Il Consorzio: nessun conflitto in anni di presenza. Cibo, cani e disturbo antropico sono i fattori da evitare per mantenere il lupo selvatico
di Antonio Portolano
A Torre Guaceto il ritorno del lupo non si è trasformato in un conflitto con l’uomo. La specie vive e si riproduce ormai da anni nella riserva e, secondo il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, non si sono mai verificate situazioni di cattiva interazione con visitatori o personale. Il risultato non dipende però dal caso: è legato a una gestione che punta a conservare gli habitat, ridurre il disturbo antropico e, soprattutto, impedire che il lupo associ la presenza umana alla disponibilità di cibo.
È questo il messaggio con cui l’ente gestore dell’area protetta invita a evitare allarmismi e a riportare il rapporto tra uomo e grande fauna selvatica sul terreno della conoscenza e della prevenzione. Il lupo non considera l’essere umano una preda e, nelle condizioni ordinarie, tende a mantenere le distanze. Il problema nasce quando l’animale perde progressivamente la propria naturale diffidenza, spesso perché trova nei pressi di case, strade o luoghi frequentati dall’uomo fonti alimentari facili.

Dal primo avvistamento alla presenza stabile
La storia recente del lupo a Torre Guaceto racconta anche l’evoluzione naturalistica della riserva. Nel luglio 2023 una fototrappola documentò la presenza di un giovane esemplare all’interno dell’area protetta. Allora il Consorzio di Gestione spiegò che il lupo era in fase di esplorazione e che avrebbe potuto stabilizzarsi se avesse trovato condizioni favorevoli. Oggi l’ente riferisce che la specie vive e si riproduce nella riserva da anni, senza episodi negativi con l’uomo.
«Se il lupo non vince l’innata timidezza, allora è possibile la convivenza con l’uomo, come nel caso di Torre Guaceto – ha spiegato il faunista del Consorzio di Gestione dell’area protetta, Giacomo Marzano -, questa specie vive e si riproduce in riserva ormai da anni e non si è mai verificata alcuna situazione di cattiva interazione con l’essere umano. Il lupo sta nella boscaglia e, grazie alle regole che il Consorzio di Gestione si è dato e impone ai fruitori, non ha ragione di avvicinarsi all’uomo».
Il vero rischio è abituare il lupo alla presenza umana
La questione centrale è evitare che un animale selvatico diventi «confidente», cioè perda progressivamente la naturale diffidenza nei confronti delle persone. Le indicazioni scientifiche vanno nella stessa direzione: un avvistamento occasionale, anche vicino a un’area abitata, non rappresenta di per sé un comportamento anomalo; diventano invece rilevanti gli avvicinamenti volontari e ripetuti, soprattutto quando sono favoriti dalla disponibilità di cibo. ISPRA indica tra le principali misure preventive proprio la corretta custodia degli animali domestici e il divieto di alimentare intenzionalmente la fauna selvatica. Anche LIFE WolfAlps EU sottolinea la necessità di eliminare rifiuti organici, alimenti per animali e altre fonti capaci di favorire l’abituazione. (ISPRA)
È quindi il comportamento umano a poter alterare l’equilibrio. La riduzione degli spazi naturali, una presenza antropica sempre più invasiva, i rifiuti alimentari, le ciotole con croccantini lasciate all’esterno e la cattiva custodia di cani e gatti possono creare richiami che spingono il lupo verso gli insediamenti.
Il punto, sottolinea il Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, non è trasformare il lupo in un animale da temere né, all’estremo opposto, in una presenza da avvicinare o alimentare. Deve restare selvatico.
Le regole che proteggono persone e animali
Le indicazioni dell’ente gestore sono semplici. Non bisogna offrire cibo direttamente o indirettamente e quindi non vanno lasciati nei pressi delle abitazioni, nelle campagne o nelle aree di bivacco resti alimentari e croccantini destinati a cani e gatti. Gli animali domestici devono essere custoditi correttamente. Nelle aree agricole e naturali è inoltre indicato evitare di portare i cani a passeggio dopo il tramonto e non devono essere effettuate escursioni notturne o campeggi nei luoghi nei quali potrebbe essere presente una cucciolata.
All’interno della Riserva di Torre Guaceto le regole sono ancora più nette: è vietato introdurre cani e ogni resto alimentare viene rimosso costantemente. Secondo il Consorzio, queste misure hanno impedito che gli esemplari presenti nell’area protetta associassero l’uomo alla possibilità di trovare cibo o animali domestici da predare.
I lupi vengono talvolta osservati a distanza mentre controllano i movimenti del personale o dei visitatori, ma non hanno compiuto quel passaggio decisivo che trasformerebbe la naturale curiosità o osservazione in un avvicinamento abituale.
Una zona senza disturbo per lasciare spazio alla natura
A favorire questa separazione contribuisce anche la politica di conservazione degli habitat. Gli interventi realizzati negli anni dal Consorzio di Gestione hanno aumentato il grado di naturalità della riserva, mentre l’istituzione di una zona A della riserva terrestre, interdetta all’accesso, offre alla fauna spazi nei quali il disturbo antropico è ridotto al minimo.
Per il lupo significa poter trovare rifugio nella boscaglia, muoversi e riprodursi senza essere costretto a una continua interazione con l’uomo. È proprio questa disponibilità di spazi, insieme all’assenza di attrattivi alimentari, a rappresentare uno degli elementi fondamentali del modello di convivenza sperimentato a Torre Guaceto.
Il lupo resta una specie protetta nell’Unione europea. Dal luglio 2025 il suo status nella direttiva Habitat è passato dalla protezione rigorosa dell’Allegato IV al regime dell’Allegato V, che offre agli Stati maggiore flessibilità gestionale ma mantiene l’obbligo di conservare la specie in uno stato favorevole. (Environment)
Il caso di Torre Guaceto, dunque, suggerisce una conclusione meno spettacolare ma più concreta dell’allarme: la coesistenza dipende in larga misura da come gli esseri umani gestiscono territorio, cibo, animali domestici e fruizione degli habitat.
«Questo ci deve insegnare che ciò che dobbiamo fare per vivere in pace con i lupi è lavorare su noi stessi – ha sottolineato il faunista -, smettiamola di creare allarmismo e isteria di massa. Seguiamo il buon senso, basta questo».




