Paola Lomuscio, la matita che attraversa il mondo

Da Andria al New Jersey, quasi 20 anni d’arte, ritratti, riconoscimenti internazionali. Una donna che racconta la vita attraverso gli occhi

di Antonio Portolano

ANDRIA (BARI) – Una sua opera è custodita nella collezione dedicata a Bruce Springsteen della Monmouth University, nel New Jersey. Ha ritratto David Bowie, Frank Sinatra e Totò, pubblicato due libri, partecipato a esposizioni internazionali. Eppure, Paola Lomuscio continua a confrontarsi con una contraddizione che conoscono molti artisti: ottenere riconoscimenti lontano da casa e faticare a vedere pienamente riconosciuto il proprio lavoro nel territorio in cui si vive.

Ha 42 anni, è nata a Bari, vive ad Andria e disegna da quasi vent’anni. La sua specialità sono i ritratti a matita, prevalentemente in bianco e nero. I volti emergono dalla profondità delle ombre, le rughe diventano una geografia dell’esistenza e gli occhi custodiscono qualcosa che nessuna fotografia può spiegare completamente.

Dietro quella precisione tecnica c’è una donna che ha imparato a resistere ai rifiuti, a studiare senza fermarsi, a inventarsi opportunità quando quelle attese non arrivavano. Una disegnatrice che considera la matita la propria compagna di vita e l’arte una forma di dialogo silenzioso con il mondo.

Il successo della sua prima mostra personale, organizzata nell’aprile 2026 ad Andria e prorogata per il riscontro del pubblico, rappresenta l’ultimo capitolo di una storia cominciata molto prima. Una storia di ostinazione, sensibilità e ricerca artistica, nella quale il successo non coincide necessariamente con la notorietà.

Paola Lomuscio, artista

Paola Lomuscio, vent’anni di passione e determinazione

Il talento si riconosce osservando un’opera. La determinazione, invece, si misura attraverso tutto quello che è stato necessario affrontare per realizzarla.

Paola Lomuscio non nasconde il prezzo emotivo del proprio percorso. I rifiuti ricevuti, le proposte rimaste senza risposta, la difficoltà di essere considerata una professionista in un settore nel quale il lavoro creativo viene ancora troppo spesso confuso con un passatempo.

Ha conosciuto momenti di sconforto, ma non ha smesso di disegnare. Nemmeno quando i riconoscimenti internazionali sembravano non essere sufficienti a costruire opportunità professionali nel proprio territorio.

È uno degli aspetti più significativi della sua storia. Non quello dell’artista incompresa che attende un riconoscimento, ma quello di una donna che continua a costruire il proprio futuro attraverso il lavoro.

La sua esperienza pone anche una questione culturale. In Puglia, come in altre realtà italiane, il talento artistico può trovare spazi espositivi e occasioni di visibilità senza che questo si traduca automaticamente in una professione economicamente sostenibile.

Per Lomuscio, il disegno non è un’attività accessoria. È una scelta di vita, consolidata da quasi due decenni di ricerca, collaborazioni, pubblicazioni e partecipazioni a progetti nazionali e internazionali.

Le origini, da Bari all’Istituto d’Arte di Corato

Il percorso artistico di Paola Lomuscio parte dalla Puglia. Nasce a Bari, cresce professionalmente ad Andria e frequenta l’Istituto d’Arte di Corato, dove acquisisce le conoscenze fondamentali del disegno.

La formazione scolastica rappresenta un punto di partenza, non un traguardo. Dopo gli studi sviluppa autonomamente la propria tecnica attraverso un esercizio costante, approfondendo il ritratto e le possibilità espressive della matita.

Il suo linguaggio nasce dall’osservazione. Studia i lineamenti, il rapporto tra luce e ombra, le variazioni della pelle e i dettagli capaci di rendere riconoscibile un’espressione.

Non cerca semplicemente una somiglianza fotografica. Vuole riprodurre una presenza, restituire qualcosa dell’identità del soggetto.

La scelta del bianco e nero diventa parte integrante di questa ricerca. L’assenza del colore concentra l’attenzione sulla struttura del volto e sulle sue tensioni emotive.

La precisione del tratto si accompagna così alla sensibilità dell’interpretazione. Perché un ritratto tecnicamente riuscito può riprodurre fedelmente un’immagine; un ritratto capace di emozionare deve andare oltre.

