La Giunta Ruggiero apre una strada nuova nella crisi agricola. ALPAA Puglia: «Serve una voce comune del Salento e strumenti straordinari»
di Antonio Portolano
San Vito dei Normanni chiede al Governo di riconoscere l’intero Salento come «Area Svantaggiata» o, in alternativa, «Area di Crisi Agricola». La deliberazione n. 170 approvata dalla Giunta comunale guidata dal sindaco Marco Ruggiero rappresenta un passaggio politicamente innovativo nel lungo percorso istituzionale aperto da quando la Xylella si è manifestata in Puglia: la risposta alla devastazione dell’olivicoltura non viene più costruita soltanto intorno a ristori o interventi settoriali, ma punta al riconoscimento unitario di una crisi territoriale strutturale, cumulativa e permanente.
È questo il cambio di paradigma contenuto nell’atto: trattare quanto accaduto al sistema agricolo salentino con strumenti straordinari proporzionati agli effetti di una grande calamità, estendendo l’analisi dalla Xylella alla desertificazione produttiva, alla crisi idrica, agli incendi, allo spopolamento delle campagne, alla tenuta del lavoro agricolo e alla sopravvivenza delle piccole aziende. La richiesta viene indirizzata al Governo per il tramite della Regione Puglia e punta anche a superare gli attuali criteri di riconoscimento delle aree svantaggiate.

Ruggiero: «La crisi del Salento è di rilievo nazionale»
Il sindaco Marco Ruggiero pone la questione direttamente sul piano nazionale.
«La tragedia che sta vivendo l’agricoltura salentina non è un’emergenza locale, ma una crisi di rilievo nazionale», dichiara il Sindaco Marco Ruggiero. «Gli interventi ordinari, compreso il provvedimento “Coltivaitalia”, si stanno dimostrando insufficienti di fronte alla portata del disastro. Occorrono strumenti straordinari, analoghi a quelli attivati per le grandi calamità naturali, per dare risposte immediate alle nostre comunità».
È proprio qui che si concentra la portata politica del provvedimento. La delibera non chiede soltanto nuove risorse contro la Xylella, ma propone di modificare la cornice attraverso cui viene affrontata la crisi: riconoscere il Salento come un territorio che necessita di strumenti speciali per ricostruire la propria base agricola, produttiva, occupazionale e ambientale.
Oltre 20 milioni di alberi distrutti e 132 milioni di danni l’anno
La fotografia contenuta nell’atto comunale parte dal 2013, anno dal quale viene fatta decorrere la crisi agricola strutturale provocata dal disseccamento degli olivi. L’infezione da Xylella fastidiosa, iniziata nella parte meridionale della Puglia e progressivamente avanzata verso nord, avrebbe interessato circa 8.000 chilometri quadrati, pari al 40% della superficie regionale, con oltre 20 milioni di alberi distrutti.
La EFSA – Autorità europea per la sicurezza alimentare ha stimato per il biennio 2016-2018 una perdita di 29mila tonnellate di olive, mentre uno studio dell’Università degli Studi di Bari richiamato nella deliberazione quantifica in circa 132 milioni di euro l’anno il danno economico. A questo si aggiungono la perdita di oltre un milione di ore di lavoro ogni anno, la chiusura o l’inattività dei frantoi e il crollo del reddito di migliaia di famiglie legate ai piccoli appezzamenti agricoli.
Gli effetti, però, hanno ormai superato i confini dell’olivicoltura: desertificazione produttiva, abbandono dei terreni, aumento degli incendi, crisi climatica e idrica, salinizzazione dei suoli, marginalità logistica, perdita di competitività delle piccole imprese e spopolamento delle aree interne e rurali compongono, secondo il Comune, un’unica crisi territoriale.
Anche San Vito dei Normanni ne subisce direttamente le conseguenze, non soltanto sul sistema agricolo, ma sul valore dei terreni, sul paesaggio e su un turismo rurale cresciuto attraverso il recupero e la valorizzazione di trulli, lamie e masserie.

