Giuseppe Danese, presidente di Confindustria Brindisi: la misura funziona, ma servono stabilità, infrastrutture e autorizzazioni rapide
di Antonio Portolano
La ZES Unica si consolida come uno dei principali strumenti di politica industriale per il Mezzogiorno. Oltre 9 miliardi di euro di investimenti attivati, circa 25.000 nuovi posti di lavoro e più di 400 autorizzazioni già rilasciate attraverso il Titolo Autorizzativo Unico descrivono una misura che ha superato la fase sperimentale e che ora pone una questione precisa al sistema Paese: come trasformare l’accelerazione registrata nel Sud in un processo di crescita stabile, capace di attrarre capitali, rafforzare la base produttiva e ridurre in modo strutturale il divario territoriale.
È questo il quadro emerso dall’incontro dedicato alla ZES Unica e alle strategie di sviluppo del Mezzogiorno, promosso nell’ambito dell’accordo tra Confindustria e Intesa Sanpaolo. Al confronto hanno partecipato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luigi Sbarra, il responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, Stefano Barrese, il direttore del Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio Flavio Siniscalchi e il presidente di Confindustria Brindisi, Giuseppe Danese.
La ZES Unica supera i 9 miliardi di investimenti
I numeri illustrati durante l’incontro confermano la crescente centralità del Mezzogiorno nella strategia industriale nazionale. La ZES Unica ha già consentito di attivare investimenti per oltre 9 miliardi di euro, con una ricaduta occupazionale stimata in circa 25.000 nuovi posti di lavoro.
Un ruolo determinante è stato svolto dalla semplificazione amministrativa. Attraverso il Titolo Autorizzativo Unico sono state infatti rilasciate oltre 400 autorizzazioni, riducendo i tempi necessari per l’avvio dei progetti imprenditoriali e intervenendo su uno dei principali fattori che tradizionalmente frenano gli investimenti: la durata e la frammentazione dei procedimenti autorizzativi.
La capacità di concentrare in un unico iter le valutazioni e gli atti necessari rappresenta uno degli elementi qualificanti della misura. In questa prospettiva, la rapidità amministrativa non costituisce soltanto una semplificazione burocratica, ma un vero fattore di competitività, soprattutto nei settori industriali in cui le decisioni di investimento vengono assunte su scala internazionale.

La Puglia attiva 2,8 miliardi e 8.000 occupati
Nel quadro meridionale, la Puglia si conferma tra le regioni più dinamiche. Gli investimenti attivati ammontano a circa 2,8 miliardi di euro, mentre i nuovi occupati sono circa 8.000.
Il dato assume un rilievo particolare perché evidenzia la capacità del territorio regionale di attrarre iniziative imprenditoriali, valorizzando una base produttiva diversificata, la presenza di infrastrutture portuali e aeroportuali e il posizionamento geografico nel Mediterraneo.
Per l’area brindisina, la ZES Unica può rappresentare una leva di sviluppo in settori nei quali il territorio dispone già di competenze industriali, asset infrastrutturali e specializzazioni consolidate: energia, logistica, manifattura, aerospazio, chimica e attività portuali.
La partita, tuttavia, non si esaurisce nella disponibilità degli incentivi. La capacità di trasformare le agevolazioni in insediamenti produttivi duraturi dipende anche dalla qualità delle infrastrutture materiali e digitali, dalla disponibilità di energia a costi competitivi, dalla certezza del quadro regolatorio e dalla presenza di competenze professionali adeguate.
Il credito d’imposta attiva 59 miliardi
Accanto ai risultati direttamente riconducibili alle autorizzazioni della ZES Unica, l’incontro ha messo in evidenza l’effetto moltiplicativo prodotto dal credito d’imposta.
Secondo i dati presentati, circa 5 miliardi di euro di agevolazioni hanno attivato investimenti complessivi per circa 59 miliardi di euro, generando circa 70.000 posti di lavoro.
Il rapporto tra risorse pubbliche impiegate e investimenti mobilitati conferma l’efficacia del credito d’imposta come leva di politica industriale. Lo strumento consente infatti di ridurre il costo iniziale degli investimenti e di migliorare la sostenibilità economico-finanziaria dei progetti, favorendo la realizzazione di nuovi impianti, l’ampliamento delle strutture produttive e l’acquisto di beni strumentali.
La questione decisiva riguarda ora la continuità. Per le imprese, in particolare per quelle impegnate in investimenti ad alta intensità di capitale, la prevedibilità degli incentivi e delle regole rappresenta una condizione essenziale per programmare operazioni pluriennali.
Orsini: energia, burocrazia e velocità decisionale
Nel suo intervento conclusivo, Emanuele Orsini ha definito la ZES Unica una vera operazione «win-win», richiamando l’attenzione sui fattori che continuano a condizionare la competitività dell’industria italiana.
Il presidente di Confindustria ha sottolineato la necessità di una politica energetica europea più efficace, di una drastica riduzione della burocrazia e di una maggiore rapidità nei processi decisionali.
Il tema della velocità assume un peso crescente in un contesto nel quale l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale stanno modificando i cicli produttivi e comprimendo i tempi delle scelte industriali. Le imprese competono non soltanto sulla qualità e sui costi, ma anche sulla capacità dei territori di autorizzare rapidamente gli investimenti e di mettere a disposizione infrastrutture, servizi e competenze.

