Gli scavi UniSalento riportano alla luce un cippo rituale e ricompongono un altare votivo nell’antica città romana tra Castrocielo e Aquino
di Antonio Portolano
LECCE – Diciotto anni di scavi e Aquinum, nel Lazio meridionale, tra Castrocielo e Aquino, continua a restituire elementi capaci di approfondire la conoscenza della città romana. La XVIII Campagna di Scavo dell’Università del Salento ha portato alla luce due reperti eccezionali: un cippo decorato con tre animali che potrebbero richiamare il suovetaurilium, uno dei più solenni sacrifici della religione romana, e un nuovo frammento di un altare votivo che ha consentito di ricomporre un’iscrizione e identificare con maggiore precisione le divinità alle quali il monumento era dedicato.
Le due scoperte, presentate per la prima volta al pubblico nel corso del Weekend dell’Archeologia che ha chiuso la stagione di ricerca nell’area archeologica di Aquinum, a Castrocielo, aprono una finestra sulla religione pubblica, sul culto imperiale e sull’identità civica dell’antica colonia romana.
Il cippo e i tre animali del sacrificio romano
Il primo reperto è un cippo riccamente decorato, rinvenuto in posizione di riutilizzo come elemento della pavimentazione presso uno degli incroci principali dell’antica città.
Sul monumento compare il nome del dedicante, probabilmente Caius Ammius Cammarus, anche se la lettura completa deve ancora essere accertata con sicurezza. Ghirlande, festoni e bucrani incorniciano la raffigurazione di tre animali: un bue, un montone e un maiale.
È proprio questa associazione a rendere il reperto particolarmente significativo. I tre animali richiamano infatti il suovetaurilium, uno dei più solenni riti della religione romana, che prevedeva l’immolazione di un maiale, sus, di un ovino, ovis, e di un toro, taurus.
La rappresentazione potrebbe quindi non avere soltanto un valore ornamentale, ma conservare la memoria o evocare lo svolgimento di un sacrificio, forse collegato a cerimonie di purificazione, consacrazione o delimitazione rituale di uno spazio.
L’interpretazione resta tuttavia prudente. Il cippo è stato infatti rinvenuto fuori dalla sua collocazione originaria e riutilizzato nella pavimentazione.

L’altare ricomposto racconta il culto di Augusto
Il secondo reperto simbolo della campagna è un altare votivo marmoreo. Il ritrovamento di un nuovo frammento ha consentito di ricomporre un’iscrizione già conosciuta solo parzialmente.
Il ricongiungimento permette ora di recuperare più compiutamente il testo della dedica e, soprattutto, di riconoscere il particolare insieme di divinità alle quali il monumento era consacrato: il Genio di Augusto, i Lari di Augusto e il Genio della Colonia.
A compiere la dedica fu Manius Popidius Anteros, un facoltoso liberto che ricoprì la carica di seviro augustale.
L’altare introduce così direttamente nella dimensione religiosa e civica della colonia. Il culto dell’imperatore e della casa imperiale si intrecciava con quello della comunità cittadina, offrendo agli studiosi nuovi elementi per comprendere il modo in cui identità civica, religione pubblica e culto imperiale trovavano espressione nello spazio urbano di Aquinum.
Ceraudo: «Aquinum continua a sorprenderci»
Gli scavi sono diretti da Giuseppe Ceraudo, professore di Topografia antica dell’Università del Salento. Da diciotto anni il progetto rappresenta un’esperienza continuativa di ricerca, formazione universitaria, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico, condotta in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina e con i Comuni di Castrocielo e Aquino, nei cui territori si estende l’antica città.
«Dopo diciotto anni di ricerche, Aquinum continua a sorprenderci – dichiara Giuseppe Ceraudo, direttore scientifico degli scavi e delle ricerche ad Aquinum -. La campagna del 2026 ci ha riservato scoperte di particolare significato, capaci di aprire prospettive che fino a pochi mesi fa non avremmo immaginato. Abbiamo scelto di condividere con il pubblico non soltanto i risultati della ricerca, ma anche l’emozione della scoperta svelando la natura dei due eccezionali reperti ritrovati proprio nel corso del nostro Open Day, aprendo così il cantiere alla comunità e trasformando la conoscenza in un patrimonio condiviso».