Perché la Giunta chiede uno status straordinario
La deliberazione sostiene che il quadro normativo europeo richiamato nell’atto, compreso il Regolamento UE 1305/2013, non sia più sufficiente a rappresentare una crisi così sistemica, perché costruito su criteri che non contemplavano una trasformazione territoriale della portata prodotta dal disseccamento degli olivi.
Da qui la richiesta di riconoscere l’intero Salento come «Area Svantaggiata» oppure «Area di Crisi Agricola», anche in deroga ai criteri vigenti, per poter attivare agevolazioni e compensazioni straordinarie per aziende agricole, cooperative, frantoi e lavoratori; interventi strutturali contro la crisi idrica e per la prevenzione degli incendi; investimenti su logistica e mobilità; programmi contro lo spopolamento delle aree rurali e strumenti destinati alla continuità produttiva del settore primario.
L’atto recepisce la piattaforma di FLAI Puglia e ALPAA Puglia e lega la ricostruzione dell’agricoltura anche alla tutela del lavoro regolare, alla sicurezza, ai diritti dei lavoratori, alla biodiversità e all’agroecologia.
Centrale è il ruolo dei piccoli produttori, che secondo la delibera rappresentano circa l’80% di chi lavora la terra. Senza questa rete diffusa, avverte il documento, si perderebbero presidio territoriale, suoli, filiere e identità.
«Senza i piccoli agricoltori si perdono la tutela del suolo, la biodiversità e il presidio del territorio», conclude il primo cittadino Marco Ruggiero. «Chiediamo alla Regione di farsi portavoce di questa istanza presso il Governo e le istituzioni europee per restituire un futuro produttivo ai nostri giovani e alla nostra terra».
Il documento introduce anche il tema delle comunità energetiche rinnovabili nelle aree agricole, considerate uno strumento per ridurre il caro energia senza favorire un consumo indiscriminato di suolo, e richiama la necessità di servizi di prossimità capaci di contrastare lo svuotamento delle campagne.
La delibera è stata trasmessa alla Presidenza della Regione Puglia, all’assessorato regionale all’Agricoltura, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, ai parlamentari eletti in Puglia, ai consiglieri regionali eletti nella provincia di Brindisi, ai sindaci del Brindisino, a FLAI Cgil Puglia, ALPAA Puglia e alle associazioni di categoria del settore agroalimentare.

Macchia: «Un atto dal forte valore politico»
Il passaggio compiuto da San Vito dei Normanni viene considerato da ALPAA Puglia il possibile punto di partenza di un’iniziativa istituzionale più ampia.
«Riconosciamo il forte valore politico della deliberazione approvata nelle scorse ore dal Comune di San Vito dei Normanni, che ha deciso di sostenere in modo pieno e convinto la nostra richiesta. È un atto – afferma il presidente di Alpaa Puglia Antonio Macchia – che non si limita ad esprimere una posizione: afferma una responsabilità istituzionale chiara e una volontà di intervenire con determinazione di fronte a una crisi che ha colpito il territorio in modo profondo e permanente. Il provvedimento “Coltivaitalia” varato recentemente dal governo nazionale rappresenta una risposta parziale e non sufficiente rispetto alla profondità della devastazione che ha colpito il Salento».
Il presidente di ALPAA Puglia, Antonio Macchia, chiama quindi direttamente in causa gli altri Comuni.
«Invitiamo tutti i sindaci del Salento ad adottare atti analoghi, sostenendo la richiesta di riconoscimento dell’area di crisi agricola. Serve una voce comune del Salento, capace di rappresentare con forza la gravità della situazione e di chiedere strumenti straordinari adeguati alla devastazione subita. Il Salento – conclude il presidente di Alpaa Puglia – non può permettersi altri anni di frammentazione: servono scelte coraggiose, serve una politica che affronti la crisi con determinazione».
Dopo l’olivicoltura, l’allarme si estende al vino
La richiesta di cambiare approccio arriva mentre la crisi dell’agricoltura pugliese mostra un altro fronte delicato. ALPAA Puglia segnala infatti le difficoltà della filiera vitivinicola: la vendemmia 2026 conferma qualità delle uve e competenza dei produttori, ma questi elementi non sono più sufficienti a garantire redditività.