L’arte di Paola Lomuscio

Bruce Springsteen, il ritratto che arriva in America

Tra i riconoscimenti più importanti della carriera di Lomuscio figura quello legato a Bruce Springsteen, il musicista statunitense conosciuto in tutto il mondo come The Boss.

Una riproduzione fotografica del suo ritratto entra a far parte della collezione permanente dedicata al cantautore presso la Monmouth University, nel New Jersey, negli Stati Uniti.

Il lavoro viene inoltre selezionato, nel biennio 2019-2020, per la mostra ufficiale dedicata ai settant’anni di Springsteen presso la Monmouth County Historical Association.

È un passaggio significativo. Un’opera nata dalla mano di una disegnatrice pugliese trova spazio in un contesto culturale americano legato alla memoria di uno dei protagonisti della musica rock.

Il risultato assume un valore particolare considerando il rapporto di Lomuscio con la musica. Le grandi personalità del panorama internazionale costituiscono da anni uno dei territori privilegiati della sua ricerca ritrattistica.

Nei volti dei musicisti cerca la stessa intensità che si ritrova nelle loro interpretazioni: la capacità di raccontare un’esperienza umana, anche attraverso un’espressione apparentemente semplice.

Il ritratto di Springsteen diventa così qualcosa di più di un riconoscimento professionale. Dimostra che un lavoro realizzato lontano dai grandi centri artistici può raggiungere istituzioni e pubblici internazionali.

David Bowie, Frank Sinatra e il riconoscimento europeo

La presenza internazionale di Paola Lomuscio non si esaurisce con l’esperienza americana.

Il suo ritratto di David Bowie viene esposto nelle edizioni 2015-2016 e 2016-2017 di Bowie BlackStardust, rassegna dedicata all’artista britannico presso SpazioCima, a Roma.

Bowie è un soggetto particolarmente stimolante per un ritrattista. La sua carriera è attraversata da trasformazioni visive, identità sceniche e continue reinterpretazioni dell’immagine personale.

Disegnarlo significa confrontarsi con un volto entrato nell’immaginario collettivo e con un artista che ha fatto dell’espressione visiva una componente essenziale della propria musica.

Un’altra esperienza europea riguarda Frank Sinatra. Un’opera dedicata al celebre cantante americano viene selezionata dall’Ateneo Jaqués, in Spagna.

Dalla musica rock allo swing, Lomuscio attraversa mondi differenti mantenendo costante la propria attenzione per i volti.

Accanto ai riconoscimenti internazionali, nella sua produzione trova spazio anche il cinema italiano. Il ritratto di Totò viene scelto per la copertina del periodico Zero Assoluto, segnando uno dei primi risultati significativi della sua carriera.

Sono esperienze distribuite nell’arco degli anni. Non il frutto di un’unica occasione favorevole, ma le tappe di un percorso costruito con continuità.

Io e la mia matita, due libri per raccontare un amore

Nel mondo creativo di Paola Lomuscio esiste una protagonista che ritorna continuamente. Non ha un volto umano, ma accompagna ogni fase della sua crescita artistica: la matita.

Nel 2017 pubblica con La Ruota Edizioni di Roma il volume illustrato Io e la mia matita. Tre anni dopo, nel 2020, arriva Io e la mia matita – parte 2, sempre con la stessa casa editrice.

I due libri raccontano una dimensione differente rispetto al ritratto tradizionale.

La matita smette di essere soltanto lo strumento attraverso cui nasce il disegno e diventa parte della composizione. Può trasformarsi in un oggetto, integrarsi nell’immagine, assumere significati nuovi.

Un manico di chitarra, il gambo di un fiore, una sigaretta. Oggetti quotidiani e riferimenti musicali vengono reinterpretati attraverso il gioco grafico.

In queste illustrazioni emerge una vena ironica e immaginifica. È il lato dell’artista che conserva un rapporto profondamente giocoso con la propria creatività.

La matita diventa una sorta di personaggio, una presenza familiare alla quale affidare emozioni, intuizioni e idee.

I volumi costituiscono anche una testimonianza della sua collaborazione con STAEDTLER Italia, azienda specializzata nella produzione di strumenti per la scrittura e il disegno.

Una collaborazione che si inserisce naturalmente in una carriera fondata sull’utilizzo della matita come principale mezzo espressivo.

Paola Lomuscio_ Se un dipinto emoziona, è per i suoi occhi

Dal cinema italiano al Phil Collins Day di New York

La produzione di Lomuscio si muove da tempo tra arte figurativa, musica e cinema.

