Sciopero generale Cgil, domani Puglia in piazza a Bari

L'immagine realistica di uno sciopero generale generata con Dall-E

«Una manovra ingiusta che colpisce lavoratori, pensionati e Mezzogiorno», dichiara la segretaria generale della Cgil Puglia Gigia Bucci

di Antonio Portolano

BARI – La mobilitazione della Cgil contro la manovra di bilancio 2026 entra nelle sue ore decisive con lo sciopero generale di domani, che in Puglia culminerà nella manifestazione regionale di Bari. Il sindacato denuncia gli effetti della manovra su salari, pensioni, servizi pubblici e sul divario che continua a penalizzare il Mezzogiorno.

Un sciopero che nasce dalle criticità su salari, pensioni e servizi pubblici

La protesta della Cgil si fonda su una piattaforma che intreccia temi sociali, economici e fiscali: aumento dei salari, incremento delle pensioni, contrasto alla precarietà, investimenti in sanità e istruzione, stop all’innalzamento dell’età pensionabile e una riforma fiscale davvero progressiva.
Per il sindacato, la manovra del Governo Meloni è «ingiusta e iniqua» perché non affronta le condizioni reali delle lavoratrici e dei lavoratori.

A Bari arriveranno delegazioni da tutte le province. Il concentramento è fissato alle 9.30, con corteo da Piazza Massari fino a Piazza Libertà, dove interverrà il segretario nazionale Christian Ferrari per le conclusioni della giornata di mobilitazione.

Le ricadute sul Sud: la lettura critica della Cgil Puglia

Il giudizio più severo arriva dal territorio meridionale, dove la combinazione di crisi produttive, bassi salari e precarietà compone uno scenario preoccupante. La segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, sottolinea: «Le ricadute di questa manovra – spiega – si avvertono in modo ancor più drammatico nel Mezzogiorno – scomparso dai programmi delle destre, che anzi rilanciano sull’autonomia differenziata – e in una regione come la Puglia che si trova ad affrontare criticità legate a crisi produttive, lavoro precario, bassi salari, crescente disagio sociale, che non hanno alcuna risposta nelle politiche economiche e sociali del Governo».

Gigia Bucci segretaria generale Cgil Puglia

Il sindacato respinge la «narrazione di un Sud che cresce», richiamando una fotografia economica che vede 500mila lavoratori fermi a 1000 euro al mese, migliaia di pensionati con 700 euro mensili, oltre 22mila operai coinvolti in crisi produttive, 19mila laureati under 34 emigrati in soli due anni e una famiglia su quattro in povertà relativa.
Una situazione che, combinata all’erosione dei redditi dovuta all’inflazione e a un sistema fiscale percepito come sbilanciato, rafforza secondo la Cgil la necessità della mobilitazione.

Per il sindacato, «contro una manovra che investe solo in armi e definanzia sanità e istruzione pubblica, è giusto e doveroso scioperare e stare in piazza».

Modalità dello sciopero: settori coinvolti e servizi garantiti

Domani l’astensione dal lavoro sarà valida per l’intera giornata in tutti i settori pubblici e privati, compresi gli appalti e i servizi strumentali. Nei comparti soggetti alla Legge 146/90 saranno garantite le prestazioni indispensabili.

Nel trasporto ferroviario, lo sciopero è previsto dalle 00.01 alle 21.00.
Per i Vigili del Fuoco, l’astensione durerà quattro ore (dalle 9.00 alle 13.00 per i turnisti), mentre per il personale giornaliero e amministrativo riguarderà l’intera giornata.

La protesta interessa anche il comparto Istruzione e Ricerca, l’area dirigenziale, i docenti universitari, il personale della formazione professionale e delle scuole non statali.

Sono invece esentati: igiene ambientale, personale del Ministero della Giustizia, personale ATAC S.p.A. e l’intero settore del trasporto aereo.

Un segnale politico e sociale nel cuore del divario territoriale

Oltre al dissenso verso la manovra, la mobilitazione assume valore come indicatore del malessere sociale che attraversa il Sud. La combinazione tra indebolimento del tessuto industriale, salari stagnanti, pressione fiscale percepita come iniqua e riduzione dei servizi essenziali definisce un terreno fragile, spesso lontano dal dibattito politico nazionale.

La manifestazione di Bari diventa così un punto di osservazione privilegiato sulle contraddizioni del Paese: un momento in cui la questione sociale del Mezzogiorno torna al centro del confronto pubblico. Lo sciopero generale rappresenta per la Cgil un appello a ripensare le priorità economiche e sociali, mettendo al centro lavoro, salari, servizi pubblici e riduzione delle disuguaglianze territoriali.