Una lastra racconta il rituale del fulmine
La campagna 2026 ha restituito anche altri risultati di rilievo. Nel teatro romano è stata rinvenuta una lastra marmorea con la formula FVL(GVR) C[ONDITVM], collegata al rituale attraverso il quale i Romani seppellivano e consacravano un luogo colpito da un fulmine.
Si tratta di una testimonianza rara che potrebbe indicare come lo stesso teatro di Aquinum sia stato interessato in antico da un evento atmosferico interpretato come manifestazione della volontà divina.
Nel corso del Weekend dell’Archeologia è stato inoltre presentato il recente restauro di cinque teste marmoree, tra le quali il cosiddetto Cesare di Aquinum e la testa-ritratto attribuita a Druso Maggiore.
Gli scavi si estendono anche ad Aquino
La campagna 2026 segna anche un ampliamento geografico della ricerca. Per la prima volta il progetto ha condotto indagini di scavo nel territorio comunale di Aquino.
La collaborazione tra i Comuni di Castrocielo e Aquino consente così di ricomporre, al di là degli attuali confini amministrativi, l’unità storica e archeologica dell’antica colonia romana.
«Il Weekend dell’Archeologia rinnova il legame profondo tra Castrocielo e la storia millenaria di Aquinum – sottolinea il sindaco di Castrocielo, Gianni Fantaccione -. Grazie alla collaborazione con l’Università del Salento e la Soprintendenza, Aquinum è oggi un luogo vivo, capace di attrarre studiosi, studenti e visitatori e di offrire nuove opportunità culturali al nostro territorio».
Betori: ricerca e tutela devono procedere insieme
Il valore del progetto risiede anche nella continuità della ricerca e nella collaborazione tra istituzioni.
«Le nuove scoperte confermano l’importanza di un progetto di ricerca continuativo, nel quale l’indagine scientifica si accompagna alla tutela e alla conservazione del patrimonio culturale – evidenzia Alessandro Betori, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina -. La collaborazione tra Soprintendenza, Università del Salento e i Comuni di Castrocielo e Aquino rappresenta un esempio concreto di come istituzioni con competenze differenti possano operare insieme per un obiettivo comune: conoscere, proteggere e restituire alla collettività le testimonianze del proprio passato».
Sul rapporto tra tutela, ricerca e valorizzazione interviene anche Carlo Molle, funzionario archeologo della Soprintendenza, secondo il quale lo scavo di Aquinum è «diventato uno dei punti di riferimento per l’archeologia classica, non solo per il rilievo delle scoperte, ma anche per la continua sperimentazione di strumenti di indagine innovativi, che vedono il pieno coinvolgimento di studenti e ricercatori provenienti sia dall’Italia che da altri paesi».
Tecnologia e sicurezza al servizio della ricerca
Alla campagna ha contribuito anche Roma Sotterranea.
«Per tutto il gruppo di Roma Sotterranea è una grande soddisfazione aver potuto contribuire a questo importante ritrovamento – afferma Francesco Artibani, responsabile del Progetto Aquinum -. Le risorse investite in tecnologia e sicurezza ci hanno permesso di sostenere concretamente la ricerca. Un risultato che corona un periodo di lavoro intenso ed entusiasmante».
Dopo diciotto campagne, Aquinum si conferma così non soltanto un sito capace di restituire reperti di eccezionale interesse, ma un laboratorio di ricerca nel quale archeologia, formazione universitaria, tecnologie d’indagine, tutela e collaborazione istituzionale concorrono a ricostruire la fisionomia della città romana e il sistema di valori religiosi, civici e politici che ne accompagnava la vita.