«La vendemmia 2026 conferma – come noto – la qualità dell’uva e la competenza dei produttori pugliesi, ma la qualità da sola non basta più a sostenere la filiera. È proprio da qui che occorre partire, perché non basta descrivere le criticità: oggi le strategie devono muoversi su due direttrici, misure di emergenza per mitigare i volumi e dare liquidità immediata, e misure strutturali per riportare ordine e prospettiva. Dopo la perdurante crisi dell’olivicolo è arrivata quella del vitivinicolo, e senza una linea programmatica seria ed efficace rischia di saltare l’intero settore agricolo pugliese».
Il dato indicato dall’associazione è quello di oltre 4,2 milioni di ettolitri di vino attualmente fermi nelle cantine e invenduti, mentre la produzione continua a crescere. Per ALPAA non si tratta più di una semplice oscillazione di mercato, ma del segnale di una filiera che fatica a governare superfici, rese e domanda.
Il nodo, secondo l’organizzazione, non è l’espianto dei vigneti, ma l’aumento delle superfici vitate senza una programmazione capace di evitare sovrapproduzione e compressione dei prezzi, con conseguenze particolarmente pesanti sui piccoli produttori.

Distillazione di crisi, catasto e una nuova OCM Vino
Tra gli interventi indicati figurano un catasto vitivinicolo aggiornato, uno schedario viticolo corrispondente alle superfici realmente coltivate e un contrasto più incisivo all’abusivismo viticolo.
Sul fronte immediato, ALPAA Puglia indica nella distillazione di crisi uno strumento necessario per alleggerire le giacenze e impedire che l’eccesso di prodotto venga scaricato sui prezzi pagati ai produttori. Una misura di emergenza che, nella visione dell’associazione, assume anche una funzione di protezione sociale.
Ma l’intervento sulle eccedenze non può bastare. La proposta annunciata da ALPAA comprenderà anche una revisione dell’OCM Vino, Organizzazione Comune del Mercato del Vino, cioè l’insieme degli strumenti e delle regole europee attraverso cui vengono sostenuti e organizzati alcuni interventi nel comparto vitivinicolo.
L’obiettivo è semplificare un sistema considerato ormai troppo complesso e affiancargli una strategia capace di aprire nuovi mercati attraverso promozione, internazionalizzazione ed enoturismo.
Porti, acqua e biologico per rilanciare la filiera
Un altro capitolo riguarda la logistica. Per ALPAA Puglia i costi di trasporto rappresentano una zavorra per l’agroalimentare e i porti pugliesi dovrebbero assumere un ruolo sempre più forte come piattaforme del Mediterraneo, integrate con l’intermodalità e con collegamenti capaci di abbassare i costi di accesso ai mercati.
La strategia indicata comprende inoltre irrigazione di precisione, teli ombreggianti ed essenze agronomiche capaci di ridurre lo stress idrico provocato da siccità e picchi di calore, insieme alla valorizzazione delle coltivazioni biologiche come leva di qualità, sostenibilità e posizionamento internazionale.
«Come ALPAA Puglia, presenteremo una proposta che unisce emergenza e struttura, mercato e territorio, qualità e lavoro agricolo. Chiederemo l’attivazione di fondi nazionali ed europei dedicati e ribadiremo un principio semplice: l’uva prodotta dai nostri piccoli viticoltori non deve essere svenduta».
La scelta di San Vito dei Normanni si colloca dunque dentro un problema che non riguarda più soltanto gli ulivi distrutti dalla Xylella. La questione è diventata quella della tenuta dell’intero sistema agricolo pugliese: reddito, lavoro, acqua, clima, competitività, presidio del territorio e possibilità per i giovani di continuare a vivere e produrre nelle campagne. Il riconoscimento del Salento come «Area Svantaggiata» o «Area di Crisi Agricola» prova a trasformare questa consapevolezza in una nuova piattaforma politica e istituzionale.




