessuto produttivo. Questo fondamentale passo in avanti porta incontrovertibilmente la firma dell’instancabile lavoro parlamentare di Claudio Stefanazzi del PD, il primo a credere in questa svolta e la cui dedizione ha permesso di difendere il patrimonio e la filiera industriale brindisina dal valore inestimabile. Ora il nostro impegno deve proseguire con determinazione per vigilare sull’intero processo garantendo tempi rapidi e trasparenza a tutela di tutti i lavoratori e del rilancio dell’intera comunità industriale brindisina» .

Brindisi punto di riferimento internazionale per lo sviluppo
Lino Luperti (Consigliere provinciale con delega alla reindustrializzazione di Brindisi); «L’annuncio fatto dal Ministro del Made in Italy Adolfo Urso e dai vertici dell’Eni circa la possibilità che il cracking del Petrolchimico venga posto in vendita rappresenta un fatto estremamente positivo per Brindisi, la sua economia ed i suoi lavoratori. Si ricreano i presupposti, infatti, perché la chimica di base possa continuare ad esistere ed a generare sviluppo. Il tutto, in aggiunta alla conferma, da parte di Eni, degli investimenti inquadrabili nel processo di riconversione industriale. Brindisi, insomma, potrebbe continuare a rappresentare un punto di riferimento internazionale per la chimica. Adesso non resta che verificare tempi e modi per una eventuale individuazione di un possibile acquirente, ma anche oggi è emerso un interesse a far presto del Governo nazionale nei confronti del nostro territorio».