Sbarra apre all’estensione, ma tutela il vantaggio del Sud
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luigi Sbarra ha confermato l’intenzione del Governo di rendere strutturali gli strumenti di sostegno agli investimenti.
Nel corso dell’incontro è stata inoltre prospettata la possibilità di estendere alcuni benefici della ZES Unica anche alle aree del Centro-Nord. L’eventuale ampliamento dovrebbe tuttavia preservare le misure specificamente destinate al Mezzogiorno, almeno fino al raggiungimento di una reale parità competitiva tra le diverse aree del Paese.
Il punto è rilevante sul piano della politica economica. L’estensione territoriale di alcuni strumenti può favorire una strategia nazionale più ampia, ma non dovrebbe annullare la funzione compensativa delle misure rivolte al Sud, dove permangono divari infrastrutturali, logistici, occupazionali e di produttività.
Danese: «Il Mezzogiorno risponde con dinamismo»
Al termine dei lavori, Giuseppe Danese ha evidenziato il valore economico dei risultati raggiunti e la capacità del sistema produttivo meridionale di reagire quando dispone di condizioni favorevoli.
«I dati presentati confermano ciò che come imprenditori del territorio sosteniamo da tempo: quando vengono create condizioni favorevoli agli investimenti, il Mezzogiorno risponde con dinamismo, capacità progettuale e voglia di crescere. La ZES Unica sta dimostrando di essere uno strumento concreto di politica industriale, capace di attrarre capitali, generare occupazione e rafforzare la competitività delle imprese».
La valutazione del presidente di Confindustria Brindisi sposta l’attenzione dal tradizionale approccio assistenziale a una logica di politica industriale fondata sulla capacità di attrazione degli investimenti.
Il Mezzogiorno, in questa prospettiva, non viene considerato esclusivamente come un’area destinataria di trasferimenti pubblici, ma come una piattaforma produttiva in grado di concorrere alla crescita nazionale, soprattutto nei settori legati alla logistica, all’energia, alla manifattura e alle relazioni economiche con il Mediterraneo.
Brindisi punta su porto, aeroporto e industria
Per Giuseppe Danese, i risultati della ZES Unica aprono una prospettiva specifica per Brindisi, dove la disponibilità di infrastrutture strategiche si combina con una lunga tradizione industriale.
«Per Brindisi questo rappresenta un’opportunità straordinaria. Il nostro territorio dispone di un sistema industriale altamente specializzato, di infrastrutture strategiche, di un porto, di un aeroporto e di competenze che possono renderlo uno dei principali poli logistici, energetici e manifatturieri del Mediterraneo. Occorre però consolidare questo percorso attraverso tempi autorizzativi sempre più rapidi, investimenti nelle infrastrutture materiali e digitali, una politica energetica competitiva e un quadro normativo stabile che consenta alle imprese di programmare con fiducia i propri investimenti».
Il potenziale territoriale richiamato da Danese si fonda sulla compresenza di porto, aeroporto, aree industriali e competenze maturate in comparti strategici. La valorizzazione di questi asset richiede però una visione integrata, capace di collegare lo sviluppo logistico alla transizione energetica, alla trasformazione industriale e alla digitalizzazione.
La competitività di Brindisi dipenderà quindi non solo dall’accesso agli incentivi, ma dalla capacità di completare e potenziare le connessioni infrastrutturali, rendere disponibili aree produttive immediatamente utilizzabili e garantire procedure compatibili con i tempi degli investitori.

La richiesta delle imprese: rendere la misura permanente
La terza dichiarazione di Giuseppe Danese concentra l’attenzione sulla necessità di superare la natura temporanea degli strumenti e di offrire alle imprese una prospettiva stabile.
«Come Confindustria Brindisi continueremo a lavorare affinché la ZES Unica diventi sempre più uno strumento di sviluppo permanente e non una misura temporanea. Le imprese hanno bisogno di certezze, semplificazione amministrativa e condizioni di competitività che consentano di trattenere i giovani talenti, attrarre nuovi investimenti e accompagnare la transizione industriale del nostro territorio. Lo sviluppo del Mezzogiorno non rappresenta una questione locale, ma una priorità strategica per la crescita dell’intero Paese e per il rafforzamento del ruolo dell’Italia nello scenario euro-mediterraneo».
Il passaggio dalla misura temporanea alla politica industriale permanente costituisce il nodo centrale della fase successiva. Un incentivo di breve durata può accelerare decisioni già mature; uno strumento stabile può invece incidere sulla localizzazione di nuovi impianti, sulla programmazione delle imprese e sulla costruzione di filiere produttive.
La continuità della ZES Unica potrebbe inoltre contribuire a trattenere competenze e giovani qualificati, creando opportunità professionali collegate agli investimenti industriali e alla trasformazione tecnologica dei processi produttivi.
Dal vantaggio fiscale a una strategia industriale nazionale
Confindustria Brindisi ha accolto favorevolmente i risultati emersi dall’incontro e ha confermato la disponibilità a collaborare con le istituzioni, con il sistema Confindustria e con gli attori economici.
L’obiettivo è trasformare le opportunità offerte dalla ZES Unica in nuovi investimenti, occupazione qualificata e sviluppo sostenibile per il territorio brindisino e per l’intero Mezzogiorno.
I dati mostrano che la misura è già in grado di attivare risorse private e accelerare i procedimenti. Per consolidarne gli effetti, sarà però necessario intervenire sui fattori strutturali che determinano la competitività: costo dell’energia, infrastrutture, qualità amministrativa, stabilità normativa, disponibilità di competenze e capacità di integrazione tra porto, aeroporto e sistema industriale.
La vera sfida non è quindi soltanto aumentare il numero degli investimenti autorizzati, ma creare le condizioni perché producano occupazione stabile, innovazione, crescita delle filiere locali ed effetti duraturi sulla produttività. In questa prospettiva, la ZES Unica può diventare non solo uno strumento per il Sud, ma un asse della politica industriale italiana nel Mediterraneo.