Una sua opera viene inclusa nel libro Alberto Sordi segreto, scritto da Igor Righetti, dedicato alla figura umana e artistica del grande attore romano.

Nel 2022 partecipa a Roma a una mostra celebrativa dedicata a Vittorio Gassman. Anche in questo caso, il ritratto incontra la memoria di un interprete che ha segnato la storia dello spettacolo italiano.

Nel 2023 arriva la partecipazione al Phil Collins Day di New York, iniziativa dedicata al celebre musicista britannico. L’esperienza si ripete nel 2025, confermando la presenza dell’artista pugliese in un circuito culturale internazionale legato alla musica.

Gli anni più recenti vedono inoltre Lomuscio impegnata in progetti collettivi.

Nel 2024 prende parte a una mostra artistica a Barletta, organizzata da Le Divine del Sud. Torna a esporre nella città della provincia di Barletta-Andria-Trani nel 2025, ancora in una collettiva promossa dalla stessa realtà.

Sempre nel 2025 partecipa a Artisti per Gaza, progetto di Daniele Caluri nell’ambito dell’iniziativa For Palestine.

Esperienze che ampliano il campo della sua attività, affiancando al ritratto delle personalità celebri occasioni di confronto con altri artisti e iniziative di carattere collettivo.

Il volto umano, oltre la perfezione fotografica

Osservare da vicino i disegni di Paola Lomuscio significa riconoscere una caratteristica ricorrente: gli occhi occupano quasi sempre il centro emotivo della composizione.

La costruzione del volto è accurata. Le sfumature riproducono la consistenza della pelle, le rughe seguono la direzione dei muscoli facciali, i capelli acquistano volume attraverso passaggi di luce.

Ma l’effetto complessivo non dipende soltanto dal realismo.

L’artista cerca una tensione tra ciò che viene mostrato e ciò che rimane nascosto. Un’espressione può apparire serena e suggerire inquietudine. Un volto segnato dagli anni può rivelare vitalità. Una figura silenziosa può comunicare una forte intensità emotiva.

È una ricerca che raggiunge particolare evidenza nei ritratti di persone sconosciute, quando lo spettatore non dispone di informazioni biografiche alle quali affidare la propria interpretazione.

Gli occhi diventano allora l’inizio di un racconto possibile.

Non necessariamente quello reale del soggetto, che resta sconosciuto, ma quello che l’osservatore costruisce attraverso le proprie esperienze.

In questo passaggio si manifesta una qualità del lavoro di Lomuscio: il disegno non impone sempre una lettura definitiva. Lascia spazio all’immaginazione.

Paola Lomuscio_ La bambina con gli occhi pieni di giochi ingarbugliati

Ad Andria il successo della prima mostra personale

L’aprile 2026 segna una tappa particolarmente importante nella carriera della disegnatrice.

Dopo quasi vent’anni di attività, pubblicazioni e partecipazioni a esposizioni nazionali e internazionali, Paola Lomuscio organizza la sua prima mostra personale, I miei occhi, nei loro occhi.

La sede è CRU Cantina e Cucina, in corso Cavour 164, ad Andria.

La scelta risponde a un progetto preciso. Lomuscio desidera superare la tradizionale separazione tra spazio espositivo e vita quotidiana, portando i propri lavori in un ambiente dedicato alla convivialità.

L’ispirazione arriva anche da alcuni locali di Amsterdam, dove la contaminazione tra gastronomia, design e arte contribuisce a creare esperienze culturali informali.

L’artista immagina che il pubblico possa incontrare i suoi disegni durante una cena o davanti a un calice di vino. L’arte diventa così parte di un’esperienza condivisa, accessibile anche a chi non frequenta abitualmente musei e gallerie.

La mostra si apre il 14 aprile e viene prorogata fino al 26 aprile 2026 per il positivo riscontro ottenuto.

Un risultato che supera le aspettative iniziali e richiama anche l’attenzione della stampa, con segnalazioni e approfondimenti su testate locali e nazionali, tra cui Il Messaggero, Corriere di Bari, Milano Arte Magazine, Puglia Eccellente, InItaly, Ugualmente Abile News e ArtCast.

Per Lomuscio è anche una prova di autonomia organizzativa. Senza un manager, un curatore d’arte o un responsabile della comunicazione, segue personalmente le diverse fasi del progetto: dall’ideazione all’allestimento, dalla realizzazione della locandina ai rapporti con la stampa.

