Coldiretti Puglia: 318mila ettari bio, consumi in aumento trainati da oli vegetali e uova ma il nodo resta la concorrenza estera
di Antonio Portolano
La Puglia rafforza il proprio primato nazionale nell’agricoltura biologica, con una crescita del 2,4% della superficie coltivata che porta il totale regionale a 318.461 ettari. Un dato che consolida il peso economico del comparto bio pugliese nel sistema agroalimentare italiano, ma che va letto insieme alle dinamiche dei consumi, alla struttura delle imprese e alle criticità legate alle importazioni. I numeri emergono dal Rapporto Bio in cifre 2025 di Ismea, diffusi da Coldiretti Puglia.
Superfici in crescita, leadership consolidata
L’aumento delle superfici biologiche conferma la Puglia come prima regione italiana per estensione del bio, con una presenza ormai trasversale a tutti i comparti agricoli. Oggi quasi il 24% della superficie agricola regionale è coltivato secondo il metodo biologico, un valore che avvicina il territorio all’obiettivo del 25% entro il 2030 fissato dalla Strategia Farm to Fork dell’Unione Europea.
Dal punto di vista economico, la crescita delle superfici segnala una scelta strutturale delle imprese agricole pugliesi, che continuano a investire nel biologico come leva di differenziazione e di stabilizzazione del reddito, anche grazie a una dinamica dei prezzi generalmente più contenuta rispetto ai prodotti convenzionali.

Consumi in ripresa, ma a velocità differenziata
Sul fronte della domanda, il biologico mostra segnali di tenuta e di moderata espansione. Nel confronto tra 2024 e 2023, la spesa per prodotti biologici nella grande distribuzione organizzata cresce del +2,9%, con un andamento positivo nella maggior parte delle categorie.
I dati evidenziano un rafforzamento della domanda di prodotti di base e ad alto contenuto di fiducia. Frutta (+2,7%) e ortaggi (+3%) continuano a rappresentare il cuore dei consumi bio, mentre spiccano gli incrementi delle uova fresche biologiche (+10,4%) e soprattutto degli oli e grassi vegetali (+31,8%), comparto fortemente legato alla vocazione produttiva pugliese.
Accanto a questi segnali positivi, emergono però anche aree di debolezza. Le carni biologiche registrano un calo del -3,5%, i salumi bio arretrano in modo significativo (-19,1%), mentre risultano in flessione anche i derivati dei cereali (-1,2%) e il comparto vino e spumanti biologici (-1,6%). Una dinamica che riflette un cambiamento nelle abitudini di consumo, ma anche una maggiore sensibilità dei consumatori ai prezzi nei segmenti a più alto valore aggiunto.
Imprese, filiere e ruolo della vendita diretta
Dal lato dell’offerta, la crescita del biologico riguarda soprattutto le aziende agricole e i produttori esclusivi, ma nel medio periodo si rafforza il modello delle imprese che integrano produzione e trasformazione, contribuendo a una maggiore strutturazione economica del settore.
Un ruolo sempre più rilevante è svolto dai mercati contadini, che in Puglia rappresentano un canale di vendita strategico: i prodotti biologici sono presenti in un farmers market su due. La vendita diretta consente di accorciare la filiera, migliorare i margini per i produttori e rafforzare la relazione fiduciaria con i consumatori, elemento centrale nelle scelte di acquisto del bio, come confermano anche le rilevazioni Ismea.
Fiducia dei consumatori e disponibilità a spendere
La domanda di biologico resta sostenuta dalla fiducia. Secondo Coldiretti Puglia, un cittadino su cinque consuma regolarmente prodotti bio ed è disposto a spendere di più per un prodotto certificato. Inoltre, il 13% dei consumatori ritiene che nei prossimi anni aumenterà ulteriormente la quota di spesa destinata agli alimenti biologici.
Nei mercati contadini, la presenza diretta degli agricoltori è percepita come una garanzia di qualità e autenticità, diventando un fattore competitivo rispetto alla grande distribuzione, soprattutto in una fase di incertezza economica e di attenzione crescente al rapporto qualità-prezzo.

Importazioni in aumento e concorrenza sleale
Accanto ai risultati positivi, resta aperta una criticità strutturale: l’aumento delle importazioni di prodotti biologici dall’estero, cresciute del +7,1% nel 2024 rispetto all’anno precedente. Un trend che rischia di comprimere i margini delle imprese italiane e di indebolire la competitività delle filiere nazionali.
Per questo, Coldiretti sollecita l’attuazione piena del marchio del biologico italiano, previsto dalla legge, come strumento di trasparenza e valorizzazione del Made in Italy. Parallelamente, viene ribadita la necessità che l’Unione Europea renda operativo il principio di conformità e reciprocità sulle importazioni, applicando le stesse regole produttive al biologico comunitario e a quello proveniente dai Paesi terzi.
In assenza di un quadro normativo uniforme, il rischio è quello di una concorrenza sleale basata su costi di produzione più bassi e standard meno stringenti. Un nodo centrale per il futuro del biologico pugliese e italiano, che, per continuare a crescere, ha bisogno non solo di superfici e consumi in aumento, ma di filiere solide, trasparenti e tutelate dal campo alla tavola.