Inizialmente la mostra era stata concepita anche come occasione per promuovere un corso di disegno da avviare successivamente. Il successo ottenuto ne ha ampliato il significato, trasformandola in un momento di particolare visibilità per la sua carriera.

Un riconoscimento importante va allo stesso CRU Cantina e Cucina, che ha accolto e sostenuto l’iniziativa, permettendo di sperimentare una modalità espositiva diversa da quella tradizionale.

Cinque ritratti, tre fotografi e un unico linguaggio

Il cuore di I miei occhi, nei loro occhi è costituito da cinque opere a matita, realizzate tra il 2024 e il 2025 e ispirate alle fotografie di tre amici dell’artista: Domenico Abbasciano, Annarita Binetti e Dario Scamarcio.

Il loro contributo è essenziale. Le fotografie rappresentano il punto di partenza dal quale Lomuscio sviluppa una propria interpretazione artistica.

Il progetto unisce dunque due linguaggi. La fotografia cattura un istante; il disegno ne rielabora i dettagli, ne modifica gli equilibri visivi e ne approfondisce le possibilità narrative.

I protagonisti sono cinque persone differenti per età, provenienza e caratteristiche. Un anziano, una donna, una bambina e due figure maschili più giovani. Ciò che le accomuna è l’intensità dello sguardo.

La scelta del bianco e nero elimina ogni elemento cromatico che potrebbe distogliere l’attenzione. I volti emergono da fondi scuri, attraversati da contrasti luminosi che accentuano la profondità delle espressioni.

Lomuscio accompagna i disegni con riflessioni personali. Non semplici didascalie descrittive, ma brevi testi nei quali interpreta le emozioni suggerite dalle immagini e invita lo spettatore a cercare un rapporto con i soggetti.

Paola Lomuscio_ Il volto e i suoi diamanti

Il volto e i suoi diamanti, la bellezza delle rughe

Il primo lavoro è Il volto e i suoi diamanti, realizzato nel 2024 a partire da una fotografia di Annarita Binetti.

Un uomo anziano tiene una sigaretta tra le dita. La bocca è aperta in un’espressione che potrebbe suggerire un sorriso, un’esclamazione o un momento di conversazione.

La pelle appare profondamente segnata. Le rughe si dispongono attorno agli occhi, attraversano le guance e definiscono una fisionomia nella quale il passare degli anni diventa visibile.

Lomuscio sceglie di non nascondere questi particolari. Al contrario, li rende protagonisti della composizione.

Sono però gli occhi a dominare il ritratto. Luminosi, leggermente rivolti verso l’alto, sembrano conservare qualcosa che sfugge alla conoscenza dello spettatore.

Per l’artista sono due diamanti. Non per una perfezione estetica, ma per la loro capacità di riflettere un’esistenza.

L’immagine suggerisce una riflessione semplice e profonda: possiamo osservare un volto, riconoscerne le tracce del tempo, ma non conoscere davvero tutto ciò che quella persona ha vissuto.

Il giovane e gli occhi che trasformano un’immagine

Il secondo disegno, realizzato nel 2025 e ispirato a una fotografia di Domenico Abbasciano, porta un titolo che esprime direttamente la concezione artistica di Lomuscio: Se un dipinto emoziona, è per i suoi occhi.

Il volto di un giovane emerge da un chiaroscuro molto intenso. La fronte è contratta, le labbra sono serrate e l’espressione sembra attraversata da una tensione difficile da definire.

I dettagli del viso sono ricostruiti attraverso sfumature dense, che accentuano il contrasto tra luce e ombra.

Gli occhi guardano verso chi osserva. Non cercano complicità, non offrono una spiegazione.

È proprio questa ambiguità a rendere il ritratto interessante.

L’opera non chiede allo spettatore di ammirare soltanto la precisione del disegno. Lo invita a interrogarsi sull’emozione che quel volto suscita.

La bellezza formale passa in secondo piano rispetto alla capacità dell’immagine di stabilire un contatto.

Paola Lomuscio_ I silenzi

I silenzi, il volto di una donna e l’ascolto interiore

I silenzi, del 2024, nasce da una fotografia di Domenico Abbasciano.

È uno dei ritratti più raccolti e introspettivi della serie.

Una donna velata abbassa il volto. Una mano sostiene delicatamente la testa, mentre il tessuto incornicia i lineamenti e si perde nel nero dello sfondo.

L’immagine è dominata da una quiete apparente. La posizione del corpo e l’espressione suggeriscono raccoglimento, malinconia, forse preghiera.

Nel testo che accompagna il disegno, Lomuscio interpreta quella figura come una donna attraversata da silenzi profondi. Silenzi che non devono necessariamente essere evitati, ma ascoltati.

Un altro elemento rende significativa l’opera. L’artista rivendica la decisione di lasciare visibili alcune imperfezioni nate durante l’esecuzione.

Per lei non rappresentano errori da cancellare, ma tracce del lavoro e della sua dimensione umana.

La perfezione assoluta non è l’obiettivo. Conta la capacità di esprimere un sentimento.

Una posizione che assume particolare valore in una società abituata a immagini sempre più elaborate, corrette e uniformate.

Un mondo negli occhi, il sorriso che racconta

Il quarto ritratto, Un mondo negli occhi, viene realizzato nel 2025 a partire da una fotografia di Dario Scamarcio.

Il soggetto è un giovane dal volto sorridente, incorniciato da capelli raccolti in ciocche.

Il disegno restituisce la luminosità della fronte, la morbidezza dei lineamenti, le sfumature delle guance e l’intensità dello sguardo.

Il sorriso suggerisce un’emozione positiva, ma non esaurisce il significato dell’immagine.

Lomuscio invita a considerare quel volto come un universo ancora da esplorare.

La riflessione che accompagna l’opera contiene una delle espressioni più rappresentative del suo pensiero: «Se raccogliessimo tutti gli occhi del mondo… Ci sarebbe un mondo da raccontare».

Dietro l’apparente semplicità della frase si trova una visione dell’arte fondata sull’empatia.

Ogni persona possiede una storia. Ogni espressione può aprire una possibilità di conoscenza. Il disegno diventa lo strumento attraverso il quale avvicinarsi a quell’universo senza pretendere di possederlo.

Paola Lomuscio_ Un mondo negli occhi

La bambina dagli occhi pieni di giochi ingarbugliati

L’ultima opera della serie, realizzata nel 2024 su ispirazione di una fotografia di Dario Scamarcio, ritrae una bambina dai tratti thailandesi.

Il titolo è La bambina dagli occhi pieni di giochi ingarbugliati.

I capelli scuri incorniciano il viso. Le labbra sono chiuse, l’espressione è composta, mentre lo sguardo appare assorto.

La matita restituisce con precisione i capelli, la superficie della pelle e le ombre che attraversano il volto.

Ma il particolare decisivo è ancora una volta rappresentato dagli occhi.

Lomuscio vi legge emozioni contrastanti, quasi un dolore o una paura nascosti dietro l’apparente tranquillità della bambina.

Si tratta di un’interpretazione personale, non della ricostruzione della sua vicenda reale.

Ed è questo il punto più interessante. L’artista non pretende di conoscere il passato dei soggetti ritratti. Cerca piuttosto di costruire immagini capaci di suscitare domande.

L’infanzia, spesso associata alla spensieratezza, diventa così un territorio emotivo complesso, nel quale convivono sentimenti differenti e talvolta difficili da esprimere.

L’arte come cura, quando la matita sostituisce le parole

La dimensione più personale della ricerca di Paola Lomuscio riguarda il rapporto tra disegno ed emozioni.

Per lei, disegnare significa allenare contemporaneamente la mente, il cuore e la mano. È un’attività che richiede concentrazione, ma offre anche la possibilità di elaborare ciò che si prova.

Lomuscio considera l’arte una forma di ascolto interiore. Una sorta di dialogo nel quale non è necessario pronunciare parole per riuscire a esprimersi.

Questo rapporto con la creatività nasce da un’esperienza personale e si traduce nel desiderio di incoraggiare altre persone ad avvicinarsi al disegno.

In particolare, l’artista guarda ai giovani che iniziano a esplorare questo linguaggio.

Conosce le difficoltà del settore e non intende nasconderle. Ma ritiene importante continuare a trasmettere fiducia a chi possiede una passione autentica.

Disegnare insegna a osservare, a rispettare i tempi del lavoro, a convivere con gli errori e a riconoscere il valore dell’esercizio.

Competenze che vanno oltre la produzione artistica e possono diventare strumenti di crescita personale.

Intelligenza artificiale, quale futuro per i giovani artisti?

L’esperienza di Lomuscio attraversa una delle trasformazioni più profonde della produzione e della diffusione delle immagini.

Quando ha iniziato, i social network erano ancora una novità. Gli artisti dovevano costruire autonomamente le proprie reti di contatti e trovare opportunità attraverso strumenti molto differenti da quelli attuali.

Oggi le piattaforme digitali consentono di raggiungere pubblici internazionali, ma hanno anche moltiplicato la quantità di immagini disponibili.

A questo cambiamento si aggiunge la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, capace di produrre contenuti visivi in tempi estremamente ridotti.

Per Lomuscio il fenomeno rappresenta una sfida, soprattutto per i giovani che cercano di trasformare il disegno in una professione.

La sua preoccupazione riguarda il rischio che venga sottovalutato il lavoro necessario per costruire un linguaggio artistico personale.

Dietro un ritratto a matita esistono studio, conoscenza dei materiali, capacità di osservazione, errori e correzioni. Un percorso che non può essere ridotto esclusivamente al risultato finale.

Non è soltanto una questione di strumenti. È una riflessione sul significato dell’autorialità, sul valore della competenza e sulla necessità di riconoscere dignità professionale al lavoro creativo.

Per chi insegna o desidera insegnare disegno, la sfida diventa anche educativa: aiutare le nuove generazioni a utilizzare le tecnologie senza rinunciare alla costruzione di una propria identità espressiva.

Il futuro di Paola Lomuscio, insegnare a guardare

Tra i progetti che hanno accompagnato la prima personale di Andria c’è anche il desiderio di avviare un corso di disegno.

Un’iniziativa che nasce dall’esperienza accumulata in quasi vent’anni e dalla volontà di condividerla con chi si avvicina all’arte.

Lomuscio conosce bene la differenza tra imparare una tecnica e maturare uno stile. La prima richiede studio e applicazione. Il secondo nasce progressivamente attraverso le scelte personali, gli interessi e la capacità di interpretare il mondo.

È proprio questo il patrimonio che vorrebbe trasmettere.

Non soltanto come costruire un volto attraverso le proporzioni, come utilizzare il chiaroscuro o come rendere la profondità di uno sguardo. Ma soprattutto come osservare una persona senza fermarsi alla superficie.

Il successo della mostra di aprile le ha restituito anche una nuova consapevolezza. Quella di poter organizzare autonomamente un progetto, affrontare difficoltà sconosciute e ottenere risultati che inizialmente sembravano lontani.

Una conquista che non cancella i sacrifici precedenti, ma consente di guardarli da una prospettiva diversa.

Per anni la sua matita ha raccontato il volto degli altri. Oggi, attraverso le opere e le riflessioni che le accompagnano, racconta anche il percorso di una donna che ha difeso il proprio spazio nella cultura.

La matita di Paola Lomuscio, un sogno ancora aperto

Nella storia di Paola Lomuscio convivono due dimensioni apparentemente lontane.

Da una parte i riconoscimenti internazionali, le pubblicazioni, le opere dedicate ai grandi protagonisti della musica e del cinema. Dall’altra la quotidianità di un’artista indipendente, che continua a confrontarsi con le difficoltà di trasformare il talento in una professione pienamente riconosciuta.

La distanza tra queste due realtà non è stata ancora completamente colmata.

Eppure, quasi vent’anni dopo i primi passi, la matita continua a rappresentare il punto fermo della sua vita.

Ha attraversato i sogni dell’infanzia, gli anni della formazione, le delusioni, i primi riconoscimenti e le soddisfazioni più importanti. Ha dato forma ai volti di musicisti celebri e di persone sconosciute. Ha accompagnato una ricerca nella quale la tecnica non ha mai sostituito la sensibilità.

La prima mostra personale di Andria ha aggiunto un elemento decisivo: la possibilità di riconoscere apertamente il valore di quanto costruito, senza considerare l’orgoglio una forma di presunzione.

Il suo messaggio più autentico è rivolto a quella bambina che aveva cominciato a disegnare senza sapere dove l’avrebbe condotta la propria passione. Una bambina alla quale, dopo anni di tentativi, risultati e sconfitte, può finalmente concedere il diritto di sentirsi fiera.

La strada dell’artista resta complessa, ma la sua storia dimostra che i sogni custoditi troppo a lungo possono trovare una forma quando si trova il coraggio di tirarli fuori.

E allora il significato dei suoi ritratti diventa ancora più chiaro. Negli occhi degli altri, Lomuscio cerca emozioni, ricordi e vite da immaginare. Ma in ogni disegno lascia anche qualcosa di sé.

La sua matita non conosce il destino delle persone che ritrae. Conosce, però, il valore di non smettere mai di guardare.